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Presentiamo in
queste pagine un articolo del
Prof. Leonardo Ancona (comitato
scientifico) per gentile concessione di Funzione Gamma la quale ne sta
terminando la pubblicazione in questi giorni sul sito
http://www.funzionegamma.edu tra gli atti del Congresso Internazionale:
CENTRO E PERIFERIA NEL GRUPPO
(i percorsi di una possibile integrazione).
"nelle considerazioni che seguono sarà fatto un tentativo di promuovere proprio
questo tipo impossibile di operazione, la quadratura del cerchio, la
circolarizzazione del quadrato, prospettando le cose dal vertice del rapporto
fra individuo e gruppo"
Organizzato dall'associazione "Il Cerchio" presieduta dal professore
dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.
di Leonardo Ancona
Il
Quadrato e Cerchio, qui intesi come simboli, si riferiscono a due classi
dimensionali assolutamente non sovrapponibili né riducibili l'uno all'altra.
Infatti, quando si vuole indicare una impresa impossibile si ricorre
usualmente alla espressione di "Quadratura del Cerchio".
Questa dicotomia simbolica rappresenta particolarmente bene il rapporto che
corre tra individuo e gruppo, due realtà che in modo del tutto analogo a
quella del quadrato/cerchio sono reciprocamente irriducibili: pur essendo
del tutto comprensibile la funzione proposizionale che definisce l'individuo
e quella che definisce il gruppo, nonché i molteplici rapporti che sono
possibili fra di loro, di fatto risulta impossibile configurare secondo la
logica ordinaria una situazione di normalità in cui un individuo ecceda
tanto se stesso sino a diventare totalmente gruppo e d'altra parte il gruppo
si riduca sino ad essere totalmente individuo.
La impresa si verifica infatti solo come un progetto alienato che non entra
nel quadro della razionalità, che tra quadrato e cerchio prevede e accetta
soltanto relazioni puntuali, tangenziali, come indicato nell'immagine di
Vitruvio, resa celebre da un disegno di Leonardo da Vinci e qui riprodotta:
ipotizzando che l'individuo corrisponda al quadrato, il gruppo al cerchio,
(e modificando leggermente il disegno con l'immaginare che il corpo si
sostenga sulla punta dei piedi come nella danza classica) si vede che i loro
punti di contatto formalizzabili sono raggiunti solo in modo tangenziale,
richiedendo la massima estensione possibile delle braccia e
contemporaneamente delle gambe, una situazione del tutto contingente e
momentanea.
Per la stessa logica ordinaria la fusione fra quadrato e cerchio rimane
impossibile anche nell'avvicinamento graduale e progressivo del primo al
secondo: un quadrato che diventi pentagono, esagono, eptagono e poi poligamo
con un numero infinito di lati si avvicinerà sempre di più al cerchio ma
senza mai confondervisi; la stessa infinitizzazione del numero dei lati si
scontrerà con la costante presenza di uno spazio infinitesimale sempre
presente per impedire la trasformazione dell'inscritto nel circoscritto,
operazione che è formalmente impossibile e che mantiene l'originaria
dicotomia, la separazione.
Orbene, nelle considerazioni che seguono sarà fatto un tentativo di
promuovere proprio questo tipo impossibile di operazione, la quadratura del
cerchio, la circolarizzazione del quadrato, prospettando le cose dal vertice
del rapporto fra individuo e gruppo.
Per introdurre la disamina che interessa sembra indispensabile tenere
presente la condizione del soggetto umano nei suoi aspetti fondativi di
quadrato e cerchio ai quali lo ha analogizzato la ipotesi sopra assunta.
Secondo questa prospettiva l'individuo si definisce nell'ambito
fisico-biologico e come tale è sottoposto ad una serie di eventi che si
svolgono a modo "law-like" (Scieghi, 1994), caratterizzati cioè da vincoli
rigidi ed uniformi , legati allo schema della casualità lineare, a
determinismi, universalizzabili e assiomatizzabili. Su questi algoritmi si
basa pragmaticamente la "Evidence base Medicine".
Le leggi in parola sono quelle della logica ordinaria di derivazione
aristotelica, imperniata sul principio di non-contraddizione; nella
prospettiva da I. Matte Blanco (1988) la impalcatura biologica costituisce
l'individuo come "tri-dimensionale" in quanto noi pensiamo, sentiamo,
esistiamo anzitutto nei parametri misurabili del nostro cervello e del
nostro organismo, il mondo esplorato dalla psicologia sperimentale classica
sul paradigma delle percezioni. Perciò gli oggetti di questo mondo sono
chiaramente definibili e quantificabili.
Il soggetto umano non è tuttavia limitato a questa sola possibilità in
quanto, emergente dal suo aspetto fisico, da questo ampiamente modellata ma
in grado a sua volta di modellarlo, vi è una sua espressione secondo un
ambito linguistico, culturale e sociale, retta da leggi "rule-like" che sono
tipiche degli eventi umani; a questo livello, persona, storia, cultura e
interazioni tendono a creare una universalità non assiomatizzabile,
costituendo il mondo delle qualità, delle proprietà, degli attributi a
sovra-determinismo sociale, relativo e complesso, la multi-dimensionalità
secondo Matte Blanco (cit.), formando l'oggetto della psicologia dinamica e
della psicoanalisi; gli oggetti di questo spazio sono vaghi e difficilmente
descrivibili: il sogno, la emozione e la dinamica di gruppo sono specifiche
manifestazioni di questa multi-dimensionalità.
Nella analogia che è stata assunta nel primo caso le manifestazioni
psichiche si possono intendere come "quadrato", nel secondo come "cerchio".
In sintesi, la conoscenza del soggetto umano secondo l'ambito biologico è
epistemologica, analitica, categoriale, come si dice "a impianto"; essa è
competente della definizione dell'individuo inteso come "quadrato". La sua
conoscenza secondo l'ambito culturale è invece ermeneutica, sintetica,
dimensionale, "a rizoma" (Ancona, 1999) e ad essa compete la comprensione
dell'individuo inteso come "cerchio".
Ora è del tutto
possibile che si dia il caso di soggetti umani che si reggono solo su leggi e
numero di dimensioni di pertinenza biologica, di "quadrato"; ma ciò non è certo
la norma, perché si configura così l'ambito della psicopatologia. E può darsi
rispettivamente il caso di soggetti che tendono, per quanto possono, a vivere
solo in termini di "cerchio", realizzando così un altro tipo di psicopatologia
antitetico alla prima.
Rimane pertanto l'obiettivo/obbligo di "riscoprire la strada di un pensiero,
di una logica, in grado di integrare e sviluppare la formalizzazione e la
quantificazione senza tuttavia rinchiudersi in essa" (Morin, 1985). Un pensiero
che realizzi l'apparente assurdità di far diventare quadrato il cerchio, in
altre parole di trasformare il soggetto, che in quanto individuo è in se stesso
irripetibile, in una istituzione, un gruppo composto da altri individui,
comprendendoli in una unità complessiva senza che ciascuno perda in essa la sua
inalienabile e unica soggettività.
Si tratta di un fine che peraltro è stato perseguito da sempre nella storia
della cultura umana e che ha trovato una sua espressione in campi anche molto
lontani fra loro, dei quali conviene qui ricordare due esempi: quello della vita
di religione e quello delle ricerche sui c. d. influenzamenti a distanza.
Il primo esempio si esprime come una tensione che è perenne nella religione,
specialmente in quella cristiana: in essa il singolo è chiamato personalmente a
ricevere o a richiedere la fede, è l'oggetto unico della Speranza, è il diretto
responsabile e non delegabile della vita di Carità. Eppure il destino del
singolo, la stessa sostanza della sua vita di religione, sono decisamente
comunitari e la sua preghiera per antonomasia, il Pater, è espressa al plurale,
un paradigma che prova la natura necessariamente collettiva dell'essere
cristiano.
In realtà la fede va vissuta non certo come un possesso o un diritto
personale, ma come la incorporazione della infinitesimalità che essa ha nel
singolo in quella infinita propria di Cristo, e che si anima nella collettività
di tutta la Chiesa. E la stessa cosa si può dire sia della Speranza che della
Carità.
Di fatto il cristianesimo mira alla assimilazione del singolo e tutti gli
altri che compongono la vita di Fede, Speranza e Carità e costituisce con essi e
col comune Capo quella realtà Sopranaturale che si denota come Corpo Mistico,
corrispondono alla loro immersione nella divinità: una immersione nell'infinito
nella quale il singolo è pur sempre conservato nella inalienabilità del suo
protagonismo, eppure non è più lui (S. Paolo, Gal. 2,20).
Se poi si vuole trovare una figura cristiana paradigmatica di questo
processo, figura direttamente riconducibile alla relazione fra quadrato e
cerchio, la si può trovare nella dinamica spirituale inerente all'incontro fra
natura e sopranatura reso possibile dal chiostro conventuale.
Chiostro è il quadrato fondativo della vita monastica, il primo a venir
costruito nella fabbrica del monastero, come a significare il fatto che l'atto
di religione inizia dal monaco-parte di un cenobio, anche se non termina in lui.
Ora, nei conventi cistercensi, dove la severità del costrutto richiama
particolarmente bene l'ascetismo richiesto al monaco, il chiostro è
rigorosamente quadrangolare, nei più tipici di essi è piccolo e quadrato, e
comunque è tale da inquadrare decisamente, da uniformare alla regola, chi si
trovi al suo interno.
Ma il monaco inoltrato nella via della perfezione non viene informato solo
dalla struttura quadrata che lo limita, perché egli si riflette anche su quanto
ad essa sovrasta: alzando gli occhi si incontra il col cielo, un cerchio
indefinito non limitato da alcuna struttura se pure da questa reso possibile: il
cielo in senso spirituale, Dio, che lo fa essere al contempo quadrato, monaco
fra gli altri monaci, e cerchio, partecipe dell'infinito.
Gli
esperimenti sugli "influenzamenti a distanza", una serie dei quali si è svolta
nel laboratorio sulle "interazioni anomale" della Università di Princeton,
(Nelson, 1999) hanno fatto crollare i canoni della scienza convenzionale basati
sulla separazione fra osservatore e osservato, due entità ritenute irriducibili
come lo sono cerchio e quadrato. Al contrario è oggi confermata l'ipotesi di
Schroedinger (1963) della caduta delle barriere che si supponevano dividere
soggetto e oggetto; perché il mondo (oggetto osservato) entra nel soggetto
(osservatore) quanto il soggetto entra nel mondo.
Le ricerche in parola sono riportabili al fatto elementare, ma non certo
banale, che il corpo del soggetto si può estendere oltre i confini della pelle
(Ronchi, 1998); è questa l'applicazione post-moderna del "teorema del cieco e
del suo bastone", già utilizzato da N. Bohr per dire che si può sperimentalmente
provare che la punta del bastone acquista col tempo la qualità di organo
sensoriale: il corpo si estende per tutta la lunghezza dell'asta, che viene
incorporata come nuovo strumento di conoscenza. Ma questo principio si può
applicare a tutti gli strumenti conoscitivi dell'uomo, anche al pensiero, per
cui la corporeità può svilupparsi oltre i confini della pelle, fino a poter
toccere, sentire, nuovi mondi possibili, e anche comunicare con essi (Ronchi,
cit.).
Il quadrato, individuo, diventa così anche cerchio, ambiente.
In realtà è
sperimentalmente dimostrabile che le intenzioni umane possono trascendere le
barriere spaziali e temporali agendo così a distanza, in una diretta
inter-azione fra la coscienza e il suo ambiente: sembra esserci un
collegamento non locale di informazione-relazione della coscienza dell'uomo
con persone separate fisicamente e temporalmente e con sistemi fisici, in
una totale unità con l'universo; una stretta concatenazione tra le parti
viventi e (credute) non viventi del pianeta (Jahn, Dunne, Nelson, 1987): la
vita realizza, forma e modifica l'ambiente che si adatta a sé, l'ambiente
agisce a sua volta sulla vita che cresce in esso e ambedue co-variano.
Questo principio era già lucidamente postulato da C.G. Jung col concetto di
"sincronicità"; essa riguarda la esistenza di coincidenze significative, per
le quali si può osservare la simultaneità di una condizione psicologica con
uno o più eventi del mondo esterno, risultanti ad essa paralleli anche se
distanti in termini di spazio e di tempo (1961-1967).
Su questi principi J. Lovelock (in Bocchi, Ceruti, 1986) ha formulato la
c.d. "ipotesi Gaia" per la quale la Terra è un vero sistema vivente, dotato
di auto-organizzazione e retro-azione, tanto che l'Universo intero "inizia
ad assomigliare più ad un grande pensiero che ad una grande macchina (Jeans,
1948). Si tratta di una ipotesi sorretta anche da un sofisticato modello
matematico di simulazione al computer che prova il fatto che la Terra "tutt'altro
che essere un pianeta morto fatto di rocce, oceani e atmosfera inanimati,
semplicemente abitato dalla vita, risulta essere un sistema che comprende
tutta quanta la vita e tutto quanto il suo ambiente, strettamente
accoppiati, unificati".
Ed è proprio per questo che, come ci ricorda S. Paolo (Rom. 8,22), con ogni
singolo anche la creazione soffre e geme tutta nei dolori del parto.
I sorprendenti eventi terrestri, climatici, epidemiologici, psicopatologici
e ideologici che attualmente ci sovrastano sembrano darci una inattesa e
terrifica dimostrazione della ribellione dell'ambiente contro la mente umana,
che lo ha indebitamente sconvolto.
Anche in questo quadro si riconosce pertanto un soggetto umano che esiste
sia come corpo e coscienza individuati sia come sistema vivente che comprende il
soggetto stesso e il mondo.
Ancora una volta la quadratura del cerchio.
Se l'ambito religioso ci dà la prova di una realtà impossibile in chiave di
mistica e se quello della materia ce ne offre una soluzione in chiave
energetica, ogni volta secondo una logica non ordinaria, è nell'ambito clinico
che possiamo trovare non solo l'ultima conferma ma anche l'ultima spiegazione
degli sconcertanti accadimenti che sono stati ricordati..
Al proposito si può anzitutto ricordare che la ricerca psico-socio-analitica
ha considerato il fatto che quando l'istituzione fa sentire la sua voce
attraverso i soggetti che inter-agiscono con essa, per cui la domanda
terapeutica proveniente da un singolo esprime disagi di tipo gruppale o
istituzionale, anche il corpo della istituzione è presente nella stanza di
analisi: essa soffre col singolo che si muove nel suo seno, pensa con lui, e ciò
senza che si verifichi alcuna esclusione da una parte e dall'altra. Si hanno nel
caso due termini che secondo la logica ordinaria coesistono in separazione,
eppure nella realtà sono assimilati l'uno all'altro (Ronchi, cit.).
La psicoanalisi ha affrontato a sua volta il problema che ci occupa, in modo
paradigmatico ed esaustivo col pensiero di Jung, specialmente col suo concetto
delle "strutture archetipiche". Si noterà che per esse la sua componente
inconscia della Personalità non può riferirsi solo all'inconscio personale
dell'individuo, ma implica "l'esistenza di un inconscio collettivo che è un
substrato psichico comune di natura super personale e presente in ogni
individuo" (Gullotta, 2000).
Nell'ambito della psicoanalisi Freudiana vige il principio analogo che "il
livello inconscio della individualità e della socialità, (è) declinato sulla
doppia antinomica natura dell'essere psichico dell'uomo, quella natura per cui
ogni individuo si definisce in rapporto ad altri individui ma al tempo stesso si
fonde con ogni altro individuo, con il mondo" (Bria, 1985); perché a questo
livello non si dà alcuna distinzione fra il sé proprio e quello degli altri, tra
il sé e il non-sé. Si è tutti una stessa realtà.
Questi principi, puntualmente corrispondenti a quelli della
socio-psicoanalisi sopra ricordati, solo nella psicoanalisi e nella
gruppo-analisi sono stati peraltro ricondotti al cuore del problema; questo per
mezzo di quella logica che è stata proposta da I. Matte Blanco: la bi-logica,
come intreccio di simmetria-asimmetria (1975).
Come è noto a tutti coloro che hanno accostato il pensiero di questo
ricercatore, e come riesce difficile se non impossibile riportare qui per
extenso, al fondo del sistema psichico del soggetto umano vi è uno strato al
quale ogni cosa si omogeinizza con l'altra: vige qui il modo della "logica
simmetrica" per la quale scompare ogni rete spazio temporale. Nello spazio
psichico sovrastante a questo livello il modo omogeneizzante è pervasivamente
mescolato con quello della ordinaria logica asimmetrica basata sul principio di
non contraddizione, che diciamo aristotelica; si costituiscono "strutture
bi-logiche", a varia proporzione di simmetria/asimmetria.
La composizione delle strutture bi-logiche si spiega col fatto che, come si
è già è già sottolineato, la mente del soggetto umano si esprime anzitutto
secondo le sue impalcature biologiche, tri-dimensionali, tuttavia vi sono altre
attività psichiche che si svolgono in uno spazio caratterizzato da un numero di
dimensioni superiori a tre.
Facendo ancora una volta ricorso alla analogia adottata come logo del
discorso, si può riportare al quadrato la tri-dimensionalità "law-like", al
cerchio la multi-dimensionalità "rule-like", e si deve riconoscere che se nella
realtà della vita quotidiana i rapporti fra quete due dimensioni sono quasi
sempre come quelli indicati nello schema di Vitruvio, ben diversamente si
svolgono le cose nelle situazioni di emozione profonde.

"Nel gruppo rappresentato dell'ultima cena diventa possibile osservare la
completa integrazione fra i due stati, emotivo e razionale, simmetrico e
asimmetrico;ciò si ha nei momenti c.d. "fusionali" del gruppo, quei momenti in
cui la gruppalità si tramuta da esterna a interna e ogni componente del gruppo,
pur conservando la propria individualità, (quadrato) è profondamente assimilato
a quella di tutti gli altri componenti del gruppo (cerchio)."
Matte Blanco ha
insegnato e dimostrato che nella emozione il soggetto umano, ampiamente
omogeneizzato, si comporta come elemento di una intera classe di
appartenenza, si confonde con essa e tratta tutto il mondo in modo sintonico
con la stessa classe: si tratta di un "quadrato" che è diventato "cerchio",
e come tale è incapace di esprimere un pensiero in termini di logica
ordinaria.
In realtà una emozione non può essere "pensata" se non riconducendola ad un
numero inferiore di dimensioni, ma lo stesso processo la de-natura, rendendo
impossibile il suo contenimento razionale, allo stesso modo in cui in
un'anfora dipinta anche in modo perfetto non è possibile versare dell'acqua.
Nel gruppo analitico le cose procedono allo stesso modo, in quanto questo
tipo di gruppo è particolarmente ricco in fatti emotivi, quasi tutti di livello
inconscio: il gruppo analitico oscilla infatti continuamente fra lo stato
"emotivo", multi-dimensionale, simmetrico e incapace di procedimenti logici (il
cerchio) e lo stato "razionale", asimmetrico, di individui impegnati in un
processo di pensiero tri-dimensionale (il quadrato); come si verifica ogni volta
che essi cercano di dare un significato logico a quanto di emotivo si è attuato
nel gruppo, la interpretazione di un sogno o di un agito.
Nel piccolo gruppo analitico, e specialmente in quello definito Grande, è
infatti ampiamente possibile rilevare la presenza della bi-logica, perché
l'emergenza del mondo simmetrico è facilmente osservabile, sia nella
inter-azione fra i singoli sia nella dinamica delle loro fantasie, emozioni e
sogni.
Ora, in questo tipo di gruppo diventa possibile osservare la completa
integrazione fra i due stati, emotivo e razionale, simmetrico e asimmetrico;ciò
si ha nei momenti c.d. "fusionali" del gruppo, quei momenti in cui la gruppalità
si tramuta da esterna a interna e ogni componente del gruppo, pur conservando la
propria individualità, (quadrato) è profondamente assimilato a quella di tutti
gli altri componenti del gruppo (cerchio). In tale processo la Gestalt mentale
con cui il gruppo viene vissuto dai singoli coincide e diventa quello
dell'intero gruppo, secondo i principi classici di Wertheimer, di Asch e di
Foulkes: ogni componente del gruppo pensa, sente, vive gode o soffre all'unisono
con tutti, è diventato cerchio e rispettivamente, poiché conserva intatta la
propria individualità, continua ad essere quadrato.
Questa realtà analitica è stata detta da Asch "shared mental fields" (1950),
è stata definita da Foulkes "dynamic matrix" (1967), da Cortesao "endogenous
pattern" (1967 - 1992) ed ha condotto Ada Abrahms a elaborare il concetto di "co-self"
(1999). Come si è visto su questi stessi principii si fonda la concezione
multi-personale del gruppo di C.G. Jung, la "sincronicità" e il concetto di
archetipo.
L'esperto gruppo-analista sa come pilotare l'alternarsi dei modi asimmetrico
e simmetrico, cioè sa come passare dal vissuto di una emozione di gruppo alla
analisi diacritica della sua interpretazione; egli lavora così sul contenuto
della emozione, anzitutto col rendere possibile, tramite la circolarizzazione,
la manifestazione sociale di fatti da sempre, quanto meno da lunghi anni,
sepolto sotto la coltre della rimozione o della forclusione; subordinatamente,
egli lavora ad una loro ri-categorizzazione di pensiero, derivandola non più
dalle strategie difensive o resistive del singolo ma dal consenso dei membri del
gruppo.
In questo modo la trasformazione circolare del quadrato azzera quanto prima
sussisteva in modo patologico e privato e dà vita a nuove forme di
quadrangolarità sociale che, garantite dalla imparzialità del conduttore del
gruppo risultano essere strutture bi-logiche vitali; come tali esse sono né
fisse né rigide, ma invece aperte al libero gioco delle emozioni, secondo una
circolarità riverberante e ricreativa.
Con la circolarizzazione del quadrato, e la quadrature del cerchio, si attua
pertanto lo specifico della psicoterapia gruppo-analitica. Dato che la
psicopatologia si può vedere come l'insistenza di strutture bi-logiche private e
mortifere, causa una componente emotiva più o meno gravementeturbata; e dato che
la circolarizzazione delle menti individuali permette l'invenzione o il
ritrovamento di emozioni fisiologiche che tramite il loro inquadramento nel
consenso gruppale, continuamente catalizzato dal leader del gruppo, porta ad una
serie di nuove strutture bi-logiche vitali, fonte di salute mentale e di
creatività.
Nel quadro di una logica non-aristotelica è quindi possibile verificare la
circolarizzazione del cerchio, e reciprocamente la quadratura del cerchio: con
una efficacia tipicamente psicoterapeutica.
Va infine sottolineato che la articolazione logistica fra le riunioni
teoriche del Congresso (relazione, Tavole Rotonde, discussioni) e le sedute di
gruppo allargato partecipate da gran parte degli iscritti, si è rilevata di
grande importanza; questo fatto ha costituito un modo di integrazione del tutto
nuovo nel nostro paese, per il quale le sedute teoriche si sono configurate come
"quadrato", quelle di gruppo come "cerchio", realizzando così una straordinaria
esperienza di "quadratura del cerchio".
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