L'Altra Informazione: Testimonianze


Articolo letto: 5224 volte | Inviato il: 23-1-2009

UMBERTO DI GRAZIA, il rabdomante del passato.

 

di Alberto Lori

Velthur, figlio di Larth e di Ramtha, sacerdote etrusco interprete dei fulmini, conobbe il triste destino degli illuminati; fu condannato per stregoneria dall’ignoranza e dalla superstizione degli uomini del suo tempo. Se con lo scorrere della clessidra del tempo il suo corpo si è ridotto in polvere, il suo spirito non ha subito l’annientamento. Si è reincarnato in un etrusco di oggi, nell’ultimo sensitivo degno di questo nome appartenente a quella schiera di eletti che rispondono ai nomi di Eusapia Palladino, Edgar Cayce, Gustavo Roll. Stiamo parlando di Umberto Di Grazia. Ho la fortuna di conoscere Di Grazia da più di trent’anni e da più di trent’anni lo considero uno degli amici più cari. Alto, quadrato, robusto, dagli occhi dalla profondità insondabile, non è molto cambiato nel tempo. I capelli saranno ingrigiti, la pancia si sarà arrotondata, ma nulla di più. L’uomo di Capranica – è nato nel viterbese nel ’41 – ha mantenuto intatto il magnetismo col quale ha da sempre affascinato donne e uomini. Soprattutto, si è mantenuto coerente alla purezza dei suoi intenti di base, dedicando la sua vita allo studio e alla sperimentazione nell’ambito della Ricerca psichica e della sua fenomenologia. Quando lavoravamo insieme a Dimensione Uomo, un’organizzazione che s’interessava di ricerca e divulgazione scientifica, ho assistito ad innumerevoli fenomeni precognitivi che hanno avuto come epicentro Umberto. All’epoca, grazie ai sogni lucidi di Di Grazia, sapevamo dieci giorni prima del verificarsi dell’evento che due Jumbo si sarebbero scontrati a terra in un grande aeroporto internazionale. La sciagura è poi puntualmente avvenuta a Tenerife, nelle Canarie. Sapevamo del tentativo di attentato al presidente americano Reagan. Non solo, sapevamo anche che le particolari scenografie oniriche di Umberto avrebbero condotto a importanti scoperte archeologiche, come in realtà è stato. Il nostro interesse non era, tuttavia, il fenomeno in quanto tale, ma le sue connessioni logiche. Ci chiedevamo: Umberto pare essere l’elemento catalizzatore, il tramite tra il nostro universo fisico e un altro universo molto più vasto e, soprattutto, ignoto ai più, ciascuno di noi potrebbe a sua volta provocare gli stessi fenomeni? E’ indubbio che le enormi facoltà di Umberto “gli permettano di entrare in contatto con una dimensione di presente continuo, dove le leggi costruite dalla logica sono destinate a ribaltarsi per riproporsi in uno stato di nuovo equilibrio.” Ciò ha portato Di Grazia a mettere in pratica l’idea, studiata anche da C.G. Jung, de’ “l’unione degli opposti”, o meglio del superamento dei contrari perché ci si renda conto che anche le contraddizioni non si elidono ma hanno la loro giusta collocazione come poli di una medesima sostanza primordiale. E’ importante riconoscere la loro complementarietà perché ciò è necessario per giungere alla sintesi e alla centralità del problema. Il secondo punto all’ordine del giorno è stato la messa a punto del metodo della biostimolazione, che consiste in una serie ordinata di esercizi di meditazione, di posture e movimenti accompagnati da suoni e ritmi che Umberto ha chiamato “Tecniche dell’Unione e del Risveglio”. Lo stesso Emilio Servadio, grande psicanalista e fondatore della Società italiana di psicanalisi, ha valutato assai positivamente tale metodologia scrivendo tra l’altro che “Umberto Di Grazia è stato in grado di elaborare una serie di esercizi fisici e mentali, che consentono di aprirsi ai messaggi della mente e dell’inconscio. Si tratta di tecniche semplici e piacevoli, che ampliano le facoltà sensibili dell’individuo, ponendolo in grado di percepire le energie e le vibrazioni di cui è composto il cosmo. Tale metodo, definito “biostimolazione” ha come finalità l’unione degli opposti, sia interni che esterni alla mente, e d’indurre all’amalgama delle energie e all’armonia interiore, tanto da sentirsi, consapevolmente, parte del tutto.” · Umberto Di Grazia è sempre stato convinto che l’essere sensitivi non sia prerogativa di pochi eletti, ma, piuttosto, una potenzialità latente in ogni essere umano o, comunque, accessibile a molti. Presidente dell’Istituto di Ricerca della Coscienza, in questi anni ha impostato una particolare ricerca tendente a far emergere alla coscienza le informazioni del profondo al fine di darne un’applicazione pratica con l’uso quotidiano del “paranormale”, che in questo modo diverrebbe più che “normale”. Nel corso di una serie di esperimenti basati sulla precognizione e sull’archeologia psichica, ha potuto constatare che i risultati migliori venivano ottenuti da chi era digiuno di certe pratiche ed era del tutto ignaro delle realtà paranormali o era addirittura scettico sulle proprie possibilità e affrontava i test per semplice divertimento. · Malgrado l’oscurantismo che permea il villaggio globale del nostro mondo, la rivoluzione delle idee è in atto. L’etrusco venuto dal passato è il vessillifero di una marea montante che finirà per spazzare via l’arroganza della scienza e delle sette per dare via libera alla rivoluzione delle coscienze. Una rivoluzione certo non cruenta che ciascuno di noi deve fare per se stesso se vuole realizzare quella verità, che molti vogliono ancora sotterrata.

 

 

Commenti pervenuti:

Inviato da: rosanna camerlingo  25/01/2009 23.58.08
 Commento:  

Ho l'onore ed il grande piacere di aver conosciuto Umberto nel 1990, di essere stata preparata sia da lui che dai suoi istruttori più anziani e di aver frequentato il corso di operatore della coscienza. A quasi venti anni di distanza le Tecniche dell'Unione e del Risveglio restano centrali nella mia vita e nel mio lavoro. L'incontro con Umberto è stato assolutamente "naturale", io stavo cercando e come "CERCATORE" ho ri-conosciuto Umberto. Dopo circa dieci anni per qualche anno ci siamo un pò persi, o meglio io ho perso il contatto con lui, poi con la tragedia nella mia terra l'ho chiamato.. e Umberto ha risposto conla sua incredibile generosità e mi ha sostenuto..come sempre. So anche che probabilmente non ho realizzato appieno chi è veramente quest'uomo così affascinante e carismatico..ma Umberto è sempre più presente nell'anima mia e con immensa gratitudine spero di riuscire ancora a lavorare con lui. GRAZIE !
Per la tua generosità, per il tuo Essere così cristallino, per la tua forza tranquilla e per l'abbraccio che ogni volta mi arriva. grazie! rosanna camerlingo da marano di napoli

 


Inviato da: Gabriella Modica  25/01/2009 16.14.29
 Commento:  

E' difficile, molto difficile riconoscere gli opposti, quando ciò che prevarica nell' analizzare una situazione è l' io. Forse è proprio la condizione di " io" a determinare ciò che chiamiamo opposti. Tutto ciò che ci succede avviene sempre in un contesto di " noi", non di "io e tutto il resto". Io creo la resistenza al divenire naturale delle cose e il mio punto di vista, conscio o inconscio che sia, determina sempre una lotta. Quando analizzo un evento doloroso o ingiusto dal punto di vista dell' io incorro puntualmente in un errore. Quel noi anzi, quel tutto, me compreso, si muove ed opera lentamente, naturalmente. Se riuscissimo ad esserne sempre coscienti ne ricaveremmo meno dolore, meno malattie, e più luce.
Quel disporsi lento e preciso degli eventi avviene sia che ce ne rendiamo conto, sia che ne siamo del tutto ignari. Non ho ancora avuto il piacere di sperimentare le tecniche dell' unione e del risveglio o l' animazione della spada nè sono certa che mai lo farò, però sono convinta del fatto che entrambe le discipline insegnino a riconoscere sia il vero linguaggio di quel tutto di cui facciamo parte, sia, la vera essenza del ruolo che abbiamo per noi e gli altri, almeno nella nostra vita di esseri umani.
Mi lascia perplessa il fatto che di fronte all' evidente sofferenza di molti non ci si possa prendere il diritto o la possibilità di spiegare quale potrebbe essere il reale perchè di ciò che accade.
A volte sembra che il linguaggio parlato difetti di un qualche errore umano.E che sia proprio il pensiero, o meglio ancora, il silenzio, in qualunque forma e con qualunque intenzione lo si esplichi, la più potente delle forme di comunicazione. Attraverso di esso possiamo meglio osservare il fiume di quello che giustamente viene definito presente continuo.
Spesso chi ha una sofferenza non se ne rende conto e il dramma di chi vive di un sentire particolare è dover accettare questo lasciando andare chi non riesce ad andare oltre sè stesso e la sua atavica abitudine a fermarsi ad un certo stadio della propria vita.E' un ciclico ripetersi di unità e separazione, opposti e complementari.
Aver la capacità di ribaltare la logica delle cose vuol dire essere custodi e dispensatori di un bene che appartiene a tutti. Umberto è una di quelle persone che, esponendosi pubblicamente ha fatto di questa capacità una coraggiosa scelta di vita che stimo molto.
Buon viaggio.
Gabriella

 


Inviato da: Matteo  23/01/2009 8.49.04
 Commento:  

tutto è "tremendamente" vero

 


 

 

 

 

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