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Bibliografia
Umberto Di Grazia ha scritto:
Dimensione Sogno
Edizioni Parva Favilla, Roma 1976
(al lato: La copertina del primo libro pubblicato da Umberto Di Grazia, nel
1976.)
Universo Parallelo Edizioni Armenia, Milano 1983 che ha avuto una seconda edizione
col nuovo titolo: L'Altra Dimensione
Seconda Edizione con il titolo:
L'Altra Dimensione
Questo libro si può definire una doppia autobiografia.
L'autore infatti narra, in un crescendo di tensioni, lo stato singolare
delle proprie esistenze, perché due sono appunto le esistenze parallele
che egli è costretto a vivere: quella del comune vivere quotidiano, la
cosiddetta vita reale, e l'altra, quella dei fenomeni anomali, dei
sogni lucidi, del paranormale.
Attraverso queste pagine ci è dato partecipare a fenomeni
stupefacenti: viaggi onirici in epoche lontane, puntualmente testimoniati
dai ritrovamenti archeologici effettuati dall'autore, bilocazioni,
percezioni e relative previsioni di sciagure mondiali e, via via una gamma
completa di esperienze paranormali sempre vissute in prima persona.
Al di là della curiosità e dell'interesse suscitati dal
personaggio Umberto Di Grazia, studioso serio e molto conosciuto nell'ambito
di quella che oggi viene definita anomalous research, questo
diario s'impone per qualche cosa di veramente inconsueto e cioè
per le descrizioniminuziose (e successivi ritrovamenti) di luoghi, persone,
monumenti del passato remoto o, addirittura, fuori dal nostro concetto di
tempo.
< Sopra e sotto le copertine delle due
edizioni del libro.
Nella copertina del libro viene rappresentata l'unione degli
opposti complementari in una sorta di danza.
Tecniche dell'Unione
Edizioni Mediterranee, Roma 1990 In questo testo si espongono
le teorie della
Biostimolazione ®
interna ed esterna, secondo la legge dell'Unione degli Opposti,
di cui Di Grazia è considerato caposcuola.
È il libro dove vengono presentate, per la prima volta al
grande pubblico, le Tecniche dell'Unione: esercizi, posizioni e tecniche
mentali per risvegliare la coscienza e l'energia vitale.
Una parte delle migliaia di esercizi che formano le
Tecniche dell'Unione e del Risveglio®
elaborate da Umberto Di Grazia in oltre trent'anni di ricerche, studi ed
esperimenti compiuti con Enti, Scienziati ed Università di tutto il mondo.
Il libro propone una serie di esercizi fisici e mentali, tra i quali
ciascuno potrà scegliere quelli che preferisce, che consentono di aprirsi ai
messaggi intuitivi della mente e dell'inconscio.
Si tratta di esercizi semplici e piacevoli, chiaramente
illustrati, che ampliano le facoltà sensibili dell'individuo, ponendolo in
grado di unire gli opposti complementari interni ed esterni per armonizzare
le energie interiori in modo tale da sentirsi consapevolmente parte del
tutto.
Nell'interessantissima e corposa postfazione, viene
presentato in modo chiaro, completo e tecnicamente inappuntabile, il lavoro
del Prof. Mario Bruschi (ricercatore in Fisica
dell'Università "La Sapienza" di Roma) sugli esperimenti effettuati per
constatare l'efficacia delle tecniche di Umberto Di Grazia.
Pensieri in una notte del '76
Edizioni IRC, Roma 1995 Raccolta di Poesie
In una notte insonne di qualche anno fa, decisi di scrivere
dei pensieri, fluirono abbondanti, senza freno.
Mi trovai in uno stato alterato di coscienza per circa tre
ore, alla fine avevo tirato fuori 80 poesie ed un racconto breve.
C'era di tutto. Il tempo si era annullato. Ricordi antichi
ed etruschi occhieggiavano tra emozioni di quel presente e la voglia del
dire aveva trovato una sintesi nel mondo confuso delle parole, mantenendo la
forza della musicalità evocativa.
Vedevo quello che scrivevo, ero lì, parte delle storie,
personaggio e spettatore, con il senso ampliato dell'amore, della
comprensione verso il tutto.
Quel lavoro rimase per anni chiuso, poi la decisione di
renderlo, in parte, pubblico. Non so bene perché, ma sento che è giusto
così.
di Stanislao Nievo, Umberto Di Grazia,
Mario Bruschi.
Edizioni Armando, Roma 2001
Il volo dei tre migratori che attraversano la copertina di
questo libro è l'immagine, tratta da un'opera di Federico II, di tre
viaggiatori che hanno attraversato per decenni il mondo in maniera diversa,
chi il microcosmo e chi il macrocosmo. Tutti e tre per far cronaca su rotte
diverse lungo il percorso dell'evoluzione terrestre, che dalla prima
Singolarita' ci ha portato alle infinite pluralita' culminanti nella
coscienza e nella sua scienza. Tre amici le cui ali sono nella mente a
differenza di quelle della copertina. Queste rappresentano le piume
dell'anima lungo la traiettoria dove avanza oggi l'attenzione della mente
umana: Mario Bruschi, un fisico, cioè un ricercatore della scienza; un
sensitivo, Umberto Di Grazia cioè un artista dell'istinto; e uno scrittore,
potremmo dire un artigiano del linguaggio, Stanislao Nievo. I tre hanno
accettato la proposta dell'Editore che ha chiesto loro di raccontare in
forma propria il quadro dipinto da Paul Gaugin più di cento anni fa dal
titolo: "Da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo". E' l'interrogativo di
ognuno, sempre e ovunque ne abbiamo la percezione. La risposta è un
vademecum che si può leggere in questo volume come un sussurro dalle tre
voci, minuscola trinita' o trimurti letteraria, scritta con umilta',
sincerita' e coraggio nella speranza di avvicinare il segreto della vita.
Come mai i tre si sono uniti? Per amicizia e per l'identico scopo, indagare
ognuno nella sua linea dove e come ci stiamo muovendo nella nostra
coscienza, disegnandone o seguendone il percorso terrestre, fisico e
psichico. Come si sono conosciuti? Sulle vie dell'anima, naturalmente.
Ognuno con la propria, più o meno immanente o trascendente. Ma di ciò chi
legge indovinera' la composizione nelle pagine del libro. Umberto Di Grazia
e Stanislao Nievo si sono conosciuti nello studio di una pittrice, Miriam
Nasalli Rocca a Via Margutta, in Roma, più di trent'anni fa. Si sentirono
progressivamente fratelli e divisero i viaggi mentali più di quelli fisici,
che pure li portarono negli stessi tempi nei cinque continenti per molti
mesi. Mario Bruschi e Umberto Di Grazia si conobbero poco dopo il ritorno di
Umberto dagli Stati Uniti, dove aveva preso conoscenza degli studi fatti a
Princeton sull'influenza del pensiero sulla materia. Alla presentazione del
libro di Umberto Le Tecniche dell'Unione a Roma nel 1989, l'Autore stesso
obbligò Mario il quale, da fisico e ricercatore del profondo era piuttosto
restio a tale divulgativa, a condurre un'inedita presentazione del libro.
Così Stanislao conobbe Mario e la presentazione gli parve così chiaramente
illustrata che da quel giorno lo consultò spesso per i passi scientifici dei
suoi libri. Questa la storia dell'incontro. Ciò che lega i tre è la
capacita' assodata di saper ascoltare gli altri due totalmente, in piena
liberta', in qualsiasi argomentazione, senza confini e schemi. Questo
probabilmente il segreto della loro amicizia. Ora è venuto questo libro
scritto insieme diverso e consimile. E' una strada di confine e insieme di
ascolto. Forse un viaggio che molti uomini diversi sognano di fare.
Bianca Spadolini
Nel
nostro ultimo libro – scritto con il professore di fisica Mario Bruschi e
Stanislao Nievo – “Le tre anime”, edito dall’Armando, abbiamo cercato di
rispondere alle domande formulate dal famoso quadro dipinto da Paul Gaugin: ” Da
dove veniamo, chi siamo, dove andiamo “.
Le risposte affiorarono, realmente, dalle singole esperienze e furono scritte
con sincerità e coraggio nella speranza di avvicinare la vita.
Per il fisico: “Non ci sono dati sufficienti” e precisa, nell’inizio del suo
discorso, molto giustamente, che:
“Dove andiamo?… come individui, inesorabilmente e inevitabilmente andiamo verso
la morte… ma i dati sono insufficienti…!
Dicono che gli animali non possono anticipare, immaginare, pre-rappresentare il
futuro cosicché in effetti non sanno niente della morte. L’uomo invece ha questo
“dono”, e quindi vive (immagina, sente, anticipa ) la propria morte centinaia,
migliaia di volte prima che questa venga davvero…La cosa ironica è che la morte
vera, forse non la sperimenteremo mai: come potrebbe testimoniare il signor De
Lapisse, anche un secondo prima di morire si è ancora vivi. Alcuni saggi ne
hanno dedotto che la morte, essendo una non-esperienza, non è. In tal senso
saremmo immortali. La cosa non mi consola… e inoltre i dati sempre più numerosi
raccolti recentemente sulle DNE (Near Death Experiences, esperienze di “quasi
morte” ) ci fanno pensare: dopotutto forse “vivremo” la nostra morte. Questo ci
consola: magari vivremo anche dopo la morte. In un nuovo “corpo”, in un nuovo
supporto per la nostra coscienza (qualunque essa sia).
Per lo scrittore e per me, detto dal grande poeta Mario Luzi in una
presentazione del libro, le nostre esperienze fanno parte inscindibile del
nostro “essere viaggiatori” ed in particolare, sul dove andiamo.., : “ … è un
quesito che l’uomo si pone da quando ha cominciato a parlare, ad avere un
linguaggio. Questo è il punto di partenza di Nievo, che fa coincidere
l’esperienza della vita umana con l’origine del linguaggio, con il principio del
verbo.
Oggi la nostra grammatica mentale non fa più a pugni, ma non ha messo da parte
queste domande, fondamentali per farsi comprendere……… e tutto il suo discorso (
Nievo) si concentra sull’esperienza dell’uomo. E la definizione che dà dell’uomo
è che noi siamo “l’essere”.
Su Di Grazia e le sue risposte sulle tre domande, dico meno perché il suo campo
è meno appellabile. Anche se devo dire che c’è molta affinità tra il mio modo di
sentire e il suo.
Abbiamo affidato tutta la responsabilità della conoscenza alla ragione, al
sistema razionale. Però la razionalità è sempre in bilico. Io lo sento. E sento
che la conoscenza non è solo ragione. Si conosce per tante altre vie, per altre
strade.
Certamente questa della razionalità come fondamento di conoscenza è una
prerogativa occidentale. Ed è anche la causa della nevrosi dell’uomo moderno
perché comporta che una parte dell’uomo è repressa, soffocata. E invece nella
prospettiva di Di Grazia viene fuori.”
Ma da dove nasce il mio modo di vedere e di sentire..?
Da esperienze fuori del normale e da quarant’anni di vita spinta al cercare di
comprendere ed oggi “sento” che quello che vediamo rappresenta solo una piccola
porzione del tutto e che il “morire” è un passaggio di un continuo in perenne
trasformazione per il suo stesso miglioramento.
La vita non termina con la trasformazione dell’energia-materia e nulla muore
veramente, in particolare le nostre emozioni, lasciano tracce indelebili nel
tempo.
A tale proposito Pausania racconta che la battaglia di Maratona fu vista dai
viaggiatori in quei luoghi per circa 400 anni; nitriti, rumori e forme erano
rimasti fermi in una dimensione simile ad “un presente continuo”. Esempi simili
ci sono in varie parti del mondo come non mancano esempi della percezione di una
forma trasparente e tridimensionale di noi stessi, visibile in particolari
momenti e/o stati d’animo.
Ernest Hemingway in Addio alle armi fa dire ad un tenente ferito:
"Cercai di respirare.. ma il respiro non volle venire e mi sentii scagliato
fuori di me e fuori… e fuori e sempre… nel vento.
Andai fuori veloce, tutto me stesso e sapevo che ero morto, e che era stato un
errore pensare che ero morto.
Poi gallegiai, e invece di proceder mi sentii scivolare indietro.
Il terreno era sconvolto e davanti alla mia testa c’era una trave di legno
schiantata.
Nello straordinario…udii qualcuno gridare.
Pensai che qualcuno strillasse…
Cercai di muovermi, ma non potei. Udii le mitragliatrici e i fucili che
sparavano al di là del fiume e…tutto lungo il fiume.
Vi era un gran fango e vidi…i traccianti salire ed esplodere o galleggiare
bianchi e razzi che salivano e udii le bombe, tutto in un attimo e poi udii
qualcuno vicino a me che diceva.
"Mamma mia…! Feci forza e mi torcei e..finalmente.. liberai le gambe e lo
toccai.”
Personalmente incominciai nel 1961, in un giorno di quell’agosto.
Non è facile vivere l’esperienza dello “sdoppiamento”, senza una preparazione,
vedere cioè una forma simile alla tua, trasparente e tridimensionale, uscire dal
proprio corpo fisico, prendere coscienza che non puoi muoverti perché
paralizzato, vedere con gli occhi socchiusi e, portando attenzione “all’altro
fluttuante”, percepire l’ambiente con un’estensione di 360°! Certamente ne
rimasi scosso e non trovai dopo, pur chiedendo in tutte le direzioni, le giuste
spiegazioni.
Le poche persone che avevano una reale conoscenza mi dissero, più o meno:” Se
devi capire, capirai, lavora costantemente su te stesso.”
Nelle “esperienze fuori dal corpo o dilatazione della coscienza”, tipiche anche
degli stati pre-morte, si vive, da subito, il senso di libertà da preoccupazioni
e da problemi di ogni tipo. Più si convive “in quello stato”, più affiorano
sensazioni assopite di vero benessere e, poco a poco, affiorano conoscenze
complete di fatti che, nello stati normali del vivere, si afferrano solo
incompleti. E’ come riconoscere il senso del vero profondo, oltre i limiti della
dualità e della logica.
Tutte le informazioni precedenti scompaiono per cedere il posto a qualcosa
d’altro che, superata la paura, si vive profondamente con sensazioni difficili
da raccontare.
Si apprendono sul campo fatti che uniscono, si sente di appartenere ad una
struttura più ampia, si è come la cellula di un tutt’uno che si intuisce ma di
cui non se ne vedono i confini. Ed è qui che si rovescia la visione negativa e
malata della vita.
Assistendo le persone nel loro passaggio di dimensione, comunemente chiamata
morte, ho potuto constatare eventi “straordinari” che mi hanno aiutato nella
strada del conoscere. Tutto questo è capitato a molti, medici e non, che hanno
raccontato esperienze simili ma che hanno timore di dirle: non vogliono essere
presi per pazzi.
Una delle costanti è che il “doppio” o involucro trasparente e tridimensionale,
che ha le stesse caratteristiche del nostro corpo e, elemento curioso, anche gli
stessi vestiti, si stacca dal corpo fisico.
Nell’osservarlo si capisce che è ancora carico d’emozioni umane. Rimane per un
po’ intorno alla parte fisica priva di vita, ne cerca un contatto. Si avvicina
da vari punti, C’è uno sforzo in questo ed una sorpresa nel “vedersi” in quella
situazione. Dopo poco, questione per noi di minuti, si allontana. Chi riesce a
“vedere” simili attività possono notare altre costanti. La struttura è molto
simile a quella del corpo, può sembrare un calco di paraffina. Il viso presenta
solo una differenza nel colore e nella difficile percezione, da parte dei
viventi, dei capelli e delle sopracciglia. I piedi non sono visibili e si muove
scivolando con esitazione e sorpresa. Si capisce che è ancora impastata e
confusa dalle informazioni percepite durante il suo esistere nel nostro
visibile. Dopo succede qualcosa. E’ attratta dai segnali che vengono
dall’esterno, si guarda intorno, noi possiamo al massimo percepire delle
variazioni di buio o luce ma per lei deve trattarsi di un qualcosa di molto più
completo. Ad un certo punto, velocemente, come attratta da un magnete, scompare
con una traiettoria ben definita dentro ad una superficie densa e stranamente
scura.
Nel momento in cui avviene il passaggio tra la vita e la morte, è come se le
nostre parti si organizzassero a più livelli e quello che può più facilmente
essere “riconosciuto” sono elementi parziali della nostra memoria emozionale e
da alcune tracce, sempre create da emozioni, della persona scomparsa.
Quando la coscienza si allontana dalla parte fisica non “comprende” il dolore
delle persone vive, le “vede” ma non capisce cosa stiano facendo. Ha uno strano
“languore”, sente che è legata ai posti ed alle persone e man mano realizza di
essere in una dimensione giusta, la riconosce, come risvegliata da un sogno, e
si allontana verso un sistema di viaggio difficile da raccontare per noi “vivi”.
Secondo quello in cui credo, e secondo il mio particolare vivere, man mano che
il “nucleo” si allontana da noi, prende coscienza della presenza della propria
energia emanata nelle dimensioni del passato e del futuro. E’ come un’astronave
che per allontanarsi dalla terra deve dare il massimo della spinta per superare
l’attrazione gravitazionale, che nel nostro caso sono le emozioni vissute, per
poi raggiungere uno spazio esterno dove basta una piccola spinta energetica per
muoversi.
Nello stesso tempo l’astronave, e così il “nucleo”, più si allontanano più hanno
la visione del Tutto.
Il “nucleo” prende coscienza delle varie esperienze nella forma da un presente
continuo legato alla vita sul nostro pianeta.
La teoria della reincarnazione che considera il tempo con un andamento lineare –
esempio: il 1000a.C., 600a.C., 10d.C., 200d.C. – non considera che l’elemento
energia è al di fuori di queste teorie ed ha dominio in un Tutto
pluridimensionale.
Per chiarire, non mi stupirei se morendo riprendessi coscienza del mio corpo in
un’epoca antica, risvegliato dopo un periodo di malessere, dalle carezze di una
donna.
Svegliandomi direi: “ Che strani sogni ho fatto, ero con persone particolari e
c’era anche una donna simile a te.”
Lasciamo stare Osho, il quale va bene solo per noi occidentali poco informati. Quì parliamo di una fusione del pensiero scientifico occidentale con la visione mistica (quella genuina e non New Age di Osho) delle grandi personalità della storia dell'umanità. Un nuovo salto della coscienza.