Traduzione a cura di Paola M.

Gerusalemme, 14 settembre (Xinhua) – Alcuni ricercatori israeliani hanno scoperto un’area del cervello dei ratti di laboratorio preposta al controllo della coscienza, una rilevazione che potrebbe aprire la strada a nuovi trattamenti per i vari stati di perdita della coscienza.

La perdita di risposta allo stimolo del dolore e quella della coscienza sono spesso tipiche dell’anestesia chirurgica e di condizioni simili, quali la commozione cerebrale, il coma reversibile e la sincope. Questi stati manifestano inoltre una soppressione del comportamento, la perdita di tono muscolare e una depressione del metabolismo cerebrale.

È largamente condiviso che questa costellazione di drammatici cambiamenti funzionali rifletta una soppressione ben distribuita dell’attività dei neuroni, dovuta all’azione delle droghe o alla mancanza di ossigeno globale o sostanze nutritive.

Tuttavia, in una dichiarazione di lunedì un gruppo di ricerca dell’Università di Gerusalemme condotto dal professor Marshall Devor ha rivelato “un’architettura radicalmente differente”.

“Un piccolo gruppo di neuroni che si trova vicino alla base del cervello … ha il controllo esecutivo sugli stati di allerta dell’intero midollo cerebrale e spinale, e può generare la perdita della sensazione di dolore, il collasso posturale e la perdita della coscienza lungo il circuito neuronale”, hanno affermato gli scienziati.

Si è giunti a questa conclusione osservando che microiniezioni di certe droghe anestetiche nel recentemente scoperto “centro della coscienza” di ratti da laboratorio inducevano un effetto soppressivo sull’attività della corteccia cerebrale.

Sebbene questi risultati non siano necessariamente trasferibili dai ratti agli umani, i ricercatori hanno dichiarato che, qualora questo fosse possibile, “ciò comporterà almeno due implicazioni di notevole interesse”.

La prima è che questa conoscenza aiuterebbe a migliorare i trattamenti per i disordini della coscienza e per la sua perdita, come l’insonnia, l’eccessiva sonnolenza e perfino il coma.

“Forse attraverso una stimolazione elettrica delle cellule in questione, si potrebbe risvegliare un paziente dal coma.”

La seconda è che questa scoperta potrebbe aprire la strada a una maggiore comprensione dei circuiti che permettono alla nostra macchina biologica, il cervello, di essere conscia.

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