Roma Arcaica e Misteriosa
di Andrea de Pascalis e Umberto di Grazia
Articolo pubblicato su "Politica Romana - Quaderni dell’Associazione di Studi Tradizionali Senatus" del 3/1996
Il film "Roma" di Fellini si concludeva con una sequenza enigmatica: alcuni operai, lavorando nel sottosuolo della città alla costruzione della metropolitana, rompevano un diaframma di roccia e ritrovavano al di là della parete un'antica casa romana, intatta - dopo secoli - in tutti i suoi stucchi ed i suoi mosaici. Ma ogni cosa deperiva e si dissolveva rapidamente non appena essi profanavano con la loro presenza quella realtà nascosta da millenni e divenuta ormai incomprensibile. Nelle intenzioni di Fellini l'episodio probabilmente voleva significare che in Roma l'antico ed il nuovo convivono fianco a fianco, separati appena da un muro sottile e facile da abbattere, e che tuttavia la città del futuro appare destinata a realizzarsi al prezzo di una cancellazione totale del mondo arcaico e di ogni suo valore nascosto. Nell'elaborare quel simbolismo, comunque, Fellini mostrava di essere suggestionato da una leggenda vecchia di sempre, che vuole la Roma storica edificata su di una Roma sotterranea misteriosa e dimenticata, fatta di caverne, gallerie, cunicoli scavati in tempi imprecisabili per scopi sconosciuti. Leggende come questa non appartengono solamente a Roma. I paesi fantastici, gli eldorado della fantasia appaiono spesso collegati in qualche modo all'idea di ciclopiche opere sotterranee. Reti di gallerie sono state attribuite al sottosuolo del deserto del Gobi, dell'America dei Maya, dell'isola di Pasqua e di altri luoghi ancora. A Roma, tuttavia, il mito della civiltà sotterranea - se di mito si tratta - esce dall'indefinito e lascia intravedere un fondamento di verità. Le catacombe, labirinto inestricabile e solo parzialmente esplorato, chilometri di cunicoli intersecantesi a vari livelli, costituiscono un problema archeologico non del tutto risolto. L'evidente sproporzione tra la loro estensione e l'esiguo numero dei protocristiani propone più di un interrogativo. Si potrebbe anche supporre, ad esempio, che la comunità fondata da Pietro abbia soltanto usato, adattandola alle proprie esigenze, una rete sotterranea preesistente e dimenticata dai più. C'è comunque chi è disposto a giurare che al di sotto della sua superficie Roma nasconda ben altro e che nelle catacombe e nei tombini dell'Aventino, sotto i palazzi della Cristoforo Colombo, lungo il percorso della metropolitana siano già tornati alla luce - accolti da una congiura del silenzio - squarci di un mondo nato nel sottosuolo e sepolto da millenni. I più fedeli sostenitori di questa tesi sono tra gli addetti all'edilizia, che, forse per amore di mestiere, si lasciano andare volentieri al racconto di episodi in cui è difficile separare l'autentico dal fantastico. Emblematico è il caso di un costruttore romano, O.S. che pur trincerandosi dietro il sostanziale anonimato delle iniziali, afferma disinvoltamente di essere stato protagonista di una sconcertante esperienza. "Qualche anno fa - racconta -, durante i lavori di fondazione di un palazzo in via Sicilia, la sonda, giunta alla profondità di trentacinque metri, sprofondò come se avesse trovato un grande spazio interno al terreno. Dapprima pensai che si trattasse di una grotta naturale, ma una volta ritirata la sonda mi accorsi che dal foro usciva una forte corrente d'aria, come se li sotto fosse nascosto qualcosa di molto esteso e di comunicante con altri spazi sotterranei. Decisi quindi di verificare. "Feci sostituire la sonda con un'altra di diametro maggiore, in modo da allargare il foro tanto da consentire il passaggio di una persona. Dapprima feci calare dei lumi da minatore ed una gabbia con dentro un piccione, per avere conferma che nella cavità l'aria, oltre ad esserci fosse respirabile. Poi andai a vedere di persona. "Scesi lentamente. La prima volta mi sembrò un viaggio senza fine. Guardavo continuamente verso l'alto, ma non provavo paura. A quarantacinque metri di profondità arrivai sul fondo. Intorno a .me c'erano pareti completamente lisce. Illuminai meglio con le torce elettriche che avevo portato e mi accorsi di essere dentro un cunicolo largo circa sei metri ed alto otto. Feci ancora qualche passo ed esaminai attentamente il terreno e le pareti. Non c'erano dubbi: il cunicolo era stato scavato chissà in quale periodo - dalla mano dell'uomo. "Con una radio portatile diedi l'ordine di farmi risalire. Tornai nel mio ufficio e presi lunghi gomitoli di spago, chiodi ed una bussola. Gli operai mi guardavano incuriositi, certamente dovevo avere un aspetto insolito.

