SchwartzReport del 29.01.2008 –
Traduzione a cura di Daniela Rita Mazzella

The Independent (U.K).

Un ringraziamento a Ronly Osmond.

Se apportassimo delle modifiche al nostro DNA, presto potremmo riuscire a vivere centinaia di anni “se lo volessimo”. Steve Connor riporta il resoconto di una svolta che ha diviso l’intero mondo scientifico. Se questo lavoro potesse essere mai trasferito in ambito umano, ciò potrebbe voler dire che un giorno potremmo vedere persone vivere anche 800 anni. Ma tale possibilità fino a che punto può essere considerata davvero realistica? Valter Longo appartiene a uno dei minori gruppi di esperti ma maggiormente influenti in questo settore nel quale si ritiene che una durata di vita di 800 anni non solo sia possibile, ma addirittura inevitabile. È stato il suo lavoro presso l’Università della Southern California che ha condotto alla creazione di una varietà di funghi da lievito che può vivere fino a più di 10 settimane, piuttosto che morire alla sua solita età massima di una sola settimana.

Eliminando due geni dal del genoma del lievito e inserendoli in una dieta ipocalorica, Longo è riuscito a estendere di dieci volte la durata della vita delle cellule del comune lievito utilizzato dai panettieri. Lo studio è stato successivamente pubblicato nella rivista Public Library of Science Genetics.

Naturalmente c’è una differenza enorme fra cellule del lievito e le persone ma ciò non ha impedito a Longo e ai suoi colleghi di portare avanti il lavoro, considerandolo direttamente attinente all’invecchiamento e alla longevità umana. “Stiamo gettando le basi per riprogrammare l’intera vita”. Se saremo in grado di scoprire come funziona il meccanismo della longevità, esso potrà essere applicato a ogni cellula di ogni organismo vivente”, ha affermato Longo”. “Siamo ancora molto lontani dal conferire a un essere umano una vita lunga 800 anni. Non penso che sarà difficile arrivare a 120 anni rimanendo sani, ma credo che a un certo punto sarà possibile arrivare a vivere anche 800. Non credo che esista un limite alla durata della vita di qualsiasi organismo”. La maggior parte dei gerontologi, studiosi della scienza dell’età, considerano queste affermazioni come eresie. In questo campo generalmente si pensa che la vita di un essere umano non possa superare i 125 anni.

Jeanne Calment, la più vecchia persona della quale esistano prove certe, è morta all’età di 122 anni e 164 giorni. Secondo la visuale ortodossa della vita, si trattava di una persona fortunata ad avere raggiunto quel limite massimo, superiore al normale limite umano. L’atteggiamento dei principali gerontologi verso l’idea che le persone un giorno possano arrivare a vivere diversi secoli o 1.000 anni, è condensata molto bene nel recente libro di Robin Holliday, famoso gerontologo britannico, “Aging: The Paradox of life” (Trad: “L’invecciamento: il paradosso della vita”). “Come è possibile fare queste affermazioni”? – Holliday domanda. “Innanzi tutto bisogna ignorare la vasta letteratura relativa alla ricerca sull’invecchiamento, oltre che la quantità enorme di informazioni ottenute dallo studio delle malattie umane associate al’età. Infine bisogna proporre che in futuro, la tecnologia delle cellule staminali e altre tecnologie, consentiranno di sostituire o riparare le parti vulnerabili del corpo. Il nuovo uomo “bionico” quindi non invecchierà più”, afferma Holliday”.

Come molti esperti in materia, Holliday è profondamente scettico sull’idea che il processo di invecchiamento possa essere evitato in qualche modo, consentendo alle persone di allungare le loro vite di decenni o addirittura di secoli. Ma ciò è esattamente quello che Valter Longo suggerisce con il suo lavoro relativo al lievito che può vivere più di 10 settimane.

Ricavando due geni, noti come RAS2 e SCH9, responsabili dell’invecchiamento del lievito e del cancro negli esseri umani e inserendoli in una dieta povera di calorie, Longo ha ottenuto il tipo di estensione di vita che in teoria sarebbe impossibile. Come Anna McCormick, dirigente del dipartimento di genetica e biologia della cellula presso il National Institute on Aging, ha osservato: “Dire decine di volte è già piuttosto significativo”. La diminuzione delle calorie rappresenta un’ottima strada per allungare la vita di molti organismi. Ma la giuria ancora non sa se la restrizione delle calorie può estendere la vita degli esseri umani, sebbene una dieta ricca di calorie sicuramente aumenti il rischio di obesità, il diabete e altre condizioni che contribuisco ad accorciare la vita. I biologi sostengono che la limitazione delle calorie faccia in modo che molti animali soffrano la fame. Anziché utilizzare le loro preziose riserve di energia ai fini riproduttivi, essi mettono a riposo il proprio corpo, preparandosi piuttosto per i tempi migliori avanti quando la riproduzione troverebbe condizioni migliori. Questa idea ben si adatta con la visione più generale secondo la quale gli animali tendono a seguire una delle due strategie di vita, quella della fecondità con una conseguente breve durata della vita, o quella di una durata della vita più lunga ma con una bassa capacità riproduttiva”. I topi, ad esempio, riservano molte delle loro limitate risorse alla riproduzione ma di conseguenza hanno una vita piuttosto breve. Al contrario, i pipistrelli, che sono della stessa dimensione dei topi, hanno uno o al massimi due figli in un anno mentre possono arrivare a vivere anche più di 30 anni. La domanda del perché delle specie di animali di dimensione simile vivono una lunghezza di vita diversa è stato oggetto di discussione per decenni. Come mostrano pipistrelli e topi, è possibile che i geni contribuisco all’estensione del limite di vita, ma la domanda è piuttosto “perché non è sempre così? E la logica conseguenza di questa domanda è “perché invecchiamo? Perché non viviamo per sempre?”

Una delle risposte più convincenti a questa domanda riguarda la teoria della soma disponibile. In breve, l’idea è che i geni possono estendere il limite di vita di un organismo, ma solo in termini di bilanciamento tra i costi e i vantaggi che quest’estensione comporta. È possibile continuare a riparare la macchina che è il corpo umano sottoposto ad usura, ma si arriva a un punto che ciò non è più conveniente diventando piuttosto troppo oneroso, così come costerebbe troppo riparare un’automobile sempre più vecchia. A questo punto il corpo o “soma”, diventa disponibile. Longo dice che la teoria della soma disponibile, inventata da Tom Kirkwood dell’Università di Newcastle alla fine degli ’70, è una delle idee più forti nel campo delle teorie dell’invecchiamento. Tuttavia, Longo ha un’altra teoria che si trova al centro delle discussioni di un secondo gruppo di scienziati. Egli crede che invecchiare potrebbe non essere semplicemente un effetto collaterale dell’usura della vita, ma sia anche una condizione programmata geneticamente per liberare la popolazione di individui vecchi facendo in tal modo spazio ai giovani.

È un’ipotesi comune tra i non scienziati che l’invecchiamento e la morte si verifichino per fare spazio alla generazione successiva. I biologi dell’evoluzione sanno che tale idea è basata sulla “selezione di gruppo”. Ma Longo è convinto che i suoi esperimenti relativi alla manipolazione dei geni del lievito mostrano che invecchiare non è un effetto collaterale della vita, ma un processo deliberato e programmato geneticamente dalla selezione naturale. “Sostanzialmente si tratta della prima dimostrazione, a nostra conoscenza, che l’invecchiamento sia fondamentalmente programmato e altruistico”, afferma Longo. “Gli organismi che abbiamo studiato muoiono molto prima di aver fornito sostanze nutrienti ai “mutanti” generati all’interno della propria popolazione. In tal modo, miliardi di organismi muoiono presto in modo che possano crescere individui con una maggiore capacità di adattamento”. Questo solleva la possibilità che lo stesso avvenga negli esseri umani e che, di conseguenza, molte persone muoiano prima di quanto sorga il bisogno. “L’invecchiamento umano programmato è solo una possibilità. Non sappiamo se sia vero o no. Ma se l’invecchiamento è programmato nel lievito e il percorso [metabolico] è simile, non è allora possibile che gli esseri umani muoiono anche prima di quanto dovrebbero?” Valter Longo dice che finora nessuno ha dimostrato che egli abbia torto sulla sua idea di morte programmata. Ma si tratta di un’eresia troppo lontana per il resto della scienza.

Dagli archivi: rapporti di Jeremy Laurance dal Giappone, il paese con il maggior numero di persone centenarie (si veda independent.co.uk/science) Racconti che durano: le persone più vecchie del mondo

Jeanne Calment La madre di Jeanne Calment, il padre e il fratello hanno vissuto rispettivamente 86, 93 e 97 anni. Ma nessuno ha superato la stessa Jeanne, morta nel 1997 a 122 anni e 164 giorni. Nata nel 1875, incontrò Vincent van Gogh a soli 14 anni e ha assistito al funerale nel 1885 di Victor Hugo.

Shigechiyo Izumi Così come possiede il titolo dell’uomo più vecchio che abbia vissuto, Izumi, dall’isola giapponese di Tokunoshima, detiene il record per la carriera più lunga. Agricoltore, egli ha lavorato sin dall’infanzia fino all’età di 105 anni, con un carriera di 98 anni. Nonostante un debole per lo sho-chu (un whisky ottenuto dall’orzo) e nonostante avesse ripreso a fumare a 70 anni, egli ha vissuto ben 120 anni, morendo nel 1986.

Parcheggiatore Edna L’indiana Parker, 114 anni, è sopravvissuta a tutti i suoi figli, ma la sua famiglia include 13 pronipoti. Attualmente conosciuta come la persona vivente più anziana del mondo, ella è cresciuta in una fattoria.

Charlotte Hughes Hughes, un insegnante in pensione, è la più vecchia persona documentata in Gran Bretagna. Sposò suo marito, Noel, all’età di 63 anni. Egli è morto a 105, ma Hughes è vissuta fino a 115 anni, morendo nel 1993.

Florrie Baldwin Baldwin, nacque nel 1896. In quanto più vecchia donna vivente della GB, ricorda di avere incontrato la Regina Victoria durante una visita reale. Ella è vissuta più di suo marito, Clifford, di ben 35 anni.

Henry Allingham Allingham è diventato famoso negli ultimi anni come il più vecchio veterano della prima guerra mondiale, uno dei pochi ancora vivi. Nato nel 1896, 111 anni, è attualmente l’uomo più anziano vivente in Europa, e nel mondo è secondo solo al giapponese Tomoji Tanabe.

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