di Massimiliano Benvenuti

Era l’11 agosto del 2006 quando io e mia moglie (Antonella Fusco) partimmo in direzione sud per andare a Castel del Monte. Dopo oltre 4 ore di viaggio sotto una incessante pioggia arrivammo finalmente ad Andria.

Cosa cercavo?

Non ne avevo la minima idea, ma qualcosa mi spingeva in quella direzione, erano giorni che ovunque mi girassi trovavo l’immagine o un riferimento a Castel del Monte, per giunta proprio in quel periodo avevo dei giorni di ferie da fare, per di più era agosto, l’ottavo mese dell’anno, corrispondente al numero su cui ruota l’intera costruzione, questo per qualcuno può sembrare solo una serie di coincidenze fortuite, per me che cerco risposte,
ha un solo nome SINCRONICITA’. Più che un termine a se stante è un vero e proprio linguaggio che ho iniziato a comprendere grazie ai metodi appresi da Umberto Di Grazia.

Aveva da poco smesso di piovere, dopo aver ammirato dall’esterno la maestosità della costruzione ci avviammo verso l’ingresso principale. L’interno non è come uno se lo aspetterebbe, infatti era spoglio praticamente privo di arredamenti, percorremmo il corridoio circolare del piano terra ammirando le geometrie ricche di simbolismi che il monumento racchiude, i marmi diversificati utilizzati per la costruzione, senza però notare nulla di diverso. Passati al piano superiore attraverso le scale a chiocciola i motivi architettonici sembravano replicare quando già visto precedentemente. Solo una cosa non avevamo visto, esistevano infatti delle stanze ricavate dagli spazi interni delle torri a pianta ottagonale ben visibili dall’esterno. Le altre erano inaccessibili perché chiuse ai visitatori con dei portoni in legno, probabilmente da quello che ho potuto osservare, vengono utilizzate come magazzino per le attrezzature di pulizia e manutenzione.

Una di queste però non aveva la porta e rimaneva buia, risultava appartata sia all’osservatore che passeggiava nel corridoio principale sia da chi avesse avuto accesso dalle scale di collegamento tra i piani, purtroppo a renderla realmente inaccessibile era il fortissimo e penetrante odore di urina stratificata lasciata da selvaggi visitatori che avevano approfittato dell’intimità che la stanza offriva. Continuai a guardare intorno quando improvvisamente un inaspettato raggio di sole, ormai verso il tramonto, attraversò le nuvole ed in qualche modo illuminò la stanza. Alzai gli occhi e vidi uno spettacolo incredibile, sopra di me impressa sulla volta le luci che entravano dalle feritoie si incrociavano nel buio del soffitto a volta formando una perfetta croce templare. Rimanemmo ad osservarla senza parole, perfino l’odore fino a quel momento fortissimo si era quasi annullato, poi prima che le nuvole oscurassero di nuovo il sole portando via la magia mi ripresi e riuscii a
scattare qualche foto, il risultato non rende certo giustizia a quanto osservato ad occhio. E’ stato forse frutto del caso che l’esposizione del castello permetteva l’ingresso alla luce del sole con quegli angoli e a quell’ora?

E’ forse un caso che quei raggi rimbalzassero sui marmi con precisione astronomica. E’ ancora un caso che due raggi di sole paralleli per nascita arrivino nello stesso punto girati di 90 gradi. E’ un caso che la struttura a volta del soffitto ha fatto si che le estremità della croce fossero più larghe rispetto al centro. E’ un caso che ancora le estremità della croce abbiano un taglio netto alle estremità e non sfumato come ci si potrebbe aspettare. Troppe coincidenze non fanno altro che creare una certezza, e cioè che qualcuno ha costruito con estrema maestria il tutto compresa la posizione stessa del castello che risulta essere leggermente asimmetrica rispetto agli assi cardinali.

Fino ad ora si sapeva ad esempio che a mezzogiorno dell’equinozio di autunno, le ombre delle mura raggiungono perfettamente la lunghezza del cortile interno, ed un mese dopo coprono anche l’intera lunghezza delle stanze.

Ma se questo meccanismo fosse replicato anche negli altri mesi?

E’ risaputo che Federico II, che ebbe molti contatti con la cultura d’oriente, e la simbologia egizia, Castel del monte era ed è un simbolo di conoscenza come dichiarato su pietra dalla rosa scolpita che sovrasta il portone d’ingresso.

N.B.

La luce che ho fotografato era di colore bianco, ma chissà se in un particolare periodo dell’anno il colore di quella croce non fosse rosso come la luce del tramonto, rosso come lo stemma templare sullo sfondo nero della volta…

Di seguito ripropongo le fotografie dove sono stati fermati i punti di rimbalzo della luce.

Il raggio di sole entrava da una feritoia posta sulla scala e si rifletteva sul pianale in marmo per poi proiettarsi verso l’alto vedi foto, l’altro si rifletteva sulla colonna che sosteneva la scala a chiocciola.

LE FOTO

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L’ingresso del raggio di sole dalla feritoia laterale e rimbalza sul pianale in basso


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Raggio che rimbalza sulla colonna centrale

              

croce_di luce_castel_del_monte

Proiezione sul soffitto a volta, la forza della luce era compromessa dalle nuvole


croce_castel_del_monte1

Stessa foto di prima, amplificata per aumentarne i contrasti si nota chiaramente la struttura a croce

croce_castel_del_monte2

croce_templare

Riproduzione della Croce Templare

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