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L'equazione di Drake
La scienza
Scienza
rubrica  a cura di
Mario Bruschi
Dipartimento di Fisica
Universita` "La Sapienza"
e-mail: bruschi@roma1.infn.it
 
 
 
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La Via Lattea, la nostra Galassia, contiene più di 400 miliardi di stelle (ed è solo una dei miliardi di Galassie e neppure delle più grandi). È possibile che il nostro sia il solo pianeta in cui la vita si è sviluppata? Forse...
Ma suona troppo antropocentrico per essere vero, non dovremmo più avere tali illusioni di unicità dopo Copernico. Daltronde, anche se non abbiamo ancora prove certe, può darsi che forme di vita esistano (o siano esistite) anche altrove nel nostro sistema solare ad es. su Marte (come sembrano provare le cosiddette meteoriti marziane) o sulle Lune di Giove e/o di Saturno  (la sonda Galileo forse ce lo dirà). Inoltre la presenza accertata di sostanze organiche nelle meteoriti e perfino nel gas interstellare e le recenti scoperte di pianeti in orbita intorno a stelle vicine fanno pensare a numerosi scienziati che forse dopo tutto la vita potrebbe essere un fenomeno comune, che si sviluppa  ed evolve (anche se non sappiamo come) ovunque ne ha la opportunità. Ovviamente stiamo parlando  di forme di vita simili alla nostra, cioè basate sulla chimica del Carbonio, e non consideriamo per il
momento possibilità più esotiche (che pure sono state prese in considerazione) come forme vitali basate  sul Silicio o forme gassose sui pianeti giganti o addirittura forme di plasma organizzato all'interno delle
stelle; tali forme vitali sarebbero comunque probabilmente così aliene da renderne arduo lo stesso riconoscimento, per non parlare della reciproca comprensione ed eventualmente comunicazione. Già perchè per il SETI il problema non è sapere se ci sia vita là fuori, ma se questa vita si sia evoluta fino a generare forme intelligenti, tecnologicamente avanzate e capaci di comunicare con noi.  Ovviamente tali civiltà aliene avanzate potrebbero essere o troppo lontane nello spazio o troppo lontane nel tempo (oppure potrebbero condividere la nostra tendenza all'autodistruzione...)
L'Equazione di Drake fornisce un modo di calcolare tale probabilità.
Tuttavia, date le incertezze dei parametri coinvolti, il risultato può variare anche di molto...ed in pratica possiamo giostrare fino a confermare le nostre speranze e/o i nostri timori.
Secondo Drake il numero N di civiltà aliene in grado di comunicare dovrebbe essere:
 
 

N = R* x fs x fp x ne x fl x fi x fc x L

R* è la velocità di
formazione di stelle nella ns.
galassia





fs è la frazione delle stelle
"accettabili", cioè simili al
sole
 
 
 
 

fp è la frazione di tali stelle
con sistemi planetari
adeguati
 
 
 
 

ne è il numero dei pianeti
"buoni" (non troppo caldi,
non troppo freddi, con
acqua, atmosfera, etc)
 
 
 
 

fl è la frazione di tali pianeti
che sviluppa la vita
 
 
 
 
 
 
 
 

fi è la frazione dei pianeti
ove la vita si evolve fino a
sviluppare l'intelligenza
 
 
 
 

fc è la frazione di pianeti ove
la vita intelligente sviluppa
una tecnologia sufficiente
per inviare un segnale nello
spazio
 
 
 
 
 
 

abomb.jpg (2903 byte)L è la durata temporale di
tali civiltà comunicanti
 
 


È chiaro che non abbiamo stime attendibili di nessuno di questi fattori... tuttavia valutando i primi in modo cauto e ragionevole, molti esperti concordano che dovrebbe essere:

N = L / 10.000

Quindi il risultato dipende criticamente dalla durata (media) di una civiltà: dato che nel solo esempio a nostra disposizione ( noi !) abbiamo corso il serio rischio di autodistruggerci ( e il pericolo non è ancora passato) dopo solo 5000 anni di storia scritta e neanche 100 anni di comunicazioni radio, i pessimisti potrebbero dire che N è circa zero. Gli ottimisti potrebbero invece stimare che L vari da 100.000 a 100.000.000 e quindi N conseguentemente potrebbe variare da 10 a (addirittura) 10.000 (cioè potrebbero esserci diecimila civiltà aliene in grado di comunicare con noi adesso!).
Siamo in attesa.................

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