Natale - 2
Festa Religiosa, Festa Profana.
Nata come festa dal profondo significato religioso (l'Avvento del Messia),
oggi il Natale e' anche una festa mondano-consumistica. Per quanto strano
possa sembrare, cio' costituisce un ritorno all'antico, al precristiano, al
pagano.
Nel calendario romano i giorni dal 17 al 24 dicembre erano dedicati alla celebrazione
dei Saturnalia, la festa in onore del dio Saturno. Dopo la cerimonia di sacrificio
nel tempio del dio, le autorita' religiose e civili dvano vita ad un convivium
publicum, mentre nelle case si festeggiava con banchetti in ambito familiare.
Caratteristica saliente della festa era la sospensione momentanea dell'ordine
costituito. Al grido di Io Saturnalia la normalita' veniva infranta e le consuetudini
rovesciate: il padrone serviva lo schiavo, era consentito il proibito gioco
dei dadi, erano permessi scherzi e bizzarrie altrimenti intollerabili. Si
eleggeva un Saturnalicius priceps, il "re" della festa, cui venivano
trasferiti per tutta la durata del Saturnalia i poteri dell'autorita' costituita.
Ai bambini venivano regalate bambole, gli adulti si scambiavano doni e auguri.
Non a caso il nostro "strenna" deriva dal latino strena, che significa
presagio, augurio, ma anche dono augurale.
In epoca cristiana, decaduti i Saturnalia, i caratteri della festa furono
trasferiti in parte al Capodanno e in parte al Carnevale. Ma l'usanza dei
banchetti familiari, con lo scambio di doni e di auguri, e' evidentemente
rimasta anche in riferimento al Natale.
Origini piu' incerte, ma quasi certamente nordiche, ha invece l'usanza dell'albero
di Natale. Secondo talune fonti, in alcuni paesi nord-europei, i giorni che
precedevano il Natale erano dedicati alle "Feste del Paradiso".
Poiché antiche leggende riferivano che la croce di Cristo era stata
costruita con legno tratto da un albero nato da un germoglio dell'Albero della
Conoscenza, nelle "Feste del Paradiso" quest'albero veniva decorato
con mele e nastri. Da quel modello sarebbe derivato l'albero di Natale. Non
e' improbabile che la stessa "Festa del Paradiso" richiamasse una
precedente festivita' pagana. Lo storico Procopio (VI sec.) descrive una festa
nell'Estremo Nord (Thule) per celebrare il ritorno del Sole (solstizio d'inverno),
cosi' come miti e leggende nordici richiamano usanze collegate al solstizio
e al suo potere sulla vegetazione.
Anche le luci poste sull'albero natalizio sembrano trovare precedenti simbolici
nelle storie nordiche. Nelle antiche leggende islandesi si fa cenno ad un
frassino di montagna che nell'epoca natalizia si ricopre di luci che neanche
la piu' forte tempesta riece a spegnere. Nel ciclo del Graal, Percival attraversa
un bosco illuminato con mille candele; in un'altra storia per due volte il
cavaliere Durmals, attraversando anch'egli un bosco, vede un magnifico albero
coperto di luci dalla cima alle radici: in entrambi i casi le luci sono simbolo
di raggiunta saggezza.. Nel folklore celtico le bacche rosse del sorbo sono
ritenute fonte di saggezza. Oggi e' impossibile stabilire a quali significati
facesse riferimento il primo vero albero di Natale, ricordato in una cronaca
del 1605 a Strasburgo.
Un'origine pagana va attribuita quasi certamente anche all'usanza natalizia
di appendere sulla soglia di casa rametti di vischio in quanto propiziatori
di benessere. E' Plinio ad informarci (Naturalis Historia XXIV,193-194) della
tecnica rituale di raccolta del vischio presso i Celti e del significato magico
che a tale piante attribuivano i Druidi: i Celti chiamavano il vischio "quello
che guarisce ogni cosa" e ritenevano che da esso si ricavasse una bevanda
che costituiva una specie di antidoto universale.
Anche Babbo Natale ha un passaporto nordico. Il suo antenato e' pero' latino
e si chiama Nicola, santo, vescovo di Mira verso la meta' del IV secolo. Il
culto di S. Nicola, patrono dei giovani e dei bambini, si diffuse per singolari
motivi dalla meridionalissima Bari ai settentrionali paesi germanici, dove
il santo cambio' il suo nome in Nicolaus ma resto' patrono dei bimbi. Il calendario
fissa la sua festa al 6 dicembre. Dopo la Riforma, i protestanti di Germania,
Olanda e Svizzera affidarono a lui il compito di portare doni ai fanciulli,
attribuendogli- in una commissione di miti- un'origine polare e una slitta
trainata da renne come mezzo di locomozione. Gli americani, con il loro amore
per la sintesi, gli affibbiarono infine il nomignolo di Santa Claus.
Innegabile e' invece l'origine cristiana del presepio. Secondo la tradizione
il primo presepio fu allestito da Francesco di Assisi nel 1223 nella grotta
di Greccio (Rieti). Sembra tuttavia che gia' nella prima epoca cristiana i
fedeli di Gerusalemme usassero celebrare il Natale nella stessa grotta di
Betlemme nella quale si voleva fosse nato Gesu'. Il presepio deve il suo nome
al Vangelo di Luca (2:7), li' dove si narra che la Vergine diede alla luce
il suo primogenito, lo avvolse in fasce e "reclinavit eum in praesepio",
cioè " lo adagio' in una mangiatoia". Nel vangelo invece
non c'è traccia del bue e dell'asinello, la cui presenza è attestata
soltanto negli Apocrifi.
Nella liturgia l festivita' natalizia e' caratterizzata, sin dal VI sec.,dall'uso
di celebrare tre messe. Per il simbolismo medievale cio' avveniva in omaggio
alla triplice nascita di Gesu': nell'eternita', nel seno del Padre; nel tempo,
da Maria Vergine; nell'anima dei Cristiani.

