Ciao Angelo

Il 27 Agosto 2009, l’amico e compagno di viaggio, Angelo Mezzanotte, usciva da questa scena terrena per andare a fermare e vivere immagini di altre dimensioni. Ne parliamo oggi, prima del passaggio di un mese perché, per noi, rimane sempre vicino ed abbiamo, nel frattempo, cercato di rivivere i momenti che ci hanno visto insieme, le emozioni di un parlare, di un vederlo eremita in montagne con il freddo ed il sole. Attesa di un segnale, di un movimento, di una frase fusa nel vento, un meglio sentire..!

Così abbiamo ripercorso i luoghi dove, abitando, cercava il contatto con le forze esterne per accarezzare il suo immenso Essere permettendo, anche, agli animali di passaggio o in cerca di un’anima amica, di entrare. Occhi fratelli, emozioni sospese nel non tempo, sussurri dell’anima, forti nel silenzio permanente e spesso fastidioso, urla e pianti, sorrisi ed estasi impastati in un Unico, indimenticabile. Grazie dal cuore dell’anima , compagno nel visibile e nel sempre.

Umberto Di Grazia

I.R.C.

Dal sito:

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Quando Le scorze del tempo

Cadranno come squame

Mi potrai vedere per ciò che sono

Quando

Saranno le colpe trasformate

Il piombo in oro trasmutato

Mi vedrai risplendere Perfetto

Copia unica e vera di Colui che Esiste

Al di là di ogni possibile apparenza

Sublimato e leggero

Unico e Vero

(BIOGRAFIA)

Angelo Mezzanotte, nasce nel 1943 a Loreto, nelle Marche. Inizia ad interessarsi alla fotografia sin da bambino, per gioco e per curiosità. A diciassette anni si imbarca come mozzo di coperta, navigando successivamente come ufficiale radiotelegrafista, per diversi anni, su navi mercantili di vario genere. Incoraggiato dalle occasioni fornitegli dai numerosi viaggi, soprattutto da quelli aventi per meta paesi esotici, coltiva in maniera crescente la passione per la fotografia. Passione che si trasformerà in mestiere, allorché, successivamente ad un fortuito incontro con il pugile Casius Clay, durante una “franchigia” a Filadelfia, la “Domenica del Corriere”, pubblicando in copertina una delle foto scattate in quella occasione, alla vigilia del primo “match” per il titolo mondiale dei massimi contro Joe Frazier, nel ’71, gliene fornirà l’occasione. Entra poco dopo alla Publifoto di Milano come assistente di studio, dove pratica la fotografia industriale e pubblicitaria, successivamente quella giornalistica con Nando Carrese, realizzando servizi sia in Italia che all’estero.

Pubblica un libro di immagini in bianco e nero, con la collaborazione dell’amico Marco Marchioni, sulla Spagna franchista, dal titolo “Viento del pueblo” (Corbo e Fiori Editori, Padova).

Trasferitosi a Bologna, inizia una proficua attività nell’ambito della fotografia di ambiente, di architettura e dei personaggi del mondo dell’arte.
Risalgono a quel periodo i servizi realizzati per conto degli architetti Pancaldi, Zacchiroli ed Op’land, soprattutto in relazione a progetti collegati all’area fieristica di quella città, per il cui Ente realizzerà anche una lussuosa monografia, così come i ritratti di Giacomo Manzù, Augusto Müren, Trüde Whener ed altri. Apre successivamente uno studio a Fabriano, città originaria da parte di suo padre, dedicandosi per alcuni anni alla fotografia industriale. Appassionatosi alla vela, nel ’77, partecipa alla seconda edizione della “Whitbread round world race” (regata velica intorno al mondo), a bordo dell’imbarcazione “B&B-Italia”. In quell’occasione realizza, oltre a numerose foto, pubblicate soprattutto da riviste del settore nautico, un filmato in 16 mm. che, con la regia di Adriano Dimajo e con il titolo “20.000 leghe sopra i mari”, verrà trasmesso dalla RAI, nonché da televisioni straniere.

Di ritorno dopo sei mesi, riceve l’incarico da parte della Regione Marche di produrre immagini per un calendario avente per soggetto le montagne della regione, e una multivisione dal titolo “Vivere le Marche”. È in questa occasione che scopre il magico fascino delle alture ed in particolare dei Monti Sibillini, iniziando a rivolgersi al paesaggio.

Pubblica nel ’91, con l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, un lussuoso volume intitolato “Nel regno della Sibilla”, che rappresenta una prima sintesi della sua più che ventennale ricerca, effettuata nell’ambito dell’area dei Sibillini, anche in riferimento a miti e tradizioni che ivi si tramandano da secoli. Seguono due libri dal titolo, “Assisi-Calendimaggio-Festa di primavera” (Petruzzi Editore, Città di Castello) e “Umbria-Terra di magie” (Ediart-Todi).

Partecipa a mostre, sia personali che collettive, in Italia e all’estero e, nonostante la scelta, maturata soprattutto successivamente ai viaggi in Terra Santa, Egitto e Monte Athos, di ritirarsi a vivere, prima, per alcuni anni, sulle colline umbre, ed in seguito alle pendici della “sua montagna”, la Sibilla, dove risiede tuttora, continua a portare avanti, sia pure con altri ritmi ed aspettative, l’ormai inscindibile connubio con la fotografia, in cui la natura acquista in maniera crescente il ruolo di incontrastata protagonista, con l’intento di attingervi sempre più ispirazione e declamarne sempre meglio le lodi.

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La copertina del libro “Visioni”

Le Mie Visioni
L’idea alla base del presente lavoro, ha attinto linfa da un precedente progetto, quello di fotografare le più importanti Montagne Sacre del Pianeta. Dopo aver “temuto”, per un periodo, che cotanto progetto potesse andare in porto, sono tornato alle “mie montagne”, rinvenendo in queste la stessa sacralità che pensavo di dover ricercare altrove. Volgendomi di nuovo allo scenario delle più che ventennali escursioni, con un atteggiamento maggiormente consono al pellegrino che al normale escursionista, assieme ad un personale mutamento, ho assistito ad un progressivo espandersi dell’orizzonte percettivo.

Pur nei limiti del mezzo utilizzato, è questo un tentativo di estendere anche ad altri il risultato di simili percezioni, trasferendolo dal privato al collettivo, in misura di una sensibilità e disponibilità accordatemi da chi osserva. Per coerenza con l’idea iniziale e con la convinzione maturata, per cui ogni montagna assume un particolare aspetto sacrale, anche in relazione al suo status di luogo elevato, ho voluto iniziare la serie con l’immagine del Monte ritenuto sacro per eccellenza, dalla tradizione giudeo-cristiana, oltre che da quella islamica, il Sinai. Questa foto, all’origine peraltro dell’idea di partenza, è stata scattata in occasione di una solitaria permanenza, protrattasi per oltre una settimana, sul Monte Santa Caterina (Gebel Katherina 2.642 metri), situato a poca distanza, proprio di fronte alla biblica Montagna.

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La successiva riguarda una veduta dal medesimo, alle prime luci dell’alba. A parte qualche altro inserimento di chiara impronta orientale, che ho pensato di utilizzare, non solo a titolo simbolico, dal momento che, nel corso della mia lunga ricerca nell’ambito dell’Appennino Centrale, iniziata nel ’78, ho avuto modo di recarmi per qualche tempo, sia in India che in Medio Oriente, oltre che in Irlanda e in altri luoghi significativi, la maggior parte delle foto riguarda l’area dei Monti Sibillini, tra Umbria e Marche, e quanto è possibile scorgere, in certe particolari occasioni, da quelle nobili alture.

Oltre alla chiara indicazione di volgere gli occhi verso l’alto, vorrei sottolineare l’eterna universalità, o meglio, cosmicità, con cui la montagna si propone ai nostri sguardi nelle sue mutevoli e molteplici forme, tentando di annullare, almeno idealmente, i confini definiti per convenienza dagli umani. Desidererei tanto si potesse pensare che alcuni paesaggi ripresi potrebbero benissimo essere stati fotografati ovunque: financo su Venere o Marte; che si possa ritenere l’intera Creazione ancora totalmente da scoprire, e, soprattutto, che si senta l’esigenza di far uso di mezzi di indagine diversi da quelli a cui siamo stati abituati fin dai primissimi anni della nostra vita.

M. Sibilla

Solstizio d’Estate 2001

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V’è un Essere, Meraviglioso, Perfetto, esisteva prima del cielo e della terra. Quanto è silenzioso! Quant’è sublime!

Si erge solitario e non muta. Si muove in circolo, ancora e ancora, ma a causa di ciò non soffre. La vita tutta da Lui proviene.

Come in un drappo ogni cosa avvolge con il Suo Amore, ma per ciò non reclama onore, poiché non pretende di essere il Signore.

Non conosco il Suo Nome, e quindi lo chiamo TAO, la Via, e mi rallegro nel Suo Potere.

Lao Tsù

Tao Te Ching

 

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Gerusalemme, cielo sovrastante la spianata delle Moschee, al tramonto, dal Monte degli Ulivi – Pasqua 1987.

 

01mezzanotte

E allora, vedranno il Figlio dell’Uomo venire in una nuvola, con potenza, e gran gloria. Luca; 21,27