dal SchwartzReport del 31 marzo 2010

Traduzione a cura di Erica Dellago e Clea Nardi

ERIC BLAND – Discovery News

I magneti possono alterare il senso di moralità di una persona, secondo un nuovo rapporto negli Atti della National Academy of Sciences.

Utilizzando un potente campo magnetico, gli scienziati del MIT, Harvard University, e del Centro Medico Beth Israel Deaconess sono in grado di creare interferenze nel centro della moralità nel cervello, rendendo più difficile per le persone distinguere intenzioni innocenti da azioni dannose. La ricerca potrebbe avere importanti implicazioni non solo per i neuroscienziati, ma anche per giudici e giurati.

“Un conto e’ sapere che troveremo moralità nel cervello”, ha detto Liane Young, uno scienziato del MIT e co-autrice dell’articolo. “Tutt’altro conto e’ mettere KO quella zona del cervello e cambiare le valutazioni morali delle persone”.

Prima che gli scienziati potessero alterare il centro della moralità del cervello, era necessario che lo localizzassero.

Young e i suoi colleghi hanno usato la risonanza magnetica funzionale a immagini per localizzare un’area del cervello conosciuta come giunzione temporo-parietale destra (RTPJ), che altri studi avevano precedentemente associato ai giudizi morali. Mentre il movimento dei muscoli, il linguaggio e persino la memoria vengono trovati nello stesso posto in tutti gli individui, l’RTPJ, situata dietro e sopra l’orecchio, risiede in un luogo che varia leggermente per ogni individuo.

Per il loro esperimento, gli scienziati avevano fatto leggere a 20 soggetti diverse dozzine di storie differenti su persone animate da buone o cattive intenzioni che si concludevano poi in vari finali.

Una storia tipo parlava di un ragazzo che guida la sua ragazza attraverso un ponte. In alcune versioni, il ragazzo portava la sua ragazza innocentemente senza alcun effetto negativo. In altri casi, il fidanzato guidava intenzionalmente la ragazza in modo tale da farle rompere la caviglia. I soggetti dovevano utilizzare una scala a sette punti – uno stava per vietato e sette per del tutto lecito – per indicare se ritenevano che la situazione fosse moralmente accettabile o meno.

Mentre i soggetti leggevano la storia, gli scienziati applicarono un campo magnetico utilizzando un metodo noto come stimolazione magnetica transcranica. I campi magnetici crearono confusione nei neuroni che compongono l’RTPJ, ha detto Young, inducendoli a produrre impulsi elettrici in modo caotico.

La confusione nella mente ha reso più difficile per i soggetti interpretare l’intenzione del ragazzo, ha detto Young, e li ha fatti concentrare unicamente sull’esito della situazione. L’effetto e’ stato temporaneo e sicuro.

Nei casi in cui non era utilizzato alcun campo magnetico, i soggetti si concentravano maggiormente sulle buone intenzioni del ragazzo, invece che sulla conclusione negativa. Quando il campo magnetico veniva applicato all’RTPJ, i soggetti si preoccupavano costantemente del risultato negativo, più che dell’intenzione, e valutavano la storia moralmente più sgradevole.

I ricercatori non hanno rimosso permanentemente le sensibilità morali nei soggetti.
Sulla scala da 7 punti degli scienziati, la differenza e’ stata di circa un punto e ha oscillato su uno scarto medio del 15%. Non e’ molto, ha detto Young, “ma e’ comunque impressionante vedere un simile cambiamento in comportamenti di tale importanza come le valutazioni morali.” Young ha anche sottolineato che lo studio si trattava di una correlazione: il loro lavoro collega semplicemente l’RTJP, la moralità e i campi magnetici, ma non prova definitivamente che l’uno sia causa dell’altro.

La ricerca potrebbe avere forti implicazioni non solo per i neuroscienziati, ma anche per gli avvocati. Ogni giorno ai giurati, confrontandole con le proprie intenzioni, viene chiesto di pesare le azioni di una persona.
Questo nuovo studio non trasformerà il campo legale, ha detto Owen Jones, professore di legge e biologia della Vanderbilt University, ma potrebbe “far emergere delicati giudizi riguardo alla responsabilità, i danni e la punizione appropriata.”

“Questo studio, e altri recenti simili, ci stanno permettendo di penetrare all’interno della vera attività cerebrale che sta alla base e consente i giudizi legali,” ha detto Jones. “Capire come le sentenze di fatto funzionino e’ un passo potenzialmente importante per aiutare le stesse ad essere il più corrette ed efficaci possibili.”

Quello che la nuova ricerca non farà, sarà di permettere a una giuria, o a un individuo, di essere involontariamente manipolati a favore dei pubblici ministeri o dei difensori. Essendo ben evidente l’utilizzo dei magneti, e’ improbabile che una persona in un gruppo, come un giuria, possa essere influenzata a considerare un’azione criminale invece di un’intenzione, ha detto Young.

I campi magnetici hanno portato le persone a giudicare più i risultati che le intenzioni. Se sia possibile fare il contrario – portare le persone a concentrarsi più sulle intenzioni che sugli esiti – Young non sa dirlo.

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