dallo SchwartzReport del 6 aprile 2011

Traduzione a cura della redazione di www.coscienza.org – Erica Dellago

NICK PRYER – Mail (U.K.)

L’immagine è misteriosamente familiare: un giovane uomo barbuto con fluenti capelli mossi. Dopo essere rimasti nascosti per quasi duemila anni in una grotta in Terra Santa, difficile stabilire i dettagli più fini. Ma con una luce appropriata non è difficile interpretare i segni intorno alla fronte come una corona di spine.

L’immagine straordinaria di uno dei tesori recentemente scoperti di 70 codici di piombo – piccoli libri – trovati in una grotta sulle colline che dominano il mare di Galilea è uno dei motivi per cui gli storici della Bibbia chiedono a gran voce di mettere le mani sugli antichi manufatti.

Se autentico, questo potrebbe essere il primo ritratto di Gesù Cristo nella storia, probabilmente creato da qualcuno che lo aveva conosciuto.

Scoperta: l’impressione sulla copertina di questo libricino mostra quella che potrebbe essere la prima immagine di Cristo nella storia.

I libricini, un po’ più piccoli di una moderna carta di credito, sono sigillati su tutti i lati e hanno una rappresentazione tridimensionale di una testa umana sia sul fronte sia sul retro. Una sembra avere la barba e l’altra no. Nell’impressione su piombo si possono vedere anche le impronte digitali di chi l’ha realizzata. Sotto entrambe le figure c’è una riga di testo non ancora decifrata in ebraico antico.

Sorprendentemente, uno dei libretti sembra recare la dicitura “Salvatore di Israele” – una delle poche frasi finora tradotte.

Il proprietario è il camionista beduino Hassan Saida che vive nel villaggio arabo di Umm al-Ghanim, Shibli. Si è rifiutato di vendere i libretti ma due campioni sono stati inviati in Inghilterra e in Svizzera per verifiche.

Un articolo della “Mail on Sunday Investigation” ha rivelato che i manufatti sono stati inizialmente trovati in una grotta nel villaggio di Saham in Giordania, vicino al punto dove convergono le Alture del Golan di Israele, Giordania e Siria – e tre miglia all’interno della spa Israeli e delle sorgenti termali di Hamat Gader, luogo di culto per migliaia di anni.

Secondo fonti di Saham, sono stati scoperti cinque anni fa dopo che un’alluvione lampo ha raschiato via il terreno polveroso della montagna rivelando ciò che sembrava una pietra di grandi dimensioni. Una volta spostata, si è scoperta una grotta con una grande quantità di piccole nicchie incassate nelle pareti. Ognuna di queste nicchie conteneva un libretto. C’erano anche altri oggetti, compresi piatti dimetallo e rotoli laminati di piombo.

La zona è nota per essere stata un antico rifugio per sette messianiche ebraiche in fuga dalle sanguinose conseguenze di una serie di rivolte contro l’Impero Romano nel Primo e inizio Secondo Secolo d.C..

La grotta si trova a meno di 100 miglia da Qumran, dove furono scoperti i Rotoli del Mar Morto, e a circa 60 migliada Masada, luogo dell’ultima resistenza e del suicidio di massa di una fanatica setta estremista di fronte a un assedio dell’esercito romano nel 72 d.C. – due anni dopo la distruzione del Secondo Tempio di Gerusalemme.

Questo libricino mostra ciò che gli studiosi pensano essere la mappa della Gerusalemme Cristiana.

E’ vicina anche alle grotte usate come santuari dai rifugiati della rivolta di Bar Kokhba, terza e ultima rivolta ebraica contro l’Impero Romano nel 132 d.C..

L’epoca è di fondamentale importanza per gli studiosi della Bibbia, perché comprende sconvolgimenti politici, sociali e religiosi che hanno portato alla scissione tra Ebraismo e Cristianesimo.

Si è conclusa con il trionfo del Cristianesimo sui suoi rivali come nuova religione dominante prima per gli Ebrei dissidenti e poi per i Gentili.

In questo contesto, l’aspetto importante è che, mentre i Rotoli del Mar Morto sono pezzi di carta pergamena o papiro arrotolati che contengono le più antiche versioni conosciute dei libri della Bibbia Ebraica e altri testi – il tradizionale formato ebraico per opere scritte -, questi reperti di piombo sono a forma di libro, o codice, a lungo associato con l’ascesa del Cristianesimo.

I codici visti dal “The Mail on Sunday” hanno dimensioni diverse che variano dal formato più piccolo di 3 x 2 pollici a circa 10 x 8 pollici. Ciascuno contiene una media di otto o nove pagine e sembrano essere fusi, piuttosto che incisi, con immagini su ambo i lati,e sigillati con anelli di piombo. Quando furono ritrovati, molti erano gravemente corrosi, anche se è stato possibile aprirli.

Si ritiene che il codice che raffigura quello che potrebbe essere il volto di Cristo non sia ancora stato aperto. Alcuni codici mostrano segni di sotterramento – anche se potrebbero essere semplicemente detriti derivanti dall’essere rimasti in una grotta per centinaia di anni.

A differenza dei Rotoli del Mar Morto, i codici di piombo sembrano essere formati da immagini stilizzate, piuttosto che da testo, con una relativamente piccola quantità di scritte che sembrano essere in una lingua fenicia, anche se non si è ancora identificato l’esatto dialetto. All’epoca in cui questi codici sono stati creati, la Terra Santa era popolata da diverse sette, tra cui Esseni, Samaritani, Farisei, Sadducei, Dositeani e Nazareni.

Un fortunato proprietario: Hassan Saida con alcuni dei manufatti che afferma di aver ereditato.

Tra i vari gruppi non c’era una scrittura comune né mescolanze rilevanti di linguaggio e di sistemi di scrittura.
Ciò significa che potrebbero essere necessari anni di studi approfonditi per interpretare i codici in modo preciso.

Molti libri sono sigillati su tutti i lati con anelli di metallo, a suggerire che non fossero destinati a essere aperti.

Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che contenevano parole sante, che non avrebbero mai dovuto essere lette. Ad esempio, i primi Ebrei proteggevano tenacemente il sacro nome di Dio, che veniva pronunciato unicamente dal Sommo Sacerdote nel Tempio di Gerusalemme durante lo Yom Kippur.

La pronuncia originale è andata perduta, ma è stata trascritta nei caratteri romani YHWH – noti come Tetragrammaton – di solito tradotti come Yahweh o Geova. Nel Libro Biblico delle Rivelazioni si fa riferimento a un libro sigillato contenente informazioni sacre.

Un’incisione è stata interpretata come una schematica mappa della Gerusalemme Cristiana che mostra le croci romane al di fuori delle mura della città. Nella parte superiore si può vedere una forma tipo scala. Si pensa si tratti di una balaustra del Tempio di Gerusalemme, menzionata in una descrizione biblica. Sotto ci sono tre gruppi di mattoni in muratura, a rappresentare le mura della città.

Una palma con frutti fa pensare alla Casa di Davide e ci sono tre o quattro forme che sembrano linee orizzontali intersecate da brevi linee verticali dal basso. Sono croci a forma di T che si ritiene siano state usate ai tempi biblici (si dice che la familiare forma a crocifisso sia datata dal 4° Secolo in poi).
Le forme a stella in una lunga fila rappresentano la Casa di Jesse – poi il disegno si ripete.

L’interpretazione dei libri come manufatti proto-Cristiani è sostenuta da Margaret Barker, ex presidente della Società per lo Studio del Vecchio Testamento e uno dei maggiori esperti britannici sul Cristianesimo primitivo. Il fatto che sia ritratta una figura sembrerebbe escludere che questi codici siano collegabili alla corrente principale del Giudaismo di quel tempo, quando il ritrarre figure viventi e realistiche era severamente proibito perché considerato idolatria.

Se autentici, appare chiaro che questi libri furono creati, in realtà, da un’antica setta Messianica Ebraica, forse strettamente collegata alla prima chiesa Cristiana, e che queste immagini rappresentano il Cristo stesso.

Ma un’altra teoria, avanzata da Robert Feather – un’autorità per quanto concerne i Rotoli del Mar Morto e autore de “Il Segreto del Rotolo di Rame di Qumran” -, sostiene che questi libri sono collegati alla rivolta di Bar Kokhba del 132-136 d.C., terza maggiore ribellione degli Ebrei della Provincia della Giudea e ultima delle Guerre Giudaico-Romane.

La rivolta istituì uno stato indipendente di Israele su alcuni territori della Giudea per un periodo di due anni, fino a quando l’esercito romano non lo distrusse, con la conseguenza che a tutti gli Ebrei, inclusi i primi Cristiani, fu proibito di entrare in Gerusalemme.

I seguaci di Simon Bar Kokhba, capo della rivolta, lo acclamarono come un Messia, una figura eroica che poteva ricostruire Israele. Sebbene i Cristiani Ebrei avessero acclamato Gesù come il Messia e non avessero sostenuto Bar Kokhba, fu proibito anche a loro di entrare in Gerusalemme insieme al resto degli Ebrei. La guerra e le sue conseguenze hanno contribuito a differenziare il Cristianesimo come una religione distinta dal Giudaismo.

Il leader spirituale della rivolta fu Rabbi Shimon Bar Yochai, che pose le basi per una forma mistica dell’ebraismo conosciuta oggi come la Kabbalah (Cabala), e seguita da Madonna, Britney Spears e altri. Yochai scrisse un commentario segreto sulla Bibbia e lo nascose in una grotta per 13 anni, lo Zohar, che in seguito si sviluppò nella dottrina della Kabbalah. Feather è convinto che parte del testo contenuto nei codici porta il nome di Rabbi Bar Yochai.

Feather dice che tutti i codici conosciuti antecedenti il 400 d.C. erano fatti di carta pergamena, e che il piombo fuso era sconosciuto. Erano chiaramente destinati a esistere per sempre e a non essere mai aperti. L’uso del piombo come materiale di scrittura in questa fase è ben documentato – ma il testo è sempre stato inciso, non fuso.

Attualmente i libri sono in possesso di Hassan Saida, a Umm al-Ghanim, Shibli, che si trova ai piedi del Monte Tabor, 18 miglia a ovest del Mare di Galilea.
Saida possiede e gestisce un’impresa di trasporti composta da almeno nove autocarri di grandi dimensioni a base piana. Nel suo villaggio è considerato un uomo ricco. Suo nonno vi si stabilì più di 50 anni fa, e sua madre e i suoi quattro fratelli vivono ancora lì.

Saida, un trentacinquenne sposato con cinque o sei figli, sostiene di aver ereditato i libri da suo nonno.

Tuttavia, “The Mail on Sunday” è venuto a conoscenza di dichiarazioni che sostengono che sono venuti alla luce cinque anni fa, quando il suo socio in affari beduino incontrò un paesano in Giordania che disse di avere antichi manufatti da vendere.

Pare che al socio furono mostrati due libricini di metallo molto piccoli. Lui li portò oltre il confine a Israele e Saida ne rimase incantato, arrivando a credere che avessero proprietà magiche e che fosse suo destino raccoglierne il maggior numero possibile.

L’arida zona di montagna dove sono stati trovati è delicata dal punto di vista militare e povera dal punto di vista dell’agricoltura.

La popolazione locale per generazioni ha arrotondato il proprio reddito accaparrandosi e rivendendo reperti archeologici rinvenuti nelle grotte.

Molti libricini sono stati clandestinamente esportati di contrabbando attraverso il confine dagli autisti che lavorano per Saida – i più piccoli generalmente indossati manifestamente come ciondolidi catene appese al collo degli autisti, i più grandi nascosti nei cruscotti di auto e camion.

Al fine di finanziare l’acquisto dei libretti dai Giordani che li avevano inizialmente ritrovati, Saida presumibilmenteha fatto una partnership con un certo numero di altre persone – tra cui il suo avvocato di Haifa, Israele.

Le motivazioni di Saida sono complesse. Studia di continuo i libretti, ma non se ne prende particolarmente buona cura, aprendone alcuni e coprendoli di olio d’oliva, al fine di “preservarli”.

I manufatti sono stati visionati da collezionisti di antichità multimiliardari sia in Israele sia in Europa – e a Saida sono state offerte decine di milioni di sterline anche per pochi libretti, ma si è rifiutato di venderli.

Inizialmente, quando ottenne i libretti, non aveva idea di cosa fossero e neppure se fossero autentici.

Nel 2007 contattò Sotheby’s a Londra nel tentativo di avere un parere esperto, ma la celebre casa d’aste rifiutò di trattarli perché la loro provenienza non era conosciuta.

Poco dopo, l’autore e giornalista britannico Nick Fielding fu avvicinato da una donna palestinese preoccupata che i libretti fossero venduti al mercato nero. A Fielding fu chiesto di rivolgersi al British Museum, al Fitzwilliam Museum di Cambridge e altri luoghi.

Fielding si recò in Israele e ottenne una lettera dal ”Israeli Antiquities Authority” (Autorità Antichità Israeliana) che diceva di non avere obiezioni al loro essere portati all’estero peranalisi. Pare che il IAA pensasse che i libretti fossero falsi dato che niente di simile era mai stato scoperto prima.

Nessuno dei musei ha voluto essere coinvolto, sempre a causa dei dubbi circa la provenienza. A Fielding è stato poi chiesto di rivolgersi a esperti per scoprire cosa fossero e se fossero autentici. David Feather, esperto di metallurgia oltre che dei Rotoli del Mar Morto, ha raccomandato di sottoporre i campioni all’analisi dei metalli presso l’Università di Oxford.

L’esecuzione dei lavori è stata affidata al dottor Peter Northover, responsabile del Materials Science-based Archaeology Group e da un esperto di fama mondiale di analisi di materiali metallici antichi.

Successivamente i campioni sono stati inviati allo Swiss National Materials Laboratory di Dubendorf, Svizzera. I risultati dimostrano che sono compatibili con l’antico periodo (Romano) di produzione del piombo e che il metallo è stato fuso da minerale che ha origine nel Mediterraneo.

Il dottor Northover ha aggiunto che è improbabile che la corrosione sui libri possa essere dei tempi moderni.

Nel frattempo, la politica intorno alla provenienza dei libri si sta intensificando. La maggior parte degli studiosi è cauta in attesa di ulteriori ricerche e indica il processo di contraffazione in corso in Israele circa l’antico ossario di pietra calcarea che avanza la pretesa di avere ospitato le ossa di Giacomo, fratello di Gesù.

L’establishment archeologico Israeliano ha cercato di sminuire i problemi legati alla provenienza mettendo in dubbio l’autenticità dei codici, ma la Giordania afferma che “eserciterà tutti gli sforzi a tutti i livelli” per ottenere il rimpatrio dei reperti.

Il dibattito relativo all’autenticità dei libretti e, in caso affermativo, se rappresentano il primo manufatto conosciuto della prima chiesa Cristiana o i primi vagiti della mistica Kabbalah imperverserà senza dubbio negli anni a venire.
Il direttore del Dipartimento delle Antichità della Giordania, Ziad al-Saad, ha pochi dubbi. Ritiene siano stati effettivamente realizzati dai seguaci di Gesù nei primi decenni immediatamente successivialla sua crocifissione.

“Sono realmente pari, e forse più significativi,dei Rotoli del Mar Morto”, ha detto. “Le prime informazioni sono molto incoraggianti e sembra che ci troviamo di fronte a una scoperta molto importante e significativa – forse la più importante scoperta nella storia dell’archeologia.”

Se avesse ragione, allora potremmo davvero contemplare il volto di Gesù Cristo.