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L’ANTICO TESTAMENTO E I VANGELI
di
Andrea De Pascalis
1.
Premessa
Chi è, che cos’è il diavolo?
Naturalmente noi tutti pensiamo di conoscere la risposta a questa domanda: il
diavolo è la
personificazione del male, lo spirito del male.
Ma questa risposta non
spiega nulla. Essa stessa è equivoca: il diavolo è il nome simbolico
che diamo all’idea del male che attraversa la storia, o è un essere reale,
che esiste a prescindere dal fatto che noi ne riconosciamo la presenza?
Per molti antropologi si tratta di
un’idea simbolica. Per la teologia cristiana si tratta ovviamente di un
essere reale, ma non tutti sono d’accordo sulla rilevanza e sul ruolo da
assegnare al diavolo all’interno della dottrina cristiana.
La verità è che su questo
argomento esistono centinaia o migliaia di testi, di studi, di ragionamenti,
spesso contrastanti.
Qualcuno ha affermato che l’essere
umano ha scritto più sul diavolo che su Dio. Forse è vero.
Eppure si può dire che non
sappiamo poi molto delle questioni che riguardano il diavolo. Il diavolo lo
chiamiamo in causa quando imprechiamo, quando abbiamo una contrarietà,
quando ci colpisce un malanno, quando accade un evento naturale avverso,
quando appaiono sull’orizzonte della storia i grandi criminali. Ma delle
“origini” e delle caratteristiche di colui al quale attribuiamo tante
nefandezze sappiamo solo per sentito dire.
Ecco dunque un buon motivo
per andare alla scoperta del diavolo partendo dalla sua storia, in modo
aconfessionale, disincantato, critico ma attento.
Dove si origina il
diavolo? Quali
sono le sue funzioni, i suoi “poteri” ed i suoi limiti? Come si è arrivati,
ad un certo punto della storia del cristianesimo, a pensare ad una umanità
assediata dal diavolo, preda del diavolo al punto che per sradicare tale
presenza si è ritenuto necessario ricorrere alla maniere forti?
E l’idea di diavolo è sempre
stata fondamentalmente uguale a se stessa, o si è evoluta nel tempo?
Volendo cercare delle
risposte in sintesi, possiamo porci due obiettivi:
a)
limitare il campo di
analisi alla cultura giudaico cristiana per quel che riguarda la
“preistoria” del diavolo, l’Evo antico, e quindi solo alla cultura cristiana
per quanto riguarda il Medio Evo e la modernità;
b)
non addentrarci
troppo nei dettagli di tesi innumerevoli e contrastanti, ma limitarci a
fissare dei paletti che ci consentano di capire meglio qual è il...background
culturale del diavolo.
Il diavolo nel
Pentateuco
Cominciamo
dall’Antico Testamento, che, com’è noto, si compone di testi scritti in
diverse epoche, da prima dell’esilio babilonese fino ai tempi di Gesù.
La parte più antica è il
Pentateuco (Genesi, Esodo,
Levitico, Numeri, Deuteronomio.) anch’esso composto in più fasi.
In Genesi si
distingue tra due strati di narrazione: il racconto Jahvista (dal nome di
Dio rivelato a Mosè, Jahvè) e il racconto eloista (che chiama Dio Elohim).
Ci sono poi aggiunte del cosiddetto “periodo sacerdotale”.
In questa parte più antica
della Bibbia, che risale al tempo in cui gli ebrei erano nomadi e predatori,
l’idea di diavolo non c’è.
C’è (ma solo nella
narrazione Jahvista) il mito della caduta di Adamo ed Eva, tentati dal
serpente, ma da nessuna parte si dice che il serpente è il diavolo.
Anzi, si dice esplicitamente che il
serpente era una bestia. “Il serpente era la più astuta di tutte le bestie
selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: E’ vero che Dio ha
detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?..”.
Dunque era una bestia, ed era
una creatura di Dio, della quale si dice che era astuta e non che era
malvagia.
Questa bestia dialoga con
l’essere umano non perché sia una creatura spirituale camuffata da bestia,
ma semplicemente perché (come afferma chiaramente una tradizione ben
attestata negli apocrifi dell’AT) nell’Eden, prima della caduta, l’essere
umano comprendeva il linguaggio degli animali. Tant’è che in molteplici
tradizioni successive l’uomo “restaurato” nelle perfezione edenica parla il
linguaggio degli animali. Si pensi, per fare un esempio che tutti
conosciamo, a S. Francesco che parla agli uccelli.
Bisogna sfatare un altro
mito: da nessuna parte in Genesi si lascia intendere che la
trasgressione di Adamo ed Eva era di natura sessuale. Anzi si lascia capire
che il peccato fu di orgoglio: il desiderio di conoscere il bene e il male
per diventare come Dio.
Da nessuna parte si spiega
qual è il motivo per cui il serpente inganna Adamo ed Eva. Potrebbe essere
la gelosia nei confronti dell’essere umano quale creatura prediletta da Dio.
Solo molto più tardi arriva
nella Bibbia l’idea della identificazione del serpente con il diavolo. È
decisivo un versetto del Libro della Sapienza (II:24): “Ma la morte è
entrata nel mondo per invidia del diavolo (satan)”
Il Libro della Sapienza
appartiene ad un’epoca relativamente tarda, tra il III e il I secolo a.C.,
quando si erano messi in moto, come vedremo, altri meccanismi.
Nella parte più antica della
Bibbia invece non c’è posto per il diavolo perché non c’è bisogno di
giustificare il male nel mondo, di attribuirlo a qualcuno diverso da Dio.
È Dio l’unico motore della
storia, è da lui che arrivano sia il bene che il male.
Il primo Jahvè è un Dio
crudele, esigente, che a volte ricorre ad espedienti ed inganni per indurre
l’uomo a sbagliare.
In Giosuè 11: gli
israeliti mettono a ferro e fuoco la terra di Canaan sterminandone gli
abitanti. Ed è il Signore ad ordire quello sterminio:
«In quel tempo Giosuè
ritornò e prese Cazor e passò a fil di spada il suo re, perchè prima Cazor
era stata la capitale di tutti quei regni. Passò a fil di spada ogni essere
vivente che era in essa, votandolo allo sterminio; non lasciò nessuno vivo e
appiccò il fuoco a Cazor. Giosuè prese tutti quei re e le loro città,
passandoli a fil di spada; li votò allo sterminio, come aveva comandato Mosè
, servo del Signore. Tuttavia Israele non incendiò nessuna delle città
erette sui colli, fatta eccezione per la sola Cazor, che Giosuè incendiò.
Gli Israeliti presero tutto il bottino di queste città e il bestiame; solo
passarono a fil di spada tutti gli uomini fino a sterminarli; non lasciarono
nessuno vivo. Come aveva comandato il Signore a Mosè suo servo, Mosè ordinò
a Giosuè e Giosuè così fece: non trascurò nulla di quanto aveva comandato il
Signore a Mosè .....
Infatti era
per disegno del Signore che il loro cuore si ostinasse nella guerra contro
Israele, per votarli allo sterminio, senza che trovassero grazia, e per
annientarli.»
È un Dio che usa non pochi
“trabocchetti” per ingannare e distruggere. Così Jahvè prima spinge Abramo,
che si è recato in Egitto, a fingere che Sara sia sua sorella, e quando il
faraone si innamora di Sara e la fa portare in casa sua credendola non
sposata, Dio punisce il Faraone “colpendo lui e la sua casa con grandi
piaghe”.
Ecco che Dio è colui che
manda le malattie.
Nella vicenda delle sette
piaghe d’Egitto, è Jahvè che indurisce il cuore del Faraone cosicché non
accolga la richiesta di liberare Israele, e poi punisce quell’indurimento
dell’animo con le piaghe. Più volte infatti si dice: «Ma il Signore rese
ostinato il cuore del Faraone, che non volle lasciarli partire…».
In
Esodo 4:21-25, il Signore dice e compie cose terribili: «Il Signore
disse a Mosè : "Mentre tu parti per tornare in Egitto, sappi che tu compirai
alla presenza del faraone tutti i prodigi che ti ho messi in mano; ma io
indurirò il suo cuore ed egli non lascerà partire il mio popolo. Allora tu
dirai al faraone: Dice il Signore: Israele è il mio figlio primogenito. Io
ti avevo detto: lascia partire il mio figlio perché mi serva! Ma tu hai
rifiutato di lasciarlo partire. Ecco io faccio morire il tuo figlio
primogenito!". Mentre si trovava in viaggio, nel luogo dove pernottava, il
Signore gli venne contro e cercò di farlo morire».
Jahvè provoca la resistenza del
faraone, e poi lo punisce terribilmente per quella resistenza di cui è Jahvè
stesso il vero responsabile morale. In definitiva, c’è un Dio terribile che
è principio e causa del bene e del male, per cui non c’è bisogno di alcun
essere soprannaturale che agisca per indurre in tentazione l’uomo o per
seminare le malattie, la morte, le distruzioni.
L’agguato del Signore a Mosè è un
fatto di cui non viene spiegata la causa. Non c’è una colpa di Mosè da
punire. Qui sembra esserci un Dio assassino che cerca di far morire un suo
fedele. Forse è la spiegazione della morte improvvisa che coglie anche colui
che crede.
Il male e la malattia sono
concepiti come un castigo che viene direttamente da Dio.
C’è poi il brano di Esodo (XII:
29) in cui il Signore invia la decima piaga e fa morire tutti i primogeniti
d’Egitto. Sembra sia lui stesso il braccio che uccide (“A mezzanotte il
Signore percosse ogni primogenito nel paese d’Egitto...”). Ma pochi
versetti prima si era parlato anche di uno “sterminatore”, che sembra essere
un soggetto diverso dal Signore:
«Il Signore passerà per
colpire l’Egitto, vedrà il sangue sull’architrave e sugli stipiti: allora il
Signore passerà oltre la porta e non permetterà allo sterminatore di entrare
nella vostra casa...».
La teologia cristiana indica
talvolta nello sterminatore il diavolo, ma questa è solo una ipotesi non
giustificata dal testo.
La realtà è che nel periodo
in cui quei testi furono scritti c’era una certa sovrapposizione tra Jahvè e
le creature che eseguivano i suoi comandi. Questo è vero soprattutto per la
figura del malak Jahvè.
Angeli e diavoli
Il
Signore del Pentateuco non era solo nell’alto dei cieli. Con lui
c’erano due tipologie di esseri, chiamati bene Elohim (figli del
Signore) e malak Jahvé (emissari o messaggeri di Dio).
Lo sterminatore che opera in
Egitto è il malak Javhè sterminatore. I Settanta infatti tradussero “angelo
sterminatore”.
In questi esseri la teologia
riconosce la corte degli angeli celesti che circonda il Signore.
Ma all’inizio, appunto, come
testimonia il confuso racconto della decima piaga d’Egitto, il malak jahvé
dovette essere un aspetto della divinità stessa, l’apparire visibile di Dio,
che poi si “distaccò” dalla divinità diventando un’altra cosa, un altro
essere diverso da Dio.
Nei bene elohim
possiamo vedere il prototipo degli arcangeli, dei cherubini (in realtà di
origine babilonese) e dei serafini.
Nei malak javè il
prototipo degli angeli che agiscono nel mondo, dell’angelo viandante.
Dalla tradizione javhista
deriva un passo celebre di Genesi (VI:1), di cui si deve tenere
conto: «Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e
nacquero loro figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano
belle e ne presero per mogli quante ne vollero».
Dall’unione tra questi angeli
concupiscenti e le figlie degli uomini viene poi detto che nacquero i
giganti.
Questo mito verrà poi ripreso
nel Libro di Enoch e diventerà una delle spiegazioni sull’origine del
diavolo.
Questi accenni sugli angeli
sono residui di miti antichi, e non sono gli unici.
Un altro residuo si origina
in Isaia 34, dove si parla della condanna di Edom: «Gatti selvatici si
incontreranno con iene, satiri si chiameranno l’un l’altro; vi faranno sosta
anche le civette e vi troveranno tranquilla dimora».
Questa è la traduzione
ufficiale della CEI, ma quel termine “civette” è la traduzione del termine
lilit, che indica un demone femminile che vaga per le rovine. Derivazione
della diavolessa accadica delle tempeste Lilitu, che a sua volta deriva
dalla sumera Lill, la “donna tempesta”.
Lilit è responsabile della
morte dei neonati. Il medioevo ne fece la prima moglie di Adamo, che per 130
anni non ebbe rapporti con Eva ma con demoni femminili Quando finalmente
Adamo abbandonò Lilit e si accoppiò con Eva, generando figli, la sterile
Lilit divenne invidiosa e si trasformò in un demone che prediligeva uccidere
i neonati. In questo modo, evidentemente, gli ebrei della diaspora medievale
giustificavano la mortalità infantile che sopravveniva con le febbri
notturne.
Bisogna dunque stare molto
attenti con le traduzioni dei testi antichi.
Vediamo, ad esempio, cosa
succede con un altro demone della tradizione cristiana, Lucifero.
La caduta di Lucifero, un
tempo angelo e quindi ribellatosi a Dio e scagliato giù dal Paradiso, è un
tema caro anche alla pittura rinascimentale. Ma da dove viene questo mito?
Si vuole che vi sia ad esso
riferimento in alcuni versetti di Isaia, cap. 14,11:, che in realtà alludono
alla caduta del re di Babilonia, che va in rovina con tutta la sua
arroganza:
«Come mai sei caduto dal
cielo,
lucente figlio del mattino
Come mai sei stato steso a
terra,
signore di popoli?
Eppure tu pensavi:
Salirò in cielo,
sulle stelle di Dio
innalzerò il trono,
dimorerò sul monte
dell’assemblea,
nelle parti più remote del
settentrione.
Salirò sulle regioni
superiori delle nubi,
mi farò uguale
all’Altissimo.
E invece sei stato
precipitato negli inferi,
nelle profondità
dell’abisso!
Quanti ti vedono ti guardano
fisso,
ti osservano attentamente.
E` questo l’individuo che
sconvolgeva la terra,
che faceva tremare i regni,
che riduceva il mondo a un
deserto,
che ne distruggeva le città,
che non apriva ai suoi
prigionieri la prigione?
Nella Bibbia italiana il
versetto “lucente figlio del mattino” diventa “Lucifero, figlio
dell’aurora”, ed ecco fabbricato un diavolo all’interno del Vecchio
Testamento.
Per la verità,
l’interpretazione che vedeva nella stella cadente una creatura celeste
decaduta comincia con l’apocalittica giudaica, poi viene esplicitata nei
Vangeli da Luca, X:8, quando Gesù dice: «Io vedevo Satana cadere dal cielo
come la folgore».
Ma sul tema degli angeli
ribelli e della loro caduta torneremo dopo. Prima bisogna occuparsi della
“nascita” di Satana, o meglio del satana, nell’AT.
Satana,
l’Avversario
É nel libro di Giobbe, data
presunta il V sec. a. C., che compare il satana
È stato fatto osservare che
il diavolo compare nel momento in cui è mutata la civiltà di Israele. Siamo
nel periodo post esilico. Israele ha superato la fase del nomadismo predone,
di una vita durissima che postula un Dio esigente e crudele, al quale si
attribuiscono le ragioni ultime dei massacri delle popolazioni rivali; un
Dio “geloso” [ “Io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso» è detto in
Esodo 20:5; e «Tu non devi prostrarti ad altro Dio, perché il Signore si
chiama Geloso: egli è un Dio geloso» è detto in Esodo 34: 14.]
Israele non è più un popolo
nomade, ed anche la vita si è fatta meno pericolosa ed incerta al rientro
dall’esilio. L’evoluzione delle scritture mostra un Dio meno esigente e
crudele, un Dio da cui deriva ogni bene, e dunque si deve cercare un’altra
spiegazione al male.
Sarebbe questo il senso del
Libro di Giobbe.
Libro di Giobbe. Cap.
1: «Un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi davanti al Signore e
anche satana andò in mezzo a loro. Il Signore chiese a satana: "Da dove
vieni?". Satana rispose al Signore: "Da un giro sulla terra, che ho
percorsa". Il Signore disse a satana: "Hai posto attenzione al mio servo
Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è
alieno dal male" . Satana rispose al Signore e disse: "Forse che Giobbe teme
Dio per nulla? Non hai forse messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e
a tutto quanto è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e il suo
bestiame abbonda di terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e
vedrai come ti benedirà in faccia!". Il Signore disse a satana: "Ecco,
quanto possiede è in tuo potere, ma non stender la mano su di lui". Satana
si allontanò dal Signore.
»
Cap. II «Quando un giorno
i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore, anche satana andò in mezzo
a loro a presentarsi al Signore. Il Signore disse a satana: "Da dove
vieni?". Satana rispose al Signore: "Da un giro sulla terra che ho
percorsa". Il Signore disse a satana: "Hai posto attenzione al mio servo
Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è
alieno dal male. Egli è ancor saldo nella sua integrità; tu mi hai spinto
contro di lui, senza ragione, per rovinarlo". Satana rispose al Signore:
"Pelle per pelle; tutto quanto ha, l`uomo è pronto a darlo per la sua vita.
Ma stendi un poco la mano e toccalo nell`osso e nella carne e vedrai come ti
benedirà in faccia!". Il Signore disse a satana: "Eccolo nelle tue mani!
Soltanto risparmia la sua vita". Satana si allontanò dal Signore e colpì
Giobbe con una piaga maligna, dalla pianta dei piedi alla cima del capo...»
Il satana del libro di
Giobbe è confuso tra i bene elohim, i figli del Signore, forse è uno
di loro. Vaga per la terra, ed osserva da vicino gli esseri umani. Li
osserva per ricercarne i cattivi comportamenti e quindi sottoporli al
giudizio di Jahvè. Ha accesso al trono del Signore, siede tra la corte
celeste. Dialoga con il Signore.
È il Satana, ovvero
l’accusatore, l’avversario dell’uomo. Ha la funzione del pubblico ministero
in un processo.
È lui a chiedere di mettere
alla prova Giobbe, ed è il Signore che acconsente e gli lascia carta bianca,
ponendo però dei limiti al male che si può fare a Giobbe.
Si arriva così ad una
spiegazione più elaborata del male nel mondo: l’essere umano è libero, il
satana è colui che dissemina malattie e disastri ma a suo volta non è
libero: agisce come il Signore gli permette di fare. Il male viene dunque da
Satana, che però è solo un intermediario, colui che permette sia fatta la
volontà di Dio per mettere l’uomo alla prova. In ultima analisi, è pur
sempre il Signore che decide come dispensare il bene e il male, ma non sono
le sue mani ad agire.
E il satana è un membro
della corte celeste che ha una funzione particolare, così come l’aveva
l’angelo sterminatore.
Altre citazioni del
diavolo nell’AT
Ci
sono altri due testi dell’AT che fanno cenno al satana.
In Zaccaria (III:1-7)
«Poi mi fece vedere il sommo sacerdote Giosuè, ritto davanti all’angelo del
Signore, e satana era alla sua destra per accusarlo. L’angelo del Signore
disse a satana: “Ti rimprovera il Signore, o satana! ».
Siamo ancora una volta in un
tribunale celeste, con satana nelle vesti di accusatore, alla destra
dell’imputato.
C’è infine il I Libro
delle Cronache (XXI: 1): «Satana insorse contro Israele. Egli spinse
Davide a censire gli israeliti..». Il fatto dispiacque al Signore che perciò
colpì Israele.
Questo testo ha un parallelo
in 2 Samuele (XXIV: 1 ss.): «La collera del Signore si accese di nuovo
contro Israele e incitò Davide contro il popolo in questo modo: “Su, fa’ il
censimento…”». E il Signore manda una terribile punizione, che Davide deve
scegliere fra le tre possibili che gli vengono prospettate (carestia, peste,
fuga davanti al nemico). Davide sceglie la peste.
Satana sembra avere la
funzione di collera del Signore, cioè personificazione dell’aspetto
terribile e irrazionale dell’ira divina che colpisce a seguito di un
peccato.
Nell’Antico Testamento in
definitiva, a parte la particolare figura del satana, che ha i tratti che
abbiamo visto, non c’è un grande affollamento di demoni.
Ci sono creature celesti, i
figli del Signore e gli angeli messaggeri, tra cui va probabilmente posto il
satana, ma manca una vera e proprio demonologia.
Israele condivise con altri
popoli del Medio Oriente l’idea di un Dio circondato da una corte celeste di
esseri al suo servizio, che agiscono per suo conto per porre le condizioni
per realizzare i suoi piani. Ma non c’era assolutamente il concetto che vi
fossero potenze celesti ostili e indipendenti, cosa che sarebbe stata
inconciliabile con il monoteismo dell’AT.
I demoni a volte ci sono, ma
sono le divinità dei popoli sottomessi. Per fare un esempio, così è per i
sirim, spirito del caprone, demone popolare, o per i sedim, che
viene talvolta tradotto come demoni, ma nel Salmo 106, 37 è chiaro che non
si tratta di veri demoni quanto di divinità pagane: “Immolarono i loro figli
e le loro figlie ai sedim Versarono sangue innocente, il sangue dei figli e
delle figlie sacrificati agli idoli di Canaan..».
Si tratta, per usare le
parole di Herbert Haag, di “relitti della credenza nei demoni derivante dal
mondo circostante...”.
Di questi demoni “pagani” la
Scrittura dice esplicitamente che il popolo di Dio non deve avere paura:
«Non temerai i terrori della
notte
né la freccia che vola di
giorno
né la peste che vaga nelle
tenebre,
lo sterminio che vaga a
mezzogiorno» (Salmo 91: 5-6).
È evidente qui l’allusione
all’angelo sterminatore visto come demone meridiano.
Nell’antico mondo classico,
soprattutto in Grecia, l’ora dei demoni non era la mezzanotte, ma il
mezzogiorno, ovvero il momento in cui il Sole era allo zenit e divideva il
giorno in due parti uguali e contrarie. Si questo argomento, la cui
esposizione ci porterebbe lontano, si può leggere il libro “I demoni
meridiani” di Roger Caillois.
Torniamo un’ultima volta
all’ AT, al Libro di Tobia, che per gli ebrei non è canonico. Tra i
suoi protagonisti c’è il demone Asmodeo (forse “colui che fa morire”),
definito “il cattivo demonio”, che fa morire tutti i mariti di Sara prima
che consumino il matrimonio. La maledizione di Sara finisce allorché
l’angelo Raffaele fa sposare Tobia con Sara e insegna a Tobia un rimedio
magico con cui sconfiggere Asmodeo ((bruciare cuore e fegato di pesce sulla
brace).
Asmodeo agisce perché geloso
di Sara (“il demonio è geloso di lei, a lei non fa del male, ma se qualcuno
le si vuole accostare, egli lo uccide”)
L’odore del pesce bruciato
“respinse il demonio, che fuggì nelle regioni dell’Alto Egitto”.
Il diavolo ebraico
tra gnosticismo e apocalittica
Il
Libro di Tobia introduce un elemento importante: la magia come
strumento per combattere il diavolo, e la lotta dell’angelo contro il
diavolo.
È sintomatico che Asmodeo
sconfitto da un esorcismo magico ripari in Alto Egitto, essendo l’Egitto
ritenuto terra di origine della magia.
Il ruolo di Raffele
rispecchia lo sviluppo dell’angeologia nella letteratura post esilica, forse
anche per influssi caldei e persiani.
Negli ultimi secoli prima
dell’era cristiana, i caratteri magici e il ruolo degli angeli acquistano
peso nella cultura ebraica, si dà molto più importanza ad angeli e demoni.
È molto forte il bisogno di
dare una spiegazione diversa all’origine del male, ed acquista peso l’idea
di attribuirne la colpa a spiriti cattivi, così come acquistano spessore gli
spiriti buoni (angeli) come creature “intermedie” tra Dio e l’uomo.
Sono questi concetti che si
affermano presso gli esseni e negli ambienti gnostici.
Gli esseni vedono il mondo
come terreno di lotta tra i figli della luce ed i figli delle tenebre,
teorizzano la magia angelica. Nel loro Libro dei Giubilei le teorie
sulle schiere angeliche, sui nomi degli angeli, sulle loro funzioni hanno un
posto di rilievo.
Soprattutto, nella teologia
degli esseni agli angeli è riservato un ruolo importante nella guerra contro
i figli delle tenebre, capeggiati da Belial, nome che nell’Antico
Testamento, come accade per satana = avversario, è sinonimo della funzione
“malizia, malvagità, cattiveria”.
Nei testi degli esseni
Belial diventa nome proprio. Il dominio di Belial è il tempo presente, il
suo regno sono le tenebre, il suo fine è il male, i suoi “collaboratori”
sono gli “angeli di distruzione”.
Belial è stato creato da Dio
per fare il male.
La comunità di Qumran cade dunque
nel dualismo assoluto, ma poi non riesce spiegare perché Dio ha creato il
male.
L’antagonista di Belial è il
“principe di splendore” che comanda sugli angeli, che forse è l’arcangelo
Michele.
Un altro concetto importante
che si sviluppa in questo periodo trova spazio nell’apocrifo Libro di
Enoch.
È qui che si delinea appieno il
mito degli angeli ribelli.
In Enoch infatti,
riprendendo l’episodio di Genesi (VI: 1-5), si racconta che
alcuni angeli si innamorarono delle figlie degli uomini e decisero di
generare dei figli con loro:
«E si presero, per loro, le
mogli ed ognuno se ne scelse una e cominciarono a recarsi da loro. E si
unirono con loro ed insegnarono ad esse incantesimi e magie e mostrarono
loro il taglio di piante e radici.(...) E Azazel insegnò agli uomini a far
spade, coltello, scudo, corazza da petto e mostrò loro i metalli e il modo
di lavorarli: braccialetti, ornamenti, tingere e abbellire le ciglia,
pietre, più di tutte le pietre, le pietre preziose e scelte, tutte le
tinture e (gli mostrò anche) il cambiamento del mondo. E vi fu grande
scelleratezza e molto fornicare. E caddero nell'errore e tutti i loro modi
di vivere si corruppero. Amezarak istruì tutti gli incantatori ed i
tagliatori di radici. Armaros (insegnò) la soluzione degli incantesimi.
Baraqal (istruì) gli astrologi. Kobabel (insegnò) i segni degli astri; Temel
insegnò l'astrologia e Asradel insegnò il corso della luna».
Per punire tante nefandezze il
Signore fa investire la Terra dal Diluvio. I segreti della magia,
dell'astrologia, dell'erboristeria e della metallurgia, nonché l'arte
della lavorazione delle pietre preziose e quella della preparazione delle
tinture alchemiche, sono accomunati nella categoria delle conoscenze
maledette, rivelate agli uomini dagli angeli corrotti; esse generano
scelleratezza e peccato, e il loro uso provoca la punizione divina.
Enoch
è un testo gnostico. Lo
gnosticismo spinge all’estremo il dualismo bene-male. C’è una folla di
angeli e demoni che agisce nel mondo e nell’aldilà. Lo stesso Jahvé, il dio
creatore di questo mondo nell’AT, diventa il dio malvagio, poiché questo
mondo è regno del male e della sofferenza.
Ma lo gnosticismo si
sviluppa in pieno nell’era cristiana, perciò conviene capire cosa
rappresenta il diavolo nel Nuovo Testamento (NT).
Il
nuovo testamento: Gesù e il diavolo.
Se l’AT concede spazi
ridotti al diavolo, le cose cambiano nel NT, dove il diavolo è citato con un
certa frequenza e con una gamma di nomi diversi.
Il diavolo è una presenza
ben radicata nel NT, la lotta tra Gesù e il diavolo è ricorrente.
Vediamo quali sono nomi
della personificazione del male, cosa significano e con quale frequenza
appaiono nella versione italiana della Bibbia a cura della CEI.
Demonio.
Deriva dal greco, verbo daìomai , che significa dividere,
lacerare. In greco ne derivano due sostantivi: daimon (un essere
intermedio tra l’uomo e il divino) e daimonion (una potenza
superiore, che però rimane distinta dal divino). I Settanta preferirono la
seconda forma, da cui demonio, che ricorre nel NT 20 volte al
singolare (8 nell’AT, tutte in Tobia) e ben 46 volte nella forma plurale (4
nell’AT). Ne deriva il termine indemoniati.
Diavolo.
In greco diabolos, che significa calunniatore, avversario, ma
Marco gli preferisce satana. Comunque i due termini si equivalgono
Nella versione italiana della Bibbia a cura della CEI, il termine diavolo
ricorre 34 volte nel NT a fronte di 1 volta nell’AT.
Satana.
L’ebraico satan fu lasciato talvolta in greco, talvolta tradotto con
diabolos, ma non sembra esserci una ragione valida per cui si è tradotto
in un modo o nell’altro. Comunque, nella Bibbia italiana satana
ricorre 54 volte, di cui 18 nell’AT e 36 nel NT.
Si usano poi i termini
spirito impuro o
immondo (19 volte), spirito maligno
o Maligno (12 volte),
principe di questo mondo.
Nei Sinottici si parla poi
di Beelzebul (7 volte), che potrebbe
significare “Signore della dimora”, forse derivante dal Baalzebub dell’AT (4
volte) che significava “Baal delle mosche”, forse a suo volta storpiatura di
“Baal zebul”, cioè “Baal il Principe”.
Le occasioni in cui ci si riferisce
al diavolo nei vangeli riguardano essenzialmente:
a)
le tentazioni di Gesù
nel deserto;
b)
l’attività
esorcistica di Gesù;
c)
l’attività
taumaturgica di Gesù (solo 3 episodi nei sinottici)
Rilievo assoluto ha poi
l’episodio della possessione di Giuda. Ma vediamo alcuni episodi tipo, nella
versione di un singolo Vangelo.
A)
Le tentazioni. (Mt IV: 1-11) –
«Allora Gesù fu condotto
dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. E dopo aver
digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora
gli si accostò e gli disse: "Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi
diventino pane". Ma egli rispose: "Sta scritto: Non di solo pane vivrà
l`uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio". Allora il
diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del
tempio e gli disse: "Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto:
Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le
loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede". Gesù
gli rispose: "Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo". Di
nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò
tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: "Tutte queste cose
io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai". Ma Gesù gli rispose: "Vattene,
satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto".
Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo
servivano».
Le tentazioni sono 3
distinte. Hanno valore messianico. Tra gli ebrei del tempo di Gesù si
attendeva il Messia che: 1) avrebbe rinnovato i prodigi dell’Esodo, nutrendo
il popolo; 2) avrebbe fatto una venuta spettacolare; 3) avrebbe dominato nel
mondo. Ed ecco che Gesù rifiuta di produrre cibo, di scendere in volo dalla
sommità del tempio; di governare sul mondo. Gesù chiarisce di essere il
Messia in un modo differente dalle attese.
L’episodio evangelico citato
ha dunque questo scopo, e non quello di porre l’antagonismo tra Gesù e
Satana.
B)
Attività esorcistica “pura”.
Vediamo l’episodio
dell’indemoniato di Gerasa, nella versione di Marco (V: 1- ), che
presumibilmente è la più antica e che è la più completa.
«Intanto giunsero all’ltra
riva del mare, nella regione dei Gerasèni. Come scese dalla barca, gli venne
incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo. Egli aveva
la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato neanche
con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva
sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a
domarlo. Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava
e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai
piedi, e urlando a gran voce disse: "Che hai tu in comune con me, Gesù,
Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!".
Gli diceva infatti: "Esci, spirito immondo, da quest’uomo!". E gli domandò:
"Come ti chiami?". "Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti".
E prese a scongiurarlo con insistenza perché non lo cacciasse fuori da
quella regione. Ora c’era là, sul monte, un numeroso branco di porci al
pascolo. E gli spiriti lo scongiurarono: "Mandaci da quei porci, perché
entriamo in essi". Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed
entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano
circa duemila e affogarono uno dopo l’altro nel mare.».
C’è in questo episodio: uso
magico del nome di Gesù e del nome di Dio; i demoni sono una legione, ma
Gesù li domina tutti contemporaneamente; c’è la contrapposizione tra la
furia demoniaca della possessione e l’atteggiamento sottomesso dei demoni di
fronte a Gesù. L’episodio sta a significare la promessa della fine dei
tempi, quando il regno del principe di questo mondo sarà sconfitto.
C)
Attività esorcistica legata a guarigione. Sono solo tre gli episodi
del genere e sono da considerarsi un’eccezione. Riguardano: guarigione di un
bambino epilettico; guarigione di una donna gobba; guarigione del muto e
cieco.
Sono narrazione asettiche,
che hanno scopi dottrinali evidenti: la fede che guarisce (bambino
epilettico); Gesù padrone del sabato (la donna gobba), che però introduce il
tema magico della “legatura” diabolica; superamento della calunnia di essere
principe dei demoni (il cieco e muto). La sostanza delle cose è che in
questi episodi la presenza del satana è secondaria in quanto solo funzionale
alla necessità di sottolineare alcuni aspetti dottrinali.
L’ultimo dei tre episodi
citati è importante proprio perché introduce il nome di Beelzebul. Vediamolo
nella versione di Matteo (Mt XII: 22-24).
«In quel tempo gli fu
portato un indemoniato, cieco e muto, ed egli lo guarì, sicché il muto
parlava e vedeva. E tutta la folla era sbalordita e diceva: “Non è forse
costui il figlio di Davide?”. Ma i farisei, udendo questo, presero a dire:
“Costui scaccia i demoni in nome di Beelzebul, principe dei demoni».
Gesù lo viene a sapere e
pone un’obiezione: «se satana scaccia satana, egli è discorde con se stesso,
come potrà reggersi il suo regno?”. Ovvero, satana non può essere così...autolesionista
da scacciarsi da solo.
E poi: «E se io scaccio i
dèmoni in nome di Beelzebul, in nome di chi li scacciano i vostri figli?».
Qui nasce una questione
curiosa, almeno nell’interpretazione di un teologo coraggioso come Herbert
Haag. Di Beelzebul non si parla altrove, solo in questo episodio. Beelzebul
significa “Signore della Dimora (celeste)”. Potrebbe essere dunque, secondo
la tesi di Haag, un nome attribuito realmente a Gesù dai suoi contemporanei.
E il senso sarebbe che i farisei volevano semplicemente dire che Gesù,
ritenuto “Signore della Dimora celeste” era in realtà il principe dei
demoni.
Sia o no valida tale
interpretazione, essa ci dimostra quanto sia difficile districarsi tra le
Scritture.
Giuda e il diavolo
Nel riferire l’episodio
della tentazione di Gesù nel deserto, il Vangelo di Luca si chiude con una
frase sibillina: «Dopo aver esaurito ogni tipo di tentazione, il diavolo si
allontanò da lui per ritornare a tempo opportuno”. (Lc, IV:12).
Qui Luca introduce la
“teoria” del complotto di Satana per far morire Gesù. Lo stesso Luca,
infatti, più oltre scrive: «Si avvicinava la festa degli Azzimi, chiamata
Pasqua, e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano come toglerlo di mezzo,
poiché temevano il popolo. Allora Satana entrò in Giuda, detto Iscariota,
che era nel numero dei Dodici...». (Lc, XXII: 1-3).
Ed anche Giovanni esprime
concetto analogo nel raccontare l’ultima cena: «Mentre cenavano, quando già
il diavolo aveva insinuato nel cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di
tradirlo...». (Gv, XIII: 2-3)
E più oltre, quando Gesù
porge a Giuda il primo boccone della cena, gesto di grande cortesia:
«Intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di
Simone. E allora, dopo quel boccone, Satana entrò in lui».
Ancora più esplicito è un
altro passaggio di Giovanni, che mette in bocca a Gesù queste parole rivolte
a Pietro e pronunciate molto tempo prima dell’ultima cena: «Non ho forse
scelto io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo. Egli parlava di
Giuda, figlio di Simone Iscariota...». (Gv: VI: 70)
Si può parlare di
possessione? I posseduti nei Vangeli hanno altre caratteristiche, la
possessione si manifesta in forme clamorose e violente, come nel caso
dell’indemoniato di Gerasa.
IL diavolo che si muove
intorno a Gesù e ai discepoli ha un altro significato, che è poi quello
originario del satana. Lo capiamo chiaramente da altri passaggi.
«Simone, Simone, ecco:
Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; ma io ho pregato per
te, che non venga meno la tua fede...» (Lc, XXII: 31).
Satana può agire solo col
permesso di Dio, e il suo raggio di azione è limitato da Dio stesso.
Satana non ha alcun potere
su Gesù, come conferma Gesù stesso: «Non parlerò più a lungo con voi, perché
viene il principe di questo mondo; egli non ha alcun potere su di me, ma è
necessario che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che mi ha
comandato..». (Gv, XIV: 30-31).
Complessivamente nei vangeli
Satana conferma la sua antica funzione di accusatore, tentatore, che agisce
con permesso di Dio, per fare la volontà di Dio.
Qualche conclusione
Ma più che fermarsi sui
singoli episodi, bisogna cercare di cogliere il senso generale di questa
presenza diffusa del diavolo nei testi evangelici. È proprio vero che i
Vangeli ci consegnano un mondo preda di satana? È qui, nei Vangeli, la
radice di quell’ossessione demoniaca che caratterizzerà i secoli successivi?
Si può rispondere
tranquillamente di no.
È vero che l’avversario, o
meglio legioni di avversari scorrono nel mondo, ma:
-
non c’è nei Vangeli
una demonologia, ovvero un insegnamento organico e coerente (unitario) nei
demoni. Non è questa la preoccupazione dei Vangeli;
-
non c’è un
insegnamento che colleghi le malattie all’influsso del demonio;
-
non c’è un sistema
dualistico, con un antagonista negativo al bene assoluto che si elevi al
livello di Dio; satana è limitato davanti a Gesù, il suo agire è limitato a
casi personali di singoli individui;
-
non c’è un male
diabolico astratto e generale, ci sono entità concrete, personali e
malvagie.
La presenza ripetuta del
diavolo nel Vangelo non in funzione di testimoniare una realtà fortemente
inquinata da satana, ma di dimostrare che Gesù, in quanto Figlio di Dio, ha
trionfato sul Diavolo.
Nei vangeli non è il diavolo
l’origine dei mali del mondo: il male ha le sue radici nel cuore dell’uomo.
Come sostiene Herbert Haag, ha radici nell’indurimento del cuore dell’uomo.
« Dal di dentro infatti,
cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni,
furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia,
invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono
fuori dal di dentro e contaminano l`uomo». (Mc XVII: 21-23)
«Non intendete e non capite
ancora? Avete il cuore indurito?» (Mc, VIII: 17).
È la fede che libera l’uomo
dal cuore indurito. La chiave per vincere le tentazioni proposte dal satana
sta nell’amore di Dio e del prossimo, non nei riti: «Imparate cosa
significhi: “Misericordia voglio, e non sacrificio”». (Mt, IX: 13)
La sconfitta di satana è
avvenuta, e non è reversibile. Lo si dice chiaramente «Io vedevo satana
cadere dal cielo come la folgore. Ecco vi ho dato il potere di camminare
sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi
potrà danneggiare». (Lc, X:18-19).
Lo si ribadisce di continuo.
Ad esempio: «Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo
mondo è cacciato fuori» (Gv XII:31); «Voi avrete tribolazione dal mondo, ma
abbiate fiducia: io ho vinto il mondo» (Gv XVI: 33).
Se vogliamo cogliere
l’origine dell’ossessione cristiana del diavolo, dunque, l’Antico Testamento
ed i Vangeli non ci sono di aiuto. Dobbiamo guardare altrove. |