Comunemente si crede che le
stelle, data la loro enorme distanza, abbiano poco a che fare con ciò che accade
quotidianamente sulla nostra terra (certo ci sono le eccezioni, per esempio gli
appassionati di astrologia e gli innamorati...). Eppure secondo i recenti studi di un
gruppo di ricercatori del Danish Space Research Institute (Nigel D. Marsh,
011-45-35325740), ciò non sarebbe per niente vero. Infatti le stelle oltre ad emettere
fotoni, cioè luce, e oltre ad agire gravitazionalmente sul resto dell'Universo, emettono
anche "raggi cosmici", cioè particelle ad alta energia che si diffondono nello
spazio viaggiando spesso a velocità prossime a quella della luce e inevitabilmente
arrivano anche a contatto con la nostra atmosfera. Ed è stato appunto appurato che
proprio l'impatto dei raggi cosmici provenienti dalla nostra Galassia, attraverso processi
di ionizzazione degli strati più o meno alti dell'atmosfera, sono uno dei fattori primari
per la formazione delle nuvole. Poiché poi la copertura più o meno ampia e più o meno
duratura del manto nuvoloso attraverso la riflessione della luce solare incidente e il
trattenimento degli infrarossi (calore re-irradiato dalla terra), determina a sua volta il
clima globale del pianeta, potremmo ben dire che le stelle decidono (in media) che il
tempo che fa... Questa stretta correlazione tra raggi cosmici e cambiamenti climatici
(mostrata nella Figura) era
largamente inaspettata, così come inaspettata è stata la scoperta della connessione
diretta e rapida tra le variazioni di attività solare e variazioni apprezzabili del clima
e della chimica stessa dell'atmosfera ( N. D. Marsh; H. Svensmark, Physical Review
Letters, 4 December ; Dwayne E. Heard, 44 -113 - 233 - 6471, dwayneh@chem.leeds.ac.uk, University of Leeds,
UK). Si pensava infatti che le fluttuazioni dell'attività solare fossero troppo piccole
per avere effetti importanti. Tuttavia periodi di intensa attività solare con forti
flussi di particelle cariche verso la Terra (venti solari) riescono a schermare la Terra
stessa dai raggi cosmici e quindi ad influenzare la formazione delle nubi e quindi
potenzialmente a "modulare" il clima stesso. Ma vi è di più: durante l'ultima
eclisse totale di sole (alle nostre latitudini) ad Ascot, Inghilterra, è stata registrata
una caduta repentina del livello di ozono (fino al 60% di quello normalmente presente a
quell'ora) ed un altrettanto rapido ritorno ai livelli normali una volta finita l'eclissi.
E' stata cioè provata una connessione più stretta e rapida del previsto tra la luce
solare e la chimica dei gas atmosferici che potrebbe rivelarsi importante nello studio del
riscaldamento globale, della formazione di smog e di piogge acide (J. P. Abram; et al,
Geophysical Research Letters, 1 November.)