di Alberto Lori

Che cos’è la coscienza?
È un interrogativo antico millenni al quale l’uomo non ha ancora dato una risposta definitiva. Eppure sappiamo che esistono in ciascuno di noi diversi livelli di coscienza legati all’ampiezza della nostra percezione della realtà.
C’è un modo di percepire automatico, correlato a un circuito di elaborazione delle informazioni primitivo e un modo molto più evoluto che consente una percezione direi più cosciente.

In ogni caso prima di parlare di livelli di coscienza, è necessario superare un primo scoglio: da dove nasce la coscienza?
La scienza occidentale ha imboccato la strada delle macchine postulando prima con Cartesio che la coscienza è un effetto secondario della materia, poi con Newton che considerava l’universo e gli stessi esseri umani macchine che potevano essere frammentate in pezzi da studiare e misurare. In questo modo si perdeva di vista l’intero e si dava sostanza al paradigma della separazione di tutte le parti dell’universo e degli uomini.
Il risultato è stato, soprattutto in campo medico, che nessuno specialista prende in considerazione altri elementi che non siano inerenti alle parti del corpo in cui si è specializzato. Gli aspetti psicologici non gli interessano.
L’idea base della filosofia della frammentazione si fonda su un aspetto ancor più fondamentale di questa visione della realtà, ossia che tutto ciò che esiste in questo universo galleggi in un vuoto cosmico che separa ogni cosa l’una dall’altra.

La fisica quantistica ha prodotto il ribaltamento della visione meccanicistica di Newton, una rivoluzione delle idee che ha portato a rivedere la nostra percezione del mondo. Attenzione, però! La verità è un prisma dalle molte facce.
Dal punto di vista della coscienza dell’ego: l’uomo è davvero una macchina prevedibile e manipolabile, un robot in un mondo di macchine, governato da macchine secondo i principi della paura, del piacere e del potere.
E’ un mondo il nostro, dove amore, compassione, solidarietà, fratellanza, abbondanza per tutti, libertà, sono solo concetti svuotati del loro significato e soprattutto quasi mai praticati. Certo, è un mondo dove il progresso tecnologico la fa da padrone, ma poco e niente è stato fatto per condurre l’uomo a una crescita spirituale.
Certo, ci sono e ci sono state le eccezioni, grandi uomini, grandi artisti, grandi benefattori dell’umanità, che hanno dimostrato che le infinite potenzialità dell’uomo non sono frutto della casualità ma che potrebbero realizzarsi in tutti, se solo abbandonassimo l’ego per andare ad abbracciare il Maestro che dimora in ciascuno di noi. Ecco, basterebbe espandere di poco le nostre capacità percettive e ascoltare il libero pensiero di coloro che sempre più numerosi desiderano liberarsi dei ceppi del vecchio paradigma e diffondono i risultati sempre più eclatanti degli sperimentatori quantistici.
Proprio questi ultimi hanno dimostrato che in quello che era ritenuto “il vuoto” esiste un campo di energia molto particolare, un “campo quantico di energia potenziale”, un campo che custodisce caratteristiche molto particolari e che pervade l’intero universo, di ciò che si vede e non si vede.
Tutto, compresi noi esseri umani, siamo immersi in questo campo, in modo tale che, grazie ad esso, ogni minima parte del cosmo, qualunque cosa sia, è istantaneamente in contatto con tutto. Naturalmente tutto ciò determina un capovolgimento totale della percezione della realtà e dell’universo.

Il fenomeno della “non località” è uno dei principi base della fisica quantistica: la radio è locale in quanto come oggetto è posato sul tavolo, le onde radio sulle quali sono sintonizzato sono non locali in quanto non posso dire che sono qui o lì, ma dovunque intorno a me. Sono in ogni caso nel campo quantico, come me e la mia radio.
Tutto è collegato, unito in e da questo campo di energia. Siamo intimamente legati ad ogni cosa e ad ogni essere vivente nell’universo.
La separazione è un’illusione, un errore di prospettiva. La realtà fondamentale del cosmo è che noi siamo tutti uniti dall’energia virtuale di questo campo. Nel campo quantico non esiste né lo spazio né il tempo. Non essendoci separazione, l’informazione non viaggia dal punto a al punto b, è istantanea perché il campo è cosciente e il punto B sa immediatamente ciò che accade al punto A: non esiste il tempo perché non c’è bisogno di tempo per spostarsi nel campo.
Il campo quantico è un luogo dove sono previste tutte le possibilità immaginabili e inimmaginabili, contiene tutte le memorie passate dell’universo manifesto e quelle che devono ancora venire.
Il campo non decide, è la coscienza umana che sceglie alcune delle possibilità presenti per far sì che si manifestino concretamente nel mondo fisico.
Tu forse rimani scettico, non credi a ciò che dico e mi chiedi di dimostrarlo con gli stessi strumenti fino ad oggi in uso dalla scienza e che si autodefiniscono oggettivi, ma non è possibile giacché l’oggettività a livello quantico scompare.
E’ indimostrabile una realtà che si produce a un livello vibratorio elevato usando strumenti e metodi che funzionano a un tasso vibratorio più basso.
Noi crediamo a ciò che vediamo, ma la realtà visibile rappresenta soltanto il 5 per cento dell’intera realtà e l’altro 95 per cento soltanto perché intangibile dovremmo ritenere che non esista? Rendiamoci conto che i nostri cinque sensi e gli strumenti fisici di misurazione che rappresentano una loro estensione sono soltanto una finestra limitata sulla realtà e impariamo a sviluppare capacità di percezione più raffinate, più dettagliate, in grado di offrirci una visione più completa della realtà.
Di fatto, la scienza di oggi, forse senza volerlo, punta nella direzione degli insegnamenti spirituali del grandi Maestri della sapienza antica ed è un bene.

Il campo di energia quantica che pervade tutto l’universo è ciò che le antiche tradizioni hanno di volta in volta definito come “spirito di Dio”, energia universale, coscienza cosmica, piano eterico e via dicendo.
È un bene, non solo perché il campo quantico è in grado di risolvere molti degli enigmi della scienza, ma soprattutto perché può dare la spinta definitiva all’umanità per un salto quantico della coscienza verso un mondo non più frammentato, regno delle macchine e della separazione, bensì verso un mondo unitario e coerente dove non ci siamo noi e gli altri, ma solo l’Uno, indiviso e invisibile.

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