La
scoperta di un brigantino americano: utilizzo della visione a distanza e
comparazione dei dati ottenuti
con i rilevamenti effettuati attraverso
le strumentazioni elettroniche.
A
cura di Stephan A. Schwartz e Randall J. De Mattei - “The Mobius Society”
Nel 1987, Stephan A.
Schwartz e Randall J. De Mattei, fondatori del Mobius Society, condussero una
particolare ricerca archeologica
nel Golfo delle Bahamas, un’area con un’estensione di circa 1.500 km
quadrati, in cui venne ritrovato
un brigantino americano affondato nel 1834. La particolarità
dell’esperimento consistette nel fatto che il successo della spedizione fu
possibile grazie alla partecipazione di un
gruppo di sensitivi, che indicò il sito in cui venne poi
effettivamente ritrovato il brigantino, mentre i rilevamenti geologici che
venivano effettuali contemporaneamente, attraverso le strumentazioni
elettroniche in dotazione, non
portarono ad alcun risultato evidente. A conti fatti, data anche
l’estensione dell’area, la probabilità di trovare la nave nel
posto indicato è risultata pari a 0,00009, il che fortemente suggerisce che
non sussiste altra spiegazione possibile al di là della partecipazione dei
sensitivi al progetto.
Il team, coordinato
da Stephan A. Schwartz e Randall De Mattei, era composto da parapsicologi,
archeologi, geofisici e storici,
provenienti dagli USA, Spagna, Italia, Gran Bretagna e dalle Bahamas; 8
esploratori della Seaview Exploration Assiciates parteciparono al progetto.
Il lavoro, che è durato 4 settimane incluse 443 ore di
immersioni effettuate dagli archeologi, è stato realizzato con la licenza del
governo locale.
Tra gli archeologi, Peter Throckmorton della Nova Univrsity, uno
dei fondatori della moderna archeologia nautica e Catherin Throckmorton,
Richard Svete; Stephen Rogers; Michel Parret.
Saul Friedman, del
Lamont Geological Laboratories e Robert Bisson, direttore del BCI Geonetics
utilizzando strumentazioni come il magnetometro e rilevazioni sia aeree che
satellitarie, condussero le ricerche geofisiche.
Il gruppo dei sensitivi comprendeva 12 persone, sia uomini che
donne, nessuno di loro era mai
stato in quella località prima di allora.
Otto di loro (Andre
Vaillancourt; John Oligny; Ben Moses; Hella Hammid; Judith Orloff; Alan
Vaughan; Rasalyn Bruyere; Michael
Crichton) presero parte
all’esperimento attraverso interviste dirette; quattro di loro (Keith Harary;
Umberto Di Grazia; Terry Ross; Roger Nelson) parteciparono via posta.
Unica indicazione fornita loro, una mappa in bianco e nero con
scala 1:300.000, dove i nomi significativi dei posti o altri dati geografici erano stati cancellati ed aggiunto il
disegno di una bussola. Entrambi i gruppi di sensitivi,
attraverso un protocollo ben stabilito, risposero a domande,
effettuarono registrazioni e fecero disegni di oggetti che secondo il
loro intuito o con l’utilizzo della visione a distanza (remote viewing)
potevano essere ritrovati in aree specifiche della mappa.
I singoli risultati ottenuti vennero poi sovrapposti su
un’unica mappa e quindi selezionate tre aree di interesse su cui la maggior parte di loro avevano segnalato la presenza
di un qualcosa. L’esperimento venne quindi ripetuto con il medesimo
protocollo, questa volta su carte delle aree selezionate, con scala 1.100.000.
Il 29 settembre 1987 venne fatta l’immersione, gli archeologi
si trovarono inizialmente su un
fondale che non sembrava avesse nulla di particolare, quando uno di loro notò
una sequenza di coralli che in un punto era innaturalmente simmetrica, ne
staccò un pezzo, ed il gioco era fatto, si trattava proprio del brigantino
americano.
Riprendendo e valutando i dati forniti dai sensitivi ne è emerso
che: l’84% delle risposte erano corrette; 12% parzialmente corrette; 4%
completamente errate.
Foto del ritrovamento
