Scopriamo i misteri del Vaticano

Se ne parla assai poco, ma una decina di metri sotto il pavimento della costruzione michelangiolesca c’è una necropoli di epoca precostantiniana. E’ tornata alla luce da circa trent’anni. Ben conservata, sapientemente restaurata, ricca di tesori d’arte e di testimonianze storiche, costituisce un po’ il vero cuore segreto della basilica vaticana. In senso cronologico, strutturale e anche religioso, poiché in questa necropoli è stato identificato il sepolcro di Pietro, "centro" di culto attorno al quale fu edificata la basilica costantiniana, poi distrutta e coperta dal tempio michelangiolesco. Alla necropoli si accede dalle grotte vaticane, li dove ci sono le tombe dei pontefici de.gli ultimi secoli. Una scaletta immette in un primo mausoleo, chiamato "degli Egizi". Il nome è dovuto a un affresco della parete di fondo, purtroppo ormai scarsamente leggibile, che rappresenta Horus, il dio egizio dei morti. Che nella meno destra stringe l’Hankh, la croce ansata simbolo di vita. Negli arcosoli ( nicchie ad arco ) si trovano sarcofagi di marmo sulle cui superfici sono scolpite scene dionisiache. In uno degli arcosoli un’iscrizione attesta una sepoltura cristiana. E’ un caso che si ripete spesso nella necropoli: il mausoleo, costruito e usato inizialmente dai pagani, viene utilizzato in epoca più tarda per ospitare anche i defunti cristiani. Al lato del mausoleo "degli egizi" è un secondo edificio sepolcrale, il cui pezzo forte è un sarcofago di marmo di grande bellezza. Sul coperchio sono scolpiti, tra l’altro, i busti dei due coniugi che vi furono inumati, i visi in atteggiamento sereno, le dita delle mani destre piegate in un segno di morte, un’iscrizione ricorda i loro nomi: Q.M. Hermes e Marcia Trasonide. Un passaggio tra queste due prime costruzioni immette sul viottolo che faceva, e fa tuttora, da spina dorsale alla necropoli. Il tratto sinora portato alla luce dagli scavi corre pressappoco lungo l’asse centrale della basilica soprastante, da ovest a est. Ai lati e in fondo alla stradina un insieme di ventidue mausolei. A farli costruire, tra gli inizi del II e la fine del III secolo D. C., fu gente che amava circondarsi, anche dopo la morte, di cose ben fatte. Gli edifici sepolcrali mostrano eleganza e accuratezza nei particolari: pavimenti in mosaico, pitture, stucchi e ancora mosaici alle pareti, uso di marmi, fregi e ornamenti. Alcuni mausolei, quelli delle famiglie più ricche, hanno un doppio ambiente, il principale, a uso padronale, e un vestibolo d’ingresso con nicchie per urne cinerarie, riservato probabilmente agli schiavi. Gran parte della volta è andata distrutta con la costruzione della basilica costantiniana. Una delle poche eccezioni è proprio quel mausoleo dei mosaici scoperto casualmente nel 1574 e poi subito richiuso. Quasi sempre al posto delle volte si vede unicamente una piattaforma di cemento, unica nota priva di colore di un mondo austero ma non deprimente, in cui l’idea della morte sta a significare speranza e non tristezza.

Umberto Di Grazia e Andrea De Pascalis

( Articolo pubblicato su "Domenica del Corriere" del 21 febbraio 1979)

 

Sotto:
il particolare di un sarcofago di marmo nel mausoleo detto "degli Egizi", perchè su una parete di fondo, ormai poco visibile, si trova un affresco che rappresenta Horus, divinità che nella mitologia romana è stata sostituita da Mercurio.