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LA RICERCA DELLA COSCIENZA
NEGLI ANIMALI

Chiunque abbia (o abbia avuto) a che fare quotidianamente con un animale lo sa: il nostro cane o gatto (e non solo...) “capisce” molto di più di quanto il comune buonsenso ci permetta di ammettere. Ma è proprio vero o sono nostre fantasie? È possibile che gli animali abbiano una propria coscienza? Esistono studi in questo senso?

Le nostre esperienze ci suggerirebbero di sì. In ogni caso ci sembra chiaro che sia un settore da indagare a fondo. Per cercare di capire. Aperti come sempre a qualunque contributo da parte di chiunque abbia un sano desiderio di conoscere e di mettersi in gioco.

Scriveteci e raccontateci le vostre esperienze. Le più interessanti e significative verranno pubblicate sul sito. Per inviare i materiali, cliccate qui.

Grazie per la partecipazione!
Istituto di Ricerca della Coscienza

 

News

Il gatto «angelo della morte»

Oscar, sette vite e un sesto senso

Vive in un istituto per anziani con malattie degenerative e «prevede» la morte dei degenti. Negli Usa č diventato un caso
 

PROVIDENCE (USA) – Oscar affascina il personale medico dell'ospedale Steere House di Providence negli Stati Uniti. Ha un bel mantello soffice di colore grigio-bianco, le sue zampine sono candide e vellutate. Ciononostante il bel micione crea inquietudine tra i pazienti nella casa di cura: gią perchč l'animale sembra che riesca a presentire la morte dei malati. Il fenomeno č stato descritto anche dalla rivista medica New England Journal of Medicine, e trattato in questi giorni dai maggiori telegiornali del paese. «Il gatto riesce sempre ad apparire nel luogo qualche ora prima che il paziente muoia».
MORTE - Il felino di due anni č stato allevato quando era ancora un cucciolo, č cresciuto nel reparto per demenza del centro di cura e riabilitazione «Steer House Nursing and Rehabilitation Center» nello stato di Rhode Island. Qua vengono assistiti pazienti malati di Alzheimer, Parkinson e altre malattie degenerative. Gią all'etą di 6 mesi il micio ha iniziato il suo personalissimo lavoro. Il personale medico si č accorto che il gatto era solito fare un giro quotidiano nei corridoi e nelle stanze dei ricoverati, esattamente come dottori e infermiere. Controllava spesso i residenti della casa, li annusava, li osservava e si metteva vicino alle persone, la cui morte avveniva di solito nel giro di poche ore. In 25 casi la «previsione» č risultata giusta. Quando il gatto si trova nella stanza di un ricoverato, il personale dell'ospedale ormai passa ad avvertire i congiunti. Perchč questo significa, nella regola, che il malato ha solo qualche ora di vita.

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Il Gatto... «PENDOLARE»!
Un fatto curioso, ripreso in questi ultimi giorni dai media di tutto il mondo: Un gatto che sale su un autobus per andare a mangiare in un ristorante. Sembra un cartone animato, invece è realtà. Il gatto, soprannominato Macavity dagli altri utenti umani del bus, ogni due giorni prende il mezzo pubblico per scendere poi alla fermata successiva.
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Il Pappagallo che sapeva troppo
Gli scienziati sono rimasti stupiti nel trovare un pappagallo che ha una capacità senza pari di comunicare con le persone. L’uccello, di nome N’kisi, è un Grey Africano in cattività che ha un grande senso dell’umorismo ed un vocabolario di 950 parole.
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Delfini
C'è un filmato terribile, con le immagini dell'incredibile mattanza di delfini in giappone. Sono immagini forti, crude, ma di fronte alle quali non possiamo chiudere gli occhi.
Di seguito trovate i due link, uno per vedere il filmato e l'altro per firmare on-line la petizione contro questo massacro. Filmato: www.glumbert.com/media/dolphin
Petizione: www.petitiononline.com/golfinho

 

Testimonianze:

Le capacità dei cavalli
Salve, Vi scrivo anche a nome del mio socio. Per presentarci: lo scrivente Giulio Moscatelli cinquantenne  consulente  di formazione e Francesco Montefinese psicologo e counselor.
Abbiamo insieme la passione di allevare  e addestrare cavalli, più precisamente ispirandoci – per l’addestramento ma non solo – ai principi dell’equo-etologia e per  l’arte equitativa all’insegnamento del grande Nuno Oliveira. Attualmente abbiamo  due cavalli a cui siamo estremamente legati: un maschio e una femmina. Ebbene noi non abbiamo mai avuto il minimo dubbio  sulla  effettiva coscienza di questi animali. Ma una esperienza  mi fu rivelatrice di questo ma anche  di qualcosa che va oltre e  non so come altro definire se non telepatia. Eravamo già abituati  quando  arrivavamo a trovarli già bell’e pronti, schierati ad aspettarci, ma lo interpretavamo  come semplice capacità di udire i nostri rumori ad una distanza  maggiore di quella  della capacità umana. Un pomeriggio invece  io rimasi col maschio seduto ai suoi piedi a riposarmi mentre il mio  amico  andava  a fare la spesa  a una notevole distanza. Dopo  una mezz’ora  il  cavallo maschio (un tipo di per sé dai comportamenti inquietanti) cominciò a  mostrare lo stesso comportamento di quando ci saluta – registrai senza  capire ciò – e  solo dopo molti minuti  vidi all’orizzonte la macchina del mio amico. Escludo che abbia potuto udire  rumori familiari da  quella distanza e  tanti minuti prima – conosco il posto e non sarebbe possibile. Lui ha avvertito  senza  udire  alcunché l’arrivo del suo amico umano. Ne  fui e ne sono ancora scosso.

Da una nostra amica, psicoanalista fiamminga
Proprio questa settimana un paziente, che vive in un grande palazzo del  centro storico con un immenso giardino, mi ha raccontato un aneddoto:
Il suo gatto preferito, con il quale aveva un rapporto molto speciale ed intenso, era sparito. Ogni ricerca nei dintorni era stata vana. Dopo una settimana, la padrona dell’animale si era rassegnata, credendo che fosse morto. Ma la notte sogna il suo gatto con un grandissimo collare di ovatta e bende attorno al collo, immobilizzato da questa specie di gesso o qualcosa del genere. La signora rimane talmente impressionata dal sogno che la mattina successiva telefona a tutti i canili. In uno di questi, c’è in effetti un gatto che corrisponde alla descrizione. Lo hanno trovato con la mandibola rotta e la gola aperta fino alla laringe ed è stato salvato per miracolo. La padrona corre a prenderlo e lo ritrova bendato e ingessato esattamente come lo aveva sognato. È impressionante, no? Come ha fatto l’animale a comunicare il suo stato alla persona?

Amico di viaggio
Amici di viaggio, da un po’ di mesi ho incontrato un gatto. Veramente mi ci hanno portato a incontrarlo. Difatti, fuori dal negozio di famiglia, un piccolissimo micio miagolava immobile, denutrito, tremante, sporco. Non c’era modo di prenderlo, graffiava come una tigre. Il signore che era entrato in negozio ad avvisare mi scongiurava di prendermelo; io ero reduce dalla sparizione della mia bellissima gatta nera Desdemona, scomparsa per vie misteriose, ed ero un po’ ricalcitrante a prenderne un altro; tuttavia l’alternativa era lasciarlo li a miagolare incessantemente e con lo sguardo perso. Un gattino sbattuto per strada; insomma sarà la pena, sarà che per lavoro spesso incontro ragazzi di strada e ho visto come quando ci chiacchieri e ci leghi un po’ loro ti aprono il cuore, così ho pensato: «un micio non sarà tanto differente da un ragazzino di strada»
Insomma l’ho preso. Portato a casa, si è nascosto appena ha potuto nel punto più buio della stanza e li è rimasto per 2 settimane senza toccare cibo, almeno quando io ero presente non si azzardava ad uscire; miagolava soltanto, piangeva continuamente. Allora lo chiamai IVAN il terribile; gli amici che abitano con me lo chiamavano anche Toscio come il bimbo del film horror giapponese, quel bambino che compariva solo quando uno non se lo aspettava e infatti Ivan si muoveva come uno spettro sotto mobili e tavolo. Lentamente cominciò a mangiare a uscire da sotto l’armadio, dal buio, spinto dall’impellente bisogno del cibo; io, memore del racconto Il Fanciullo Selvaggio del pedagogista Itard che educò un bimbo cresciuto tra i lupi, agii proprio come fece lo scienziato sulla "fame" e lentamente cominciai ad avvicinare il piattino a me in modo che Ivan si sarebbe dovuto avvicinare per fame. Poi, dopo tanti tentativi, misi il mangiare in mano. Un giorno Ivan si avvicinò, diede una leccata alla mia mano con il cibo e subito per l’emozione rifuggì sotto l’armadio. Un giorno Ivan decise che non ero pericoloso, dopo un bel po’, quando vide che io gli davo da mangiare in mano, uscì ed io lo osservai e ci parlai. Mangiò. Un giorno fece di più; mi salì sulle gambe e cominciò a fare le fusa... ed io lo accarezzai.
È stato così che piano piano siamo diventati amici.
Ora non si stacca più, anzi sto cercando di portarlo fuori casa per staccarmelo un po’ di dosso, voglio dire: un giorno dovrà pur trovare una compagna...
È cosi che succede; è un problema di affetto e linguaggio. Quando un’energia sente che tu apri un canale di comunicazione si accorge di te e ti studia e la studi e ci si considera, l’inconsiderato respira un soffio di ossigeno puro che inebria dall’eccitazione uscendo dalla stantia aria viziata del proprio vissuto. Tuttavia quando inizi a provare affetto, pietà, amore allora quell’energia sente calore e dal freddo della sua solitudine si libera e il suo sguardo al momento della sua liberazione è ciò che accresce il nostro essere e la percezione della mano di Dio sul nostro capo è quanto ci fa ricercare di ripetere questa esperienza di liberazione, di rinascita, di risurrezione.
Ivan era come morto, da solo cantava la sua nenia funebre vicino al negozio della mia famiglia ed ora è tornato a vivere.
Buon lavoro comitato scientifico. Non scordiamoci che la mente osserva e conosce, ma l’amore libera.