Un Esperimento di
Archeologia Psichica Subacquea
"Tutto ciò cominciò a delineare un senso di responsabilità opportuno per il buon fine del lavoro", dice Di Grazia. "Rivedo tutti gli esperimenti già effettuati dal Mobius Group di Los Angeles. Riprendo la mappa di Ustica, la controllo attentamente, rimanendo in assoluto silenzio, in attesa di un messaggio. Ad un tratto, è come se mi svegliassi da un sogno. Guardo ancora la mappa, e mi accorgo che ho ridisegnato Ustica. Ma è molto più grande, si estende parecchio a Nord. E come se fossi tornato indietro di vari secoli nella preistoria dell'isola, forse addirittura alle sue origini, chiaramente vulcaniche. Mi precipito al telefono e chiamo Pippo Cappellano per avvertirlo di questo mutamento geologico nel passato di un'isola di cui non sapevo assolutamente nulla. Paolo Colantoni, geologo del CNR, ci confermerà poi queste modifiche, a causa di vulcani oggi sprofondati negli abissi. La mappa finita, sovrapposta a quella nautica, dà l'impressione che un tremendo terremoto abbia fatto slittare questi vulcani principali che apparivano chiaramente tre. Concentro allora l'attenzione sulle prime tracce di vita umana, tengo questa forma pensiero per qualche minuto, nel frattempo continuo a guardare la mappa, sentendo che il tempo corre veloce. Ed ecco che, in due località, "sento" nitidissima la presenza di un antico insediamento umano. Segno il posto e le dimensioni, quindi porto l'attenzione sul mare circostante. Sono colpito da sensazioni chiare e precise, estremamente cariche difatti emotivi. "Vedo" delle sepolture sommerse, dei relitti di navi, delle mura squadrate immerse a soli cinque metri di profondità, alcuni frammenti d'anfora". Dopo pochi minuti, la mappa di Ustica compilata da Di Grazia offre un quadro completo di possibili ritrovamenti archeologici. Il giorno seguente tutto viene registrato dal notaio, non c'è altro da fare che portare in fondo l'esperimento. Arrivati ad Ustica dove non è mai stato, Di Grazia è affascinato dalla sua naturale bellezza e dall'aria di mistero che occhieggia dal paesaggio, un posto ancora tutto da scoprire. I dati depositati dal notaio corrispondono perfettamente, alcuni sono già conosciuti (come un centro urbano, il relitto di una nave antica all'imboccatura del porto) e altri sconosciuti: un secondo centro urbano primitivo, delle sepolture sommerse, delle mura squadrate, i relitti di due navi Per gli organizzatori dell'esperimento è di grande aiuto il depositario dei beni archeologici dell'isola, padre Carmelo Seminara, che offre la sua preziosa collaborazione. Ma c'è un problema il poco tempo a disposizione per verificare tutti i punti segnati da Di Grazia. Fu così che nasce l'idea di un secondo tipo di esperimento. Di Grazia dovrebbe indicare, in un tratto di mare confinante con il primo centro urbano che è conosciuto da tempo, quello che si trova nel fondo. "Sento di poter accettare la proposta", prosegue Di Grazia, "e così, mentre il peschereccio si avvicina al posto stabilito, cerco di programmarmi. Mi siedo sulla prua e comincio a guardare il mare. So bene che in acqua le mie facoltà vengono esasperate, me ne ero accorto da tempo durante le prime immersioni in un lago italiano dove, senza volerlo, avevo scoperto delle sepolture primitive e i resti di un mosaico. Ma ora ho poco tempo, sicché cerco di allontanare i pensieri. Mi autoconvinco di essere un tutt'uno con l'acqua, una cellula dell'universo infinito, il microcosmo nel macrocosmo. E improvvisamente mi si stagliano nitidi nella mente i particolari del fondo marino: alcuni gradini, un tunnel scavato dall'uomo, una strada stretta e delimitata da pareti di rocce concave, un unico e isolato frammento d'anfora, uno strano segno tracciato da una mano umana. Descrivo tutto ciò ai miei compagni di barca, quindi mi immergo". Seguo Di Grazia per effettuare le riprese, insieme ad un fotografo e a due operatori con una telecamera subacquea, grazie alla quale dalla barca è possibile controllare tutti i suoi movimenti. Una volta in acqua, il sensitivo rimane fermo con le braccia aperte, mentre lentamente comincia a scendere verso il fondo. Passano dei lunghi minuti durante i quali Di Grazia non fa assolutamente niente, ma cerca soltanto di riprendere uno stato di sufficiente calma. "Poi tutto mi pare estremamente facile", racconta Di Grazia, "e faccio segno a Pippo di seguirmi. Le rocce, con un andamento concavo, delimitano in quel punto, una specie di strada: la seguo, e poco dopo trovo tre gradini, un tunnel, uno strano segno graffiato nella roccia. Mi sposto sulla destra, dove incontro un unico frammento d'anfora, quello che avevo già descritto. Dalla barca ci giungono grida di esultanza, ognuno a modo suo manifesta il proprio entusiasmo. Io sotto, sento un voci are confuso, l'odore acuto di spezie, le grida della gente coinvolta in quella catastrofe che ventitré secoli fa portò una parte dell'isola sott'acqua".
Che cosa c'è di vero, dunque nella mappa archeologica di Ustica redatta da Umberto Di Grazia? Forse è ancora troppo presto per dirlo. Bisogna continuare a cercare nei luoghi segnati con estrema esattezza. In mare la ricerca è sempre lenta, si è vincolati dall'aria che possiamo portare con noi e dalle lunghe decompressioni. Ma questo esperimento, questa nuova metodologia, ci ha dimostrato che la parapsicologia può fornire alla scienza ufficiale indicazioni di grande utilità.
Pippo Cappellano

