L’invenzione del professor Rainer Goebel neuroscienziato dell’Università di
Maastricht

La scoperta avrà un’applicazione a fini terapeutici sfruttando la risonanza magnetica nucleare. Si potranno spostare gli oggetti

STOCCOLMA – La forza del pensiero ha permesso di svolgere la prima partita di ping pong «cerebrale». E’ stato
possibile grazie all’invenzione di Rainer Goebel, neuroscenziato all’Università di Maastricht in Olanda, che ha creato un videogioco nel quale i protagonisti sono mossi dalle onde cerebrali dei giocatori.

MOVIMENTI DALLE ONDE CEREBRALI – La telecronaca del match, direttamente da Stoccolma all’EuroScience Open Forum, ha svelato che i due avversari si confrontano concentrandosi su specifici pensieri e che attraverso software sofisticati e una macchina per risonanza magnetica questi pensieri si trasformano in energia vitale per i tennisti da tavola del videogame. Questo tipo di gioco, sottolinea Goebel, indica la direzione verso un futuro in cui le persone paralizzate potranno riconquistare un pò di autonomia nei movimenti manovrando col pensiero alcuni oggetti e la sedia a rotelle.

ALLENARSI CON LA RISONANZA MAGNETICA – Per mettere in pratica l’idea il gruppo di Goebel ha sottoposto alcune persone a sessioni di addestramento perchè ciascuno imparasse a convogliare l’energia
dei propri pensieri in una direzione utile. La risonanza magnetica nucleare per immagini serve appunto ad addestrare i soggetti. Questa tecnica infatti dà in tempo reale l’immagine delle aree cerebrali accese. Si basa su un
meccanismo di segnalazione che è tanto più intenso quanto più il flusso di sangue in una particolare regione nervosa è elevato. Il sangue affluisce di più, precisa Goebel, dove il cervello è maggiormente in moto. Una volta osservato il risultato dei propri pensieri nel cervello, i soggetti imparavano a cambiar la loro intensità a piacimento e questi flussi elettromagnetici sono stati usati per giocare la partita.

UTILIZZI FUTURI – Goebel immagina che in futuro sarà possibile usare tale energia per muovere oggetti utili alla vita
quotidiana di una persona colpita da paraplegia, oppure per trasformare i pensieri in parole tramite strumenti ad hoc. Il problema maggiore sarebbe usare nella vita di tutti i giorni uno strumento come la risonanza, troppo
ingombrante da trasportare; ma Goebel è fiducioso nel fatto che, dopo dei cicli di allenamento, sarà sufficiente portarsi dietro un piccolo e maneggevole supporto per elettroencefalogrammi per regolare l’intensità dei
propri pensieri.

fonte:
28 agosto 2004 –

www.Corriere.it