“Due produttori di impianti per la produzione di energia nucleare possiedono due delle nostre reti nazionali – la General Electric possiede la NBC e la Westinghouse possiede la CBS. L’altra rete è posseduta da un’azienda del fumetto: la Disney ha la proprietà della ABC”.

Ralph Nader, candidato alle presidenziali negli Stati Uniti

Libertà di parola – Tradizionalmente, molte discussioni sulla democrazia dei media hanno avuto al centro il diritto alla libertà di espressione. Specialmente durante gli anni della Guerra Fredda, i governi occidentali hanno calcato l’accento sulla censura di stato nel blocco sovietico per far risaltare per contrasto la presunta libertà della loro stampa. Tuttavia anche se la libertà di parola è ancora un diritto negato in molti casi nel mondo (come nelle recenti condanne di Gandalf in Gran Bretagna, concentrarsi esclusivamente su quell’aspetto ha lasciato in secondo piano elementi oggi ancora più fondamentali in molti paesi per la democrazia dei media.

Farsi sentire – La democrazia dei media è molto di più della semplice “possibilità di dire ciò che si vuole”. La democrazia dei media ha a che fare piuttosto con la diffusione della propria voce, con il farsi sentire. Se da una parte lo sviluppo tecnologico ha reso più facile che mai pubblicare una propria rivista (o registrare le proprie videonotizie), d’altro canto è diventato più che mai difficile raggiungere persino il pubblico più ridotto. Anche se potete trovare un distributore per farlo circolare tra le ormai ridotte imprese indipendenti che ancora sopravvivono e per metterlo in vendita, il fatto che non potete spendere milioni in pubblicità ogni anno significa che soltanto davvero pochi lo acquisteranno.

La concentrazione della proprietà – Nella sua forma più sofisticata, la censura è praticata non attraverso la polizia e i sistemi carcerari ma attraverso le istituzioni capitaliste che lavorano insieme per mantenere l’egemonia dei loro saperi. Ciò è reso tanto più facile ora che la maggior parte delle imprese di comunicazione di massa è nelle mani di un numero molto piccolo di giganti dell’industria. In diversi paesi o, sempre più, su scala globale, questi cartelli esercitano un controllo effettivo delle immagini e delle storie attraverso le quali capiamo il mondo. Anziché una vera pluralità democratica, ci sono offerte infinite versioni dello stesso prodotto (con piccole variazioni nella confezione!).

Tieni il pubblico al sicuro – Questa mancanza di varietà ha conseguenze gravi, in quanto diventa sempre più difficile esprimere voci alternative all’ortodossia dei media tradizionali. Quale spazio è stato dato alle centinaia di migliaia che in America del Nord e in Europa hanno protestato contro l’attacco dei loro paesi all’Iraq nella Guerra del Golfo nel 1991? La democrazia limitata dei media conduce a una democrazia politica limitata, poiché le idee alternative sono deliberatamente tenute lontano dall’attenzione dell’opinione pubblica (soprattutto se possono dare fastidio agli inserzionisti pubblicitari).

Il potere della rete – Se state leggendo queste righe probabilmente già conoscerete molte delle centinaia di siti di Internet che offrono letture alternative all’ortodossia tradizionale dei media. La rete ha reso chiaramente tali punti di vista alternativi più accessibili di prima e funge da forza democratica offrendo la stessa possibilità di farsi sentire alle voci dei grandi come dei piccoli. Il problema è: la rete non arriva ancora abbastanza lontano per sfidare la potenza dei media tradizionali – soltanto perché la moltitudine di riviste alternative che sono esistite per anni non sono mai riuscite a sfidare la corrente principale. Da questo punto di vista la democrazia dei media riguarda tutti noi: è il nostro sostegno e sono i nostri abbonamenti che mantengono viva la diversità.

Fonte: Unimondo.org

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