Traduzione a cura di Daniela Maria Mazzella

AMANDA GARDNER – HealthDay News/U.S. News & World Report

Secondo ricerche recenti, alcune delle qualità di cui oggi il mondo ha maggiormente bisogno, come amore, benevolenza e compassione, possono essere insegnate.

La tecnologia del trattamento delle immagini evidenzia come nel cervello delle persone che praticano una meditazione finalizzata all’acquisizione di queste qualità, si verificano dei cambiamenti che consentono loro di percepire in modo più chiaro le sensazioni provate dagli altri.

Secondo il coautore della ricerca, Antoine Lutz, scienziato associato dell’Università del Wisconsin-Madison, ci si può esercitare a comportarsi con maggiore benevolenza e altruismo.

Lutz spiega che lo studio si proponeva di verificare se determinate qualità che formano il comportamento altruistico potevano essere considerate come abilità da insegnare e su cui potersi esercitare.

Analogamente a quanto accade per l’esercizio e la formazione nello sport o nella musica, attività che determinano cambiamenti strutturali a livello cerebrale, i ricercatori del Wisconsin hanno cercato di verificare se esercitarsi in qualità come la compassione mediante la pratica della meditazione poteva produrre gli stessi cambiamenti, rendendo in tal modo la compassione e la benevolenza simili a delle abilità che possono essere apprese.

Lo studio ha preso in esame un gruppo di 32 persone: 16 monaci tibetani che hanno trascorso almeno 10.000 ore della loro vita nella pratica della meditazione (i cosiddetti «esperti») e 16 soggetti di controllo a cui solo di recente erano stati insegnati i concetti base della meditazione finalizzata alla compassione (detti «novizi»).

Partendo dall’idea che la pratica della meditazione si propone di alimentare le emozioni positive nell’essere umano, lo scopo dello studio era osservare se c’erano differenze tra esperti e novizi nel modo di sviluppare queste qualità positive a livello cerebrale.

Ciascun partecipante fu collegato a una risonanza magnetica per immagini funzionale,
sia durante la meditazione che in condizioni normali. Durante i due stati, i partecipanti ascoltavano dei suoni il cui scopo era provocare delle risposte: il suono negativo di una donna angosciata, il suono positivo di un bambino che gioioso e il suono neutro di rumori dei sottofondo di un ristorante.

Lutz spiega che attraverso queste osservazioni è emersa la capacità dei soggetti presi in esame di esercitare l’empatia e di comprendere gli stati mentali di coloro di cui ascoltavano i suoni. In particolare erano i monaci a reagire soprattutto all’ascolto dei suoni negativi.

Secondo gli autori dello studio, tali scoperte dovrebbero un giorno contribuire a risolvere una serie di problemi, come ad esempio la riduzione dei fenomeni di bullismo nelle scuole o aiutare persone che soffrono di depressione.

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