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di Giancarlo Bruschini
(in
foto:Aloe Humilis) Sempre più, in questi ultimi anni, si sente parlare di Aloe e non
sempre, purtroppo, in modo corretto. Su questa straordinaria pianta tutti
sembrano sapere "tutto" e la sua fama miracolistica cresce di giorno
in giorno alla stregua di una moderna leggenda metropolitana. Eppure, pochi
di noi saprebbero persino riconoscerla… In questo articolo l'autore ne
sottolinea la storia e mette in luce caratteristiche e proprietà terapeutiche
dell'Aloe, invitandoci a riflettere sui danni di un rischioso - quanto diffuso
- casalingo "fai-da-te"…
L'Aloe, tra le molte piante di questo Pianeta, vanta sicuramente
una affascinante storia millenaria testimoniata da molti testi antichi che
ne documentano l'uso e le caratteristiche terapeutiche.
Definita pianta dell'immortalità dagli antichi Egizi, essa veniva piantata
presso l'entrata delle piramidi per indicare il cammino dei Faraoni verso
la terra dei morti. Usata anche come ingrediente nella preparazione di sostanze
per l'imbalsamazione, come nel caso del Faraone Ramses II, l'Aloe, sia in
Egitto sia nell'antica Mesopotamia, era coltivata soprattutto ad uso terapeutico.
Sempre gli antichi Egizi, inventori del clistere, la utilizzavano come enteroclisma
purgante associandola ad altre erbe. Persino la Bibbia fa riferimento più
volte a questa pianta; ad esempio nel Vangelo di Giovanni, capitolo 19 verso
39, leggiamo che Nicodemo realizzò una miscela di Mirra ed Aloe per
preparare il corpo di Gesù per la sepoltura. Nei Salmi (45:8), le vesti
dei Re sono profumate di Mirra e Aloe. Si sa, inoltre, che gli antichi Assiri
ingerivano il succo di Sibaru o Siburu (Aloe) per risolvere i disagi dovuti
all'ingestione e alla formazione di gas intestinali. Non fu difficile per
gli Assiriologi, infatti, identificare l'Aloe, nella decifrazione dei testi
cuneiformi, sulle tavolette d'argilla ritrovate durante gli scavi in quella
che doveva essere la biblioteca del re Assurbanipal (Dizionario Botanico Assiro
di Thompson), laddove si poteva leggere: "Le foglie assomigliano a foderi
di coltelli". Nella cultura Maya, l'Hunpeckin-ci (Aloe) era considerato
un meraviglioso rimedio per il mal di testa. Il succo si preparava in infusione
e veniva bevuta diluito con acqua, mentre le donne Maya strofinavano il gel
(dal forte gusto amaro) sui seni per imporre lo svezzamento ai loro bambini
(Roys, Ralph L., 1931, "The Ethnobotany of the Maya" - New Orleans:
Tulane University, Department of Middle American Research). Nel 1° secolo a.C., sia Dioscoride, medico greco al servizio dell'Impero Romano, che Plinio
il Vecchio, autore del famoso trattato "Historia Naturalis", descrivevano
gli usi terapeutici del succo d'Aloe per curare ferite, disturbi di stomaco,
stipsi, punture d'insetto, mal di testa, calvizie, irritazioni della pelle,
problemi orali ed altri disagi. Per quanto concerne ancora le testimonianze
storiche è interessante ciò che Cristoforo Colombo, durante
il viaggio verso il Nuovo Mondo, annotò nel suo diario: "Todo
està bien, hay Aloe a bordo". E' indubbio che diverse civiltà
e vari popoli hanno attribuito a questa pianta anche poteri "magici",
"superstiziosi" ed "esoterici"; ad esempio, secondo un
testo cuneiforme accadico di oltre 4000 anni fa, posta davanti all'ingresso
di molte case, in particolar modo di nuova costruzione, essa assicurava lunga
vita e prosperità ai suoi residenti. Ancora oggi, peraltro, in Egitto
è considerata protettrice e portatrice di felicità se collocata
presso le abitazioni. Non a caso, tra l'altro, la sitrova anche all'interno
dei negozi: qualcuno crede ancora, infatti, che essa protegga il nucleo familiare
assorbendo le energie negative portate da alcuni visitatori; un fiocco rosso
attorno alla pianta, poi, serve ad invocare l'amore, mentre uno verde ad invocare
la fortuna; in alcuni rituali, inoltre, è ancora utilizzata per il
suo "potere energetico" (Quepo - Sociedad Peruana de Cactus y Suculentas
vol. 14-2000).
(in
foto:
Aloe Peglerae) Questo breve tracciato storico, che contempla anche aspetti legati alla superstizione,
dimostra come l'Aloe, da oltre quattromila anni, faccia parte della medicina
popolare nella storia dell'umanità. Ai nostri giorni, dopo essere stata
relegata ad un posto di second'ordine, com'è avvenuto per la maggior
parte delle piante medicinali a causa di un uso generalizzato dei farmaci
moderni, l'Aloe è tornata a far parlare di sé e in particolar
modo a partire dal 1851, quando due ricercatori, Smith e Stenhouse, isolarono
un principio attivo con proprietà lassative che essi chiamarono Aloina;
ma fu soltanto nel 1935 - anno in cui Creston Collins e suo figlio rivelarono
in un rapporto divenuto poi celebre il possibile utilizzo dell'Aloe per sopperire
agli effetti devastanti delle radiazioni - che molti scienziati presero in
considerazione uno studio più approfondito di questa miracolosa pianta.
(in
foto:
Aloe Vera) Quando, poi, il farmacista texano Bill Coats, alla fine degli anni '50, riuscì
a stabilizzare la polpa con un procedimento naturale, si aprirono, infine,
le porte alla commercializzazione ad uso industriale di prodotti a base d'Aloe.
In precedenza i limiti erano posti dal problema dell'ossidazione del succo
che non si conservava a lungo, alterandosi rapidamente una volta estratto
a freddo dalla pianta. Alcuni ricercatori tentarono di risolvere il problema
con l'esposizione del gel ai raggi ultravioletti, ma questo procedimento alterava
la sua composizione chimica; si tentò inoltre con la pastorizzazione
del gel a temperature superiori ai 60° dopo aver aggiunto perossido d'idrogeno,
ma anche questo tentativo fallì. Bill Coats fu il primo a realizzare
un procedimento atto a conservare gli enzimi e le vitamine presenti nell'Aloe;
tale procedimento consisteva nell'incubazione del gel con aggiunta di vitamina
C (acido ascorbico), vitamina E (tocoferolo) e sorbitolo (Marc Schweizer,
"Aloès la plante qui guèrit", Apophtegme).
(in
foto:
Aloe Ferox) Nel 1950 il dottor G.W. Reynolds classificò almeno 350 specie di Aloe
ed oggi si contano oltre 600 varietà di piante del genere Aloe della
famiglia delle Liliacee, ora più precisamente classificate come Aloaceae.
125 specie sono state catalogate solo nel Sud Africa (inclusi lo Swaiziland
ed il Lesotho), mentre le altre sono distribuite in ulteriori zone del continente
africano, in Israele in India, in Pakistan, nel Nepal, in Cina, in Tailandia,
in Cambogia, nei Caraibi, in Spagna, a Cuba, nell'America Centrale e del Sud,
nell'America del Nord (Texas e Florida) e in Messico. Il suo ceppo d'origine
va dunque ricercato in Africa da dove fu poi distribuita in tutto il mondo
(Reynolds 1966). Il suo habitat è tipico delle zone aride e desertiche
e può raggiungere altezze che variano dai pochi centimetri ai venti
metri, secondo la specie. Va chiarito che generalmente, in botanica, si usa
chiamare una pianta con la denominazione assegnata dall'ultimo studioso; per
fare un esempio, l'Aloe Barbadensis o delle Barbados, di Miller, è
il nome attuale dell'Aloe vera di Linneo e dell'Aloe Vularis di Lamarck. Il
termine Aloe ("Allo eh" in arabo, "Halal" in ebraico,
"Alo hei" in Cina, Aloe nei paesi occidentali) deriva dalla radice
greca "Als" o "Alos", che significa sostanza amara, salata
come l'acqua del mare. I suoi fiori vanno dal bianco-verdastro, per esempio,
dell'Aloe Integra dello Swaziland che fiorisce da ottobre a dicembre; dal
rosa-aranciato dell'Aloe Zebrina (distribuita in Botswana, Namibia, Angola
e Zimbabwe), con fioritura da gennaio a marzo e da novembre a dicembre, secondo
il clima, al rosa più intenso, con tendenza al rosso, dell'Aloe Peglerae
presente in Magaliesberg, Witwatersberg (Petroria), con fioritura da luglio
ad agosto (vedi "Guide to the Aloes of South Africa" - Briza Publication
1996).
Tra le varie e sorprendenti caratteristiche, ormai conosciute, ad uso topico
ed interno dell'Aloe, non stupisce vederla classificata tra le piante domestiche
antinquinanti, con la capacità di liberare ossigeno ed assorbire anidride
carbonica anche di notte. Vediamo ora, in dettaglio, confrontandole fra loro,
le tre specie più conosciute: l'Aloe Vera Barbadensis, l'Aloe Arborescens
Miller e l'Aloe Ferox. Va, innanzitutto, detto che l'Aloe Vera, così
battezzata e descritta da Linneo, l'Aloe Barbadensis di Miller, e l'Aloe Vulgaris
di Lamarck sono la stessa pianta.
L'Aloe Barbadensis deve il suo nome alle Isole Barbados, ma è anche
presente nel resto delle Antille, nei Caraibi e soprattutto sulla costa nord
orientale dell'Africa da cui probabilmente si diffuse. Il problema del nome
è complicato dal fatto che Miller aveva a sua volta denominato e battezzato
Aloe Vera un'altra varietà di Aloe creando una certa confusione nell'ambiente
botanico. Così, oggì, abbiamo sia l'Aloe Barbadensis, chiamata
spesso Aloe Vera, sia un altro tipo di Aloe denominata Aloe Vera qualità
Vera per differenziarla dalla prima. Confrontandole, però, è
abbastanza facile distinguere la Barbadensis dall'Aloe Vera qualità
Vera pur senza essere dei botanici di professione: la prima ha le foglie raccolte
intorno ad un rosone centrale, mentre l'altra ha le foglie sovrapposte. L'Aloe
Barbadensis può raggiungere un'altezza massima di 60-90 cm e vive generalmene
5 anni. Le sue foglie spinose possono raggiungere una lunghezza di 40-50 cm,
con una larghezza alla base che varia dai 6 ai 10 cm. Queste foglie, maculate
in fase di crescita, assumono un colore verde uniforme allo stato adulto,
rivestite da una pellicola protettrice che permette alla pianta di filtrare
l'aria e l'acqua. Sotto questa membrana troviamo un primo strato cellulosico
che racchiude cristalli di ossalato di calcio e le cellule pericicliche dell'Aloina,
l'essudato giallo-rosato con proprietà lassative. Racchiuso in questa
triplice protezione vegetale, troviamo il Parenchima, un tessuto incolore
costituito dal gel della pianta così tanto ricercato. La qualità
di quest'ultimo dipende molto dal tipo di clima e dall'irrigazione.
L'Aloe Arborescens, spesso confusa con l'Aloe Mutabilis, presenta le seguenti
caratteristiche: il suo tronco può superare i due metri di altezza;
le foglie vanno dal colore grigio - verde al verde chiaro e possono arrivare
ad una lunghezza di 50, 60 cm. Il suo paese di origine è il Sud Africa.
Chiamata anche Aloe del Capo (Cape Aloe), cresce spontaneamente nella provincia
del Capo, nel KwaZulu-Natal, nel Mpumalanga e nel nord della provincia, nel
Mozabico, nello Zimbabwe e nel Malawi. Oggi diffusissima in varie parti del
globo, questa specie fiorisce da maggio a luglio e i suoi fiori possono essere
gialli, rosa o arancio. Poiché contengono poca acqua, le foglie presentano
una quantità maggiore di principi attivi. L'Aloe Ferox, infine, è
molto robusta e la sua altezza varia dai 2 ai cinque metri nelle piante più
vecchie. Le sue foglie, molto carnose, hanno una tendenza di colore che va
dal verde al grigio - verde, con spine di colore più scuro rispetto
alla foglia. Presenta infiorescenze erette, con 5-12 fiori rosa - corallo
disposti in verticale su un unico stelo. Generalmente confusa con altre specie
( A. Marlothii, A. Spectabilis), fiorisce da maggio ad agosto (nelle zone
più settentrionali, invece, da settembre a novembre). È anch'essa
originaria dell'Africa meridionale e in particolar modo è diffusa nelle
zone aride della provincia del Capo (est ed ovest), nel sud del kwaZulu-Natal
e in alcune zone del sud-ovest del Lesotho.
Proprietà terapeutiche dell'Aloe
Fino ad oggi si attribuiscono all'Aloe almeno 160 ingredienti attivi naturali,
con proprietà immunizzanti, nutrienti, ricostituenti, analgesiche,
antiflogistiche e depurative. Il suo primario principio attivo resta ancora
un mucopolisaccaride, chiamato Acemannan (Acemannano), con proprietà
immunostimolanti, capace di incrementare di almeno dieci volte le attività
dei macrofagi (fagociti) che distruggono le tossine e, pare, anche i tumori.
L'Aloe è considerata da molti come un potente energizzante, primariamente
conosciuto per la sua proprietà inibente sul dolore; infatti, applicata
localmente,penetra tutti gli strati del derma, osteggiando gli enzimi che
causano l'infiammazione e riducendola. Possiede un effetto antibiotico universalmente
conosciuto ed è in grado di agire sul colesterolo. Ottimo epatoprotettore,
pulisce e purifica il sangue nel fegato. Si è dimostrata di enorme
utilità nei casi di pazienti sofferenti di AIDS e di H.I.V., migliorando
la loro qualità di vita ristabilendo l'equilibrio dei linfociti T e
B. in una conferenza tenuta a Bruxelles nel 1990 (Conferenza Internazionale
sulla Ricerca Antivirale), alcuni ricercatori dichiarano di aver testato l'Acemannano
sui gatti ammalati di leucemia felina ottenendo l'80 % delle guarigioni. Stabilizza
e regola le funzioni dell'organismo, riattivando le capacità intellettuali
anche in tarda età. Contiene, inoltre, almeno tre acidi antinfiammatori
grassi (colesterolo, campesterol e B-sistosterol) con azione sul sistema digestivo
e su importanti organi come l'intestino, lo stomaco, il colon, il fegato,
i reni e il pancreas (stimolerebbe la produzione d'insulina). La presenza
dell'Acido Folico, fattore vitaminico del complesso B che mantiene la pelle
e i capelli sani, si è rilevata efficace nella cura delle diverse anemie.
Trai componenti dell'Aloe vi è il Lupeol il quale agisce anche come
antidolorifico ed è inoltre un agente antimicrobico.
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