di HELEN PHILLIPS New Scientist
Una nuova ricerca suggerisce che le persone possono imparare a sopprimere i sintomi dolorosi osservando l’attività monitorata di una zona del cervello che controlla il dolore. La nuova tecnica di biofeedback potrebbe risultare utile anche per trattare altre patologie. Tecniche di biofeedback basate sull’elettroencefalogramma (EEG) che registra le onde cerebrali, usando degli elettrodi messi sullo scalpo, sono state usate con successo per trattare epilessia e problemi di attenzione come ADHD.

Peter Rosenfeld del Northwestern University in Chicago, uno dei pionieri del biofeedback, afferma che fino adesso nessuno ha trovato un modo per usare questo metodo nel controllo del dolore. Venti anni fa Rosenfeld ha scoperto che poteva cambiare la soglia del dolore nei topi addestrandoli ad alterare i loro modelli di onde cerebrali attraverso un processo chiamato apprendimento condizionato, dove uno stato alterato di onde cerebrali era ricompensato da una stimolazione diretta di questi centri. Sapendo che questa tecnica aveva bisogno dell’impianto di un elettrodo nel cervello, la sua squadra non ha mai tentato la sperimentazione sulle persone.
Fumiko Maeda, Christopher de Charms e i loro colleghi dell’Università di Stanford in California hanno provato a mostrare alle persone le modificazioni in tempo reale delle onde cerebrali, usando la risonanza magnetica (il fMRI).
La differenza tra EEGs e fMRI, dice Rosenfeld, è che la fMRI permette di mostrare in diretta ai volontari la quantità dell’attività in specifiche aree del cervello. “Dagli elettrodi attaccati allo scalpo non si sa quello che si sta registrando realmente”, afferma lui. Otto volontari hanno visto su uno schermo l’attività di una regione che controlla il dolore, tramite una rappresentazione di una fiamma che variava in intensità, o come un semplice grafico in movimento.
Questa regione del cervello è conosciuta per avere la capacità di modulare l’intensità e l’impatto emotivo del dolore.
Durante le scansioni i volontari dovevano sopportare l’effetto doloroso del calore sul palmo della mano. A loro veniva chiesto di tentare di aumentare o decrescere il segnale del cervello visualizzato sullo scanner e modificare periodicamente le loro sensazioni dolorose.
I ricercatori hanno affermato alla Riunione della Società di Neuroscienza di San Francisco, che per gli otto volontari ci sono volute solo 3 sessioni di 13 minuti per imparare a variare il livello dell’attività del loro cervello e sviluppare il controllo sulle loro sensazioni di dolore.

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