Traduzione a cura della redazione di coscienza.org – Ida Crocco

Secondo il Department of Energy’s Pacific Northwest National Laboratory e la National Oceanic and Atmospheric Administration americani tra i vari fattori in gioco esiste un fenomeno in particolare che colpisce la temperatura delle acque dell’Atlantico dove gli uragani acquistano potenza.

Gli scienziati hanno scoperto la centralità di una fase climatica, conosciuta come Oscillazione Multidecennale Atlantica (AMO), che aumenta l’intensità degli uragani colpendo significativamente fattori quale la temperatura degli oceani, elemento necessario per la formazione degli uragani stessi.

Uragani più potenti in 24 ore

La serie dei forti uragani dello scorso anno – Harvey, Irma, Jose e Maria – spinse gli scienziati ad osservare più da vicino la rapidità della loro intensificazione. Questo accade quando la velocità massima del vento di un uragano raggiunge almeno i 25 nodi (46 km/h circa) entro un arco di 24 ore, rito di passaggio obbligatorio di quasi tutti i maggiori uragani.

La squadra, composta da Karthik Balaguru e Ruby Leung del PNNL e Greg Foltz del NOAA, ha analizzato i valori di 30 anni di dati registrati dai satelliti, dal 1986 al 2015. Le informazioni sono state prese dal Centro Nazionale Uragani (NOAA) degli Stati Uniti e il Centro Congiunto di Allerta Tifoni (JTWC).

Coerentemente con altri studi, gli scienziati hanno visto che oggi gli uragani non si intensificano più rapidamente rispetto a prima. Inoltre, hanno anche analizzato quanto le tempeste si stiano rinforzando ed è emerso che la rapidità con cui crescono ha fatto un grande balzo in avanti: le tempeste stanno crescendo più velocemente nell’arco delle 24 ore rispetto a 30 anni fa.

Il team ha scoperto che la spinta media della velocità del vento in un’intensificazione di 24 ore è di circa 13 miglia (21 km/h) in più rispetto a 30 anni fa – con una media di 3,8 nodi (70km/h) per ogni decennio analizzato.

Ci sono molti fattori in gioco nel momento in cui un uragano guadagna potenza, tra cui la temperatura delle superfici degli oceani, l’umidità, le caratteristiche delle nuvole, il calore accumulato negli oceani e la direzione del vento in superficie comparata con quella a chilometri d’altezza. Secondo la squadra, tra i fattori più importanti che colpiscono l’aumento dell’intensità degli uragani negli ultimi tre decenni vi sono:

a) la quantità di calore disponibile nello strato più alto dell’oceano, noto come contenuto di calore dell’oceano: più la parte alta degli oceani è calda, maggiore diventa un uragano;

b) il gradiente del vento: meno è il gradiente verticale – la differenza della direzione e dell’intensità dei venti in superficie con quella dell’aria a chilometri di altezza – più potente può diventare un uragano.

L’influenza dell’Oscillazione Multidecennale Atlantica

Tra i fattori che maggiormente influiscono sulla rapidità dell’intensificazione vi è l’AMO, un indice che misura le temperature superficiali del nord Atlantico dall’equatore alla Groenlandia. Il risultato a cui è giunto il team deriva in parte da analisi che hanno comparato 16 modelli di clima separati per isolare l’effetto dal riscaldamento globale.

“È stata una sorpresa scoprire che l’AMO sembra essere il maggior fattore di influenza, andando anche oltre a quello del riscaldamento globale”, ha detto Balaguru, principale autore dell’articolo.

L’AMO gestisce la temperatura del flusso delle acque superficiali nel Nord Atlantico in periodi alterni di caldo e di freddo che durano dai 20 ai 40 anni l’uno. Il motivo per cui ciò avviene non è ancora ben chiaro alla scienza, tuttavia il suo impatto sull’ambiente circostante è decisivo. Ad esempio, determina in gran parte il contenuto di calore negli oceani, fattore come già detto rilevante per il rinforzamento degli uragani.

L’AMO è genericamente di tipo “positivo” – con aumento della temperatura delle acque – sin dal 1990.

Storicamente l’aumento della rapidità e dell’intensità degli uragani avveniva più spesso nella parte occidentale dell’Atlantico, mentre ciò che il team ha rilevato negli ultimi 30 anni è un incremento di potenza concentrata maggiormente nel centro e nella zona orientale dell’Atlantico. In particolar modo ad est delle Piccole Antille nel Mar dei Caraibi, tra cui le Isole Vergini e Saint Kitts. Quest’area è la stessa in cui l’AMO genera acque più calde e alimenta il calore contenuto nell’oceano.

Questo è inoltre il passaggio attraverso cui l’anno scorso uragani quali Irma, Jose e Maria hanno acquistato rapidamente potenza. È un terreno di classificazione per cui la maggior parte degli uragani più potenti si rinforzano drammaticamente.

Balaguru nota che far derivare le cause dell’AMO dagli effetti più vasti del riscaldamento globale andava oltre allo scopo del corrente studio, tuttavia rimane un tema scottante per gli scienziati.

Fonti:

sciencedaily

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