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Fiat lux Breve storia della luce (parte prima) |
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| rubrica a cura di Mario Bruschi Dipartimento di Fisica Universita` "La Sapienza" e-mail: bruschi@roma1.infn.it
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Iddio disse: "Sia la luce":
e la luce fu. [GENESI 1,3] L'importanza della luce non solo nella
vita comune ma anche nell'immaginario collettivo (nonché nelle tradizioni religiose e
mistiche) è ben nota: ma invero la luce occupa un posto peculiare anche nella Fisica per
le sue proprietà singolari e affascinanti. Ad esempio , come ormai tutti sanno, la sua
velocità è costante in ogni riferimento: per apprezzare la stranezza di tale
comportamento pensate di essere sul ciglio della strada mentre una Ferrari sfreccia avanti
a voi a 200 Km/h; bene, pensate ora di essere a bordo di una macchina e di viaggiare a 120
km/h mentre la stessa Ferrari vi sta sorpassando : ora avrete l`impressione che sia sì
veloce ma non tanto quanto prima [ e in effetti , rispetto a voi , la Ferrari, che pur sta
viaggiando ancora a 200 km/h rispetto alla strada , va a "soli" 80 [80=200-120]
km/h ]; adesso immaginate di essere anche voi su una macchina che va a 200 km/h: la
Ferrari che tenta di superarvi rimane affiancata a voi cioè è ferma rispetto a voi .
Tutto questo vi sembrerà banale e infatti fa parte della vostra esperienza quotidiana: ma
provate a fare la stessa cosa con la luce: ecco, voi siete fermi e un raggio di luce vi
sfreccia avanti alla velocità di circa 1080 milioni di chilometri all`ora; bene, ora
immaginate di essere su una superastronave che viaggia a 1000 milioni di chilometri
all`ora, potreste ben pensare in analogia a quanto sopra che la luce vi appaia abbastanza
più lenta [in effetti sareste portati a dire che adesso, rispetto a voi, la sua velocità
sia di "soli" 80 milioni di chilometri all`ora: invece non è così, quel raggio
di luce impertinente continua a sfrecciare avanti al vostro naso alla stessa velocità di
prima; immaginate allora di accelerare fino a quasi 1080 milioni di chilometri all`ora
pensando di affiancarlo: ebbene, quel benedetto raggio di luce saetta [marameo!] avanti a
voi ancora a 1080 milioni di chilometri all'ora! Un'altra stranezza, meno nota, della luce
la potremmo vedere se potessimo , come soleva fingere Einstein, metterci a
"cavalcioni" su di essa : mentre per noi un raggio di luce emesso, diciamo, da
Proxima Centauri, che pure è la stella più vicina, impiega ben quattro anni per
raggiungere il nostro occhio [dopo aver viaggiato per quaranta milioni di milioni di
chilometri!], dal punto di vista della luce questo intervallo di tempo non esiste, per la
luce la partenza dalla stella, il viaggio, l'arrivo sulla retina del nostro occhio
avvengono nel medesimo istante! Un ipotetico "essere di luce" vivrebbe nel
non-tempo... lascio a voi spiegare perchè la luce è stata sempre, in tutte le culture,
simbolo dell'eterno, del divino, etc... Ma c'è ancora una singolarità riguardo la stessa
essenza o intima natura della luce: stiamo parlando della dualità onda-particella che ha
portato in effetti una rivoluzione nelle nostre teorie scientifiche, e quindi nella nostra
concezione della realtà, paragonabile o forse più grande a quella, più nota, della
Relatività. Prima di entrare nel vivo, spero che abbiate chiaro almeno intuitivamente
cosa si intende per "particella" e cosa per "onda". Una
"particella" è un corpuscolo, potete anche pensare ad una pallina di
piccolissime dimensioni ma con intatte le caratteristiche di solidità e localizzazione:
in altri termini una "particella" occupa una posizione dello spazio ben
definita: se è qui non può allo stesso tempo essere lì; inoltre muovendosi percorre una
traiettoria con velocità che, in linea di principio, può essere conosciuta istante per
istante. E ancora, se la particella-pallina urta un ostacolo può rimbalzare più o meno
deviata o penetrare più o meno profondamente o addirittura rompersi se l'urto è
abbastanza violento. Una particella si comporta quindi come comunemente si comportano una
pallina o un sassolino. Le caratteristiche salienti di un'onda, cioè fluidità e
delocalizzazione, sono ben diverse e potremmo anche dire antitetiche a quelle di una
particella [solidità e localizzazione]. Se avete mai osservato con un pò di attenzione
un qualche tipo di onda [al mare, in una bacinella, gettando sassi in uno stagno] sapete
che non si può dire "ecco l'onda è precisamente qui", perchè mentre una sua
parte vi bagna i piedi, un'altra parte sta sollevando il windsurf: l'onda non occupa una
posizione precisa dello spazio ma è [più o meno] estesa o, in termini tecnici
'delocalizzata' e l'estensione può variare nel tempo [basta pensare alle onde
concentriche provocate da un sassolino che cade in un laghetto, onde dapprima piccole e
mano a mano sempre più larghe...]. D'altra parte non si può neanche parlare
rigorosamente di velocità dell'onda perchè parti diverse possono ben avere, e in genere
hanno, velocità diverse]. E, ovviamente , mentre due particelle non possono penetrarsi
(provate con due sassolini!), due onde possono ben sovrapporsi. Inoltre quando un'onda
incontra un ostacolo strane cose accadono: in effetti le cose vanno come se i punti di
contatto diventassero 'sorgenti' di tante altre onde che sovrapponendosi riformano un'onda
che può anche essere passata in parte al di là dell'ostacolo stesso [i singoli scogli
non fermano le onde!]. Convinti, spero, che "onde" e "particelle" sono
fenomeni (in qualche modo) opposti, domandiamoci ora: la natura intrinseca della luce è
ondulatoria o corpuscolare? la luce è fatta di onde o di particelle? Nell'antichità fino
a tutto il Medio Evo poco si sapeva sulla luce e la sua natura: erano conosciuti i
fenomeni della riflessione e della rifrazione, era stato appurato che i raggi luminosi
viaggiano in linea retta e si congetturava che gli stessi fossero costituiti da corpuscoli
emessi, secondo alcuni, dagli oggetti luminosi , secondo altri, dall'occhio stesso (?!).
Quindi le prime teorie sulla luce, se di teorie si può parlare, sono state
'corpuscolari': la luce è fatta di particelle. Così pensava anche Isaac Newton,
scopritore dello "spettro" cioè della scomposizione della luce bianca nei vari
colori dell'iride mediante prismi di vetro; la teoria corpuscolare Newtoniana spiegava la
riflessione (le particelle rimbalzano, appunto come palline, sugli specchi) e la
rifrazione (la velocità delle particelle di luce nell'acqua è minore di quella
nell'aria). Restavano comunque molti enigmi: come mai due o più fasci luminosi possono
attraversarsi o sovrapporsi (come fanno, ad esempio, i raggi colorati provenienti dalla
scomposizione della luce bianca, ripassando in un prisma opportuno e riformando un unico
raggio bianco)? Le particelle che li formano non dovrebbero invece urtarsi e quindi
sparpagliarsi? E perchè le particelle di luce azzurra vengono rifratte in misura diversa
da quelle di luce rossa? Siamo nel diciassettesimo secolo, precisamente nel 1666; circa
dieci anni più tardi il fisico olandese C. Huygens introduceva una teoria antitetica, una
teoria ondulatoria della luce: la luce è fatta di onde piccolissime e i diversi colori
sono dovuti a diverse lunghezze d'onda [la lunghezza d'onda è la distanza tra due
'creste' successive (o tra due 'ventri' successivi)]. La teoria ondulatoria spiegava
altrettanto bene di quella corpuscolare la riflessione e ancora meglio la rifrazione; si
capiva inoltre facilmente perchè due raggi possono incrociarsi o sovrapporsi poichè
appunto queste sono proprietà tipiche delle onde. Ma se alcune domande imbarazzanti
ricevevano risposta, altrettante nuove sorgevano: come mai infatti la luce, se è fatta di
onde, non aggira gli ostacoli come fanno le onde sonore o le usuali onde nell'acqua? E,
soprattutto, dato che le onde sono comunque perturbazioni di un mezzo materiale [l'aria,
nel caso del suono; l'acqua o un altro fluido, nel caso delle usuali onde], come può la
luce viaggiare nel vuoto ? (nel vuoto non si propagano suoni, come anche i bambini sanno
nella nostra era spaziale, ma nel vuoto sicuramente viaggia la luce proveniente dal sole e
dalle lontane, silenti stelle). Per tutto il secolo diciottesimo le due teorie alternative
rimasero in competizione (con una leggera prevalenza della teoria corpuscolare-newtoniana,
più per l'autorità e il prestigio di Newton che per meriti intrinseci). Tuttavia nel
secolo diciannovesimo tutta una serie di acquisizioni sperimentali e teoriche sembrarono
sancire la vittoria definitiva della teoria ondulatoria. Fresnel dimostrò infatti che la
luce aggira effettivamente gli ostacoli (fenomeno della diffrazione; non ce ne accorgiamo
comunemente solo per l'estrema piccolezza delle lunghezze d'onda luminose : l'onda
'rossa', che pure è la più 'lunga' nello spettro visibile, ha una lunghezza di 75
milionesimi di centimetro, più piccola del più piccolo dei batteri!); Young dimostrò
che la luce può "interferire" (l'interferenza è un fenomeno tipico delle onde
ma non delle particelle! su tale fondamentale fenomeno dovremo ritornare con maggior
dettaglio nel prossimo articolo) e infine C. Maxwell con le sue famose equazioni che
unificavano elettricità e magnetismo riuscì a mostrare che la luce è un onda
elettromagnetica : sono le vibrazioni del "campo" elettrico e magnetico che si
propagano come onde di varia lunghezza ma con la stessa velocità (diversa tuttavia nei
vari mezzi ) . La teoria permetteva addirittura di dedurre la velocità della luce nei
vari mezzi e nel vuoto (velocità che nel frattempo era nota grazie alle accurate
misurazioni di Fizeau); inoltre apriva la porta alla possibilità di altre radiazioni
della stessa natura della luce al di sotto della lunghezza d'onda del violetto (la più
corta) e al di sopra di quella del rosso (la più lunga) ; in effetti risultò che la luce
occupa una piccolissima parte dello spettro elettromagnetico; ora sappiamo che (in ordine
per lunghezza d'onda crescente) raggi gamma, raggi X, raggi ultravioletti, luce, calore
irraggiato, microonde, onde radio sono un solo e unico fenomeno, sono tutte onde
elettromagnetiche che viaggiano alla medesima velocità e differiscono solo per la
lunghezza d'onda! Che splendida sintesi di conoscenze! Anche la questione del vuoto
sembrava essere risolta con l'introduzione dell'etere, una materia sottilissima che doveva
permeare tutto l'universo: era nell'etere e non nel vuoto che le onde elettromagnetiche si
formavano e viaggiavano. Sembrava dunque che la lunga e contrastata storia della luce
fosse giunta infine al fine: la luce è un onda e precisamente un'onda elettromagnetica.
Punto. Amen. Ma la natura è più sottile anche della nostra immaginazione e dopo soli
pochi anni, a cavallo del volgere del secolo, quella che sembrava una sistemazione teorica
elegante, potente e definitiva doveva (miseramente ?) crollare. Ma questa è un'altra
(affascinante) storia: arrivederci al prossimo articolo.
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La scienza
rubrica del sito www.coscienza.org