dallo SchwartzReport del 2 marzo 2011

Traduzione a cura di Erica Dellago

Potremmo finalmente esserci con la fusione fredda. In caso affermativo, la conversione dal petrolio potrebbe avvenire in meno di un decennio.
Stephan A. Schwartz

MIKE MARTIN – TechNewsWorld

Un manipolo di intrepidi scienziati sta riaccendendo l’interesse in un lavoro respinto oltre vent’anni fa in quanto scienza spazzatura, affermando di aver trovato il modo di produrre più energia da meno. L’ultimo recente entusiasmo è stato generato dagli italiani Sergio Focardi e Andrea Rossi, che hanno mostrato un dispositivo che ha trasformato 400 watt di potenza termica in 12.400 watt. Se i loro risultati saranno riproducibili, le implicazioni potrebbero essere colossali.

La fusione fredda – l’ampiamente screditata scienza per produrre più energia da meno – potrebbe essere di ritorno.

Il mese scorso in Italia, dimostrazioni controverse ma di alto profilo pretendevano di dimostrare che un dispositivo a fusione fredda trasformava 400 watt di potenza termica in 12.400 watt.
Il moltiplicarsi 31 volte — noto anche come “effetto eccesso di calore” – spiega perché la fusione fredda sia considerata il “Santo Graal dell’indipendenza energetica” e la ragione per cui molti scienziati nutrono forti dubbi.

Ventidue anni fa i chimici Stanley Pons dell’Università dello Utah e Martin Fleischmann dell’Università di Southhampton hanno fatto dichiarazioni analoghe, ma in ultima analisi non riproducibili, trasformando i loro 15 minuti di gloria in esilio da parte della comunità scientifica.

Avendo solo resoconti di seconda mano su quest’ultimo progetto, Robert Duncan, Vice Rettore per la Ricerca dell’Università del Missouri, Dottorato di Ricerca, un esperto in fisica delle basse temperature, ha detto che “non può né criticare né avallare”.

“Ma io so che “l’effetto eccesso di calore” è reale, e anche se non comprendiamo fondamentalmente le cause, la comunità scientifica mondiale sarebbe negligente se non desse seguito in modo serio a queste nuove ed affascinanti osservazioni”, ha detto Duncan a TechNewsWorld.

ll progetto italiano

Il reattore mostrato in Italia è un’idea del professore emerito di fisica dell’Università di Bologna, Sergio Focardi, Dottorato di Ricerca, e Andrea Rossi, che produce generatori elettrici a biocombustibili per la Leonardo Corporation di Bedford, New Hampshire. Il processo consiste nel fondere nichel e nuclei atomici di idrogeno a temperatura ambiente, producendo rame — e abbondante energia.

Il processo è verde, non emette né anidride carbonica né scarti radioattivi, hanno dichiarato i due uomini nel corso di una conferenza stampa con dimostrazione svoltasi il 14 Gennaio a Bologna. Giuseppe Levi, un fisico nucleare associato dell’Istituto Nazionale Italiano di Fisica Nucleare, ha analizzato approfonditamente il processo e ha detto ai giornalisti di essere convinto al 100 percento.

“Pochi ricercatori in questo campo hanno mai rivendicato la capacità di dimostrare un effetto come questo su richiesta”, ha detto a TechNewsWorld Steven Krivit, editore di New Energy Times (NET). “Probabilmente c’è qualcosa di molto vero nell’affermazione di Rossi, e probabilmente ci sono alcuni aspetti che non reggono”.

Dalla conferenza internazionale “Condensed Matter Nuclear Science” svoltasi questo mese a Chennai, in India, dove si è creato ovunque grande interesse e conversazione sul progetto italiano, l’osservatore per l’industria Jed Rothwell ha detto: “le dichiarazioni sono molto importanti, e credo che molto probabilmente verranno confermate”.

I reattori commerciali che dovrebbero produrre energia a meno di un centesimo di dollaro per kilowattora – di gran lunga più convenienti delle fonti concorrenti – partiranno in tre mesi, hanno detto Focardi e Rossi.

Che è “uno dei motivi principali del forte interesse”, ha spiegato Duncan dell’Università del Missouri.

“Pons e Fleischmann avevano solo un modello da laboratorio, ma Focardi e Rossi rivendicano immediata attuabilità e redditività commerciale”, ha osservato.

“Se i risultati saranno confermati, sono veramente un grande passo verso la commercializzazione”, ha detto a TechNewsWorld Rothwell, che gestisce LENR-CANR.org, un’ampia ed esaustiva libreria archivio di ricerca sulla fusione fredda.

I tentativi di contattare Focardi e Rossi non hanno avuto successo.

Enorme prudenza

Nonostante tutto l’entusiasmo – le conversazioni online e le notizie in merito alla dimostrazione non si sono ancora spente – “la storia controversa sulla fusione fredda ci insegna che la prudenza è fondamentale”, ha detto Krivit di New Energy Times.

Riviste sempre molto caute e soggette a esame dei revisori e un esame dei brevetti hanno respinto le dichiarazioni. Il reattore Rossi-Focardi, ha scritto l’ispettore di brevetti, “sembra essere un oltraggio alle leggi generalmente accettate della fisica e delle teorie consolidate”.

Non scoraggiati, i ricercatori si sono rivolti a opzioni non disponibili a Ponse Fleischmann, tra cui un dandy digitale: la loro rivista online “Journal of Nuclear Physics”, che hanno dotato di comitato consultivo che comprende il professore di fisica Michael Melich, Dottorato di Ricerca, della Naval Postgraduate School.

Il movimento ha incontrato solo una condanna lieve, tuttavia, anche perché l’evolversi delle opinioni ha sciolto il gelo intorno alla fusione fredda dal 1989. Questa scienza ha acquisito anche un nome più rispettabile: Low Energy Nuclear Reactions, LENR, “reazioni nucleari a bassa energia”, o Chemically Assisted Nuclear Reactions, CANR, “reazioni nucleari assistite chimicamente”.

“Fleischmann e Pons hanno veramente scoperto qualcosa di nucleare, ma questo non ha passato il “test dell’anatra” per la fusione”, ha spiegato Krivit di NET. “
E’ molto più preciso e scientifico chiamare l’insieme dei fenomeni “reazioni nucleari a bassa energia”.

Vecchi pregiudizi, nuove tecniche

Insieme al cambio di nomenclatura, scienziati seri vogliono riesaminare vecchi pregiudizi con nuovi e più sofisticati metodi.

“Un fallimento esteso e senza precedenti del metodo scientifico è responsabile in buona parte per l’insuccesso di Pons e Fleischmann”, ha spiegato Duncan dell’Università del Missouri, ex direttore del Los Alamos National Laboratory Institute for Advanced Studies. “Aveva senso mettere in discussione i loro risultati, ma solo nella misura in cui i metodi di allora erano in grado di riprodurli”.

L’elettrochimico della SRI International Michael McKubre, Dottorato di Ricerca, ha cercato tecniche migliori per verificare l’approccio Pons-Fleischmann, facendo reagire il deuterio – un parente stretto dell’idrogeno – con il metallo palladio invece di idrogeno e nichel.

Lungo il percorso, McKubre, “scienziato molto stimato”, ha detto Duncan, ha osservato alcune sfide di sperimentazione critiche che i ricercatori dovranno superare prima di poter anche solo provare a riprodurre gli esperimenti del passato.

Il gelido percorso di Julian Schwinger

McKubre non è l’unico ricercatore stimato che ha affrontato la fusione fredda in questi ultimi anni, ha aggiunto Duncan. Il professore emerito di fisica Yoshiaki Arata dell’Università di Osaka, che nel 2006 ha ricevuto la più alta onorificenza giapponese, la “Order of Culture”, ha rilevato “l’effetto eccesso di calore” con nanoparticelle di palladio.

Particolarmente rilevante è stato il (decisamente freddo) percorso sulla fusione fredda di Julian Schwinger, che con Richard Feynmann e Shinichiro Tomonaga ha vinto il Premio Nobel per la Fisica nel 1965 per una delle più grandi teorie fisiche in assoluto, l’elettrodinamica quantistica o QED.

Dopo aver studiato gli esperimenti di Pons-Fleischmann, “Julian teorizzò che si stesse verificando un processo equivalente alla fusione fredda, ma anche come premio Nobel non riuscì a ottenere la pubblicazione da parte di riviste rispettabili” ha detto Duncan a TechNewsWorld.

“Il mio primo tentativo di pubblicazione fu un disastro totale”, ricordava Schwinger durante conferenze e seminari. Aveva ideato un’ipotesi sull’effetto “per suggerire diversi esperimenti critici”, ma siccome la fusione fredda era diventata ciò che Duncan chiama una “scienza paria, un veleno per tutti quelli che la toccano”, Schwinger – consulente di laurea per altri quattro premi Nobel che aveva vinto anche la U.S. National Medal of Science – fu ignorato in modo sommario.

“Non mi aspettavo la critica velenosa, il disprezzo, l’enorme pressione a conformarsi: si era dunque persa la consapevolezza che la fisica è una scienza sperimentale?” si domandava.

“Temporaneamente fuori luogo”, forse, ha detto Duncan, insistendo affinché gli scienziati si lascino alle spalle la pressione dei pari e tornino alle loro origini metodologiche.

“La fusione fredda, o scienza nucleare a bassa energia, ha beneficiato di innovazioni emozionanti e menti eccezionali, tuttavia un massiccio e distruttivo “pensiero di gruppo” le ha dato un passato controverso”, ha spiegato Duncan. “Adesso, però, è di fondamentale importanza che la scienza proceda in modo deciso, secondo un focus ben definito seppur imparziale, con lo studio oggettivo di questi affascinanti fenomeni”.

CONSIGLIAMO INOLTRE:
Il caso 3 (pag.4) sulla fusione fredda del documento “Incredulità patologica” di Brian D. Josephson

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