dallo SchwartzReport del 26 giugno 2010

Traduzione a cura di Erica Dellago e Clea Nardi
In questo interessantissimo articolo del nostro caro amico Schwartz si parla, anche, della mente non locale e, se volete, delle geometrie che uniscono gli eventi, già attivi e reali nel Presente Continuo..! Siamo immersi in una infinita rete di geometrie ed in base a quella che percorri vai verso un evento o un altro..!
E’ la visione dei saggi e dei mistici, che già “conoscono” gli itinerari del prossimo, ma non possono fare altro che dare segnali minimi, perché sono le persone stesse a dover “osservare” e non ripetere certi “meccanismi ed atteggiamenti” che li hanno portati a non comprendere, a vivere possedendo, ed a soffrire se hanno o non hanno..! Inoltre il lavoro di Schwartz sottolinea la grande ignoranza, imposta e voluta da anni, per non rendere le persone autonome e conscie del vivere e della vita, da rispettare e difendere, in tutte le sue manifestazioni conosciute e da conoscere, visibili e non! Dalle sue parole traspare anche un’incitazione a non sedersi sul paradigma dominante che, come tutto ciò che perde presa, diventa sempre più aggressivo, arrogante, inquisitorio ed ignorante.

Umberto Di Grazia

STEPHAN A. SCHWARTZ, Editorialista – Explore

Al momento nella nostra cultura abbiamo numerosi movimenti negazionisti attivamente impegnati nel cercare di ostacolare il libero sviluppo della scienza: i creazionisti, i negazionisti del cambiamento climatico, e i negazionisti della coscienza – coloro che non possono o non vogliono considerare la coscienza qualcosa di diverso da un processo materialistico. Nonostante siano privi di sostanza, questi movimenti sono forze potenti nella cultura, e hanno notevoli effetti dannosi.

Il creazionismo, in un primo momento, appare medioevale e assurdo, ma l’organizzazione The Pew Research che ha monitorato la questione creazionista per molti anni, riferisce che il 55% degli americani crede che il mondo sia stato creato negli ultimi 10mila anni, con tutte le specie, abbastanza simili a come sono oggi. (1)
Per quanto sconvolgente sia, nel contesto di questo articolo desidero evidenziare che la situazione sta peggiorando. I creazionisti stanno conquistando cuori e teste del pubblico americano. Si consideri il sondaggio 2005 dell’organizzazione Harris, mostrato nella tabella 1. (2)

Tabella 1

Credete che le scimmie e l’uomo abbiano discendenze comuni oppure no?

Sì, le scimmie e l’uomo hanno discendenze comuni

Luglio 1996 – 51%

Giugno 2005 – 46%

No, le scimmie e l’uomo non hanno discendenze comuni

Luglio 1996 – 43%

Giugno 2005 – 47%

Non saprei/non risponde

Luglio 1996 – 5%

Giugno 2005 – 7%

Estratto dal The Harris Poll. (2) Base: tutti adulti. La somma delle percentuali può non arrivare esattamente a 100% a causa degli arrotondamenti.

I negazionisti del cambiamento climatico hanno gravemente ostacolato lo sviluppo di politiche razionali per far fronte a ciò che la miglior scienza ci dice sta accadendo al nostro clima, una distorsione che potrebbe portare ad avere conseguenze fatali.

I negazionisti della coscienza sono materialisti che concepiscono tutti gli aspetti della coscienza come interamente costituiti da processi fisiologici, malgrado centinaia di studi dimostrino che questa conclusione non è motivata.
Così, proprio come i creazionisti a dispetto di centinaia di studi chiedono che l’evoluzione sia considerata non più di una teoria non provata, o i negazionisti del clima che vedono le tempeste di neve estreme come una dimostrazione di quanto il cambiamento climatico sia un mito.
Come risultato degli sforzi dei negazionisti, la ricerca in tutti e tre i campi è stata resa più difficile, con implicazioni spiacevoli a livello scientifico e sociale.

Gli scompigli che hanno creato nella ricerca dell’evoluzione e del clima sono ben noti. L’impatto dei negazionisti della coscienza è meno conosciuto e compreso. Ma è opportuno fare una considerazione: i progressi nella comprensione della natura della coscienza hanno effetti sociali molto diretti, in particolare di quell’aspetto – il non locale – che non è stato spiegato dalla fisiologia, ma che è guidato dalla non località e dai processi quantici. L’aspetto non locale della coscienza può ben spiegare l’intuito del genio, la manifestazione dei miracoli religiosi, così come le esperienze note come psi. Comprendere come gli individui facciano salti intuitivi che cambiano il gioco non è cosa da poco in un’epoca in cui l’acquisizione e l’analisi delle informazioni, come pure l’incoraggiamento all’innovazione che porta a nuove scoperte saranno i fattori vitali del successo della società umana. Più nel dettaglio, questi studi, prodotto collettivo di diverse discipline, stanno cominciando a descrivere come coscienza e materia interagiscano. Insieme stanno definendo un nuovo paradigma.

I tre movimenti negazionisti – creazionisti, cambiamento climatico, e coscienza – condividono alcune similarità.

I negazionisti di questi movimenti si autodefiniscono sempre come scettici, per cui dovremmo cominciare con l’osservare che scettico deriva dalla radice greca skepsis, che significa ricerca e dubbio. Eppure, qualsiasi analisi oggettiva di questi movimenti rende chiaro che la loro caratteristica è la mancanza di interesse per ulteriori indagini, e l’assenza di dubbi circa la propria posizione. Quindi, se i negazionisti non sono scettici, cosa sono?

Credo che rappresentino esempi di posizioni di difesa classica relativa ad un paradigma amato, che sta lentamente entrando in crisi, così come descritto dal fisico e filosofo della scienza Thomas Kuhn. (3) Per i creazionisti è l’infallibilità della Bibbia e la presentazione della creazione del mondo nella Genesi.

Per i negazionisti del clima è la convinzione che l’intervento umano non sia la causa dell’enorme cambiamento climatico. Per i negazionisti della coscienza è la visione materialista.

In questo articolo, anche se traccio paragoni tra i movimenti negazionisti, mi focalizzo in special modo su quelli della coscienza, perché gli attacchi e l’attrito dirompente da loro causati hanno un effetto particolarmente deleterio su molti dei progetti di ricerca trattati in queste pagine.

Seguendo il filo della critica dei negazionisti della coscienza nel secolo scorso, si nota che, anche se nei primi anni gli attacchi erano per lo più incentrati sulla metodologia, dopo uno scambio di opinioni tra lo psicologo negazionista Ray Hyman e l’esperta di statistica Jessica Utts quella linea di critica in generale cessò. Cosa accadde? Nel 1995 il Congresso degli Stati Uniti commissionò agli Istituti Americani per la Ricerca (AIR), un gruppo di esperti senza scopi di lucro con sede a Washington DC con una lunga esperienza professionale sui comportamenti umani e con stretti legami governativi, un’indagine per valutare la fondatezza della visione a distanza nelle ricerche che il governo americano aveva precedentemente finanziato. La visione a distanza è un protocollo per acquisire informazioni oggettivamente verificabili, che possono essere ottenute solo tramite l’accesso alla consapevolezza non locale, l’aspetto della coscienza oltre lo spazio/tempo.

Per fare la valutazione, l’AIR selezionò l’esperta di statistica riconosciuta a livello nazionale Jessica Utts dell’Università della California, Davis, e il noto scettico Ray Hyman, professore di psicologia alla facoltà dell’Università dell’Oregon e membro del Committee for the Scientific Investigation of Claims of the Paranormal [Comitato di Indagine Scientifica delle Affermazioni sul Paranormale] (ora Committee for Skeptical Inquiry – Comitato di Indagine Scettica). Entrambi avevano già scritto sull’argomento ed erano stati notevolmente sofisticati rispetto alla complessa questione.

La Utts aveva già affrontato il tema richiesto dal Congresso in un documento pubblicato nel 1991 sulla rivista Statistical Science. (4)

L’AIR chiese individualmente sia a Hyman che alla Utts di produrre una relazione indipendente entro una data stabilita. La Utts vi si attenne e presentò la sua relazione entro il termine. Hyman no. Come risultato, lui potè prendere visione della sua relazione prima di scrivere la propria, e l’approccio che scelse di adottare, quando la scrisse, fu in gran parte di commento all’analisi di lei. Per compensare la non equità, l’AIR permise alla Utts di scrivere una risposta che fu incorporata nel documento finale presentato al Congresso. E’ in questa forma di scambio imprevista che emerge l’essenza delle due posizioni. La dichiarazione iniziale della Utts si distingue per la sua chiarezza. Ha scritto:

“Utilizzando gli standard applicati a qualsiasi altro settore della scienza, si è concluso che il funzionamento psichico è stato ben stabilito. I risultati statistici degli studi esaminati sono di gran lunga superiori a ciò che si prevede nella casualità. Contestazioni sul fatto che questi risultati possano essere dovuti a difetti metodologici negli esperimenti sono decisamente respinti. Effetti di simile importanza sono stati replicati in diversi laboratori in tutto il mondo. Tale coerenza non può essere facilmente spiegata con pretese di difetti o frode.

La grandezza del funzionamento psichico dimostrata sembra rientrare all’interno dei valori che gli studiosi in scienze sociali definiscono piccolo e medio effetto. Ciò significa che è sufficientemente affidabile da essere replicato in esperimenti da effettuarsi correttamente, con prove sufficienti a ottenere i risultati statistici di lungo termine necessari alla replicabilità.”(5)

Hyman, in risposta alla relazione della Utts, ha scritto:

“Voglio precisare che siamo d’accordo su molti punti. Siamo entrambi d’accordo che gli esperimenti (in corso di valutazione) sono esenti dai difetti metodologici che affliggevano la prima ricerca. Siamo anche d’accordo che gli esperimenti sembrino essere privi dei più ovvi e noti difetti che possono invalidare i risultati delle ricerche parapsicologiche. Siamo d’accordo che la portata degli effetti sia troppo vasta e consistente per essere catalogata come colpi di fortuna statistici.” (6)

Questo è importante perché Hyman sta concedendo che il modo in cui il tipo di esperimenti di laboratorio descritti in questo documento sono condotti e analizzati non è più oggetto di contestazione. La percezione non locale non può essere liquidata come artefatto risultante dal modo di raccogliere o valutare i dati.

Questa ricerca non è neppure vulnerabile alle critiche basate sull’essere in cieco e sulla casualità: nessun altro settore della scienza è così rigoroso con questi due importanti standard metodologici.

Il biologo inglese Rupert Sheldrake ha condotto un’indagine sulle principali riviste pubblicata tra l’ottobre 1996 e l’aprile 1998 (Tabella 2).

I documenti editi da questi giornali sono stati suddivisi in tre categorie: (1) non applicabile: i documenti che non comprendevano indagini sperimentali, ad es. articoli su teorie o recensioni; (2) uso di metodologie in cieco o doppio cieco; e (3) non uso di metodologie in cieco o doppio cieco. (7) Il lettore potrebbe trovare i risultati sorprendenti. Come si può vedere nella Tabella 2, la parapsicologia come percentuale di documenti pubblicati utilizza prevalentemente questo protocollo più di ogni altra disciplina.

Tabella 2

Metodologie in cieco utilizzate da diverse discipline

– Discipline di scienza fisica

Numero di documenti : 237

Numero con metodologie in cieco e come % del totale (0,00%) : 0

– Discipline delle scienze biologiche

Numero di documenti : 914

Numero con metodologie in cieco e come % del totale (0,00%) : 7 (0,8%)

– Discipline di scienza medica

Numero di documenti : 227

Numero con metodologie in cieco e come % del totale (0,00%) : 55 (24,2%)

– Discipline psicologiche e di comportamento degli animali

Numero di documenti : 143

Numero con metodologie in cieco e come % del totale (0,00%) : 7 (4,9%)

– Parapsicologia

Numero di documenti : 27

Numero con metodologie in cieco e come % del totale (0,00%) : 23 (85,2%)

Da Sheldrake. (7)

Numeri di documenti recensiti e numero che comprende metodologie in cieco o doppio cieco in una gamma di riviste scientifiche. In questa indagine sono stati inclusi solo documenti che riportano risultati sperimentali; sono stati esclusi quelli di teorie o recensioni. Tutte le pubblicazioni sono apparse nel periodo 1996-1998 salvo diversa indicazione.

Cinque anni dopo, nel 2004, Caroline Watt e Marleen Nagtegaal, che lavoravano all’Università di Edimburgo, ristudiarono l’utilizzo del protocollo in doppio cieco nelle varie discipline scientifiche e riferirono che negli anni successivi poco era cambiato. (8)

Con lo scambio Utts/Hyman, e il lavoro ufficiale di Sheldrake, Watt e Nagtegaal, ai negazionisti è stata negata la tipica linea di attacco che i metodi parapsicologici siano tipicamente difettosi. La loro attenzione ora è centrata sulle percentuali di replica – funziona ma non così bene come noi chiediamo – e sul fatto che non sia emersa una singola teoria che costituisca un paradigma.
Per chiunque abbia familiarità con Kuhn, naturalmente, la ricerca sulla coscienza sta progredendo proprio come dovrebbe, e altrettanto prevedibilmente, i negazionisti stanno sempre più costruendo difese su paradigmi poco plausibili, proprio come predice il modello di Kuhn. (3)

I negazionisti non riconoscono che i paradigmi cambiano e che sono le teorie e gli esperimenti per provarle a creare gli stessi.
Inoltre non riconoscono che una singola disciplina possa creare un nuovo paradigma, ma che solo molte di esse che raggiungano un consenso possono farlo. Questo è il processo attualmente in corso e, in questo contesto, i ricercatori della coscienza come i parapsicologi hanno semplicemente una funzione di sperimentatori precoci, in quanto la scienza, nelle sue molteplici manifestazioni, si trova infine alle prese seriamente con la coscienza e il non locale – una questione che i negazionisti rifiutano di condividere.

Quale ironia allora che Kuhn, la cui mente ha concepito il concetto di paradigma nella scienza – che è l’aspetto centrale di tutte le discussioni dei negazionisti – abbia completamente, seppur a volte un po’ a disagio, riconosciuto la non località. Nel suo classico, “La struttura delle rivoluzioni scientifiche”, ha scritto:

“Nessun significato ordinario del termine “interpretazione” si adatta a questi lampi di intuizione attraverso i quali nasce un nuovo paradigma. Sebbene tali intuizioni siano subordinate all’esperienza, anomala e coerente, acquisita con il vecchio paradigma, non sono logicamente o singolarmente legate a tale esperienza come lo sarebbe una interpretazione [evidenziato].”(3; pp 122, 123)

Confrontare questo con le dichiarazioni rese da persone alle quali la storia conferisce il titolo di genio, profeta o veggente, rivela che Kuhn fa quasi esattamente eco alle loro parole.

Come veniva riportato da Einstein, “mi sento certo di aver ragione pur senza conoscerne il motivo”. (9)
L’assistente di Einstein, Banesh Hoffman, lui stesso importante scienziato in fisica, osservava: “’Quando le discussioni animate non riuscivano a superare il punto morto [di un problema], Einstein, nel suo pittoresco inglese, diceva tranquillamente, “avrò un piccolo “tintinnio” ”. (10)
Hoffman e Leopold Infeld, l’altro principale assistente di Einstein (anche lui un grande fisico), si sarebbero trovati ad osservare in silenzio Einstein camminare per la stanza, arrotolando e srotolando i suoi tipici capelli intorno a un dito, le caviglie senza calze, strizzando gli occhi mentre i pantaloni sbattevano. ‘C’era uno sguardo sognante e lontano, eppure interiore sul suo volto’, disse Hoffman, ma ‘Nessun segno di stress. Nessun segno esteriore di concentrazione intensa’. (10) Nessuno dei due assistenti sentiva di poter dire una parola. Dopo pochi minuti, Einstein sarebbe improvvisamente tornato al suo normale stato di coscienza, ‘un sorriso sulla faccia e una risposta al problema sulle sue labbra.’ Hoffman disse “sembrava che le idee uscissero dal lato sinistro, davvero straordinario”. (10)

Brahms descrisse i suoi momenti di scoperta creativa in questo modo:

“in questo stato di esaltazione vedo chiaramente il lato oscuro nei miei stati d’animo normali; poi mi sento capace di trarre ispirazione dall’alto, proprio come fece Beethoven. Quelle vibrazioni assumono la forma di distinte immagini mentali. Immediatamente le idee confluiscono in me e non solo vedo motivi distinti con l’occhio della mente, ma sono presentati nelle giuste forme, armonie, e orchestrazione. Battuta dopo battuta il prodotto finito si rivela a me quando mi trovo in quei rari momenti d’ispirazione.” (11)

Anche Mozart e Copland sembrano aver avuto esperienze simili. (11) Nel caso di Mozart, la connessione era così chiara e forte che le pagine delle sue composizioni mostrano poche modifiche: hanno l’aspetto di trascrizioni finite.

Coloro che praticano la visione a distanza dicono delle loro esperienze: ‘è come se avessi la testa altrove’, o ‘è un po’ come una messa a fuoco della mente a una distanza intermedia’. Descrivono il momento stesso dicendo: ‘è arrivato come un lampo’, o ‘è stato come un ologramma’. Le immagini sono tutte lì, ‘come se un ologramma fosse appeso nella mia mente’. (12)

Poincar ha descritto similmente il suo lavoro su un problema matematico: “Un giorno, mentre stavo attraversando la strada, la soluzione della difficoltà che mi aveva portato a un punto morto mi si è d’un tratto palesata.“ (13)

Consideriamo anche uno dei ricercatori psichici più celebri della storia, Edgar Cayce, che nel descrivere quello che stava facendo, nel 1923, parlando dal suo stato di trance auto-indotto, in risposta ad una domanda sul processo e sulla fonte della sua capacità non locale:

“L’informazione data o ottenuta da questo corpo è raccolta dalle fonti da cui la suggestione può trarre la sua informazione. In questo stato, la mente cosciente diventa sottomessa al subconscio, al superconscio o anima-mente; e può e riesce a comunicare con menti simili, e il subconscio o forza dell’anima diventa universale. L’informazione può essere ottenuta da qualunque mente subconscia, che sia da questo piano o da impressioni lasciate da individui che ci sono andati prima, dato che vediamo uno specchio che riflette direttamente ciò che è stato prima. Attraverso le forze dell’anima, attraverso la mente di altri come descritto, o che ci sono andati prima, attraverso la sottomissione delle forze fisiche in questo modo, il corpo ottiene l’informazione.” (14)

Com’è possibile che i grandi geni della storia sia nella scienza sia nelle arti, così come i normali praticanti della visione a distanza, e uno dei più grandi veggenti della storia abbiano riferito esperienze simili nel processo di raggiungimento dell’intuizione, ma ciò nonostante i negazionisti della coscienza ritengano che tutto ciò non sia un’appropriata area di indagine scientifica? Considerando la misura in cui la nostra storia è in gran parte definita dalle scoperte derivanti da queste intuizioni, sicuramente la comprensione dei processi coinvolti dovrebbe essere di primaria importanza.

Non essendo basati su dati, tutti e tre i movimenti negazionisti contengono una certa dose di antico in sé. Ognuno parla del settore che cerca di ridicolizzare da un punto di vista ben arretrato rispetto al grado di innovazione della scienza che viene attaccata. Questa arretratezza è un chiaro segno che gli argomenti dei negazionisti si basano sull’atteggiamento, non sui dati. I negazionisti tutti mostrano ciò che può essere solo chiamata ignoranza intenzionale. Nel caso dei creazionisti è facilmente osservabile dal momento che per mantenere la loro posizione devono fondamentalmente escludere la geologia, la paleontologia, l’antropologia, la chimica, l’astrofisica, l’astronomia (tra le altre discipline), e il resto delle scienze moderne – fatta eccezione forse per la medicina.

I negazionisti del cambiamento climatico semplicemente non tengono conto della massa di dati raccolti che mostrano non solo che il cambiamento climatico è reale, ma che l’attività umana – i cicli non naturali – sono la dinamica che lo guidano. Ciò causa gravi problemi politici per le democrazie in cui il dibattito infinito diventa un’arma. L’economista premio Nobel Paul Krugman ha descritto il comportamento dei negazionisti durante il dibattito che ha portato all’approvazione del progetto di legge sul cambiamento climatico Waxman-Markey da parte del Congresso degli Stati Uniti:

“Se eravate presenti al dibattito non avrete visto persone che, avendo riflettuto profondamente su un problema cruciale, stanno cercando di fare la cosa giusta. Ciò che avrete visto, invece, sono persone che non mostrano segni di interesse nella verità. Non amano le implicazioni politiche del cambiamento climatico, così hanno deciso di non crederci – e si aggrapperanno a qualsiasi argomento, per quanto disonorevole, che alimenti il loro rifiuto.” (15)

In particolare, le imprese che vivono sotto il continuo riflesso di profitti e perdite, a suo modo uno standard più rigoroso anche rispetto al protocollo scientifico, non hanno tempo per tale pregiudizio non materialista.

Mentre scrivo questo articolo, nel gennaio 2010, al United Nations Investor Summit sul Rischio Climatico [il Summit degli Investitori delle Nazioni Unite sul Rischio Climatico], 450 dei più grandi investitori al mondo hanno pubblicato una dichiarazione che invita gli Stati Uniti e altri governi ad “agire ora per catalizzare lo sviluppo di un’economia a basse emissioni di carbonio e per attrarre l’enorme quantità di capitale privato necessario a tale trasformazione”. (16)

Il gruppo degli investitori americani, europei ed australiani, che insieme rappresentano 13 trilioni di dollari in risorse, hanno richiesto ‘un prezzo per le emissioni di carbonio’ e ‘un mercato del carbonio ben definito’ per fornire ‘un metodo economicamente efficiente per ottenere riduzioni delle emissioni’. (16)

Allo stesso modo è possibile osservare l’ignoranza intenzionale nei negazionisti della coscienza.
Parlano di una parapsicologia che non esiste ormai da decenni, se mai è esistita, e, ancor più significativo, ignorano tutte le altre aree di ricerca in corso, di natura essenzialmente parapsicologica, anche se sotto altro nome. La ricerca di intenzione terapeutica, come lo studio dell’immunologo Leonard Leibovici sulla preghiera di intercessione retroattiva a distanza, (17), o gli studi di esperienza pre-morte del cardiologo Pim Van Lommel et al (18, 19), sono due esempi.

C’è da chiedersi addirittura se sono noti alla comunità dei negazionisti, e questa non è esattamente una domanda retorica.
Nel corso di una conferenza a Vancouver, British Columbia, ricordo un noto psicologo e negazionista, Richard Wiseman che, quando gli venne richiesto pubblicamente in diretta se era a conoscenza della letteratura sulla visione a distanza, comprendendo che stavano per fargli una domanda specifica su questa linea di ricerca, confessò di non averla letta, e di non sapere dove trovarla. (20)

I commenti negazionisti sembrano non comprendere che alcuni dei più grandi, più importanti, e meglio finanziati studi di ricerca sulla coscienza e non-località sono stati fatti in discipline diverse dalla parapsicologia – Leibovici e van Lommel sono solo due esempi. Lasciatemi citare qualche altra riga di indagine per darvi l’idea di quanto di fatto la comunità di negazione della coscienza sia parecchio indietro rispetto ai tempi. E lasciatemi sottolineare che tutto questo potrebbe essere scoperto in mezz’ora da uno studente del secondo anno di college facendo ricerche su un archivio gratuito e riconosciuto come PubMed.

Primo, questo è tratto da un saggio di tre importanti fisici che hanno esplorato la questione della coscienza nel contesto della fisica. Per la sua inequivocabile chiarezza, riporto l’intero paragrafo:

“La ricerca neuropsicologica sulle basi neurali del comportamento generalmente postula che i meccanismi della mente saranno sostanzialmente sufficienti a spiegare tutti i fenomeni descritti psicologicamente. Questa assunzione ha origine dall’idea che la mente sia composta interamente da campi e particelle materiali, e che tutti i meccanismi causali rilevanti per la neuroscienza possano quindi essere formulati unicamente in termini di proprietà di questi elementi.

Dunque, termini aventi intrinsechi contenuti percettivi e/o esperienziali (ad esempio “sensazione”, “conoscenza”, e “sforzo”) non sono inclusi come fattori causali primari. Questa restrizione teorica è motivata principalmente originariamente dalle idee sul mondo naturale che sono state ritenute essere fondamentalmente scorrette per più di ¾ di secolo [enfasi aggiunta]. La teoria fisica contemporanea di base differisce profondamente dalla fisica classica sull’importante questione di come la coscienza degli agenti umani si inserisca nella struttura dei fenomeni empirici. I nuovi princìpi sono in contraddizione con la vecchia idea che soltanto i processi meccanici locali possano spiegare la struttura di tutti i dati empirici osservati. La teoria fisica contemporanea porta direttamente e irriducibilmente dentro la struttura causale generale di certe scelte definite psicologiche fatte dagli esseri umani a proposito delle azioni che compiranno. Questo sviluppo chiave nella teoria fisica di base è applicabile alla neuroscienza, e fornisce a neuroscienziati e psicologi una struttura concettuale alternativa per descrivere i processi neurali. Infatti, a causa di certe caratteristiche strutturali dei canali ionici critici rispetto alle funzioni sinaptiche, la teoria fisica contemporanea deve essere utilizzata come principio nell’analisi delle dinamiche del cervello umano. La nuova struttura, diversamente dai suoi predecessori basati sulla fisica classica, si basa ed è compatibile direttamente con i princìpi prevalenti della fisica.

E’ in grado di rappresentare più adeguatamente, rispetto ai concetti classici, i meccanismi neuroplastici rilevanti per il numero crescente di studi empirici sulla capacità dell’attenzione direzionata e dello sforzo mentale di alterare sistematicamente la funzione cerebrale.” (21)

Secondo, lasciatemi citare un rapporto da Frecska e Luna del National Institute for Psychiatry and Neurology di Budapest, in cui presentano una interpretazione neuro-ontologica delle esperienza spirituali:

“Il paradigma neuroscientifico prevalente considera il processo delle informazioni all’interno del sistema nervoso centrale come casuale attraverso reti neurali gerarchicamente organizzate e interconnesse. La gerarchia delle reti neurali non finisce a livello neuroassonale; ma incorpora anche meccanismi subcellulari.

Quando la dimensione dei componenti gerarchici raggiunge la portata dei nanometri e il numero degli elementi supera quello del sistema neuroassonale, emerge un’interfaccia per una possibile transizione tra gli eventi di fisica quantistica e neurochimici. Il “Segnale di non-località” ottenuto tramite per mezzo di quantici è una caratteristica essenziale del territorio della fisica quantistica. L’interfaccia presentata può comportare che alcune manifestazioni di stati alterati di coscienza, incoscienza, passaggi di coscienza, abbiano origine quantica con implicazioni psicosomatiche significative.” (22)

In nessuno dei commenti negazionisti esiste alcun riconoscimento di questo lavoro. Chiaramente c’è un intero mondo al di là delle discussioni sul fatto che la non-località sia reale o un artefatto statistico o un trucco magico. Ma non lo si verrebbe mai a sapere leggendo le critiche alla parapsicologia contemporanea, come non si saprebbe nulla della paleontologia moderna dalla lettura di un tratto creazionista, o comprendere appieno l’acidificazione dell’oceano leggendo la letteratura negazionista sul cambiamento climatico.

Un altro segno distintivo del criticismo negazionista è che nulla mai si modifica e, a seconda del pubblico, i problemi a lungo consolidati emergeranno dalle loro cripte per distorcere e confondere ancora una volta. Ricordate lo scambio tra Hyman e Utts? Ebbene, ecco un esempio di cosa intendo. Circa cinque anni dopo il suo scambio con Jessica Utts, il Professor Hyman, nel luglio 2002, fu intervistato da un giornalista del Austin American-Statesman.

Supponendo presumibilmente che un reporter in Texas difficilmente potesse essere a conoscenza dell’esistenza di un documento parlamentare come il rapporto AIR, Hyman disse: “La questione è, che tipo di prove hanno? Non ho visto alcuna scienza, alcuna prova che essi abbiano, nient’altro che pure congetture”.

Anche se la visione a distanza funzionasse, ha dichiarato Hyman, sarebbe troppo casuale per potervi fare affidamento. “La gente che ci crede ammette che solo il 15% di quello che ciò che coloro che la praticano ti riportano è vero, il che significa che l’85% è sbagliato”, ha sottolineato, pur non citando l’origine di questa statistica, e che essa contraddica direttamente la ricerca pubblicata, su cui, vista la sua partecipazione alla valutazione AIR, non dovrebbero esserci dubbi. Ha concluso dicendo, “Non sai mai cosa è cosa, quindi non è di alcun utilizzo pratico”.

Se la visione a distanza potesse essere dimostrata, “sovvertirebbe quasi tutto quello che sappiamo della scienza”.

Come si può riconciliare le parole di Hyman del 1995 con la sua intervista del 2002? La risposta, naturalmente, è che non si può. Se solo il 15% di quello che gli operatori di visione a distanza fosse da ritenersi vero, sarebbe completamente fantasioso, e non potrebbe produrre i risultati statistici che sono parte della documentazione AIR pubblicata. Oltretutto, esso contraddice direttamente quello che è stato riportato nella letteratura specializzata [peer-reviewed, revisione paritaria eseguita da specialisti] per quasi quattro decenni. Citerò qui soltanto uno di questi rapporti – preso non da uno dei miei documenti – che mostra cosa produrrà in breve tempo la ricerca più casuale nella letteratura specializzata sulla visione a distanza.

Nel loro saggio iniziale sulla ricerca all’SRI International del 1976, i fisici Hal Puthoff e Russell Targ riportarono, “Usando il metodo Edington per combinare le probabilità da esperimenti indipendenti, la probabilità di osservare questi sei risultati sperimentali soltanto per caso è del 7,8 x 10-9, test a una coda”.

Quando si vedono commenti come quelli di Hyman, diventa chiaro che per i negazionisti una conclusione preconcetta sia di gran lunga più importante dei dati concreti.

Come George Orwell disse nel suo racconto ‘1984’, “E se i fatti dicono il contrario, allora i fatti devono essere alterati. Altrimenti la storia sarebbe continuamente da riscrivere”. (25)
Questo porta a una conclusione, molto triste, che solo di rado si manifesta nella comunità degli studiosi, dove l’impegno cosciente e pieno di propositi nei confronti dell’integrità è parte fondamentale della scienza: c’è la propensione nei movimenti negazionisti, tutti quelli i cui membri ostentatamente si attaccano alla scienza per sostenere le loro argomentazioni, a comportarsi in modi che sono dimostrabilmente non-scientifici e, all’occasione, anche di dubbia etica.

Nel cambiamento climatico, dove ci sono grandi somme a rischio, le frodi sono maggiori e più complesse, filtrate con attenzione attraverso una rete di istituti negazionalisti e gruppi di esperti. Un breve riassunto sarà rappresentativo: Mitchell Andreson, un ricercatore, scrittore nonché ex scienziato nello staff della Sierra Legal Defence Fund con base a Vancouver, descrive le vicende passate dietro al “Manuale dello Scettico”, di carattere negazionista sul clima, creato dall’Heartland Institute, che fu costituito e sovvenzionato da interessi petroliferi, inclusi 676.000$ dalla ExxonMobil. (26) Con una mossa tipicamente negazionista per manipolare media e politica, hanno mandato 150.000 copie del manuale ovunque negli Stati Uniti, inclusi 850 giornalisti, 26.000 scuole, e 19.000 “leader e politici”. Il manuale istruisce gli scettici su come non farsi bloccare dalle prove che dimostrano il cambiamento climatico. (26)

Anderson ha notato, “E’ interessante inoltre che quest’ultimo prodotto della macchina negazionista si stia diffondendo per la nazione neanche un mese dopo la pubblicazione da parte del governo americano della brochure Climate Change Literacy – firmata in collaborazione da 13 agenzie federali e 24 partner nel settore scientifico e dell’educazione.” Ora degli alleati della supposta cospirazione sul cambiamento climatico fanno parte anche quelli che i negazionisti chiamano “maniaci dell’ecologia” – che includono quelle agenzie di governo come il Dipartimento della Difesa US, il Dipartimento degli Interni US, e il Servizio Forestale US”. (26)

Le stesse identiche tecniche di distribuzione di informazioni false o altamente distorte su larga scala sono impiegate dagli altri movimenti negazionisti. I creazionisti, usando il potere politico che esercitano, nel 2006 fecero pressione sull’amministrazione Bush per dirigere il Grand Canyon National Park affinché non fornisse una stima ufficiale dell’età geologica del canyon. “Al fine di evitare di offendere i fondamentalisti religiosi”, disse Jeff Ruch, direttore esecutivo degli Impiegati Pubblici per la Responsabilità Ambientale. “E’ sconcertante che la posizione ufficiale del parco nazionale sull’età geologica del Grand Canyon sia ‘No comment’”. (27)

I negazionisti della coscienza mantengono in modo simile un programma attivo di influenza dei media. Trovandolo rappresentativo e rivelatore di uno stato mentale, voglio portare l’attenzione su un esempio in particolare. Per farlo mi affido alle parole pubblicate degli attori principali in questi eventi: un astronomo di fama nazionale, professori di psicologia e sociologia molto stimati, e il professore di filosofia e fondatore del movimento americano negazionista di espressione della coscienza. Questo rapporto esiste in quanto tutti a parte il filosofo furono talmente sconvolti da quello che videro, che non solo diedero le dimissioni, ma misero deliberatamente le loro considerazioni in un rapporto sulla pubblica stampa.

Visto che la storia è una parte integrante nella fondazione del Comitato per l’Investigazione Scientifica sulle Affermazioni sul Paranormale (CSICOP), ora trasformata nel Comitato per l’Inchiesta Scientifica (CSI), e ancora il principale gruppo negazionista della coscienza negli Stati Uniti, è istruttivo prenderlo in considerazione. A mio parere rimane la storia più chiara nel rapporto che illustra la differenza tra negazionisti e genuini scettici.

La storia ha quasi una qualità da tragedia greca mitopoetica, in cui un gruppo di scienziati, alcuni abbastanza importanti nei loro campi, si ritrovano ad affrontare la scelta più fondamentale per uno scienziato: devo affidarmi ai dati, o al mio pregiudizio? Alcuni accettarono la sfida, altri no.

Si tratta di una storia di ammonimento in cui mi addentrerò solo al fine di illustrare i problemi negazionisti-scettici rilevanti. Ciò nonostante, raccomando fortemente ogni lettore interessato a comprendere meglio la psicologia dei movimenti negazionisti, di andare sui siti elencati nelle mie referenze, dove sono ospitate le carte originali, e di approfondire quello che vi si può trovare.

In breve, questa è la trama.

Nel numero del settembre-ottobre 1975 de The Humanist, come pure in un libro pubblicato privatamente del filosofo Paul Kurtz, ‘Prometheus’, fu pubblicata un’affermazione, ‘Obiezione all’Astrologia’. (28) La dichiarazione era firmata da 186 scienziati, un gruppo che includeva 18 premi Nobel. Uno di quelli che prestò il proprio nome fu l’astronomo Dennis Rawlins, già famoso per aver ridicolizzato le dichiarazioni degli esporatori polari Richard Byrd e Robert Peary mentre dimostravano che Ronald Amundsen fu il primo uomo ad aver raggiunto entrambi i poli.

Pubblicato inoltre sul giornale fu un articolo dello scrittore scientifico Lawrence Jerome che includeva un attacco allo psicologo e statistico francese Michel Gauquelin, e alla sua partner di ricerca nonché moglie di allora, Francoise. (28) Era un attacco cuorioso; i Gauquelin ebbero i loro problemi con l’astrologia; infatti, avrebbero respinto, sulle basi dei loro dati di ricerca, molte affermazioni dell’astrologia occidentale – una posizione che avrebbero reso esplicita nel giornale di Kurtz The Humanist. Ma, proprio a causa del fatto che stavano cercando di essere dei buoni scienziati, i Gauquelin riportarono anche di aver identificato delle piccole ma significative relazioni tra alcune posizioni planetarie al momento della nascita dell’individuo e una sua performance d’eccellenza più avanti nel tempo, in particolar modo rilevante la posizione di Marte in una carta natale in relazione alla capacità atletica di anni dopo. Non fece un grande effetto ma, per il comitato, era intollerabile.

Quindi, visto che in più punti furono d’accordo, il comitato – nella persona di Jerome, scelse i Gauquelin come punto di partenza per i suoi attacchi. (29, 30)

Divenne presto chiaro che Michel Gauquelin era uno dei migliori statistici e il caso negazionista crollò. Imperterrito, il gruppo avanzò per il secondo round. Quello che accadde dopo Rawlins lo descrive come una commedia di incompetenza, prosopopea, e un impegno così forte da parte del negazionismo che ribaltò il buon senso e l’etica, finché i negazionisti furono totalmente impantanati nel loro spregio privo di fondamenta scientifiche per l’evidenza sperimetale e l’integrità. (29,30)

Dopo furiosi scambi pubblici, Rawlins, uno scettico non un negazionista, si dimise pubblicamente o fu espulso dal gruppo, e a breve fece seguire l’intera faccenda di scuse inserendola nel rapporto mediante lo scritto intitolato, “sTARBABY”, una commedia sulle storie dello Zio Remus del tardo 19esimo secolo di Joel Chandler Harris, in cui Fratello Coniglio, il personaggio avventuroso somigliante a Loki, intorno a cui molte delle storie erano costruite, attacca un cucciolo di catrame e, ogni volta che lo colpisce, si trova ad affondare sempre di più in esso. (29,30) Non sarebbe stato l’unico, e nelle dimissioni di numerosi altri del comitato, abbiamo definito, a nostro giudizio, la differenza tra scettici e negazionisti.

La persona che vide questa distinzione più chiaramente fu il sociologo Marcello Truzzi, che agì in base alle proprie convinzioni rassegnando per primo le dimissioni dal comitato e, in seguito, pubblicando un nuovo giornale, The Zetetic Scholar (zetetic dal greco zetetikos, da zeteo, cercare di procedere per indagine), in cui screditò quello che definì “pseudo-scetticismo”. Truzzi scrisse:

“L’evidenza attuale indica fortemente che: (a) fu trovata in modo valido dai Gauquelin una correlazione di Marte, (b) una correlazione fu trovata dai Gauquelin in numerose repliche utilizzando esempi diversi, (c) una correlazione simile fu trovata in repliche condotte da Kurtz-Zelen-Abe (11) (KZA) (membri del comitato – SAS). Relativamente ad (a) e (b) la questione chiave riguarda la validità dei dati dei Gauquelin. E’ stato ripetutamente e scorrettamente dichiarato che non esiste modo di controllare questi dati. I Gauquelin non solo hanno pubblicato tutti i loro dati (cosicché il calcolo potesse essere facilmente controllato), ma hanno conservato tutti i rapporti originali delle registrazioni di nascita, che sono stati resi disponibili ad ogni serio ricercatore. Infatti, i Gauquelin hanno sollecitato i critici a controllare questi dati.” (31)

Le ragioni di Truzzi per le dimissioni espongono chiaramente il problema con i movimenti negazionisti:

“In origine fui invitato da Paul Kurtz ad essere un co-presidente del Comitato per l’Investigazione Scientifica sulle Dichiarazioni sul Paranormale. Aiutai a scrivere lo statuto e redassi il loro giornale. Mi trovai attaccato dai membri e dal consiglio del Comitato, che mi consideravano troppo leggero nei confronti dei paranormalisti. La mia posizione non era di trattare protoscienziati come avversari, ma di osservare quello che avevano di meglio e di mostrarmi la loro migliore evidenza scientifica.

Trovai che il Comitato fosse molto più interessato ad attaccare i concorrenti più in vista pubblicamente come ad esempio il National Enquirer. L’interesse principale del Comitato non era di indagare, ma di servire da corpo d’appoggio, un gruppo di pubbliche relazioni per l’ortodossia scientifica. Il Comitato ha commesso molti errori.

La mia obiezione principale ad esso, e la ragione per cui ho scelto di lasciarlo, era che stesse assumendo la posizione pubblica di rappresentante della comunità scientifica, facendo da custodi nelle affermazioni anticonformiste, quando compresi che erano semplicemente non qualificati ad agire come giudici e giuria quando erano semplicemente avvocati.” (32)

Lo psicologo neozelandese Richard Kammann, la terza persona che rassegnò le dimissioni, avrebbe scritto nel suo saggio esegetico sull’intero affare Gauquelin, “Quando l’intero rapporto viene esaminato per oltre cinque anni, non esiste quasi più alcuna circostanza in cui il merito vinca sulla faziosità a proprio vantaggio.” (33) La chiara eccezione fu fornire a Rawlins uno spazio con carta bianca nel The Skeptical Inquirer, e anche questo fu minato da una moltitudine di affermazioni errate. (28, 29) Kammann scrisse:

“La conclusione è che ai Gauquelin siano dovute delle scuse per il maltrattamento dei loro dati, e le diffamazioni gettate sulla loro autenticità. Non voglio dire con questo di essere tra coloro che credono, perché anch’io ho riserve scettiche riguardo all’effetto di Marte. Quello che rende queste affermazioni sospette è la perversione scientifica del proposito di mostrare che la posizione di Marte nel cielo al momento della nascita di una persona possa avere qualche effetto sulla performance atletica della stessa 30 o 40 anni dopo.” (33)

Oltre un decennio più tardi, Suitbert Ertel, (34) un ricercatore tedesco della generazione successiva, non coinvolto con l’amaro scontro che aveva avuto luogo in precedenza, ritornò meticolosamente sui passi di questo intero capitolo di negazionismo, includendo un round negazionista successivo a Parigi, e confermò, grazie a una varietà di analisi statistiche indipendenti, le valutazioni di entrambi Kammann e Truzzi. Forse anche più importante fu la sgraziata ammissione di Paul Kurtz che aveva dato inizio a tutto: “E’ tempo di sottomettersi, di muoverci su altri argomenti più produttivi. Questa controversia non è un evento isolato. L’ ‘incidente sTarbaby’ è stato seguito da numerosi altri conseguenti al di là delle presunte falsificazioni e distorsioni tra i negazionisti della coscienza.” (35)

La controversia Gauquelin prosegue nonostante continuino ad arrivare conferme. Fuzeau-Braesch riportarono dei dati su gemelli che potrebbero essere interpretati a supporto di quelli dei Gauquelin. (36) Rupert Sheldrake (37), Roger Nelson (38), e Jim Lippard (39), a loro tempo soggetti di attacchi da parte del negazionismo, hanno creato siti internet elencando i documenti rilevanti e le trascrizioni di questi e simili eventi. Il lettore è invitato a visitare questi archivi e raggiungere le sue proprie conclusioni. Facendo forza sullo speciale interesse politico-culturale, i tre movimenti negazionisti stanno considerando una convergenza esercitando strategie comuni.

Lo scrittore scientifico del New York Times Leslie Kauffman ha scritto: ‘Coloro che criticano l’insegnamento dell’evoluzione nelle scuole nazionali stanno guadagnando terreno in alcuni stati collegando il problema del riscaldamento globale, sostenendo che le visioni che dissentono su entrambi i temi scientifici dovrebbero essere insegnate nelle scuole pubbliche’.

In Kentucky, una voce introdotta recentemente nella legislatura, incoraggerebbe gli insegnanti a discutere “i vantaggi e svantaggi delle teorie scientifiche” includendo ‘evoluzione, origini della vita, riscaldamento globale e clonazione umana’. (40)
Il giornalista ambientale Bryan Nelson, in un pezzo intitolato ‘I creazionisti cercano di fermare l’insegnamento del riscaldamento globale’, spiega il fondamento logico: “… associando il dibattito sul riscaldamento globale con queste altre questioni, (il Creazionismo) rafforza il suo contenzioso legale. Le corti hanno deliberato che mettere in dubbio l’evoluzione a causa del criticismo vìoli la separazione tra chiesa e stato, quindi seguire la strada del riscaldamento globale offre loro un piano più ampio e apre così una scappatoia legale. Secondo, cavalcando le falde del crescente dubbio pubblico sul scienza climatica, i creazionisti sperano di legittimare la loro posizione contro il dominio scientifico in generale.” (41)

Dove esattamente i negazionisti della coscienza cadranno in questo schieramento aperto non è ancora chiaro. Quello della negazione della coscienza è il movimento di più scarse vedute, in quanto il suo campo di argomentazione è limitato a una parte della scienza.

Non esiste alcun sostenitore facoltoso o infrastruttura teologica a sostegno del negazionismo della coscienza, e la massiccia vendita di libri famosi su temi della coscienza dimostra chiaramente da che parte sta la popolazione.

Tutti questi problemi di primo acchito potrebbero sembrare di poco rilievo. Provate a fermarvi e pensare a questo per un momento: la verità sulle nostre specie e sul nostro pianeta, i processi del clima, e la natura della nostra coscienza, sono l’essenza della nostra ricerca per capire chi siamo e cosa significhi l’essere umani. Tutti questi tre movimenti negazionisti, in un modo o nell’altro, impediscono la ricerca per questa conoscenza. Come imbroglioni che montino false indicazioni stradali, essi sprecano risorse e tempo preziosi. Ancor peggio, avvelenano l’atmosfera delle indagini, e non servono alcuna verità se non il pregiudizio.

Riferimenti

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