Schwartz Report, 27 novembre 2008

Traduzione a cura di: Paola Mas

I chirurghi saldano la chiusura delle ferite con il laser chirurgico
JUDY SIEGEL-ITZKOVICH – The Jerusalem Post (Israele)

pasqI chirurghi del futuro potrebbero dover imparare a saldare invece che cucire, ora che un gruppo di scienziati applicati dell’Università di Tel Aviv ha sviluppato una tecnica sicura ed efficace per chiudere le incisioni della pelle, applicabile anche alle ferite del corpo interne.

Il gruppo è stato guidato dal professor Abraham Katzir, che ha scoperto il modo di mantenere il calore del laser a una temperatura tale da chiudere le incisioni riducendo il rischio di infezioni e di cicatrici, e velocizzando il processo di guarigione.

Secondo Katzir, la scoperta rappresenta “una tecnologia medica pioneristica” che i medici potrebbero utilizzare in modo facile e veloce sui campi di battaglia o sulle vittime di incidenti stradali, e fruibile anche dai chirurghi plastici o da altri chirurghi specialisti.

Katzir è il figlio del professor Aharon Katzir, il biofisico di fama mondiale che nel 1972 fu ucciso durante l’attacco terroristico dell’Esercito Rosso giapponese all’aeroporto di Lod; è inoltre nipote del quarto presidente di Israele, il professore novantaduenne Ephraim Katzir.

Qualche mese fa, dopo aver sottoposto la tecnica ad analisi accurate, il ministro della Salute ha dato l’autorizzazione a iniziare i primi esperimenti clinici su dieci pazienti che avevano bisogno di interventi chirurgici alla cistifellea.

Le procedure sono state eseguite dal dottor Doron Kopelman, responsabile del dipartimento di chirurgia generale dell’Emek Medical Center di Afula, e dal dottor David Simhon, uno dei collaboratori della ricerca della TAU (Università di Tel Aviv).

Gli effetti sui pazienti sono risultati molto positivi, poiché le aree delle incisioni chiuse con la saldatura laser si presentano di gran lunga migliori rispetto a quelle sottoposte alla tecnica della sutura.

Al gruppo di ricerca non resta che sperimentare la tecnica della saldatura su incisioni più lunghe, come quelle provocate dai parti cesarei o dagli interventi sulle ernie inguinali.

“Cucire il corpo umano con l’ago e il filo è una tecnica ormai superata, che esiste da centinaia di anni”, ha osservato Katzir.

“La medicina moderna ha fatto passi in avanti in molti campi. Ora è giunto il momento di aggiornare una delle procedure più comuni e importanti della chirurgia, quella dell’unione dei due bordi di una stessa incisione.

“La tecnica dei punti richiede spesso molta esperienza e provoca cicatrici, con il rischio che la ferita si infetti, perché le suture non sono mai perfette. Tecniche più avanzate, come quella dei chiodi o delle colle a presa rapida, rischiano poi di provocare cicatrici di grandi dimensioni e antiestetiche, che restano sul corpo per anni e sono fonte di disagio per il paziente. La nostra tecnica è volta a risolvere tutti questi problemi.”

Negli anni Settanta, i chirurghi utilizzarono un laser per provare a fondere i due lembi di una ferita, ma ciò causò bruciature che distrussero la capacità della pelle di rimarginarsi e agevolarono addirittura la cicatrizzazione.

Katzir e il suo gruppo usano però una tecnica diversa, nota come “saldatura laser”, in cui su entrambi i lati dell’incisione viene applicata una colla biologica a base di albumina, prodotta dall’azienda israeliana di biotecnologia Omrix.

A quel punto, un laser riscalda la colla a una temperatura tale che essa si addensa e crea una corazza dura che protegge la ferita e le permette di rimarginasi, impedendo ai microrganismi patogeni di entrare.

Il gruppo ha utilizzato un laser a diossido di carbone, con temperatura regolata, e speciali fibre ottiche all’alogenuro sviluppate appositamente. La tecnologia non comporta rischi di surriscaldamento né di bruciature.

La tecnica ha riscosso l’interesse di tutto il mondo scientifico ed è stata presentata sul sito web del Massachusetts Institute of Technology: www.technologyreview.com/biomedicine/21687.

Il gruppo della TAU ora si rivolgerà alla Food and Drug Administration americana per ottenere l’autorizzazione a condurre sperimentazioni cliniche della procedura più ampie. Se queste risulteranno positive, come lo sono state le operazioni svolte finora, la tecnica potrebbe essere messa in commercio tra pochi anni.

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