IL P.E.A.R. SI TRASFORMA...
…E IN ITALIA È DI NUOVO DISINFORMAZIONE
di Stefano Fares
Il P.E.A.R., il Laboratorio dell’Università di Princeton per la ricerca sui fenomeni anomali chiude dopo 28 anni di attività: Il suo direttore e fondatore, prof. Robert G. Jahn, va in pensione. Il P.E.A.R. ha pubblicato più di 200 studi che dimostrano l’esistenza e la consistenza dei fenomeni anomali. Questo era lo scopo del laboratorio e questo scopo è stato raggiunto. È inutile indagare ancora in questa stessa direzione. Gli studi condotti hanno individuato nuovi campi di ricerca. E questi nuovi campi sono posti al centro delle ricerche della nuova struttura: International Consciousness Research Laboratory.
Ma in Italia la notizia viene data in modo assai diverso. Tra il «divertimento» e lo «sfottò». Dopo 17 minuti e 31 secondi dall’inizio del Tg1 delle 13:30 di domenica 4 marzo, bastano poco più di 90 secondi per distruggere, agli occhi di un’opinione pubblica non sufficientemente informata, il lavoro di un’equipe di scienziati durato quasi trent’anni.
Ecco la trascrizione integrale
dal TG1 delle 13:30 del 4 marzo 2007.
Conduttore in studio: «Chiude a Princeton il laboratorio che si occupa di fenomeni paranormali. Dopo anni di ricerca gli studiosi hanno deciso di dare forfait. D’altronde troppo difficile piegare cucchiaini e spostare gli oggetti con il pensiero. Da New York, Dino Cerri».
Servizio di Dino Cerri, con immagini di archivio, foto di Einstein, estratti dal film “A beautiful mind” e dal filmato della stessa Università di Princeton.
«Non è rimasto neanche un dollaro: chiude il Princeton Engineering Anomalous Rearch Laboratory. Dieci milioni di dollari bruciati in trent’anni a caccia della prova del paranormale, telepatia, psicocinesi e altre diavolerie, nella Università di Princeton, centro di eccellenza mondiale. Vi sono passati Einsein e il matematico nobel John Nash, eccolo nel film “A beautiful mind”. Travolta dagli sfottò, la jointventure tra il costruttore di aerei McDonnel, un Rockfeller e il professor Robert Jahn preside di ingegneria per dimostrare che la mente può modificare le leggi della fisica, esempio: fare testa piuttosto che croce con la moneta o rallentare i movimenti del pendolo. Magri risultati per Jahn e i suoi ricercatori, secondo cui la mente umana piega la fisica due o tre volte su diecimila. Ma, posto che sia, chi garantisce che non è solo per caso? Insomma, un po’ poco per essere creduti: del resto i frutti del laboratorio mai ospitati su una rivista scientifica. E si racconta con divertimento di un direttore che avrebbe sfidato Jahn: “Ti pubblico il testo se me lo mandi per telepatia”».
Ohibò: 200 studi pubblicati non sembrano proprio poter essere considerati come «magri risultati». Con quale criterio poi le riviste scientifiche che pubblicano i risultati vengano sistematicamente escluse dall’elenco delle “riviste scientifiche”, è un mistero. Anche a voler considerare “poco scientifiche” le riviste specializzate nel campo (come il Journal of Scientific Exploration) ci sono molti articoli del PEAR pubblicati in riviste internazionali ben accreditate in campo scientifico (vedi Cellular & Molecular Biology, Foundations of Physics, Physics Bulletin, Chaos Solitons & Fractals, Ann. Physics), per intenderci riviste su cui pubblicano abitualmente fisici, matematici, biologi cioè gli esponenti della “scienza normale”. I «dieci milioni di dollari bruciati in trent’anni», non sono poi quello sproposito che può sembrare, detto così. 10 milioni di dollari in 28 anni – dal 1979 al 2007 – sono meno di 30.000 dollari al mese. Se si considera l’affitto dei locali e il pagamento di normalissimi stipendi allo staff di ricercatori e ai collaboratori impegnati, non si tratta proprio di soldi «bruciati». Tralasciamo i commenti per le battutacce come «Travolta dagli sfottò» e la barzelletta finale raccontata «con divertimento di un direttore che avrebbe sfidato Jahn: “Ti pubblico il testo se me lo mandi per telepatia”». Perché chi studia i fenomeni anomali deve produrre – giustamente, secondo noi – prove su prove, fatti su fatti, mentre chi nega ogni evidenza non deve produrre nulla?
Victor Zammit ne sa qualcosa e rende pan per focaccia a questi signori. Sono otto anni che ha messo in palio un premio da un milione di dollari a chiunque dimostri che non esiste la vita oltre la morte. E il premio è sempre là…
Ad ogni modo, chi volesse saperne davvero di più su come sono andate veramente le cose può leggere le notizie vere, i fatti, in questi link (in inglese):
La sezione sperimentale della pagina web del PEAR
http://www.princeton.edu/%7Epear/human_machine.html
Le pubblicazioni del PEAR
http://www.princeton.edu/%7Epear/publications.html
La dichiarazione congiunta di Jessica Utts (Università della California) e Brian Josephson (Nobel per la fisica del 1973)
http://anson.ucdavis.edu/%7Eutts/azpsi.html
Pagina web di Josephson dedicata alla parapsicologia
http://www.tcm.phy.cam.ac.uk/~bdj10/psi.html
E magari leggersi il comunicato stampa originale, che di seguito pubblichiamo integralmente.
[Fonte: http://www.princeton.edu/~pear/press_release_closing.html]
For Immediate Release
February 10, 2007
PRINCETON’S PEAR LABORATORY TO CLOSE
The Princeton Engineering Anomalies Research (PEAR) program at Princeton University, internationally renowned for its extensive study of the influence of the mind on physical reality, will be completing its agenda of basic research and closing its physical facilities at the end of February.
The purpose of the program, established in 1979 by Robert G. Jahn, an aerospace scientist who was then Dean of the university’s School of Engineering and Applied Science, was "to study the potential vulnerability of engineering devices and information processing systems to the anomalous influence of the consciousness of their human operators." The research has been funded by gifts from the late James S. McDonnell, patriarch of the McDonnell Douglas Aeorspace empire, the late Laurance Rockefeller, both Princeton alumni, and by numerous other philanthropic benefactors.
Jahn and his colleague, Brenda Dunne, a developmental psychologist from the University of Chicago who has served throughout as PEAR's laboratory manager, together with other members of their interdiciplinary research staff, have focused on two major areas of study: anomalous human/machine interactions, which addresses the effects of consciousness on random physical systems and processes; and remote perception, wherein people attempt to acquire information about distant locations and events. The emornous databases produced by PEAR provide clear evidence that human thought and emotion can produce measureable influences on physical reality. The researchers have also developed several theoretical models that attempt to accommodate the empirical results, which cannot be explained by any currently recognized scientific model.
"We have accomplished what we originally set out to do 28 years ago, namely to determine whether these effects are real and to identify their major correlates. There are still many important questions to be addressed that will require a coordinated interdisciplinary approach to the topic, but it is time for the next generation of scholars to take over." Jahn and Dunne said.
Their future plans involve oversight of the International Consciousness Research Laboratories (ICRL), a non-profit organization established in 1996 to promote quality research, educational initiatives, and practical applications of consciousness-related anomalies www.icrl.org. The members of ICRL represent some 20 countries and a broad range of professional backgrounds, and most have had some association with the PEAR program in the past. Jahn and Dunne currently serve as advisors to Psyleron, an emerging company in Bethlehem, PA,www.Psyleron.com, which produces a new line of state-of-the-art technology for human/machine studies, and to Ecognosis in Nashville, TN www.EcoGnosis.org, which investigates the effects of sound, color, and geometry on the functioning of human consciousness. They will both also continue to serve as Officers of the Society for Scientific Exploration: www.ScientificExploration.org.
More than 50 publications are available on the PEAR website , and Jahn and Dunne's textbook, Margins of Reality: The Role of Consciousness in the Physical World (Harcourt, 1987) has been in print for nearly 20 years. As part of their extensive archiving efforts, Jahn and Dunne have recently prepared a 150-page anthology of those PEAR publications pertinent to the burgeoning fields of complementary and alternative medicine, for a special issue of Explore: The Journal of Science and Healing , edited by Dr. Larry Dossey, which is currently in press. An educational DVD/CD set entitled The PEAR Proposition, produced by Strip Mind Media , offers a comprehensive overview history and accomplishments of the laboratory is also available, and can be obtained on-line from the ICRL website at www.icrl.org/contributions.php.
Le (dis)informazioni sui fenomeni anomali vengono date troppo spesso come ha fatto il TG1. C’è una disinformazione sistematica in questo campo. E le modalità ricordano, inquietantemente, i metodi negazionisti.
Da Wikipedia:
[Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Negazionismo]
Il procedimento usato dal negazionista per distruggere una testimonianza
Al fine di smontare e distruggere una testimonianza, il revisionista/negazionista opera come segue:
- In primo luogo isola la testimonianza dal suo contesto immediato, rendendola più vulnerabile. Come risulta evidente per dichiarare che l’inumanità dei campi di concentramento è accaduta, uno storico deve prendere in considerazione molte testimonianze, vedere quali sono gli eventuali gap, confrontarle per capire cosa è accaduto e perché. Un revisionista ovviamente non può permettersi di fare una cosa del genere, altrimenti dovrebbe dire che un’intera generazione di persone del mondo sono impazzite o hanno costruito una congiura ai danni della Germania, o meglio dei nazisti (ed incredibilmente, c’è anche qualcuno che lo sostiene). Quindi, per il loro scopo la miglior cosa da fare è isolare alcune testimonianze e renderle in questo modo vulnerabili.
- Contemporaneamente, il revisionista comincia a gettare dubbi sulla credibilità del testimone. Lo accusa di non essere stato un teste affidabile, di agire per scopi di lucro, o per fama personale, di essere stato influenzato da altri testimoni, di essere stato sottoposto a torture o ad altre forme di coercizione (in modo particolare questo è accaduto nei casi di Eichmann e di Höss), o di essere il testimone frutto dell’invenzione della propaganda alleata o sionista. Come si vede, il revisionista non solo accusa di mentire quanti hanno sofferto, i sopravvissuti, ma sostiene anche che gli stessi carnefici rei confessi, pur senza pentimento alcuno, non dicano davvero quanto è accaduto. Insomma, mentono tutti, o sono costretti tutti a mentire.
- Il revisionista va alla ricerca di tutte le increspature esegetiche, di tutte le minime inesattezze fattuali, per giungere alla conclusione che, se il testimone si è sbagliato una volta, anche se solo su un dettaglio, nulla garantisce che egli non si sia sbagliato su tutto. Questa strategia è ripresa dall’ambito giuridico, è una strategia usata dagli avvocati difensori e si chiama falsus in uno, falsus in omnibus. Questa, allargata ad un più vasto raggio ci ricollega a quanto abbiamo appena detto. Basta fare un piccolo sillogismo aristotelico: la testimonianza ha un errore, l’errore invalida la testimonianza, la testimonianza è falsa. Di più: la storia si ricostruisce con le testimonianze, una testimonianza è falsa (secondo la logica appena sopra), tutte le testimonianze sono invalidate, la storia non è più ricostruita nello stesso modo. In entrambi i casi le premesse sono vere, quindi, parlando da un punto di vista della logica formale, le conclusioni sono logicamente corrette, il che non significa che siano vere, ma questo il lettore non specializzato non lo può sapere e i revisionisti giocano proprio su questo punto.
- Quando la testimonianza dovesse resistere anche a quest’attacco, il revisionista inventa anomalie che essa non contiene.
La prima fase dell’operazione negazionista è, dunque, la rottura del consenso, il disorientamento del lettore, cui ovviamente non vengono fornite le informazioni per rispondere a ciascuna delle obiezioni locali, e la paralisi collettiva. Nella mente del lettore sprovveduto viene gettato il seme del dubbio circa la realtà dello sterminio.
Lo scopo del negazionismo
In definitiva la tesi negazionista è mutatis mutandis, “la secolare teoria della cospirazione ebraica per la conquista del mondo, con le sue inevitabili tesi corollarie (controllo ebraico dei media, carattere infido degli ebrei, mentalità “cabalistica” che predispone all’uso spregiudicato delle fonti ecc.)”. Il negazionista, attraverso la tecnica dell’insinuazione, dopo aver confuso, seminato il dubbio nel lettore disinformato, approfitta dello stordimento per proporgli perentoriamente una chiave di lettura che dissolve dubbi e incertezze.