di MARGARET WERTHEIM The New York Times

Sedendo a pranzo sul patio di casa sua in un giorno afoso del giugno scorso, Francis Crick stava disertando sull’argomento “mente-corpo” e sul spinoso tema dell’”IO” umano. Dov’è la linea di demarcazione tra la mente e la materia? Chiese lui.

A parte i neuroni del nostro cervello, il corpo umano contiene decine di milioni di neuroni nel sistema nervoso enterico che si estende nello stomaco e negli intestini. “Quando lei digerisce il suo pranzo, lei si riconosce nel processo? ” ha chiesto Dott. Crick. “Corpo e mente” sono i problemi gemelli attorno ai quali la vita del Dott. Crick si è mossa a spirale, come la struttura della doppia elica del DNA, per la cui scoperta lui ed il Dott. James D. Watson sono diventati famosi mezzo secolo fa. Sebbene la sua ricerca “sulla molecola della vita” è quella per la quale lui è più conosciuto, nei suoi 28 anni al Salk Institute for Biological Studies, il suo lavoro si è concentrato sulla mente, ed in particolare sul tema della consapevolezza. Fino a poco fa, questo argomento fu visto con profondo sospetto nei cerchi scientifici, ma il Dott. Crick ha condotto una campagna per farlo accettare.
Adesso è diventato un argomento alla moda. Mentre alcuni filosofi sostengono che la consapevolezza è un fenomeno fuori dell’ambito della scienza, il Dott. Crick respinge tale affermazione con l’autorevole sicurezza che ormai fa parte della sua leggenda. “Il meccanismo è la parte che conta; tutto il resto è un “giocare con parole” disse lui, in un’intervista recente.

La carriera del Dott. Crick è stata caratterizzata da collaborazioni celebri e per l’ultimo decennio lui ha lavorato con il Dott. Christof Koch, un professore di calcolo matematico e sistemi neurali del California Institute of Technologiy.

Insieme hanno sviluppato una struttura che il Dott. Koch ha esposto nel suo nuovo libro: “La Ricerca della Coscienza: Un Approccio Neurobiologico.”

A fine marzo, Dott. Crick e Dott. Koch si sono incontrati a San Diego per parlare del loro recente lavoro. Ora all’età di 87 anni, affetto da una forma avanzata di cancro, il Dott. Crick è stato sottoposto a nuovo ciclo di chemioterapia. Nonostante il cocktail tossico, lui sembra più acuto che mai e lancia risposte mirate come fulmini. Quasi dall’inizio della sua carriera, lui fu ossessionato da due problemi: “La linea di demarcazione tra i sistemi viventi e quelli non viventi e la natura della coscienza.”

Negli anni ’40, dopo una rimarcabile carriera come fisico nell’Ammiragliato britannico, lui cominciò la sua ricerca sul primo argomento, studiando la struttura delle proteine. Nel 1951, collaborò con il Dott. Watson per determinare la struttura del DNA. Pochi scienziati credevano che il DNA era il portatore del codice genetico, ma il Dott. Crick (che non prese il suo dottorato fino al 1954) ed il Dott. Watson erano convinti di questo. Il loro documento epocale sulla doppia elica fu pubblicato nel 1953 e nel 1962 vinsero il Premio Nobel per Fisiologia e Medicina, insieme al loro collega il Dott. Maurice Wilkins.

Il Dott. Crick collaborò in seguito con il Dott. Brenner di Sydney ed insieme lavorarono sul meccanismo che permette al codice genetico tramutato nelle proteine di costruire organismi viventi. Verso la fine degli anni 60, le fondamenta della biologia molecolare furono ben capite e il Dott. Crick, ansioso di proseguire nella ricerca, continuò spostando il suo interesse alla successiva tematica importante.

Nel 1976 lui si trasferì al Salk Institute, specializzandosi come neuroscienziato. Da allora in poi, il Dott. Crick è stato un campione instancabile nelle ricerca mirata sul cervello umano. In un suo editoriale dello Scientific American, datato 1979, affermò che era arrivato il momento che la scienza si assumesse il compito – fino ad allora proibito – di ricerca sulla coscienza.

Nel suo libro del 1994 “L’Ipotesi Stupefacente: La Ricerca Scientifica dell’Anima”, lui andò oltre, scrivendo: “Le vostre gioie e i vostri dolori, i vostri ricordi e le vostre ambizioni, il vostro senso d’identità personale e di spontanea volontà, sono infatti niente più che il comportamento di un ingranaggio enorme di cellule nervose e delle loro molecole associate.” Sottolineò cosi un approccio empirico, focalizzando il tutto sulla coscienza visiva. Le sue idee sono state alla base dell’inspirazione scientifica per la ricerca del Dott. Koch fatta a Caltech: la meta è trovare “i collegamenti neurali della coscienza”, o N.C.C – i processi neurali associati con la consapevolezza. Dott. Koch ed i suoi studenti laureati stanno finalmente trovando prove evidenti nella sperimentazione per quello che il Dott. Crick chiama “i neuroni della consapevolezza”, quelli che ci abilitano a percepire.

Le idee del Dott. Crick insieme con quelle di un altro Premio Nobel, il Dott. Gerald M. Edelman, hanno servito a cambiare la direzione nel campo della neuroscienza. Adesso, le ricerche sui collegamenti neurali della coscienza sono diventate un luogo comune, anche se, come afferma il Dott. Nancy Kanwisher, un neuroscienziato alla Massachusetts Institute of Technology, ”ci sono ancora pochi i neuroscienziati che parlano apertamente di N.C.C.”

Anche se il Dott. David Chalmers, un filosofo del University of Arizona ed uno dei principali critici dell’approccio materialista allo studio della mente umana, accredita il valore del lavoro svolto da Dott. Crick e Dott. Koch, affermando: “Chiunque accetta adesso che esistono processi sistemici nel cervello correlati con la consapevolezza.”

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Willis W. Harman, leggi il testo completo

«…per vedere certe cose siamo disposti a fare anche lunghi viaggi, mentre le trascuriamo quando le abbiamo sotto gli occhi; siamo senza curiosità di fronte alle cose più vicine mentre andiamo indietro a quelle più lontane, forse perché il desiderio di conoscere viene meno quanto è più facile soddisfarlo o, forse, perché abbiamo l’abitudine di rinviare ciò che possiamo vedere, pensando che ci capiterà di vederlo sempre.
Qualunque sia il motivo, il fatto è che nella nostra città e nei suoi dintorni ci sono cose meravigliose e sorprendenti che non solo non abbiamo visto, ma delle quali non sospettiamo nemmeno l’esistenza. Se invece ci trovassimo in Grecia, in Egitto, in Asia o in qualsiasi altro posto, reso noto dalla pubblicità, le avremo già date per viste, lette ed illustrate»
Plinio il Giovane – (61-113 d.C.)