È stato completamente sequenziato il genoma mitocondriale di un uomo di Neanderthal di 38.000 anni fa.

CATHLEEN GENOVA – Cell Press

Traduzione a cura di: Paola Mas.

Uno studio, di cui si riporta notizia nell’edizione dell’8 agosto del giornale “Cell” (pubblicato dalla Cell Press), ha rivelato il sequenziamento completo del genoma mitocondriale di un uomo di Neanderthal di 38.000 anni fa. La scoperta ha aperto una finestra sulla storia evolutiva degli uomini di Neanderthal, consentendo di trovare risposte ai continui dubbi sulla relazione tra la nostra specie e la loro.

“Per la prima volta, abbiamo costruito una sequenza genomica a partire da un DNA antico praticamente senza errori”, ha affermato Richard Green del Max-Planck Institute for Evolutionary Anthropology, in Germania.

Il metodo seguito è stato quello di sequenziare fino a oltre 35 volte di seguito il DNA dei mitocondri (vere e proprie centrali elettriche)della cellula di un uomo di Neanderthal, inclusi i geni che codificano per le 13 proteine. Questa mappatura estesa ha permesso agli scienziati di identificare quelle differenze tra il genoma degli uomini di Neanderthal e quello degli uomini, derivanti dai danni causati al DNA degradato estratto dall’osso antico e in contrapposizione ai veri cambiamenti evolutivi.

Secondo i ricercatori, sebbene sia ormai stabilito che gli uomini di Neanderthal costituiscano la forma di ominide più simile all’uomo attuale, resta incerta una relazione precisa tra noi e loro. L’idea per cui essi possano essersi mescolati con gli umani è ancora oggetto di dibattito.

L’analisi della nuova sequenza conferma che il mitocondrio dell’uomo di Neanderthal non ha nulla a che fare con la variazione rinvenuta nell’uomo attuale, e non offre alcuna prova dell’incrocio tra i due lignaggi, sebbene resti una remota possibilità che questo sia avvenuto. Essa mostra anche che gli uomini di Neanderthal e gli antenati degli umani hanno vissuto nelle stesse terre fino a circa 660.000 anni fa, con una possibilità di errore di datazione di 140.000 anni in più o in meno.

Delle 13 proteine codificate nel DNA mitocondriale, si è scoperto che una, nota come subunità 2 della citocromo-c-ossidasi della catena di trasporto dell’elettrone mitocondriale o COX2, dal momento della separazione dagli uomini di Neanderthal ha subito un numero sorprendente di sostituzioni di aminoacidi negli umani. Per quanto la scoperta sia interessante, ha detto Green, non è ancora chiaro cosa significhi.

“Desideravamo anche conoscere qualcosa sulla storia degli stessi uomini di Neanderthal”, ha affermato Jeffrey Good, anch’egli facente parte del Max-Planck Institute. Per esempio, le informazioni racchiuse nella nuova sequenza hanno rivelato che quella dell’uomo di Neanderthal ha subito meno modificazioni evolutive complessive, ma un numero maggiore di quelle che alterano la capacità dell’aminoacido di costruire i blocchi di proteine. Una spiegazione semplice di ciò potrebbe risiedere nel fatto che gli uomini di Neanderthal erano meno numerosi degli umani, il che rese quindi la selezione naturale meno efficace nel “rimuovere” le mutazioni.

Questa teoria coincide con le argomentazioni di altri scienziati, basate sul record geologico, ha detto il coautore Johannes Krause. “Secondo la maggior parte di loro, 40.000 anni fa in Europa vagabondavano solo poche centinaia di uomini di Neanderthal”. Quella popolazione più piccola potrebbe essere stata il risultato della dimensione inferiore dell’Europa confrontata con l’Africa. Sembra anche che gli uomini di Neanderthal abbiano avuto a che fare con diverse glaciazioni, ha ricordato lo scienziato.

“Che le dimensioni esigue della popolazione degli uomini di Neanderthal siano una caratteristica generale, o che derivino da qualche riduzione intervenuta successivamente nel gioco, resta una questione aperta per le ricerche future”, ha affermato Green. In definitiva, i ricercatori sperano di pervenire alle informazioni racchiuse nella sequenza del DNA di uomini di Neanderthal risalenti a un periodo precedente l’Era glaciale, in modo da confermare o smentire che quella popolazione in passato fosse più ampia.
Tecnicamente, il genoma mitocondriale dell’uomo di Neanderthal presentato nel nuovo studio costituisce un utile precursore per sequenziare completamente il genoma nucleare dell’uomo di Neanderthal, hanno affermato i ricercatori, impresa verso la quale è orientato il loro team.

Tratto da: Schwartzreport del 2 settembre 2008

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