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Archivio Schwartzreport 2005

 

L'Universo in un Solo Atomo

3 persone su 4 credono nel paranormale

Tredici cose che non hanno senso

      1 L’effetto placebo

      2. Il problema dell’orizzonte.

      3 Raggi cosmici super energetici

      4 I risultati di Belfast sull’omeopatia

      5 Materia oscura

      6 Il metano dei Viking

      7 Tetraneutroni

      8 L’anomalia del Pioneer

      9 Energia oscura

    10 Il vuoto di Kuiper

    11 Il segnale Wow

    12 Una costante non tanto costante

    13 Fusione fredda

Verificare con la telepatia il legame MEDICO-PAZIENTE  

Il riscaldamento globale, si avvicina il punto di non ritorno

Grande estinzione collegata ai cambi climatici

Eventi Climatici alterano la forma della terra

Visitatori E.T. gli scienziati vedono alte probabilità

Cinque ragioni per imparare a perdonare

 


Schwartzreport del 20 Settembre

"L'Universo in un Solo Atomo": Ragione e Fede
GIORGIO JOHNSON
Quando ho scoperto il nuovo libro del Dalai Lama, "L'Universo in un Solo Atomo: La convergenza fra "Scienza e Spiritualità", avevo temuto che Sua Santità, leader del Buddismo Tibetano stesse facendo confusione tra ragione e fede.
In effetti questo libro offre un saggio ed appassionato commento fatto da un religioso il quale non solo rispetta la scienza ma in altri modi la abbraccia. Infatti in alcuni passi dice "nessuno che vuole capire il mondo può ignorare la basi della teoria come chiave dell'evoluzione della relatività. Questa è una straordinaria concessione ed una riconciliazione tra scienza e religione.
 

Schwartzreport del 17 Giugno 

Notizia di rilievo: da un indagine effettuata dalla Gallup è risultato che in America 3 persone su 4 credono nel paranormale.

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Schwartzreport del 22 Marzo 

MICHAEL BROOKS - New Scientist

[Ringrazio Christine Fallwell lettrice di SR per avermi avvisato di questo report.]

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1 L’effetto placebo

Non provatelo a casa. Più volte al giorno, per vari giorni, inducete dolore ad una persona. Rimuovete il dolore con la morfina, e l’ultimo giorno sostituite la morfina con una soluzione salina. Indovinate cosa? La soluzione salina rimuove il dolore.

Questo è l’effetto placebo: alcun volte, una grande quantità di niente può essere estremamente efficace. Ma, si tratta realmente di niente? Quando Fabrizio Benedetti dell’Università di Torino ha effettuato questo esperimento, ha aggiunto alla soluzione salina il naloxone, una sostanza che blocca gli effetti della morfina. Il risultato è stato sconvolgente.

La capacità della soluzione salina di rimuovere il dolore è scomparsa.

Quindi, che cosa sta accadendo? I medici sanno dell’effetto placebo da decenni, e il risultato con naloxone sembra mostrare che l’effetto placebo agisce in un qualche modo chimico. Ma al di là di ciò, semplicemente non sappiamo niente.

Benedetti ha mostrato, inoltre, che una soluzione salina può ridurre nelle persone affette dal morbo di Parkinson tremori, rigidità muscolare (Nature Neuroscience, vol. 7, p. 587) e “eruzioni” di segnali dei neuroni del nucleo subtalamico tipica di malati di Parkinson. L’attività dei neuroni diminuiva e i sintomi si riducevano: la soluzione salina produce chiaramente un effetto.

Abbiamo molto da imparare, ha detto Benedetti, ma una cosa è chiara: la mente può influenzare la biochimica del corpo. “La relazione tra attese e risultato terapeutico è un modello meraviglioso per poter comprendere le interazioni tra la mente e il corpo,” ha affermato. I ricercatori devono adesso scoprire quando e dove i placebo funzionano. Ci potrebbero essere malattie nelle quali sono efficaci o un meccanismo comune in malattie diverse. Al momento, semplicemente non lo sappiamo.

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2. Il problema dell’orizzonte.

Il nostro universo appare essere incredibilmente uniforme. Guardando da un lato all’altro dell’universo visibile si vede ovunque la radiazione di fondo. Ciò può non colpirci finché non consideriamo che le due estremità del cosmo sono distanti 28 miliardi di anni luce e il nostro universo ha appena 14 miliardi di anni.

E’ noto che niente può viaggiare più veloce della luce, quindi non c’è modo in cui la radiazione di fondo possa aver viaggiato attraverso i due orizzonti distribuendosi in modo omogeneo dopo il big bang.

Questo “problema dell’orizzonte” è un grande rompicapo per i cosmologi, così grande da portare a delle strane soluzioni. L’”inflazione” è, ad esempio, una.

Si può risolvere il problema dell’orizzonte ipotizzando un universo che si è espanso, inizialmente, ad una super-velocità gonfiandosi di un fattore pari a 1050 in soli 10-33 secondi. Ma forse questo è solo un nostro desiderio. “L’inflazione potrebbe essere una spiegazione se fosse accaduata”, dice Martin Rees, astronomo dell’Università di Cambridge. Il problema è che nessuno sa che cosa potrebbe averla causarla.

Quindi, in effetti, l’inflazione risolve un problema per aprirne un altro. Una variazione nella velocità della luce potrebbe spiegare il problema dell’orizzonte – ma anche questa spiegazione è impotente davanti alla domanda “perché?”. In termini scientifici, l’uniformità della radiazione di fondo rimane una anomalia.

Vedi anche

http://www.coscienza.org/scienza/bigbang.htm

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3 Raggi cosmici super energetici

Per oltre dieci anni, alcuni fisici giapponesi hanno osservato raggi cosmici che non dovrebbero esistere. I raggi cosmici sono formati da particelle – principalmente protoni e alcune volte nuclei atomici pesanti – che viaggiano attraverso l’universo quasi alla velocità della luce. Alcuni raggi cosmici osservati sulla Terra sono prodotti da eventi violenti come le supernove, ma non conosciamo ancora le origini delle particelle più cariche di energia, che sono anche le particelle più cariche mai osservate in natura.

Le particelle dei raggi cosmici, viaggiando attraverso lo spazio, perdono energia a causa di collisioni con i fotoni a bassa energia che pervadono l’universo, come quelli che caratterizzano la radiazione cosmica di fondo. La teoria ristretta della relatività di Einstein implica che qualsiasi raggio cosmico che raggiunge la Terra da una fonte al di fuori della nostra galassia abbia sofferto così tante collisioni da non poter avere una energia superiore a 5A – 1019 electronvolts. Questo limite è conosciuto come il limite di Greisen-Zatsepin-Kuzmin (GZK).

Negli ultimi dieci anni l’osservatorio di Akeno dell’Università di Tokio – che comprende 111 apparati disseminati in oltre 100 km quadrati – ha osservato numerosi raggi cosmici oltre il limite GZK. In teoria, questi raggi possono provenire solo dall’interno della nostra galassia, ma, gli astronomi non riescono a trovare alcuna fonte di tali raggi all’interno della galassia. Quindi, che cosa sta accadendo?

C’è qualcosa di sbagliato nei risultati di Akeno o Einstein si è sbagliato? La teoria ristretta della relatività afferma che lo spazio è lo stesso in tutte le direzioni, ma che cosa accadrebbe se le particelle trovassero più facile muoversi in determinate direzioni? In questo caso i raggi cosmici potrebbero conservare una quantità maggiore della loro energia, consentendo così di superare il limite GZK.

Fisici del Pierre Auger a Mendoza in Argentina, stanno adesso lavorando su questo problema. Utilizzando 1600 rilevatori disseminati su oltre 3000 km quadrati, Auger dovrebbe essere in grado di determinare l’energia dei raggi cosmici e far luce sui risultati di Akeno.
Alan Watson, astronomi dell’università di Leed, Inghilterra, e portavoce del progetto Pierre Auger, è già sicuro che ci sia qualcosa di interessante da studiare la su. “Non ho dubbi che energie sopra i 1020 electrovolts esistano. Ci sono prove a sufficienza per convincermi,” ha detto. La domanda che si pone adesso è perché? Quante di queste particelle stanno arrivando, e da dove stanno arrivando? Finché non risponderemo a queste domande, non possiamo sapere quanto strana possa essere la spiegazione.

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4 I risultati di Belfast sull’omeopatia

Madeleine Ennis, una farmacista all’Università Queen di Belfast, era profondamente contraria all’omeopatia. Rifiutava il fatto che un rimedio diluito al punto da non contenere contenerne una singola molecola del rimedio iniziale potesse essere efficace. A tal fine decise di provare una volta per tutte l’inefficacia dell’omeopatia.
Nel suo ultimo articolo, Ennis descrive come la sua equipe abbia studiato gli effetti dei preparati super-diluiti di istamina sulle cellule bianche umane coinvolte nelle infiammazioni. Le cellule rilasciano istamina quando sono sotto attacco. Una volta rilascia l’ istamina impedisce che se ne rilasci ulteriormente. Lo studio, replicato in altri quattro laboratori, ha mostrato che i preparati omeopatici, diluiti al punto da non contenere una singola molecola di istamina, operavano esattamente come l’
istamina. Ennis probabilmente non era contenta dei risultati, ma afferma che un effetto non può essere negato.

Ma allora come accade? Gli omeopati preparano i loro rimedi dissolvendo sostanze quali veleni, etanolo, e lo diluiscono ripetutamente. Indipendentemente dal livello di diluizione, gli omeopati ritengono che la sostanza originaria lasci un’impronta nelle molecole dell’acqua. Comunque diluita, la soluzione si imbeve delle proprietà del rimedio.

Si può comprendere come mai Ennis fosse scettica. Ma, gli esperimenti hanno dimostrato che i rimedi omeopatici funzionano (Inflammation Research, vol 53, p 181) e che qualcosa accade. “Noi siamo”, afferma Ennis nel suo articolo, “incapaci di spiegare i nostri risultati. Li stiamo rendendo noti per incoraggiare altri ad indagare ulteriormente su questo fenomeno.” Se i risultati verranno dimostrati, afferma, le implicazioni sono profonde: probabilmente dovremmo riscrivere la fisica e la chimica.

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5 Materia oscura

Partiamo dalla conoscenza che abbiamo della gravità, applichiamola alla rotazione delle galassie, e immediatamente abbiamo un problema: le galassie dovrebbero cadere a pezzi, ma invece la materia delle galassie ruota attorno ad un punto centrale anche se non si osserva una massa sufficiente per creare vortice osservato.

Vera Rubin, astronoma, del dipartimento di magnetismo terrestre dell’Istituto Carnegie di Washington DC, ha notato tale anomalia negli anni ’70. I fisici suggeriscono che esiste molta più materia di quella che possiamo vedere. Il problema è che nessuno riesce a spiegare che tipo di materia possa essere.
Anche se i ricercatori hanno suggerito molte spiegazioni in merito al tipo di particelle che potrebbero costituire questa materia oscura, al momento non si è arrivati a nessuna forma di consenso. E’ un vuoto imbarazzante nella nostra comprensione. Le osservazioni astronomiche suggeriscono che la materia oscura debba costituire il 90% della massa dell’universo, ma al momento noi siamo incredibilmente ignoranti su che cosa possa essere questo 90%.

Può forse essere che non riusciamo a capire quale possa essere la natura della materia oscura in quanto questa materia non esiste? Questa è la risposta che piacerebbe a Rubin: “Se potessi scegliere, mi piacerebbe scoprire che le leggi di Newton debbano essere modificate al fine di descrivere correttamente le interazioni gravitazionali su lunghe distanze,” afferma. “Questo sarebbe più affascinante di un universo riempito da un nuovo tipo di particella subnucleare.”

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6 Il metano dei Viking
20 Luglio 1976. Gilbert Levin è seduto al bordo della propria sedia. A milioni di chilometri di distanza, su Marte, la sonda Viking ha raccolto del terreno e lo ha mischiato con nutrienti etichettati carbonio-14. Gli scienziati della missione sono tutti concordi che se lo strumento Levi, sulla sonda, osserva emissioni di metano da questa miscela di carbonio-14, allora ci deve essere vita su Marte.

Il risultato è positivo. Qualcosa sta metabolizzando i nutrienti emettendo gas.  

Quindi perché non festeggiare?

Perché un altro strumento, progettato per identificare le molecole organiche e considerato necessario per individuare segni di vita, non trova niente. A questo punto, quasi tutti gli scienziati dichiarano che il risultato della sonda Viking è nei fatti un falso positivo. Ma perché?
La discussione continua ancora oggi, ma i risultati dell’ultima missione della NASA sulla superficie di Marte conferma che il pianeta nel passato era ricco di acqua e adatto alla vita. E le conferme aumentano continuamente. Levin afferma “Ogni missione su Marte ha prodotto prove che confermano le mie conclusioni.
Nessuna le ha contradette.”

Levin, adesso, non è più solo. Joe Miller, un biologo cellulare dell’Università Southern California di Los Angeles, ha rianalizzato i risultati ed è convinto che le emissioni mostrano evidenze di un ciclo circadiano. Ciò conferma l’esistenza della vita.

Levin sta cercando consensi all’interno dell’ESA e della NASA per inviare una versione modificata del suo strumento tale da cercare le molecole chirali. Queste si manifestano in versioni “sinistra” e “destra”: immagini speculari l’una dell’altra. I processi biologici tendono a produrre molecole che favoriscono un verso rispetto all’altro, mentre i processi non viventi producono le versioni “sinistra” e “destra” nella stessa misura. Se una futura missione su Marte dovesse trovare che anche il metabolismo marziano dovesse privilegiare un verso rispetto all’altro, questa sarebbe la migliore conferma dell’esistenza della vita su Marte.

Vedi anche:

http://www.coscienza.org/scienza/marte.htm

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7 Tetraneutroni

Quattro anni fa, un acceleratore di particelle in Francia ha individuato sei particelle che non sarebbero dovute esistere. Esse sono chiamate tetraneutroni: quattro neutroni legati assieme in un modo che sfida le leggi della fisica.

Francisco Miguel Marques e colleghi all’acceleratore Ganil di Caen si stanno adesso organizzando per ripetere l’esperimento. Se avranno successo, questi tetraneutroni potrebbero obbligarci a ripensare le forze atomiche che reggono assieme gli atomi.

L’equipe ha sparato nuclei di berillio verso un piccolo bersaglio di carbonio e ha analizzato i frammenti che si sono dispersi nei rilevatori. Si aspettavano di vedere tracce di quattro distinti neutroni, invece l’equipe di Gnail ha trovato solo un striscia di luce in un rilevatore. L’energia di questa striscia di luce suggerisce che i quattro neutroni sano ancora legati assieme. Ovviamente, tale traccia può essere il frutto di un evento accidentale: quattro neutroni possono infatti aver seguito la stessa traccia, nello stesso punto per coincidenza. Ma, ciò è incredibilmente improbabile.

Non tanto improbabile quanto i tetraneutroni? Nel modello standard delle particelle fisiche i tetraneutroni non possono esistere. In base al principio di Pauli dell’esclusione delle particelle, nemmeno due protoni o neutroni possono avere proprietà quantiche identiche, nello stesso sistema. Infatti, il legame nucleare forte che le tiene assieme è tarato in modo tale da non reggere assieme nemmeno due neutroni, e quindi tanto meno quattro. Marques, e la sua equipe, sono rimasti talmente sconvolti, da nascondere questi risultati in un comunicato di ricerca, che negava la possibilità di poter trovare di nuovo tetraneutroni in futuro (Physical Review C, vol 65, p 44006).

Esistono infatti altre ragioni ancora più importanti che portano a dubitare dell’esistenza dei tretraneutroni. Se si aggirano le leggi della fisica al fine di permettere a quattro neutroni di legarsi assieme, qualsiasi forma di caos potrebbe diventare possibile (Journal of Physics G, vol 29, L9). “Significherebbe che l’insieme di elementi che si sono formati dopo il big bang è in contraddizione con ciò che oggi osserviamo e, ancor peggio, gli elementi che si sono formati sarebbero diventati troppo pesanti per essere gestiti dall’universo. L’universo sarebbe così dovuto collassare su se stesso prima di avere avuto la possibilità di espandersi,” afferma Natalia Timofeyuk, fisico teorico dell’Università del Surrey a Guildford, Inghilterra.
Ci sono, comunque, una serie di contraddizioni in questo modo di ragionare. Le teorie attuali ammettono che il tetraneutrone possa esistere, ma solo come una particella con un tempo di vita infinitamente piccolo. “Ciò potrebbe spiegare come mai quattro neutroni abbiano colpito il rilevatore del Ganil simultaneamente”, dice Timofeyuk. Ci sono altre evidenze che danno forza all’idea che la materia possa essere composta da multi-neutroni: le stelle a neutroni. Questi corpi, che contengono un numero incredibile di neutroni legati assieme, suggerisce che una forza tuttora sconosciuta possa entrare in campo quando i neutroni si raggruppano tra loro.

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8 L’anomalia del Pioneer

Questo è un resoconto di due sonde. Il Pioneer 10 che è stato lanciato nel 1972; il Pioneer 11 che è stato lanciato un anno dopo. Attualmente entrambe le sonde dovrebbero trovarsi nello spazio profondo, senza che nessuno le osservi più. Ma, le loro traiettorie si sono mostrate semplicemente troppo affascinanti per poterle ignorare.

Qualcosa, infatti, le ha spinte, o tirate, causando un aumento della loro velocità. L’aumento di velocità è piccolo, meno di un nanometro per secondo. Ciò corrisponde ad appena un diecimiliardesimo della gravità della Terra sulla superficie terrestre, ma è abbastanza da portare il Pioner 10 fuori traiettoria di circa 400,000 chilometri. La NASA ha perso il contatto con il Pioneer 11 nel 1995, ma fino ad allora si osservava lo stesso tipo di errore anche per questa sonda. Ciò a che cosa è dovuto?

 

Nessuno lo sa. Alcune spiegazioni sono già state avanzate, per esempio errori di calcolo, il vento solare o una perdita nei serbatoi. Se la causa è dovuta a qualche tipo di effetto gravitazionale, si tratta di qualcosa che al momento non conosciamo. I fisici brancolano talmente nel buio da portarli a cercare altri fenomeni inspiegabili per risolvere questo mistero.
Bruce Bassett dell’Unviersità di Portsmouth, Inghilterra, ha suggerito che la deviazione dei Pioneer potrebbe avere a che fare con la variazione di alpha, la piccola costante (di cui parleremo nel punto 12). Alcuni hanno ipotizzato l’influenza della materia oscura – ma poiché non sappiamo che cosa la materia oscura sia, ciò non ci è di grande aiuto. “E’ tutto così follemente intrigante”, dice Michael Martin Nieto del Laboratorio Nazionale di Los Alamos. "Abbiamo solo ipotesi, nessuna delle quali è stata dimostrata.”

Nieto ha chiesto di rielaborare i dati originali delle traiettorie delle due sonde, che potrebbero contenere delle spiegazioni. Ma per arrivare alle radici del problema ciò di cui si ha veramente bisogno è di una missione progettata apposta per studiare gli effetti gravitazionali anomali che si presentano alle estremità del sistema solare. Una missione di questo tipo costerebbe tra i 300 millioni e i 500 millioni di dollari e potrebbe essere ospitata da una missione futura indirizzata alla periferia del sistema solare (www.arxiv.org/gr-qc/0411077).

“Alla fine la risposta si troverà,” afferma Nieto. “Ovviamente spero che porti ad una nuova fisica – sarebbe una cosa stupefacente.” Nieto ritiene che la spiegazione si troverà in qualche tipo di anomalia delle leggi attuali o, ad esempio, in una fonte di calore, non presa in considerazione, presente nella sonda stessa.

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9 Energia oscura

Si tratta di uno dei problemi più famosi e più imbarazzanti della fisica. Nel 1998, gli astronomi hanno scoperto che l’universo si sta espandendo ad una velocità sempre crescente. Si tratta di un effetto per il quale si stanno ancora cercando di individuare le cause; fino ad allora, tutti credevano che l’esplosione dell’universo stesse rallentando dopo il big-bang. “I teorici ci stanno ancora girando attorno, cercando un qualche tipo di risposta logica,”  dice Katherine Freese cosmologa dell’Università del Michigan, Ann Arbor. "Speriamo tutti che le future osservazioni delle supernove e dei cluster galattici, ci diano maggiori elementi."
Una proposta è che una qualche proprietà dello spazio vuoto possa essere alla base di tale fenomeno. I cosmologi chiamano tale proprietà l’energia oscura. Ma tutti i tentativi fatti per provarlo sono al momento falliti. Può anche essere che la relatività generale di Einstein debba essere rivista quando applicata su larga scala dell’universo. "Il campo è ancora tutto aperto," dice Freese.

Vedi anche:

http://www.coscienza.org/scienza/bigcrunch.htm

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10 Il vuoto di Kuiper

Se viaggiate all’estremità del sistema solare, nei freddi spazi oltre Plutone, vedrete qualcosa di strano. Improvvisamente, dopo aver oltrepassato la cintura di Kuiper, una regione dello spazio piena di rocce di ghiaccio, non c’è più niente.
Gli astronomi chiamano questo confine il vuoto di Kuiper, poiché la densità dei detriti spaziali si riduce in modo così drastico. Che cosa lo causa? L’unica spiegazione sembra essere quella dell’esistenza di un decimo pianeta. Non stiamo parlando di Quaoar o di Sedna: si tratterebbe di un oggetto di grandi dimensioni, come la Terra o Marte, che ha ripulito la zona da ogni detrito.

Le prove in merito all’estitenza di questo “Pianeta X” sono forti, afferma Alan Stern, un astronomo dell’Istituto Southwest Research di Boulder nel Colorado. Ma anche se i calcoli mostrano che questo pianeta potrebbe essere responsabile del vuoto di Kuiper (Icarus, vol 160, p 32), nessuno lo ha ancora osservato.

Poiché la cintura di Kuiper si trova semplicemente troppo lontano per poterla osservare bene è necessario mandare qualcosa laggiù prima di poter affermare qualsiasi cosa. Ma ciò non sarà possibile per un’altra decina di anni. La sonda della NASA New Horizons partirà per Plutone e per la cintura di Kuiper nel 2006 e raggiungerà Plutone nel 2015. Se state quindi cercando una spiegazione per il vuoto di Kuiper, dovete attendere almeno 10 anni.

Vedi anche

http://www.coscienza.org/scienza/decimo_pianeta.htm

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11 Il segnale Wow

E’ durato 37 secondi e veniva dallo spazio profondo. Il 15 Agosto 1977 ha fatto scrivere Wow all’astronomo Jerry Ehman, allora all’Università di Columbus, Ohio, sulla stampata del Big Ear (Grande Orecchio), del radiotelescopio dello Stato dell’Ohio State a Delaware. 28 anni dopo, nessuno sa ancora che cosa possa aver provocato tale segnale. "Sto ancora aspettando una spiegazione definitiva", dice Ehman.

Proveniente dalla direzione del Sagittario, l’impulso di radiazione era limitato ad un ristretto campo di frequenze radio attorno a 1420 megahertz. Questa frequenza si trova in una parte dello spettro radio in cui tutte le trasmissioni sono vietate dalle leggi internazionali. Fonti naturali di radiazioni, come le emissioni termiche dei pianeti, di solito coprono una banda molto più ampia. Quindi che cosa l’ha causata?

In questa direzione, la stella più vicina è a 220 anni luce. Se questa fosse l’origine, dovrebbe trattarsi di un evento astronomico incredibilmente potente – o di una civiltà aliena che utilizza un trasmettitore estremamente potente.

Il fatto che centinaia di osservazioni condotte successivamente sullo stesso punto dello spazio non abbiano portato ad osservare un altro segnale Wow, non significa che non possa essere un segnale alieno. Quando si considera il fatto che il radiotelescopio Big Ear ascolta solo un milionesimo del cielo per volta, e una trasmittente aliena manderebbe il segnale nello stesso punto di cielo, la possibilità di ricollegarsi al segnale è remota.

Altri pensano che debba esistere una spiegazione più semplice. Dan Wertheimer, scienziato a capo del progetto SETI@home, afferma che il segnale Wow quasi certamente era dovuto a “inquinamento”: radio interferenza proveniente da trasmissioni terrestri. “Abbiamo osservato molti segnali come questo, e questi segnali si sono poi dimostrati essere interferenze,” afferma. Il dibattito continua.

Vedi anche:

http://www.coscienza.org /scienza/wov.htm#WOW

http://www.coscienza.org /scienza/seti.htm

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12 Una costante non tanto costante

Nel  1997 l’astronomo John Webb e la sua equipe dell’Università del New South Wales di Sydney stavano analizzando la luce provenienti dai quasar. Nel viaggio di 18 miliardi di anni, la luce era passata attraverso nubi interstellari di metallo, nichel e cromo, e i ricercatori trovarono che tali atomi avevano assorbito parte dei fotoni emessi dai quasar – ma non la quantità da loro attesa.

Se le osservazioni fatte sono esatte, la sola spiegazione può essere attribuita ad una costante fisica che è stata chiamata la costante delle strutture fine, o costante alpha. Tale costante potrebbe aver avuto un valore diverso da quello odierno nel momento in cui la luce del quasar è inizialmente passata attraverso le nubi interstellari.

Ma ciò è considerata semplice eresia. Apha è una costante estremamente importante al fine di determinare come la luce interagisce con la materia – e non dovrebbe avere la proprietà di cambiare. Il suo valore dipende, tra le altre cose, dalla carica degli elettroni, la velocità della luce e la costante di Planck. Può uno di questi valori essere mutato?

Nessun fisico ci vuole credere. Webb e la sua equipe hanno cercato per anni un errore nei loro risultati. Ma al momento non lo hanno trovato.

I risultati di Webb non sono gli unici che suggeriscono la mancanza di un pezzo del mosaico nella comprensione della costante alpha. Una analisi recentemente fatta sull’unico reattore nucleare che era attivo due miliardi di anni fa in ciò che oggi è Oklo nel Gabon, suggerisce anch’essa che qualcosa nell’interazione tra la luce e la materia sia cambiato.
Il rapporto di alcuni isotopi radioattivi prodotti all’interno di tale reattore dipende da alpha, e guardando ai prodotti di fissione lasciati nel terreno di Oko è possibile calcolare il valore della costante al tempo iniziale della loro formazione. Utilizzando questo metodo, Steve Lamoreaux e i suoi colleghi del Laboratorio Nazionale di Los Alamos nel Nuovo Messico suggeriscono che il valore di alpha può essere diminuito di più del 4 per cento da quando Oklo ha avuto inizio (Physical Review D, vol 69, p 121701).

Patrick Petitjean, astronomo presso l’Istituto di Astrofisica di Parigi, ha guidato una equipe che ha analizzato la luce dei quasar osservata tramite il VLT (Very Large Telescope) del Cile e non ha trovato alcun elemento in favore al fatto che la costante alpha possa essere mutata. Ma Webb, che sta adesso analizzando i dati raccolti con il VLT, dice che richiedono un’analisi dei dati più complessa di quella effettuata da Petitjean. L’equipe di Webb sta adesso lavorando su questo tipo di analisi, e potrebbe risolvere o meno l’anomalia entro la fine dell’anno.

“E’ difficile dire quanto ci vorrà” dice Michael Murphy dell’Università di Cambridge. "Più analizziamo questi dati, più aumentano i problemi." Ma qualsiasi sia la risposta, il lavoro sarà comunque sempre importante. Un’analisi del modo in cui la luce passa attraverso le molecole di nuvole interstellari rivela molto su come gli elementi priomordiali siano stati prodotti e sulla storia dell’universo.

Vedi anche:

http://www.coscienza.org /scienza/incostanza_delle_costanti.htm

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13 Fusione fredda

Dopo 16 anni è tornata; nei fatti non era mai andata via. Dal 1989, i laboratori della Marina Militare Statunitense hanno effettuato più di 200 esperimenti per indagare se le reazioni nucleari generano più energia di quanta ne consumino – fatto che era ritenuto possibile solo all’interno delle stelle – a temperatura ambiente. Molti ricercatori si sono finora dichiarati convinti di tale possibilità.

Con la fusione fredda controllata, molti dei problemi energetici del pianeta si dissolverebbero: non c’è da stupirsi allora se il Dipartimento Statunitense dell’Energia si sia interessato. Lo scorso dicembre, dopo una lunga analisi delle prove, si è detto favorevole ad accogliere proposte di ricerca per esperimenti di fusione fredda.

Questo può essere considerato un giro di boa. Il primo rapporto del Dipartimento dell’Energia sull’argomento fu pubblicato 15 anni fa, e concludeva che i risultati sulla fusione fredda prodotti da Martin Fleischmann e da Stanley Pons, dell’Università dell’Utah, e resi noti in una conferenza del 1989, erano impossibili da riprodurre, e quindi probabilmente falsi.

La prova principale della fusione fredda è che immergendo elettrodi di palladio in acqua pesante – nella quale l’ossigeno viene combinato con il deuterio, un isotopo dell’idrogeno – si rilascia una grande quantità di energia. Sottoponendo gli elettrodi ad una corrente i nuclei di deuterio si spostano nelle molecole di palladio, permettendo così di superare la loro naturale repulsione e di fondersi assieme, rilasciando una grossa quantità di energia. La controversia è dovuta al fatto che la fusione, a temperatura ambiente, è considerata impossibile da tutte le teorie scientifiche attualmente accettate.

“Ciò non importa”, di David Nagel, ingegnere dell’Università George Washington di Washington DC. “Ci sono voluti oltre 40 anni per spiegare i superconduttori”, sottolinea, “quindi non c’è nessun motivo per rifiutare la fusione fredda. L’esperimento è probante e robusto”, dice. “Non lo si può ignorare”.

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Schwartzreport del 07 Marzo

VERIFICARE CON LA TELEPATIA IL LEGAME MEDICO-PAZIENTE

A LIVELLO CEREBRALE di Mary Sawyers, Ivanhoe Health Correspondent
Leanna Standish, neurologa ricercatrice alla Bastyr University a Seattle, pur non sapendo spiegare il perché ciò funzioni solo con alcune persone, ha condotto alcuni esperimenti che dimostrano la telepatia.
In particolare, in un esperimento la ricercatrice ha preso in esame 30 coppie di volontari, dove i due componenti di ogni coppia erano legati a livello emozionale da amicizia o amore, e dopo 10 minuti di meditazione li ha separati e posizionati in stanze separate. I due componenti di ogni coppia erano entrambe collegati ad un elettroencefalogramma ECG per controllare l’attività cerebrale, il soggetto detto “trasmettitore” è stato sottoposto alla visione di uno schema animato di impulsi luminosi intermittenti su un monitor, mentre il “ricevente” osservava il monitor senza alcun impulso.
Ad ogni segnale luminoso si è registrata una maggiore attività cerebrale nel soggetto trasmettitore e lo stesso aumento si è verificato anche nel ricevente in 5 casi su 60.
La Standish ha voluto verificare personalmente che il risultato di questo esperimento non fosse frutto di mere “coincidenze”, sottoponendosi lei stessa all’esperimento come ricevente.
Link  all’articolo: search.ivanhoe.com

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Schwartzreport del 23 Gennaio

IL RISCALDAMENTO GLOBALE SI AVVICINA AL PUNTO DI NON RITORNO
Di Geoffrey Lean, Environment Editor
Secondo il massimo esperto in materia di clima, il riscaldamento globale ha raggiunto il livello di pericolo e i tentativi internazionali sono indirizzati a frenarlo per evitare la crisi.
Alle Mauritius, in una conferenza internazionale organizzata da 114 organismi governativi internazionali, il presidente dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), Dr Rajendra Pachauri, ha espresso la sua preoccupazione: “nell'atmosfera, il biossido di carbonio ha già raggiunto un livello di concentrazione pericoloso”ed ha invitato ad agire immediatamente per ridurre fortemente l'inquinamento se l’umanità vuole “sopravvivere.” I suoi commenti hanno scosso l'amministrazione di Bush, meritandosi l'aperta ostilità del governo statunitense -che ha provato immediatamente a metterlo a tacere - soprattutto perché lo aveva sostenuto per la sua elezione, dopo che Exxon, una delle maggiori compagnie petrolifere contraria ad azioni collegate al riscaldamento globale, aveva denunciato il suo predecessore per una posizione troppo “aggressiva”.
Un memorandum della Exxon, mandato alla Casa Bianca all’inizio del 2001, chiedeva specificamente la sostituzione del presidente precedente, il Dr Robert Watson, direttore della Banca Mondiale, dietro “richiesta degli Stati Uniti”. L'amministrazione Bush fece poi pressioni su altri paesi favorevoli all’elezione del Dr Pachauri, che per l’ex vicepresidente Al Gore rappresentava un candidato “comodo”, e lo fecero eleggere in sostituzione del Dr Watson, un americano naturalizzato di origine britannica, che aveva ripetutamente incitato a misure radicali.
Questo mese, ad una conferenza degli stati in via di sviluppo, il nuovo presidente, ex direttore del “Tata Energy Research Institute - India” ha emesso una sfida, definita dalle Nazioni Unite come “molto coraggiosa”: “Il cambio del clima è reale. Noi abbiamo solo una piccola opportunità che si sta chiudendo piuttosto rapidamente. Non c'è un momento da perdere”.
Nella sua dichiarazione fatta al giornale “The Independent”, il Dr Pachauri ha affermato che l’estesa distruzione delle barriere coralline e il rapido scioglimento dei ghiacciai nell'Artico, l'hanno portato alla conclusione che la situazione ha raggiunto la soglia di pericolo che doveva essere evitata proprio tramite le misure dell’ IPCC, fondato per questo scopo.
Nel mondo le barriere coralline stanno morendo a causa del riscaldamento marino : con l’aumento della temperatura dell’acqua, perdono il loro colore arrivando ad un bianco spettrale. Di conseguenza, un quarto dei coralli del mondo è stato distrutto.
A novembre, uno studio fatto da 300 scienziati per svariati anni, ha concluso che l'Artico si stava riscaldando due volte più velocemente che il resto del mondo e la sua calotta di ghiaccio si era ristretta del 20% negli ultimi tre decenni.
Il ghiaccio è del 40% più sottile rispetto agli anni settanta e si presume che scomparirà entro il 2070. Mentre il Dr Pachauri stava facendo il suo discorso, parti dell'Artico stavano subendo a gennaio un ondata di caldo, con temperature superiori di otto-nove gradi più alte del normale.
Lui citò anche misurazioni allarmanti, prima riportate da “L'Indipendente”, sui livelli di biossido di carbone (la causa principale del riscaldamento globale), livelli con una crescita brusca durante il corso dei ultimi due anni, che suggeriscono un accelerazione fori controllo del cambio climatico.
Dr Pachauri aggiunse che, a causa dell’inerzia dei sistemi naturali della Terra, il mondo sta sperimentando ora solamente il risultato dell’inquinamento emesso negli anni sessanta,
ed effetti più gravi accadranno in seguito come conseguenza dell'inquinamento aumentato dei ultimi decenni, concludendo: "Noi stiamo mettendo a rischio le possibilità di sopravivenza della razza umana”.
Alcuni Link:

http://www.umbertodigrazia.it/scienza/incendi.htm
http://www.disinformazione.it/clima.htm

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Schwartzreport del 23 Gennaio

GRANDE ESTINZIONE COLLEGATA AI CAMBI CLIMATICI
Secondo due squadre separate di scienziati, la causa della grande estinzione di approssimativamente 250 milioni di anni fa, avrebbe come causa le eruzioni vulcaniche, piuttosto che l’asteroide gigante. Roger Smith del “South African Museum” e Peter Ward dell'Università di Washington hanno mostrato il fossile di un predatore che è scomparso 250 milioni di anni fa, nell'estinzione di massa del Permiano - Triassico. Il fossile è stato scoperto nella regione di Karoo dell'Africa Meridionale.
MSNBC staff and news service reports
Una vera e propria apocalisse che accadde prima dell’estinzione dei dinosauri, nota come estinzione del Permiano-Triassico, distrusse buona parte del pianeta e 90 % di ogni forma di vita presente negli oceani, come pure i tre quarti degli esseri che vivevano sulla terraferma. L'estinzione del Permiano ha preceduto quella più recente dei dinosauri (65 milioni di anni fa) che è stata attribuita alla caduta di un meteorite il cui cratere d’impatto ha lasciato tracce a Chicxulub, nella penisola dello Yucatan.
Per anni gli scienziati hanno dibattuto per decidere le ragioni dell'evento.
Fino ad oggi, la teoria più accreditata sostenuta da Luann Becker dell’Università della California a Santa Barbara era quella attribuita ad un asteroide, ma il risultato di un recente studio pubblicato sulla rivista “Science”, propone una spiegazione alternativa a uno degli eventi più enigmatici del passato del nostro pianeta.
I ricercatori hanno studiato accuratamente gli strati di terreno del Karoo Basin, una struttura geologica del Sudafrica e hanno collegato le loro rilevazioni con quelle ottenute in Cina nel corso di precedenti studi. Secondo Ward e collaboratori all'origine dell'estinzione del Permiano vi sarebbe la concomitanza di due fattori: l'innalzamento della temperatura ambientale per un lungo periodo e la diminuzione della disponibilità di ossigeno nell'atmosfera. Entrambi questi fattori sarebbero legati a diffuse e intense eruzioni vulcaniche. I gas espulsi nel corso di tali eruzioni sarebbero stati in grado non solo di innescare un rovinoso effetto serra (con conseguente innalzamento della temperatura del pianeta), ma anche di ridurre di un quarto la disponibilità di ossigeno e solo le forme di vita più resistenti riuscirono a sopravvivere a quella catastrofe.

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Schwartzreport del 08 Gennaio

EVENTI CLIMATICI ALTERANO LA FORMA DELLA TERRA
United Press International
AUSTIN, Texas-I maggiori cambi climatici alterano la forma della Terra, modificando continenti ed atmosfera, cambiando la massa d’acqua immagazzinata negli oceani-affermano gli scienziati texani.
I ricercatori del Centro per la Ricerca Spaziale di Austin hanno trovato variazioni nella forma della Terra durante gli ultimi 28 anni, variazioni collegate parzialmente ad eventi climatici.
Questi eventi ridistribuiscono l'ammontare dell'acqua negli oceani, nell'atmosfera e nel suolo, provocando leggeri cambi nel campo gravitazionale della Terra e di conseguenza, nella sua forma.
I cambiamenti conosciuti come l’appiattimento dei poli e l’allargamento o il restringimento dell'equatore, possono essere evidenziati con i satelliti geodetici che studiano le dimensioni e la forma della Terra.
La ricerca è stata pubblicata su Journal of Geophysical Research-Solid Earth.

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Schwartzreport del 15 Gennaio

VISITATORI E.T: GLI SCIENZIATI VEDONO ALTE PROBABILITA’

LEONARD David, Space.com
Qualche decennio fa, il fisico Enrico Fermi, durante un pranzo insieme ai suoi colleghi fisici teorici, valutò il problema delle civiltà extraterrestre, lanciando la famosa domanda: “Dove sono? “ Quella domanda divenne più tardi argomento di dibattiti sul censimento cosmologico di altri esseri stellari e possibili visitatori extraterrestri(E.T) venuti da lontano.
L’indagine di Fermi sul tema fu alla base della teoria nota più tardi come “il paradosso di Fermi”. Si tratta di una storia ben conosciuta dal 1950 quando lo scienziato introdusse l’argomento nelle conversazioni con i colleghi di Los Alamos, New Mexico. Queste ipotesi sulla probabilità di trovare pianeti simili alla Terra con delle civiltà estremamente avanzate “là fuori” nello spazio e quelle che riguardano i viaggi interstellari, alimentano tuttora i tentativi di rispondere al paradosso di Fermi.
Una squadra di scienziati americani nota che, le recenti scoperte astrofisiche suggeriscono che dovremmo trovarci nel bel mezzo di una o più civiltà extraterrestre. Inoltre, loro affermano che è un errore rifiutare tutti i rapporti UFO, poiché si potrebbe trovare la prova che confermi le predizioni teoriche sui visitatori extraterrestri.
I ricercatori hanno pubblicato le loro proposte sul Journal of the British Interplanetary Society (JBIS) di gennaio/ febbraio 2005.
Una strana situazione
Leggendo qualsiasi buon periodico scientifico, sicuramente si trovano in testa alle più recenti tematiche la teoria delle superstringhe, i buchi neri, o la dilatazione dello stesso spazio-tempo. Nel frattempo, le scoperte sui pianeti extra solari stanno diventando un argomento alla moda.
"Oggi ci troviamo in una situazione curiosa, la nostra fisica moderna e le teorie astrofisiche predicono che dovremmo avere già visite extraterrestri, anche se non c’è ancora alcun’evidenza dimostrabile nella fenomenologia UFO, che è beffata dalla comunità scientifica, conclude l’astrofisico Bernardo Haisch.
Haisch insieme ai fisici James Deardorff, Bruce Maccabee e Harold Puthoff fanno il punto della situazione nell'articolo di JBIS: “Inflazione-Implicazioni teoriche per Visite Extraterrestri”.
Gli scienziati richiamano l’attenzione su due scoperte importanti fatte da astronomi australiani l'anno scorso, sull’esistenza di una “zona galattica abitabile” nella nostra galassia. Il Sole è relativamente giovane rispetto all’età media delle stelle esistenti in questa zona: quasi di un miliardo d’anni.
Per questo i ricercatori spiegano nel loro articolo su JBIS che una civiltà aliena potrebbe essere molto più avanzata di quella terrestre e doveva scoprire la Terra molto prima d’ora. Inoltre, un altro lavoro di ricerca basata sulla teoria del Big Bang - noto come la teoria dell'inflazione -sostiene l’ipotesi che il nostro mondo è immerso in una civiltà extraterrestre molto più grande.
Avendo a disposizione un miliardo d’anni di fisica avanzata, viaggiare per la galassia non sarebbe possibile ?
L’attuale teoria delle superstringhe ipotizza l’esistenza di altre dimensioni ... quali potrebbero essere Universi abitabili adiacenti al nostro. È probabile che sia possibile anche arrivare vicino al limite di velocità della luce muovendosi dentro e fuori queste dimensioni.
“Quello che noi abbiamo fatto è un passo avanti”, ha detto Haisch a SPACE.com.
I modelli di diffusione predicono che anche una sola civiltà si potrebbe diffondere attraverso la galassia in una piccola frazione dell'età della galassia - anche a velocità inferiore a quella della luce.
Firma degli ET nei dati
Può la comunità scientifica arrivare a prendere in considerazione l’evidenza degli avvistamenti misteriosi e delle cose strane viste dal pubblico?
Nella stragrande maggioranza, la comunità scientifica ha valutato le visite di ET, apparentemente lontano dall'essere una casistica seria sulla quale si può riflettere. Perché tutto questo?
Haisch ha risposto che le cause sono multiple e concatenate. “La maggior parte degli avvistamenti, sono probabilmente malintesi, inganni e beffe. Io ho visto persone confuse da Venere o Sirio quando stano pulsano cambiando colore in certe situazioni. Essendo stati delusi da fatti simili, i più degli scienziati non si preoccupano mai di indagare oltre e così rimangono semplicemente e felicemente ignoranti su eventuali altre possibilità.”.
Deardorff, il principale autore dell'articolo su JBIS afferma in una dichiarazione alla stampa: “Ci vorrebbe un po’ di umiltà da parte della comunità scientifica per sospendere il suo giudizio e cercare almeno di prendere in considerazione alcuni dei rapporti di alta qualità per investigare seriamente…e mi auguro che riusciremo e farlo”.
Secondo Haisch, esiste un valido motivo per fare questo e non solo per dimostrare tolleranza scientifica verso il problema degli UFO, ma una forte anticipazione scientifica su un riscontro della firma autentica di ET nei dati esistenti.
“Tutto questo cambia potenzialmente la relazione tra il fenomeno UFO e la scienza in un modo significativo. Togliere il pregiudizio, indicando che un “sì “ rispetto alle visite di ET è precisamente quello che la nostra fisica corrente e le teorie astrofisiche avrebbero come conclusine più probabile”.

Consultare il dossier "ET" nella sezione Scienza del prof. Mario Bruschi

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Schwartzreport del 16 Gennaio

CINQUE RAGIONI PER IMPARARE A PERDONARE
Medical News Harvard Women’s Health Watch
In questo nuovo anno, una decisione non convenzionale può essere una delle cose più salutari che potresti fare, imparando a perdonare con facilità. Secondo un articolo pubblicato a gennaio su Harvard Women's Health Watch, perdonando quelli che ci hanno fatto del male, si può migliorare il proprio stato mentale e fisico. Cinque per 2005: “Cinque Ragioni per Perdonare” definisce quello che è o non è il perdono ed offre un esercizio per aiutare ad imparare come perdonare.
Può essere una sorpresa il fatto che il perdono sia un'abilità da migliorare, e che perdonare può fare veramente molto per se stessi che per la persona perdonata. Harvard Women's Health Watch, basandosi sulla ricerca scientifica, elenca cinque effetti positivi che il perdono ha sulla salute:
1. Stress ridotto. I ricercatori hanno rilevato che alimentando mentalmente un rancore si mette il corpo sotto sforzo, nella stessa misura di un evento stressante e notevole: i muscoli si contraggono, la pressione del sangue aumenta, insieme alla sudorazione.
2. Stato di salute del cuore migliorato. Uno studio ha trovato un collegamento tra il perdono per un tradimento e i miglioramenti della pressione del sangue, del ritmo cardiaco ed un carico di lavoro diminuito per il cuore.
3. Relazioni interpersonali più forti. Una ricerca del 2004 ha dimostrato che le donne che erano capaci di perdonare i loro mariti e avevano un’attitudine benevola verso di loro, risolvevano i conflitti più efficientemente.
4. Dolore ridotto. Un piccolo studio fatto su persone affette da mal di schiena cronico, ha dimostrato che quelli che hanno praticato la meditazione, concentrandosi per convertire la rabbia in compassione, hanno sentito meno dolore e ansia rispetto a quelli che facevano una cura classica .
5. Maggiore felicità. Quando si perdona qualcuno, si diventa più consapevoli e responsabili per la propria felicità, piuttosto che dare la responsabilità alla persona che ci ha feriti. Una ricerca ha dimostrato che le persone che parlano del perdono durante le sessioni di psicoterapia hanno miglioramenti superiori a quelli che non lo fanno.

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