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BIBLIOGRAFIA - L'ALTRA DIMENSIONE: 6°Capitolo
Previsione del futuro mediante i sogni
Trovare
un mezzo per conoscere il futuro ha sempre stimolato la fantasia. Si è
tentato di tutto, inventando metodi e discipline. I fenomeni naturali,
il volo degli uccelli, i sogni, sono stati oggetto di attenta analisi
per cercare di anticipare un qualsiasi evento. Non sono mancati i
risultati.
È logico, a questo punto, porsi domande come «nel nostro cervello esiste
un centro d'informazioni, raccolte o prodotte, che superano il tempo e
lo spazio? Qual è il metodo, a seconda del sistema culturale in cui si
vive, per far meglio emergere questi dati?
Molti psicanalisti concordano nel sostenere che i sensitivi sono
classificabili come «persone in fase regressiva mentale con
caratteristiche paranoiche e schizofreniche».
Lo sviluppo di sensi diversi dai cinque fondamentali dimostra che la
parte cosciente è stata parzialmente invasa dall'inconscio. Un esempio
classico, frequentemente citato, è quello delle popolazioni primitive le
quali, sottosviluppate rispetto all'uomo civile, hanno la cattiva
abitudine di usare facoltà come l'intuizione, il presentimento, la
telepatia.
Noi, giusti e sani, dobbiamo invece dipendere da bisogni inesistenti,
perdere il senso del gusto, avere malattie psicosomatiche, essere
destinati alla sordità.
Eppure, in un'epoca come la nostra, dove le parole si allontanano sempre
più dal vero significato di ciò che vogliamo esprimere, le facoltà
extrasensoriali potrebbero essere di grande aiuto. Ma per arrivare a
questo ci vorrebbe una giusta informazione È\un'altrettanto adeguata
sperimentazione, oggi del tutto inesistente.
In questa situazione di fatto la manifestazione paranormale si presenta,
generalmente, in modo violento ed improvviso creando moltissimi
scompensi psichici. Non di rado il suo insorgere è collegato a periodi
d'intensa sofferenza.
Tornando alla precognizione spesso è collegata ai sogni e a voci
misteriose. Che i sogni siano una fonte inesauribile di sorprese era
stato capito fin dai tempi più antichi. Ippocrate, per esempio, nel IV
secolo a.C., scriveva, nel Libro dei Sogni, queste folgoranti
intuizioni: «Durante il sonno l'anima sciolta dal diuturno servizio dei
sensi resta libera di vagare a suo piacimento nel corpo e di visitarlo
per ogni dove verificando il suo stato di salute, o dì malattia, in un
caso o nell'altro suscita nei sogni immagini di cielo, di astri, di
mari, di rugiada o anche di mostri orribili, scene di combattimento,
spettri di morti, denunciando in tal modo e con tale linguaggio le
malattie nascoste o quelle che, per essere ancora all'inizio, non hanno
avuto sufficiente vigore per manifestarsi».
Conosciutissime erano anche le immagini simboliche dei sogni che
anticipavano eventi futuri. Un caso tipico è descritto nel 41° Libro
della Genesi.
«Il Faraone disse a Giuseppe: Io ho avuto un sogno, stavo sulla sponda
del fiume Nilo. Ed ecco, dal fiume Nilo salivano sette vacche grasse di
carne e belle di forma, e pascevano tra l'erba del Nilo. Ed ecco, dopo
di esse salivano sette altre vacche, povere e bruttissime di forma e
magre di carne. Per bruttezza non ne ho visto di simili in tutto il mio
paese d'Egitto. E le vacche misere e brutte mangiavano le prime sette
vacche grasse. Queste entrarono dunque nel loro ventre, eppure non si
poteva notare che erano entrate nel loro ventre, poiché il loro aspetto
era brutto proprio come prima. Allora mi svegliai. Dopo ciò vidi nel mio
sogno, ed ecco, c'erano sette spighe di grano che salivano su un solo
stelo, piene e buone. Ed ecco, c'erano sette spighe di grano
raggrinzate; sottili, bruciate dal vento orientale, che crescevano dopo
di esse. E le spighe di grano sottili inghiottivano le sette spighe di
grano buono. L'ho dunque detto ai sacerdoti che praticano la magia, ma
non c'è stato nessuno che me lo dichiarasse.
«Quindi Giuseppe disse al Faraone: Il sogno di Faraone non è che uno
solo. Il (vero) Dio ha fatto sapere al Faraone ciò che sta per fare. Le
sette vacche buone sono sette anni. Similmente le sette spighe di grano
buone sono sette anni. Il sogno non è che uno solo. E le sette vacche
misere e brutte che salirono dopo di esse sono sette anni; e le sette
spighe di grano vuote, bruciate dal vento orientale saranno sette anni
di carestia. Questa è la cosa che io ho pronunciata a Faraone: il (vero)
Dio ha fatto vedere a Faraone ciò che sta per fare».
Di queste possibilità cosa pensa la teologia cattolica? Pedro Meseguer
scrive nell'Enciclopedia della psicologia, quanto segue: «Essa
ammette tutti i modi di precognizione, per deduzione o intuizione delle
cause, anche per telepatia e lettura del pensiero di persone che abbiano
intenzione di fare qualcosa o che sappiano che altri l'abbiano.[...] Non
ammette invece la visione diretta delle cose passate e future, in se
stesse, e ancor meno degli atti liberi futuri, perché ciò è riservato
solo a Dio. Ammette che Dio possa concedere questa conoscenza alle
creature: è il caso delle autentiche profezie. Non è precognizione
naturale, ma soprannaturale, cioè miracolosa».
Un esempio di comunicazione telepatica, attraverso i sogni, è quello che
ha coinvolto un celebre personaggio: Giuseppe Garibaldi. Nel numero del
dicembre 1895 della «Rivista di Studi Psichici», il generale Domenico
Piva, commilitone e intimo di Garibaldi, narra di aver più volte inteso
raccontare dal suo grande amico un caso telepatico.
«Quando Giuseppe Garibaldi ebbe il dolore di perdere la madre, che stava
molto lontana da lui, se la vide apparire in sogno con un'evidenza
straordinaria. Dopo tre giorni gli giungeva la notizia dell'avvenuta
morte».
Quando i sogni profetici non sono simbolici, come si presentano? A
questa domanda, un tipo di risposta potrebbe essere fornita da quanto è
successo, agli inizi del nostro secolo, a un prelato.
Il vescovo di Gran Varadino, Giuseppe Von Lanyi, molto amico
dell'arciduca Francesco Ferdinando e della sua famiglia, sognò una
notte, alla vigilia della tragedia di Serajevo, di trovare sul suo
tavolino una busta listata a lutto. Apertala vide raffigurati in una
vignetta Francesco Ferdinando e la contessa di Hohenberg in automobile.
Davanti a loro era seduto un generale. Dalla folla, che faceva ala al
passaggio, sbucavano due giovani armati di pistole che sparavano. La
lettera diceva esattamente: «Caro Dottor Lanyi, con la presente le
comunico che io e mia moglie cadremo oggi vittime di un assassinio
politico a Serajevo. Ci raccomandiamo alle sue preghiere ed al Santo
Sacrificio della Messa e la preghiamo di assistere devotamente
nell'avvenire, con lo stesso amore e la stessa fedeltà, i nostri poveri
figli. Suo Arciduca Franz».
La lettera portava la data di Serajevo, 28 giugno 1914, ore 3,30 del
mattino. Il vescovo, appena fu sveglio, mise per iscritto il sogno. Fu
tale l'impressione ricevuta che andò nella cappella del palazzo a
celebrare la messa per la coppia.
Dopo ventiquattr'ore il Lanyi riceveva da Vienna un telegramma
comunicante la tragica fine dell'erede al trono e della contessa
Hohenberg.
In un altro esempio, tratto da un articolo di T.A. Giacometti,
pubblicato nel 1938 sulla «Rivista Psichica», troviamo la comparsa di
una «misteriosa voce». Il fatto era successo al sensitivo francese
Forthuny Pascal deceduto nel 1962. Incominciò ad avere delle facoltà nel
1919 dopo un grande dolore: aveva perso il figlio in un incidente
aviatorio. Fu particolarmente conosciuto per la sua capacità di vedere
il passato delle persone. Sensitivo intelligente e caparbio, si allenò
continuamente per mantenere e migliorare le sue facoltà. L'esperienza
della «voce» fu da lui così raccontata: «Un giorno nel mio silenzioso
ritiro di campagna stavo componendo un poema; quando d'un tratto ebbi la
percezione di una voce autoritaria che mi ordinava di recarmi senza
indugio a Parigi, presso il direttore di quell'Istituto metapsichico,
dottor Geley, per dirgli che ero avvisato della morte prossima di un
medico francese in Polonia, in seguito ad un accidente aviatorio.
Obbedisco alla autorevole voce, parto e giungo presso il dottor Geley,
che mi riceve e mi ascolta. Terminato che ebbi il mio dire, il dottore
mi chiede: "Di quale medico si tratta?"
«Sembra che a quella domanda io abbia cambiato colore. Non seppi subito
rispondere e mi sentii turbato. In verità nessun nome mi era stato
designato. Tuttavia mi raccolgo, sollecito la mia facoltà di metagnomo e
lancio un nome, quello d'un illustre medico di Parigi. Io mi ingannavo
soltanto riguardo al nome della persona. Il destino non aveva voluto
svelare interamente il suo segreto. Tre mesi più tardi, a Varsavia, ove
si era recato per ragioni del suo ufficio quale direttore dell'Istituto,
il dottor Geley moriva schiacciato al suolo in seguito alla caduta del
velivolo su cui era salito per fare ritorno in Francia. Della mia
terribile e incompleta previsione era stato redatto seduta stante un
processo verbale. Noi lo abbiamo ritrovato più tardi fra le carte del
nostro infelice e compianto amico».
Le mie esperienze personali, rispetto a questo tipo di fenomeni,
iniziano nel 1970.
Da qualche tempo avevo notato alcune coincidenze tra sogni e avvenimenti
reali che leggevo, successivamente, sui giornali. L'aspetto più strano
consisteva, a volte, nel rivedere in fotografia quei particolari che
nell'attività onirica si erano presentati con maggiore incisività.
Una volta, per esempio, avevo sognato un aereo di linea che effettuava
un atterraggio. Qualcosa non andava durante la manovra per cui, dopo un
violentò impatto, prendeva fuoco. Successivamente vedevo, come vista
dall'alto, la carcassa dell'aereo completamente annerita. Mentre mi
svegliavo ripetevo mentalmente: «Atterraggio rovinoso».
Ne parlai con amici, tra i quali un funzionario di una nota linea aerea.
Dopo nove giorni sul giornale c'era riprodotta l'immagine di un aereo
visto dall'alto, semidistrutto da un incendio. L'avvenimento era
presentato con questo titolo: «Atterraggio rovinoso».
Dopo questo episodio incominciai a scrivere il contenuto dei sogni. Il
primo esperimento lo feci con un giornalista che si era dimostrato
interessato a effettuare una ricerca. Gli spedii quattro lettere con la
descrizione di altrettanti sogni di cui sentivo possibile un riferimento
futuro con la realtà. Neanche a farlo apposta i fatti si avverarono e da
quel giorno diventammo amici. Ma non fu sempre così.
Allo scopo di sensibilizzare più persone possibili rispetto al fenomeno
della precognizione, ritentai l'esperimento con un altro giornalista.
L'avevo conosciuto tramite un'affascinante amica e si era dimostrato,
nonostante una certa resistenza iniziale, aperto e possibilista.
Il primo sogno che gli raccontai fu quello di un imponente corteo di
persone di colore che, partendo da uno stadio, si dirigevano verso il
centro di una grande città. Durante il tragitto alcuni uomini bianchi,
nascosti dietro l'angolo di un palazzo, sparavano contro la folla usando
delle pistole. C'erano stati dei morti e «sentivo» che quel fatto si
sarebbe potuto verificare, entro pochi giorni, in Sud Africa. Dopo sei
giorni il sogno si trasformò in realtà. Telefonai al giornalista ma lui
sostenne che non avevo precisato la località. Per cui, dato che questo
tipo di incidenti sono frequenti, la previsione non era valida. Pensai
che se le cose fossero realmente andate in questo modo, l'esperimento
era inutile sin dal principio. Volli fare un'altro tentativo. Gli
raccontai un sogno dove due persone con grosse valigie camminavano
nell'aeroporto di Fiumicino. Intuii che con loro c'era qualcosa di
pericoloso. Pensai a un attentato, ma non ero particolarmente convinto.
Venivano sorpresi alla dogana dove gli agenti scoprivano, sotto un
doppio fondo, l'elemento negativo che non riuscivo a definire. Dopo
quattro giorni a Fiumicino venivano fermate due persone che portavano,
all'interno di alcune valigie, un grosso quantitativo di droga.
Nella previsione non ero stato molto preciso sulle intenzioni dei due
personaggi ma questo non giustificò la sua particolare reazione. Capii
che il giornalista, oltre ad ignorare completamente la meccanica di
questi fenomeni, aveva delle sue intime resistenze. Alcuni amici comuni
sostennero, invece, che voleva solo screditarmi agli occhi della mia
affascinante amica. Malignità a parte e indipendentemente da come siano
realmente andate le cose, rimane il fatto che non tutti sono in grado di
effettuare una seria ricerca. In fin dei conti, troppo spesso, si
vogliono portare avanti solo questioni strettamente personali.
Nell'esporre alcune esperienze paranormali non sempre citerò per esteso
il nome dei testimoni. Non tutti sono disposti a parlare apertamente di
certi argomenti. Comunque, in via privata, e per chi volesse fare una
seria ricerca in merito, nessuno di loro nasconderebbe quanto ha visto.
Difficilmente dai sogni precognitivi si possono ricavare tutte quelle
informazioni utili a dare una precisa ubicazione all'evento futuro. Si
deve lavorare molto su se stessi per strappare dai sogni più elementi
possibili.
Ho notato che se in un sogno precognitivo vedo una località che conosco
realmente, intendo dire da sveglio, allora non ho problemi a darle un
nome. Altrimenti sono costretto a fare delle difficilissime ricerche con
tutti i dati che riesco a ricordare. Dati che, generalmente, anticipano
di sette o tredici giorni l'avverarsi di un evento. È anche giusto
precisare che questi fenomeni non possono sempre avere la precisione di
un'agenzia giornalistica. Portare avanti questo tipo di fenomenologia è
una delle imprese più ardue. Tra i vari motivi c'è anche la difficoltà
creata dall'assoluta mancanza di aiuto esterno. Gli altri sono più
portati ad attaccare che a cercare di capire.
L'uomo moderno, così pronto ad esaltare le conquiste tecnologiche, è
particolarmente aggressivo con chi si sforza di ricondurre il discorso
sulle possibilità intrinseche dell'uomo. Forse perché non sono vendibili
in un supermercato o perché si ha paura di dover rinunciare ai piccoli
privilegi che nascono dalle mille forme di schiavizzazione.
I sogni precognitivi al novanta per cento trattano di disastri naturali
o di incidenti aerei. Credo che il loro prevalere possa dipendere da
quanto è stato vissuto da mio padre e da sua madre. Nell'attività
onirica ci sono moltissime informazioni, di vario tipo, ma il portarne a
livello cosciente prevalentemente solo alcune, forse risponde a
caratteristiche emotive e biologiche.
Mio padre è stato un attivo pilota militare e ha partecipato con
particolare dedizione a moltissime missioni di guerra. Sua madre, appena
diciottenne, visse la tragica esperienza di rimanere sepolta per qualche
giorno sotto le macerie della sua casa distrutta dal terremoto di
Messina.
Dal febbraio del 1977 ho incominciato a spedire delle cartoline postali
al dottor Piero Cassoli dell'Istituto di Parapsicologia di Bologna.
L'avevo conosciuto durante un suo passaggio da Roma e lui mi aveva,
giustamente, consigliato di scrivergli, usando proprio questo mezzo,
tutto quanto riuscivo a «portare via» dall'attività onirica. Infatti il
sistema delle lettere non dava nessuna credibilità perché facilmente se
ne sarebbe potuto cambiare il contenuto.
Incominciarono gli esperimenti e decisi, per evitare ulteriori
obiezioni, di usare sempre la stessa macchina da scrivere. Fino al
gennaio 1980 ho spedito al dottor Cassoli e ad altri studiosi, diciotto
cartoline postali. I risultati sono stati interessanti.
Anche nei sogni precognitivi la molla di richiamo è data dagli stati
emozionali. Le immagini che si presentano anticipano sempre di poco
l'avverarsi di un evento particolare. Generalmente compaiono per primi i
luoghi e gli ambienti. Subito dopo le persone con i loro movimenti, le
loro attività.
La notte tra il 22 e il 23 febbraio del 1977 feci questo sogno:
Stavo all'interno di un palazzo. Gli ambienti erano molto grandi e la
sua architettura aveva qualcosa di medioevale. Camminavo in un lungo
corridoio quando ebbi la certezza, non so dire perché, che entro poco
tempo si sarebbe verificato uno spaventoso terremoto. Non sapevo da che
parte uscire e incominciai a vagare salendo e scendendo delle larghe
scale. Alla fine entrai in un'immensa sala. Era gremita di persone che
ballavano. Cercai di avvisarle dell'imminente pericolo. Molti si misero
a correre. Li seguii nella speranza di trovare l'uscita. Arrivato su una
scala di cemento armato si verificò una prima scossa tellurica. Le
pareti incominciarono a ondeggiare e cadde una pioggia di calcinacci.
Scesi di corsa i gradini, attraversai un ampio ingresso con delle porte
scure e fui, finalmente, all'esterno. Sul davanti c'era una strada molto
larga e dritta. A destra il terreno degradava leggermente per poi
risalire. A circa due chilometri di distanza era visibile un quartiere
medioevale. Il palazzo da cui ero uscito era una costruzione moderna,
alta, di quattro piani e finiva con un terrazzo. Si verificò un'altra
scossa, molto più violenta della prima, e gli edifici si aprirono
crollando su loro stessi. Non riuscivo a capire in quale città fossi,
sentivo solo che non poteva essere italiana. Non c'erano altri
riferimenti. Dall'intensità dell'emozione avevo dedotto che il tragico
evento doveva essere di vaste proporzioni e molto vicino nel tempo.
Nella cartolina postale, scritta il 23 mattina, riassunsi il sogno in
questo modo: «Nel sogno mi vedevo dentro a una palazzina di quattro
piani. Avvertivo una scossa di terremoto e mi precipitavo verso
l'esterno. Nello scendere vedevo che il colore delle porte interne era
molto scuro. Una volta all'esterno notavo che la palazzina finiva con un
terrazzo e che stavo in una cittadina con le strade molto larghe. Non
riuscivo a capire in quale cittadina stessi. Ho dato come massima
scadenza al verificarsi del fenomeno la notte del 7 marzo 1977. Una
volta all'esterno ho vissuto una scossa molto violenta della durata di
tre secondi».
Il 5 marzo 1977 i giornali riportavano la notizia di un violento
terremoto nell'Europa centrale che aveva particolarmente colpito la
città di Bucarest. Oltre alla Romania le scosse telluriche erano state
avvertite anche in Unione Sovietica, Grecia, Turchia, U.S.A. e Colombia.
Questo primo esperimento aveva due dati interessanti: la particolare
violenza del fenomeno e il periodo nel quale si sarebbe verificato.
Molto più complesso il sogno fatto nella notte tra il 16 e il 17 aprile
1977.
Le prime immagini oniriche furono di paesaggi visti dall'alto. Erano
molto simili a quelli incontrati in un viaggio di lavoro nelle
Filippine. Subito dopo mi trovai a camminare in un centro abitato
costruito sopra una collina. Erano visibili anche degli ampi
terrazzamenti artificiali. Da quel punto vedevo il mare all'orizzonte.
Era minaccioso e capii che stava avvicinandosi un terremoto-maremoto. Ma
in quel punto ero al sicuro. Improvvisamente dalle colline e dalla
sottostante pianura incominciò a fuoriuscire una grande quantità di
acqua. Dopo poco ero immerso fino alla cintola e non sapevo cosa fare.
Guardai intorno con maggiore attenzione e capii di essere in Italia.
Il 17 mattina scrissi e spedii la seguente cartolina postale: «Ho
sognato di stare in un terreno, vicino ad un paese abbastanza grande,
era una zona collinare con evidenti terrazzamenti artificiali. Molto
simili alle terrazze di riso che ho visto nelle Filippine. Stavo
aspettando l'arrivo di un terremoto-maremoto. Alla fine è venuta molta
acqua che ha devastato tutto. A questo punto mi sono sentito in Italia.
Questo può essere un sogno misto, ossia: 1) degli straripamenti di
torrenti in Italia: 2) un terremoto-maremoto in un paese lontano dal
nostro.
«Il lontano dal nostro può anche essere inteso come tempo; ossia il
verificarsi dell'evento può essere compreso tra 12 giorni da oggi a 24
giorni da oggi. (28/29 aprile 1977 al 10 maggio 1977). Oppure un paese
veramente lontano come il Perù o le Filippine. E quindi il tempo va da
oggi al 30 aprile '77. Gli straripamenti dei torrenti e dei fiumi,
invece, entro 12 giorni da oggi».
Il 30 aprile del 1977 iniziarono gli straripamenti del Po e il 12 maggio
1977 ci fu un terremoto in India, Cina, Filippine. In questo caso ero
riuscito a localizzare i posti e gli eventi in modo preciso per l'Italia
e con qualche giorno di scarto il terremoto nelle Filippine.
Ho anche cercato dei sistemi per essere sicuro della individuazione dei
posti. Così ho cominciato a tenere vicino al letto, oltre al necessario
per scrivere, anche una bussola. Se al risveglio sentivo di essere
attratto verso una certa direzione era facile localizzarla.
Ho applicato questo sistema, per la prima volta, la mattina del 28
maggio 1977. Avevo sognato un terremoto ma le visioni degli ambienti
erano confuse: un misto tra paesi del sud e del nord Italia. Oltre a
questo, una volta sveglio, sentii un richiamo verso un punto preciso.
Verificai più volte la direzione: era sempre la stessa est-sud/est e
passava attraverso l'Adriatico e la Jugoslavia. Quella mattina scrissi:
«Questa notte ho sognato un terremoto. Le immagini erano simili a quelle
avute prima del terremoto in Romania. Ero dentro ad un palazzo molto
grande in cemento, simile a quello in cui abito. Stavo con mio figlio.
Ho avvertito l'avvicinarsi di un terremoto e sono uscito di corsa dallo
stabile. Una volta all'esterno mi sono accorto di stare in una città
diversa da Roma. La strada era in salita e intorno avevo molte case. Era
un agglomerato di palazzi posti su di una collina. Con mio figlio e
altre persone ci siamo allontanati dal centro urbano. Ho visto
ondeggiare paurosamente un alto campanile e tremare delle grosse
abitazioni. Dentro una piazza quadrata cadevano delle strutture murarie.
I palazzi non avevano tetti spioventi, alcuni erano medioevali e
ricordavano quelli di Tuscania. Le sensazioni erano molto forti e
chiare. In sogno avevo dei nomi che ora non ricordo, per questo
bisognerebbe che al risveglio avessi delle persone competenti alle quali
esternare le esperienze oniriche. Se dovessi dare una data a
quest'evento, direi entro il 18 giugno, per il posto è più difficile
perché la città che ho visto in sogno non la conosco su un piano
cosciente. Comunque dovremmo avere anche in Italia la reazione a questo
evento. La zona della quale vengono dei richiami è il centro-nord in
particolare tra l'Adriatico e la Jugoslavia».
In questa cartolina postale avevo messo in evidenza la difficoltà di
lavorare in così precarie condizioni. Sarebbe stato molto meglio essere
seguito a Roma da un gruppo di specialisti interdisciplinari. Oltre allo
stress, causato dal tipo di sogno, dovevo aggiungere l'enorme difficoltà
nel selezionare i vari dati. Più dì una volta è capitato di tralasciare,
per motivi di spazio, elementi che si sono rivelati in seguito
importantissimi. Ritornando al sogno del 28 maggio i fatti che seguirono
nella realtà furono i seguenti: il 3 giugno i giornali riportarono^
notizia di una scossa di terremoto del 3° 4° grado della Scala
Mercalli a 18 chilometri a sud di Roma. Il 5 giugno l'osservatorio
sismologico di San Domenico a Prato (Firenze) registrava un sisma il cui
epicentro era al confine tra la Turchia e l'Iran. Lo stesso giorno
veniva avvertita a Trieste una scossa di terremoto del 5° grado della
Scala Mercalli. Il 6 giugno un centinaio di abitazioni di Mistretta,
paese in provincia di Messina, subivano dei gravi danni per una scossa
di terremoto. La chiesa principale, per paura di crolli, era stata
chiusa al culto.
Il mio sogno aveva anticipato un periodo particolarmente attivo di
fenomeni sismici.
Gli scienziati, solo da qualche anno, si sono convinti della possibilità
che hanno molti animali di preavvertire il terremoto. A tale proposito
un giusto chiarimento lo possiamo trovare sul libro di Vitus B. Dròcher
Magia dei sensi nel mondo animale che ha riportato uno studio di Kilian
pubblicato nel 1964 in «Naturwiss Rundschau»: «Uno scienziato tedesco,
docente di zoologia all'Università cilena di Valdivia, il dottor Kilian,
ha condotto nel 1960 il primo studio sistematico su tale singolare
fenomeno. Il Kilian intendeva esaminare le possibilità di servirsi degli
animali per preavvertire il terremoto; doveva quindi individuare i segni
premonitori avvertiti in tali circostanze dalle bestie. La realizzazione
del proposito era complicata dalla circostanza che anche l'uomo viene
gettato dalle scosse sismiche in uno stato di panico paralizzante;
qualunque osservazione diviene allora impossibile. Dopo la scossa
principale che squassò la città di Valdivia, il dottor Kilian non era in
grado neanche di dire se fosse riuscito a restare in piedi o se invece
fosse stato gettato più volte al suolo. Nel corso delle scosse di
replica, però (nel 1960 11 scosse gravi ed altre 100 leggere si
succedettero nei primi tre giorni), fu possibile eseguire ottime
rilevazioni. I cavalli da monta chiusi nella stalla dell'Università
cominciavano cinque secondi prima di ogni scossa sismica a nitrire ed a
tremare in tutto il corpo. Un fagiano annunciava con un alto chiocciare
ogni scossa dieci secondi prima che gli uomini l'avvertissero. Scosse
leggerissime, che non inquietavano minimamente gli zoologi, venivano
percepite dai cani così intensamente, che per più minuti la città era
invasa da guaiti lamentosi. Altri animali, come pecore, polli, e tre
puma in cattività, si mostravano invece insensibili.
«È dunque del tutto giustificata l'ipotesi che animali con un senso
delle vibrazioni estremamente fine vengano avvertiti dei fenomeni
fisici, non percepibili dall'uomo, che precedono il terremoto e che si
verificano a volte con vari giorni d'anticipo della catastrofe vera e
propria.
«Detto questo, il mistero appare però tutt'altro che chiarito; la terra,
infatti, subisce annualmente 150.000 scosse leggere, delle quali però
una ventina soltanto introducono un terremoto. Gli animali, inoltre,
percepiscono per lo più le leggere vibrazioni della crosta terrestre
senza la minima emozione, a meno che non si trovino ancora sotto lo choc
di una scossa sismica rilevante. I terremoti, però, non si annunciano
solo con leggere scosse, ma anche con tempeste del campo magnetico
terrestre. Lo stesso aprirsi della crosta terrestre viene per lo più
provocato dai valori estremamente elevati raggiunti dalla pressione
atmosferica. Animali dotati di un senso magnetico e di un barometro
interno dovrebbero essere in grado di percepire entrambi i fenomeni. Ma,
anche in questo caso, il terremoto si verifica solo una volta su
centomila. Il Kilian ritiene tuttavia possibile che un determinato
quadro di scosse, tipico delle scosse preliminari, o un concorso delle
caratteristiche descritte e di altre non note, potrebbe distinguere la
fase preparatoria di un terremoto; la combinazione delle sensazioni
corrispondenti agirebbe sul centro della paura nel cervello degli
animali, allarmandoli. L'ipotesi non appare suffragata, allo stato
attuale delle ricerche, da prove sufficienti e molti elementi restano
dubbi. Il fenomeno in se, tuttavia, cioè la facoltà degli animali di
preavvertire i terremoti, non sembra che possa più venir messa in
questione. Negli ultimi anni, molte cose sono state scoperte nel mondo
sensoriale degli animali, su cui la nostra cultura scolastica fino a
quel momento non ci aveva neanche aperto il minimo spiraglio...»
Un discorso analogo non potrebbe essere valido anche per il cervello
umano? Quante persone riescono a preavvertire un disastro naturale?
Moltissime. Non tutte, però, lo dicono apertamente. Sino a oggi ho
conosciuto cinque donne e tre uomini, di diverse condizioni sociali e
culturali, che vivono questa realtà.
Quando decideremo di essere più seri e responsabili? Una ricerca
sistematica e articolata potrebbe essere utile a tutti.
Continuando con le esperienze di precognizione dovevo avere altri
inquietanti riscontri.
Il 19 marzo del 1977 ero molto raffreddato e avevo qualche linea di
febbre. Dopo pranzo decisi di andare a riposare. Caddi in un sonno
agitato. Ebbi degli incubi ricollegabili, forse, a una cattiva e
difficile digestione. A un certo punto udii nel sogno il rumore di un
aereo a reazione. Era molto forte e si ripeteva continuamente. Vidi una
strada molto larga. Tutt'intorno c'era una specie di nebbia attraverso
la quale riuscivo a percepire le luci di un grosso aereo di linea che
decollava. Questa azione si riproponeva continuamente. Notai anche delle
abitazioni simili a quelle del quartiere dove abito. C'era, non molto
distante, una piccola città costruita su un terreno pianeggiante.
Sentivo che stava per verificarsi un gravissimo incidente,
ricollegabile, in qualche modo, alle abitazioni. Mi svegliai alle 17,15
con un forte mal di testa. Alle ore 18 avevo scritto questa cartolina
postale: «Roma, 19 marzo 1977, ore 18. Questo pomeriggio sono andato a
dormire dopo pranzo. Sono raffreddato e ho qualche linea di febbre. Ho
sognato che doveva verificarsi un incidente aereo, guardavo nel sogno il
cielo e sentivo, senza vederlo, il passare di un aereo a reazione. Il
rumore era fortissimo e si ripeteva per molte volte. Ero in una città
simile a Roma, almeno al quartiere dove abito, Ostiense-San Paolo.
Sapevo nel sogno che l'aereo sarebbe caduto contro delle abitazioni
civili. La sensazione dei rumori e della probabilità di verifica
dell'incidente erano molto forti. C'è però da dire che i sogni che
faccio il pomeriggio hanno un'attendibilità minore di riscontro con la
realtà, di quelli che faccio nelle prime ore del giorno, subito dopo il
levarsi del sole. Rispetto alle mie statistiche i sogni che faccio al
pomeriggio hanno un'attendibilità del 60%. GliePho voluto dire lo stesso
per darle una variante della mia fenomenologia. L'incidente dovrebbe
verificarsi entro il 30 marzo 1976. L'attendibilità che questo fatto si
verifichi è del 60%».
Passai dei giorni tremendi. Speravo che il tutto fosse solo il frutto di
un incubo. Ma la notte tra il 22 e il 23 marzo del 1977 feci dei sogni
che diedero la conferma di un prossimo evento negativo. Rividi una
scenografia simile a quella vista il pomeriggio del 19.
C'era ancora la nebbia e un aereo, con le luci accese, decollava
ripetutamente. Questa volta le abitazioni erano più piccole e simili a
quelle di un quartiere popolare di Napoli. Subito dopo ero nella cabina
di comando di un enorme aereo di linea.
Vedevo chiaramente tutta la sua strumentazione. I rumori erano
assordanti e le immagini, a un certo punto, incominciarono a deformarsi.
Avevo una strana euforia. Un'altra persona era entrata in
quell'ambiente. Dalla torre di controllo venne dato il segnale di
avviarsi verso il fondo pista. L'aereo incominciò a muoversi. Dalla
nebbia vidi un'enorme macchia scura con delle ali. Era come una
palazzina di quattro piani che si muoveva lentamente verso di noi. Il
secondo pilota urlò per la paura. Cercai disperatamente di far ruotare
l'aereo su se stesso. Subito dopo un gran bagliore, un denso fumo e
delle grida terrificanti.
La cartolina postale che spedii dava la conferma dell'imminente disastro
in questo modo: «La notte tra il 22 e il 23 marzo 1977 ho sognato un
aereo a reazione che andava ad urtare contro degli edifici con le ali.
Questa volta le case erano molto simili a quelle dei quartieri popolari
di Napoli...»
A quei tempi, frequentavo il movimento socioculturale «Dimensione Uomo»,
Durante una riunione, erano presenti circa cinquanta persone, raccontai
in modo dettagliato questi due sogni. Una signora chiese se la Spagna,
paese dove sarebbe andata in vacanza la figlia, poteva avere un
riferimento con il probabile incidente. Le dissi che dagli elementi
scenografici, la Spagna non poteva essere esclusa. Non era stato facile
dare quella risposta. Ma avevo sentito di doverlo fare. Spiegai inoltre
che il maggior rammarico era il non avere ulteriori informazioni per
poter eventualmente intervenire. Nacque un vespaio di domande: «se si
potesse realmente intervenire e scongiurare un disastro aereo come
potrebbe questo essere percepito, con giorni di anticipo, da qualcuno?
Chi può modificare il destino? Che cos'è il destino?» Interrogativi che
assillano dall'alba dei tempi la mente umana ai quali difficilmente
potremo dare una risposta se non inventiamo nuovi sistemi di ricerca.
Il 27 marzo alle 17,14 (ora italiana) nella pista dell'aeroporto di
Santa Cruz de Tenerife, nelle isole Canarie, si verificava uno dei più
gravi incidenti aerei. Due Boeing 747, uno della società americana «Pani
Am» con 381 passeggeri e 25 uomini di equipaggio e l'altro della
compagnia olandese KLM con 249 passeggeri e 14 uomini di equipaggio,
dopo il via ricevuto dalla torre di controllo, si scontravano con
conseguenze disastrose. Tragiche circostanze avevano favorito l'evento.
In quel momento la visibilità era molto ridotta a causa della nebbia.
La notizia della precognizione fu riportata da qualche giornale, II
miglior articolo fu scritto dal giornalista Marco Guidi, il 29 marzo
1977, per «II Resto del Carlino». Dopo aver parlato del gruppo
«Dimensione Uomo», del suo promotore il giornalista Alberto Lori, del
mio accordo con il dottor Piero Cassoli, ha fatto riprodurre gli
originali delle due cartoline postali. Nel commentarle ha aggiunto
alcune sue note particolarmente giuste. «La storia dell'incidente aereo
inizia per il dottor Cassoli il 22 scorso quando egli riceve da Di
Grazia una cartolina postale datata 19 marzo (data del timbro postale 22
marzo) in cui, tra l'altro, si dice: Questo pomeriggio sono andato a
dormire dopo pranzo... ho sognato che doveva verificarsi un incidente
aereo, guardavo (nel sogno) il cielo e sentivo senza vederlo (come si
sa, a Tenerife, la visibilità al momento era zero, n.d.r.) il passare di
un aereo a reazione. Il rumore era fortissimo e si ripeteva per molte
volte... Le sensazioni, dai rumori e dalla probabilità di verifica
dell'incidente, erano molto forti... l'incidente dovrebbe verificarsi
entro il 30 marzo 1977. L'attendibilità che questo fatto si verifichi è
del 60%.
«La conferma però è arrivata con una seconda cartolina col timbro
postale del 25 marzo: La notte tra il 22 e il 23 marzo 1977 ho sognato
un'aereo a reazione che andava ad urtare contro "degli edifici con le
ali" (un jumbo è, in effetti, grande come una casa, la curiosa
espressione "edifici con le ali" si può spiegare con il fatto che il
subconscio di Di Grazia, stante l'improbabilità di uno scontro a terra
tra due aerei, abbia modificato uno dei due yet in un edificio con le
ali, N.d.R.)... Le case erano molto simili a quelle dei quartieri
popolari di Napoli...
«In effetti le case di Tenerife possono, come tutte le case del sud,
essere paragonate a certe abitazioni mediterranee. Le coincidenze, come
si vede, sono sconcertanti, per non dire terrifiche. Ma la cosa più
terrificante deve essere quella di sapere, come capita a Di Grazia, che,
quando si mette a letto, ad attenderlo ci può essere non un buon sonno
ristoratore ma un preoccupante squarcio sul futuro».
La ricerca sulla precognizione è particolarmente sgradevole per i suoi
contenuti prevalentemente negativi. Oltre a ciò, ogni volta, bisogna
vincere enormi difficoltà sia interne che esterne. Non sono cose che
vengono facilmente accettate. Un caso tipico è stato il processo di
«rimozione» capitato a uno dei testimoni
del gruppo «Dimensione Uomo».
Il dottar Roberto Crostelli è stato sicuro, per vari giorni, che io non
avessi assolutamente detto niente, nonostante che circa cinquanta
persone sostenessero il contrario. Alla fine lo ricordò anche lui e fu
molto sorpreso di come avesse completamente rimosso quell'episodio.
Spesso sono stato vittima di forma di autocensura. Il sogno fatto nella
notte tra il 27 e il 28 aprile 1977 ne è un chiaro esempio. Qui, tra i
vari elementi, c'era stata la presenza di una voce, apparentemente
maschile, che indicava il nome di una compagnia aerea. Ai soci del
gruppo raccontai apertamente tutto. Nel sogno ero in una grande città.
C'erano dei palazzi bianchi e grandi che rassomigliavano vagamente a
quelli di via della Conciliazione a Roma. Un rumore attirava la mia
attenzione verso il cielo e ho visto uscire da alcune nubi uno strano
aereo. Aveva delle ali piccolissime e una fusoliera tozza e larga.
Volava spostandosi lateralmente con dei movimenti ondulatori. La strana
macchina aveva esternamente delle strisce colorate di una tonalità
simile al blu. All'improvviso perdeva quota. Si trovava così di fronte
ad un palazzo altissimo, una specie di grattacielo. Le immagini ora mi
giungevano come se stessi affacciato da un terrazzo di un edificio
vicino, ma molto più basso. Il rumore dei suoi motori era aumentato,
l'aereo cercava di superare quell'ostacolo. Ci riusciva sino a
innalzarsi di qualche metro. Si fermava per poi precipitare quasi
perpendicolarmente su un altro terrazzo vicino. In questo preciso
momento sentivo chiaramente una voce che ripeteva: «Pan Am».
Al gruppo, dato che c'erano alcune persone, tra le quali una bioioga del
CNEN, in procinto di partire per l'America, fui tempestato di domande.
Tutti i particolari del sogno furono esaminati attentamente. Nel
compilare la cartolina postale, invece, praticai delle varianti. Il
palazzo si era trasformato in «un grosso ostacolo», mentre il
riferimento alla linea aerea mancava completamente perché avevo paura di
essere ancora condizionato dal precedente incidente di Tenerife.
Il testo spedito fu il seguente: «Roma 28 aprile 1977. Questa mattina
presto, verso le 5 del mattino ho sognato un incidente aereo. Le
sensazioni che ho provato sono state molto forti, tanto che mi sono
svegliato. Nel sogno mi trovavo con delle persone a camminare vicino a
un palazzo molto grande, le strade erano asfaltate, spaziose e dritte.
L'ambiente mi ha ricordato vagamente via della Conciliazione a Roma.
FOTOGRAFIE
(n.b. non sono state pubblicate
tutte le foto del ibro)
Capranica (Viterbo)


Veduta del Tempio delle Y con il
suo scopritore Umberto Di' Grazia (nella foto in alto).
Zona delle tombe arcaiche, Trò
Spadì, Capranica Viterbo
Località di San Giuliano


Chiesa abbandonata e Cristo benedicente dentro la forma «Vescica piscis».
Testimonianza esoterica di un antico gruppo.

(sopra! Ingresso sotterraneo al Bagno Romano, dove ho avuto lo .strano
incontro.

Foto di Angelo Compari, 11 anni, di
Barbarano Ramano.

Vari aggetti piegati da Angelo.

Quezon, Manila, Umberto Di Grazia mentre compie degli esperimenti di
guarigione con il guaritore filippino Virgilio Gutierrez.
Mi sono messo a guardare il cielo e ho visto un aereo che volava
sbandando notevolmente nei spostamenti laterali. L'aereo aveva delle
strisce colorate che sembravano di colore blu. La visibilità era buona.
L'aereo ha cercato di superare un grosso ostacolo. Ma non è riuscito
nella manovra a causa della minore potenza dei suoi motori. L'ho visto
precipitare quasi perpendicolarmente al terreno. Ho sentito un boato ed
ho visto una grande fiammata...»
Dopo venti giorni, il 18 maggio 1977, i giornali riportavano la notizia
che un elicottero «Sikorsky» della New York Airways era precipitato sul
tetto, adibito a eliporto, del grattacielo della «Pan American» a New
York.
Qualche volta è capitato che nel sogno ci siano dei particolari che solo
in seguito vengono confermati dai giornali. È il caso del sogno fatto la
notte tra il 20 e il 21 maggio 1977.
Nella cartolina, datata 21 maggio 1977, scrissi: «Ho sognato due
incidenti aerei. Nel primo un aereo di linea proveniente da un paese con
delle zone sabbiose, cerca di atterrare in un aeroporto vicino ad una
città di mare. L'ho visto volare basso sulla città, grande,estesa su di
un terreno pianeggiante. L'ala sinistra dell'aereo ha urtato contro una
specie di palo. A questo punto ero dentro l'aereo. Ho visto il panico
della gente, le autobotti dei pompieri... la data non dovrebbe superare
il 13 giugno. Istintivamente lo sento più vicino, entro il 2 giugno, ma
devo dire entro il 13 giugno perché ultimamente ho visto che la distanza
di tempo tra sogno e realtà è aumentata».
Il 27 maggio 1977 un aereo sovietico precipitava all'Avana in fase di
attcrraggio. Il veicolo era andato completamente distrutto e nella
sciagura erano morte 66 persone.
Secondo un testimone l'aereo era arrivato al suolo con un motore in
fiamme. Per altri invece la causa era da attribuirsi alla mancata uscita
del carrello. «Paese Sera» del 28 maggio 1977 dava maggiori dettagli:
«La sciagura dell'Avana era stata provocata dai fili dell'alta tensione
che l'aereo sovietico aveva toccato mentre si apprestava ad atterrare
con un motore, in fiamme».
Altre macabre coincidenze dovevano verificarsi con un sogno fatto la
notte tra il 2 e il 3 settembre 1979.
Vedevo dall'alto una stazione ferroviaria. Era molto grande e da come si
presentava doveva essere un importante centro commerciale. Subito dopo
ero dentro all'ultimo vagone di un treno merci fermo, con le luci
posteriori accese. Sentii arrivare un altro convoglio. Un treno
passeggeri, carico di persone, si stava avvicinando a gran velocità. Per
un attimo fui con loro, alcuni uomini prevalentemente giovani cantavano.
Capii subito che il merci rappresentava un mortale ostacolo. A questo
punto mi trovai a una certa distanza dai binari. Da qui vidi l'incidente.
Le carrozze che si accartocciavano, le lamiere divelte, i corpi
dilaniati.
Non avevo nessun tipo di informazione per capire la località. Dopo vari
tentativi con la bussola, per avere almeno una direzione, decisi per una
zona italiana intorno al 44mo parallelo. Comunque «sentivo» che il
nostro paese non avrebbe visto questo ennesimo incidente.
Scrissi tutto in una cartolina postale che spedii. Fu un periodo
particolarmente negativo per i trasporti ferroviari. L'8 settembre ad
Asti un bimbo in carrozzina veniva travolto da un treno sulla linea
NizzaCanelli.
Il 9 settembre un treno speciale con 1000 pellegrini deragliava in Val
di Susa sulla linea ferroviaria internazionale TorinoModaneper fortuna
senza nessun danno.
L'11 settembre un carro merci deragliava lungo la linea RomaReggio
Calabria all'altezza di Scilla.
Il 13 settembre, a dieci giorni dal sogno, un treno passeggeri investiva
un treno merci fermo nei pressi della stazione di Krusevac, in Serbia.
Vi furono molti morti, quasi tutti erano giovani.
Guardando la carta geografica notai che il luogo del disastro era a
qualche chilometro dal 44mo parallelo. Incominciai a credere che il
«caso» non può esistere, ma furono le ultime tre precognizioni del 1979
a costringermi ad ammettere che la mente umana può veramente anticipare
eventi del futuro.
La prima era scattata dopo un sogno nel quale camminavo dentro a uno
strano supermercato. L'ambiente era stretto e lungo. Le pareti in
lamiera ondulata e i banconi erano tutti disposti trasversalmente.
Pensai: «Dove sono? Per tutta risposta sentii, anche questa volta, una
voce «interna» dire: «Disastro a Napoli».
Subito dopo le persone venivano scagliate verso l'alto e le strutture si
piegavano come una fisarmonica.
Ne parlai con molte persone, tra le quali un Monsignore interessato ai
fenomeni psicologici. Imbucai anche una cartolina postale alla stazione
principale di Capranica, dato che stavo da quelle parti.
A tre giorni dal sogno lessi sul giornale la notizia di un incidente
sulla linea circumvesuviana. L'articolo era uscito con questo titolo:
Disastro a Napoli.
Ma la cartolina postale non potè essere dichiarata valida perché era
partita con quattro giorni di ritardo e recava il timbro postale
posteriore al giorno del disastro. Non mi fidai più delle poste
italiane.
È cosi difficile prendere delle informazioni precise dai sogni che un
simile incidente può far nascere varie difficoltà. Ho cercato, così, di
avere sempre più testimoni attendibili. In poco tempo sono arrivati a
essere quasi un centinaio. Per condannare una persona al carcere a vita
ne bastano molti di meno.
I seguenti due sogni conclusero la prima fase delle ricerche sulla
precognizione. Infatti da quel momento ho iniziato un tipo di lavoro
diverso.
La notte tra il 3 e il 4 novembre 1979 sognai di essere dentro a uno
strano aereo.
L'apparecchio non aveva sedili per i passeggeri. Per meglio dire ce
n'erano alcuni solo nella parte anteriore, disposti a tre per tre. Il
centro era vuoto. Aveva curiosi oblò e trasportava qualcosa
d'importante.
Stava facendo un viaggio a piccole tappe. Era un aeroplano americano
partito da poco da una base militare il cui nome era formato da una
parola con tre lettere. Il numero tre mi rimbalzava ripetutamente e con
insistenza. Pensai: «Deve avere un valore particolare». Improvvisamente
i comandi non rispondevano più e l'aereo scivolava d'ala verso destra.
Dopo poco urtava violentemente il terreno. Secondo l'emozione provata l'incidente
avrebbe dovuto verificarsi entro 1214 giorni.
Ne parlai diffusamente, coinvolgendo moltissime persone tra le quali il
giornalista inglese Paul House.
Il 18 novembre un quadrimotore civile americano, adibito al trasporto
merci, precipitava poco prima dell'alba a tre chilometri dall'aeroporto
internazionale di Salt Lake City, nell'Utah. Era partito tre minuti
prima dalla base aerea di Hill (quattro lettere ma due uguali). Nel
momento dell'incidente l'aereo si trovava a una quota approssimativa di
3300 metri nell'impatto con il terreno erano morti i tre uomini
dell'equipaggio.
Dopo circa una settimana feci un altro sogno. Mi trovavo in una piccola
città, costruita sul mare. Alle spalle, a circa una trentina di
chilometri, emergeva un sistema di montagne. Camminavo lungo il molo del
piccolo porto cittadino quando avvertii che una grave minaccia stava per
giungere dal mare. L'acqua del bagnasciuga veniva richiamata velocemente
verso il largo. Era prossimo un violento maremoto. Corsi per le strade
per spingere la gente ad andare lontano, verso le montagne. Subito dopo
ero su una collina dalla quale vidi un'onda altissima travolgere tutto
il litorale. Mi chiesi dove stessi e la «solita voce» disse: «Oceano
Pacifico».
Anche questa volta ne parlai in giro, avvisando anche Paul House. Gli
dissi che entro una decina di giorni si doveva verificare un violento
terremotomaremoto con l'epicentro nell'Oceano Pacifico. La nazione più
probabile a essere colpita era la Colombia.
Il caso volle che due giorni dopo fossi invitato a casa dell'avvocato
Giovanni Verusio. C'erano molte persone quella sera e una di queste
domandò se avessi sognato qualche cosa di particolare. Risposi che entro
sette giorni si sarebbe dovuto verificare dalle parti della Colombia un
terremotomaremoto disa stroso.
Dopo sette giorni il fatto avvenne realmente.
La previsione mi assicurò nuovi amici realmente interessati ad una seria
ricerca. Un nuovo capitolo si stava finalmente a prendo.
Ho avuto molti casi di precognizione, in stato di veglia. È un tipo di
fenomeno del tutto indipendente dalla volontà e scatta nei momenti più
impensati mentre percepisco delle immagini, trasparenti e veloci, che si
sovrappongono alle persone con le quali mi trovo a parlare.
Un caso divertente si verificò nell'aprile del 1975. Lavoravo nel
settore vendite di un'importante ditta romana, un buon posto con ottime
prospettive. L'unico inconveniente era il padrone. Aveva la dote di
tirar fuori dai suoi dipendenti le qualità peggiori. Perciò all'interno
dell'azienda tutti erano al limite della sopportazione.
In questo clima non era risparmiato neanche un parente del proprietario.
Costui, sposato e padre di tre figli, era stato assunto come direttore
generale. Gli avevano promesso mari e monti perché entrasse nella ditta
e per questo Piero T. aveva lasciato un impiego importante presso una
società petrolifera dove lavorava come ingegnere. Ma ben presto dovette,
anche lui, constatare a sue spese l'impossibilità d'impostare un lavoro
serio in quelle condizioni.
Un giorno, Piero T. ed io eravamo particolarmente depressi e ci stavamo
scambiando le nostre amarezze, avvenne una nuova sovraimpressione: vidi
Piero sopra una nave bianca, che aveva a prua alcune strisce verdi.
L'uomo stava in piedi sul ponte vicino ad alcune grosse tubazioni. Le
immagini erano così intense che rimasero nella mente per circa un'ora.
Piero si accorse che ero distratto da qualcosa. Gli esposi la sensazione
avuta, aggiungendo che molto presto avrebbe trovato un nuovo lavoro.
Questo discorso gli diede un certo coraggio e dopo poco firmò le
dimissioni. Incominciarono per me dei giorni terribili. Mi sentivo
responsabile dato che nel 1975 la crisi economica generale rendeva
difficile trovare un lavoro. Infatti Piero, dopo due mesi di tentativi,
era ancora disoccupato. Ci sentivamo per telefono quasi ogni giorno.
Iniziarono le vacanze estive. La sua famiglia andò in campagna e Piero
non diede più notizie. Pensai alpeggio.
Il 18 luglio trovai nella cassetta della posta una cartolina proveniente
dall'Algeria datata 10 luglio 1975, sopra c'era scritto: «Dalla nave
bianca con strisce verdi e tubi a bordo un caro saluto. Piero T.»
Il mio amico aveva trovato un ottimo ed imprevedibile lavoro presso una
ditta che da poco aveva vinto l'appalto per costruire impianti di
raffineria petrolifera.
L'incubo era finalmente finito.
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