Un brillante laureando fisicamente senza cervello, è l’occasione per riflettere: e se il nostro cervello non fosse indispensabile? Ma allora dove risiede la Mente?

Il cervello è davvero necessario?

La ragione di questa domanda apparentemente assurda si collega ad un’importante ricerca condotta dal neurologo prof. John Lorber dell’Università di Sheffield.

Quando un medico della Sheffield si trovò ad avere in cura uno studente di matematica per una malattia non grave, notò che la testa di quest’ultimo era leggermente più larga del normale. Riferì il fatto al Dott. Lorber per sottoporlo ad ulteriori esami.

Lo studente era accademicamente brillante, con un quoziente d’intelligenza (IQ) pari a 126 e si stava per laureare. Tuttavia una volta esaminato con il CAT-scan, Lorber scoprì che lo studente non aveva “virtualmente” alcun cervello.

Al posto di due emisferi che colmassero la cavità cranica, più o meno di 4,5 cm di profondità, lo studente aveva meno di 1 millimetro di tessuto cerebrale che ricopriva la cima della colonna spinale.

Lo studente soffriva di idrocefalia, condizione in cui il fluido cerebrospinale non circola come dovrebbe intorno al cervello (a causa di un’ostruzione a livello del sistema ventricolare o di un’eccessiva produzione di liquor o di uno scarso riassorbimento dello stesso, NdT).

Rupert Sheldrake

Normalmente, la condizione è fatale nel primo mese di vita. E anche se un individuo riesce a sopravvivere sarà seriamente handicappato. Lo studente di Sheffield aveva comunque  vissuto una vita perfetta e normale e stava per ottenere una laurea con lode in matematica.

Un caso del genere non è così raro come sembra.

Nel 1970, un cittadino di New York morì a 35 anni. Non aveva diplomi ma aveva lavorato come portiere ed era molto popolare tra i suoi vicini. Gli inquilini del palazzo in cui lavorava lo descrissero come qualcuno che oltre ad occuparsi delle sue mansioni, leggeva il giornale e preparava il tè. Quando venne eseguita l’autopsia per determinare la causa del suo prematuro decesso venne scoperto che anche lui era praticamente privo di cervello.

Il Prof. Lorber ha identificato diverse centinaia di persone che pur avendo gli emisferi cerebrali veramente piccoli sono individui provvisti di una normale intelligenza. Alcuni di loro non hanno un cervello individuabile ma hanno un IQ pari a 120.

Nessuno sa come le persone con un “cervello non individuabile” siano capaci di compiere qualsiasi attività e di laurearsi senza aiuti esterni.

Esistono comunque un paio di teorie. La prima ipotizza che esista un così alto livello di ripetizioni di funzioni in un cervello normale che quel poco che rimane è sufficiente ad adempiere tutte le funzioni degli emisferi mancanti.

Un’altra tesi similare è la vecchia idea secondo la quale noi usiamo solo una piccola parte del nostro cervello, forse il 10%. Il problema è che le ricerche più recenti sembrano contraddire queste ipotesi. Le funzioni del cervello sono state mappate completamente e per quanto sia presente qualche ridondanza, c’è anche un alto grado di specializzazione – per esempio, l’area motoria e la corteccia visiva che sono estremamente specifiche.

Allo stesso modo, l’idea stessa che “usiamo solo il 10 percento del nostro cervello” è un malinteso che risale alle ricerche condotte negli anni 30 nelle quali le funzioni di grandi aree della corteccia, non potendo essere determinate, furono nominate “silenziose”, mentre in effetti sono aree collegate alle importanti funzioni del parlare o del pensare astratto.

Un’altra interessante questione riguardante le scoperte di Lorber è che queste rimandano ai misteri legati alla memoria. Al principio si pensava che la memoria avesse qualche substrato fisico nel cervello, come i chips di memoria nel personal computer, ma indagini più estese hanno evidenziato il fatto sorprendente che la memoria non è localizzata in nessuna area e in nessun substrato specifico del cervello. Come afferma un eminente neurologo: «La memoria è in qualsiasi e in nessuna parte del cervello».

Ma se il cervello non è un meccanismo per classificare e immagazzinare esperienze e analizzarle per permetterci di vivere le nostre vite, allora perché abbiamo un cervello? E dove risiede l’intelligenza umana? Dov’è la mente?

Un biologo che propone un nuovo e radicale approccio a questi problemi è il dottor Rupert Sheldrake. Nel suo libro «Una nuova scienza della vita» respinge l’idea che il cervello sia un magazzino delle memorie e lo considera, piuttosto, come una radio ricevente per sintonizzarsi sul passato.

La memoria non è un processo di registrazione nel quale un mezzo viene alterato per immagazzinare ricordi, ma un viaggio che la mente fa nel passato tramite il processo di risonanza morfica.

E come radio ricevente richiederebbe strutture molto meno complesse di un magazzino capace di memorizzare e recuperare i dati di una vita.

Ma, chiaramente, anche questa pazza idea potrebbe non essere vera …

 [Fonte: http://www.alternativescience.com]

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