di Marisa Menna

Come l’Atlante ariotesco, che si era costruito un castello fatato, così, nella seconda metà del Cinquecento, Vicino Orsini, gentiluomo sdegnoso e sbuffante, creò nella sua tenuta di Bomarzo, un labirinto di simboli, dove “dame e paladini” andassero in cerca di ciò che più desideravano e vagassero sino a smarrirsi.
Spianate balze e imbrigliati ruscelli, egli popolò il “sacro bosco” di cerberi e tartarughe, di obelischi e di ninfei, di statue gigantesche e di meraviglie manieristiche, non per semplice magnificenza o bizzarria, ma per testimoniare la sapienza platonica ed ermetica, il cui sigillo, presente dappertutto, era la Rosa a Cinque Petali.” Elémire Zolla

Nel cuore della Tuscia il caratteristico paese di Bomarzo custodisce un parco naturale ricco di sculture che ritraggono divinità, mostri e animali mitologici, celebri in tutto il mondo.
Il Bosco Sacro, conosciuto come Parco dei Mostri o Villa delle Meraviglie, affascinò personaggi come Salvador Dalì e Michelangelo Antonioni, Goethe e molti altri artisti e curiosi che lo visitarono.
Importanti nel territorio di Bomarzo sono anche le costruzioni limitrofe come la misteriosa Piramide.
Tornando al Bosco Sacro il visitatore viene invitato a compiere al suo interno un vero e proprio percorso iniziatico, un viaggio simbolico per risvegliare il proprio essere. Dovrà affrontare prove precise, raffigurate simbolicamente dai mostri che popolano il parco, che richiamano personaggi della Tradizione e dei miti, e che rappresentano allegoricamente le paure profonde e le proiezioni interiori dell’essere umano.
Ogni singola scultura, una volta affrontata, dona all’iniziato una virtù, una chiave, per comprendere e migliorarsi e chi sa ascoltare le riconosce come una parte di sé che improvvisamente ritrova.
Ciò che ci insegna questo luogo è guardare oltre la semplice apparenza, addentrandosi dentro se stessi per migliorarsi.
Molto è stato scritto su quest’opera particolare e sui personaggi che lo popolano, ma il Bosco va compreso e vissuto in tutta la sua interezza, come un’unica grande creatura, e soprattutto, cosa più importante, va visitato seguendo le orme di chi ha davvero conoscenze della Tradizione, della storia del luogo e dei suoi protagonisti: Elemire Zolla è uno di questi.

L’Origine.

Il Sacro Bosco fu ideato dal celebre architetto, pittore e antiquario napoletano Pirro Ligorio e costruito dal Principe Pier Francesco Orsini, detto Vicino, Signore di Bomarzo dal 1542 al 1585 anno della sua morte.
Vicino nasce nel 1523, nel 1544 sposa l’amata Giulia Farnese imparentandosi con il Pontefice Paolo III che lo volle tra i suoi consulenti militari. La sua carriera di condottiero terminò negli anni 50 quando disgustato dalla vita politica e militare, si ritirò a Bomarzo dove si circondò di scrittori ed artisti e si dedicò alle discipline alchemiche ed esoteriche e fu proprio la passione per queste discipline che lo spinse a costruire una dimora filosofale destinata a trasmettere la visione della vita e le conoscenze esoteriche attraverso un messaggio simbolico e un percorso iniziatico.
La costruzione del Parco accelerò alla morte della sua amata moglie Giulia Farnese a cui successivamente venne dedicato non solo l’intera opera ma anche il Tempietto che si trova alla fine del percorso.
Siamo in piena Controriforma, la reazione del mondo cattolico alla riforma protestante, e per coprire la reale natura alchemica dell’opera e per non destare sospetti l’opera venne chiamata Villa delle Meraviglie. Attraverso un gioco di richiami alla mitologia e agli enigmi l’obiettivo del suo creatore era di sorprendere il visitatore conducendolo in un sogno.
Ma perché proprio un Bosco? Simbolicamente il bosco circoscritto nella sua estensione rappresenta un luogo di raccoglimento e di quieto incontro con esseri e potenze sovraumane, offre protezione ai fuggitivi e vi è una natura dominata e coltivata che non può nuocere.
Vicino, poeta, sognatore ed esperto di arti mistiche ha dato grande importanza all’elemento Acqua, il principio ondulatorio che tutto plasma e discioglie, invitando gli ospiti del Bosco Sacro a contemplarne il suono e il movimento.
Venuti meno gli eredi questo luogo fu dimenticato per circa 400 anni. Nel secondo dopoguerra il luogo visitato da alcuni pastori locali con le sue greggi fu riscoperto e rilevato dalla famiglia Bettini che si occupò del restauro completo.
Alcune statue nel corso del tempo sono state spostate.

Il Percorso.

Il percorso va fatto seguendo le indicazioni che da la tradizione, ed è necessario quando si visitano certi luoghi particolari come questo soffermarsi su ogni costruzione, su ogni statua ed esercitare i propri sensi a percepire i dettagli e l’emozione che ci dona la singola statua e l’intero complesso che ci ospita e ci veglia dall’alto. Il percorso iniziatico come ben immaginerete non segue il percorso turistico.
Molte di queste creature che sono qui hanno più nomi diversi. Poca importa definirle in maniera specifica con la nostra logica. Come in tutte le statue che si incontrano in questo Bosco è importante il messaggio che vogliono donarci.
Questo percorso oltre alla simbologia utilizza delle tecniche particolari, tecniche che sono state portate avanti oralmente e che fanno parte della vera Tradizione. Sono le Tecniche dell’Unione e del Risveglio® di Umberto Di Grazia. Queste tecniche si sono occultate nel tempo per difendersi da chi si è posto e si pone con finalità di possesso o di dominio. La loro difesa sta nel non poter aiutare chi cerca qualcosa di diverso dal conoscere.

Le Tecniche e il Metodo sono stati valutati molto positivamente dal grande psicanalista Emilio Servadio, fondatore della ‘Società Italiana di Psicoanalisi’, che ha scritto:

“Umberto Di Grazia è stato in grado di elaborare una serie di esercizi fisici e mentali, che consentono di aprirsi ai messaggi della mente e dell’inconscio. Si tratta di tecniche semplici e piacevoli, che ampliano le facoltà sensibili dell’individuo, ponendolo in grado di percepire energie e vibrazioni che compongono l’intero cosmo. Tale metodo definito “Biostimolazione” ha lo scopo di unire gli opposti sia esterni che interni e indurre un amalgama di energie ed un’armonia interiore, tali da sentirsi consapevolmente parte del tutto”.

Prima di cercare d’affinare o creare le condizioni per riconoscere delle nostre potenzialità inutilizzate, dobbiamo portare attenzione ai nostri sensi primari. Guardare pensando ai colori, mangiare cercando il gusto, percepire i suoni facendo attenzione alle loro variazioni, usare il tatto per sentire la nostra pelle o la differenza di calore che hanno gli oggetti o i vari colori, è un buon allenamento quotidiano.
Per la vista, in particolare, abbiamo due elementi estremamente importanti su cui soffermarci.
Il primo si basa sul fatto che se guardiamo un qualcosa, la sua forma, chiudendo gli occhi, rimane per un minimo tempo dentro di noi. Questo è un fatto fisiologico ben conosciuto ed è bene esercitarsi.
Il secondo ci invita a porre attenzione agli angoli nascosti della nostra vista che sono quelli laterali ed è un esercizio che eseguiremo dinanzi al Tempio da dove inizierà il nostro percorso iniziatico.
Nel percorso iniziatico con questo metodo e tecniche è importante che teniate presente che non è necessario forzare nulla, le cose migliori arrivano senza far troppo rumore. Questo viaggio deve portarci a cercare e trovare la centralità dentro ognuno di noi cercando di non essere abitudinari e approfondendo contemporaneamente il logico e l’immaginario.

1. Il Tempio
Il punto da cui partire per iniziare questo viaggio è Il Tempio. Questa opera venne eretta da Vicino alla morte di Giulia Farnese in suo onore, in via teorica dovrebbe essere sepolta proprio qui. Il tempio è chiuso purtroppo ma si riescono a intravedere all’interno due targhe dedicate ai coniugi Bettini.
La signora Tina Severi Bettini, in particolare, è elogiata per le cure riposte nella sistemazione del Giardino. Dire che diede la sua vita per questo luogo non è un eufemismo, in quanto purtroppo durante le attività di ricostituzione del Parco una caduta mise prematuramente fine alla sua vita.
All’interno erano presenti anche i segni dello Zodiaco disposti secondo il sistema solare e non nell’ordine come siamo abituati a conoscerli. Si desume quindi che chi realizzò questa disposizione aveva conoscenze anche di astrologia e di astronomia.
Si incomincia quindi dal Tempio, immaginando di attraversarlo e di uscirne in religioso silenzio, consapevoli del passo che stiamo compiendo, decisi ad intraprendere un percorso iniziatico, senza preconcetti e con la voglia di scoprirsi migliori, affrontando tutte le prove che si presenteranno.
Bene, ora siamo pronti.

Una corretta respirazione per iniziare

Posizioniamoci davanti al tempio in un punto che riconosciamo come nostro e con una espirazione scarichiamo le tensioni e i pensieri. Iniziamo ora con la respirazione 5×5, ovvero 5 secondi in ispirazione e 5 in espirazione in quanto porta al bilanciamento del sistema simpatico con il parasimpatico e alla sincronizzazione delle frequenze emesse dal cuore con quelle del cervello. Questo permette inoltre di essere più intuitivi attraverso le potenzialità intrinseche del cuore. Molto utile inoltre è dire parole senza nessun nesso logico, qualunque parola vi venga in mente senza reagire emotivamente. Continuate finchè non sentite, per i più preparati o più sensibili, un diaframma invisibile dentro di voi che si rompe.

Per sensibilizzare la vista

Dobbiamo portare attenzione agli angoli nascosti della nostra vista, quelli laterali.
Seduti o in piedi guardate di fronte a voi e portate le mani, ognuna dalla parte sua, dietro le orecchie con i palmi rivolti verso il davanti. Continuate a portare l’attenzione verso ciò che sta dinanzi a voi, ma nello stesso tempo, senza spostare gli occhi, cercate di percepire, contemporaneamente, tutto ciò che può venire dagli angoli laterali. Spostate le mani, con un lento e sincrono movimento sino a quando non le intravedete. Sono esercizi di estrema importanza, non solo per chi guida un’automobile, ma anche per chi vuol capire. Infatti tutte le immagini che non hanno una realtà rispetto al nostro rapporto tempo-spazio, passano velocemente in queste zone degli occhi quando li teniamo aperti. Dedicate il tempo necessario a queste prime tecniche e ricordare che tutte le tecniche vanno eseguite lentamente poiché la lentezza ci farà percepire il Sacro.

2. Il Cane con le tre bocche
Scendendo la scalinata incontriamo sulla sinistra il cane a tre teste, il Cerbero.
Figura mitologica, viene considerato il guardiano del regno dei morti, il suo compito è proibire l’ingresso ai vivi e impedire di uscirne. E’ il mostro ermetico per eccellenza e rappresenta simbolicamente il morso della fatica. Questa creatura è il paradigma dell’intera Arte, ha tre facce con espressioni diverse per richiamare gli elementi della “via secca” della Grande Opera Alchemica: la materia prima grezza (il mercurio), il cavaliere armato (lo zolfo) e il mediatore (il sale).
Il Cerbero con i suoi tre volti rappresenta anche la triade del tempo che governa l’uomo: il passato, il presente e il futuro, dove Giove inizia, Nettuno svolge e Plutone chiude. Non vuole intimorire e non vuole fare del male, lo si incontra lungo il cammino perché è necessario ricordare che nel percorso iniziatico non possiamo pensare di governare il tempo, i luoghi e gli esseri che compaiono lungo la strada. Si è soli, e l’unico sostegno su cui possiamo fare affidamento è il nostro coraggio e la nostra voglia di proseguire il cammino.

3. Il Viale di Ghiande e Pigne e i due Orsi
Il Cerbero ci invita a proseguire con attenzione ed entrare nella nostra più profonda interiorità.
Ci spinge ad attraversare un viale presieduto su entrambi i lati da Ghiande e Pigne.
Alle spalle abbiamo Persefone, si è inconsapevolmente sotto la sua ala protettiva. La incontreremo successivamente. Proseguiamo lungo il viale lentamente guardando in avanti e facendo scorrere lungo il nostro campo visivo laterale i due simboli: le ghiande e le pigne, fino a raggiungere i due orsi che ci accoglieranno.
Ci sarà molto utile l’esercizio della vista laterale che abbiamo eseguito in precedenza. E’ necessario camminare lentamente per far in modo che i nostri sensi vengano “inseminati” da ciò che rappresentano le pigne e le ghiande.
La Pigna infatti è segno di abbondanza e di fertilità perché ricca di semi, richiama il simbolo del fuoco perché tende verso l’alto e rappresenta il simbolo arcaico legato ai gradi iniziatici. La sua forma ricorda un uovo e in alchimia rappresenta l’uovo filosofico in cui nulla può fermare il potere della vita, è la totalità racchiusa in un guscio.
La Ghianda, frutto della quercia, rappresenta la potenza e l’immortalità, non a caso i Romani credevano avesse proprietà di ringiovanimento. Un recente studio realizzato in Portogallo dalla Scuola Superiore di Biotecnologia dell’Università Cattolica di Porto ha messo in evidenza che la ghianda è ricca di fibre e proteine e ha un alto potere anti-ossidante e pare aiuti a combattere malattie come il cancro o l’Alzheimer.
Nei frutti delle pigne e delle ghiande quindi si concentra la vera forza produttrice vitale, sono un massimo di tempo in un minimo di spazio.
Arrivati alla fine del viale troviamo due orsi, l’animale araldico della famiglia Orsini, oltre al richiamo alla famiglia Orsini rappresentano anche le due Orse su cui ruotano i cieli, l’Orsa Minore e l’Orsa Maggiore. Tra le zampe reggono lo stemma della famiglia Orsini e una rosa. Questo fiore, che ritroviamo anche nello stemma Orsini, è simbolo di dignità regale, completezza, generosità – per il profumo che emana il fiore senza risparmio – e riservatezza – per la presenza di spine che cercano di preservare l’intimità. Nei culti di Dioniso si era soliti coronarsi di rose perché si credeva che esse avessero la virtù di aiutare gli ubriachi a non rivelare i propri segreti. Come è noto è anche simbolo dell’amore che sopravvive alla morte e alla rinascita.
Questo bellissimo fiore è retto dall’Orso che al primo cenno di primavera si risveglia dal torpore invernale, esce dalla sua tana per nutrirsi anche di ghiande. Grazie al letargo la parte profonda di ognuno di noi può compiere il suo viaggio e risvegliarsi pronta per affrontare il vero cammino.

4. L’Echidna, la Furia Alata e i due Leoni
Superati i due Orsi, siamo attori e spettatori di uno scenario apparentemente inafferrabile: due leoni al centro della scena, alla loro sinistra l’Echidna e alla loro destra la Furia Alata.
Chi sono questi strani personaggi e perché le due imponenti figure femminili pare vogliano attaccare i due leoni che sembrano essere in pericolo?
Analizziamole più attentamente.
L’Echidna a sinistra, è una donna dal volto e del corpo seducenti. Dalla vita in giù è pesce, la sua coda è divisa a metà e il pube poggia prepotentemente sulla terra. E’ il potere del grembo femminile, delle acque che nelle viscere della terra stimolano le germinazioni. Questa donna prende e scambia energia ininterrottamente con l’elemento Terra.
La Furia Alata a destra è una figura femminile con due ali come quelle di un pipistrello e una coda animalesca. Richiama le irruzioni delle tenebre. Sollecita a vedere ciò che pare occulto nella natura come qualcosa di vivo. E’ la potenza dell’elemento aria.
I due leoni centrali, oltre a rappresentare il fuoco, sono i due principi, il maschile e il femminile, guardano in direzioni opposte ma sono vicini fino a contatto con i corpi. Abbiamo qui la rappresentazione dell’unione del maschile con il femminile, uniti infatti mantengono l’equilibrio. Il Leone regna senza sforzo, è un essere di grande e controllata energia, associato al Sole e utilizzato da sempre come segno regale. Nel regno animale come sappiamo incarna pregio e potenza. Sono il simbolo alchemico del corpo e dello spirito,
In questo particolare quadro che abbiamo davanti possiamo notare tutti e quattro gli elementi in perfetta simbiosi e scambio sinergico.
L’elemento che pare mancare fisicamente è l’acqua che in realtà è rappresentato dal parco stesso poiché il rumore dell’acqua è sempre presente ovunque ci muoviamo.
Qui se vogliamo possiamo soffermarci ed eseguire la respirazione 5×5.

5. Il masso rovesciato
Avanzano incontriamo un masso rovesciato che rivela altorilievi di alcune figure.
Questa archetipo di mausoleo è una struttura forse ispirata ad una tomba etrusca, probabilmente la Tomba della Sirena di Sovana ed è intenzionalmente rappresentato in rovina. Inoltre una serie di loculi si aprono in una stanza ovale compresa tra i due pilastri centrali. Sono scolpite alcune immagini a bassorilievo: nel mezzo una figura di sirena bifida, con e due gambe anguiformi divaricate; a destra un delfino e un ariete dal corpo di pesce; a sinistra un tritone che suona una conchiglia e, con l’altra mano, solleva un timone, appoggiato alla spalla.

6. Proteo
Proseguendo e superando quello che è l’attuale ingresso turistico incontriamo Proteo. Ci accoglie con una bocca spalancata e con i denti dell’arcata superiori ben visibili.
Circondato da ali di farfalla che rappresentano la rinascita, sul suo capo ha un castello di forma quadrata.
Questa divinità è figlia del dio del Mare, Poseidone, ha il dono della profezia ed capace di mutarsi in qualunque cosa.
Nell’arcata inferiore della sua bocca mancano i denti ed è un chiaro invito ad entrare. Occorre onestà e trasparenza con se stessi per continuare il viaggio iniziatico, è un chiaro messaggio a completare la conoscenza di se stessi per conoscere i misteri dell’Universo.

7. Pan e Saturno
Tornando indietro, seguendo il flusso del ruscello nascosto fra cespugli, incontriamo Pan, l’istinto. Pan incuteva una gran paura a causa della sua voce spaventosa che da lui prende il nome. L’incontro con questo personaggio indica che è d’obbligo saper gestire i timori, le preoccupazioni e le insicurezze che abbiamo per poter proseguire il cammino. Solamente dopo aver fatto nostro Pan potremo andare avanti.
Saturno ci pone in allerta dandoci il messaggio collegato al suo mito. Questo dio è connesso al tempo, alla paura di invecchiare e di dover cedere il proprio ruolo alle nuove generazioni. Il tempo è il bene più prezioso che possediamo e assolutamente non dobbiamo disperderlo. Siamo soggetti al tempo dalla nascita. Saturno ci esorta a cambiare atteggiamento e donare unica importanza agli attimi.

8. Ciclope e Titano

Scendendo le scale che si trovano sul lato destro del sentiero ci imbattiamo in un gigante che torce le cosce a un altro essere rovesciato con la testa in terra.
Il gigante è appoggiato ad un’armatura completa di spada con elsa a borchia, gonna, cimiero a forma di rosa a cinque petali, simbolo del libero arbitrio e un pettorale ornato con una Medusa.
Una lapide richiama al colosso di Rodi, chiamata anche Isola della Rosa. “Se Rodi altier fu già del suo colosso pur di questo anco il mio bosco si gloria e per più non poter fo quanto posso.”
La maestosità di questa opera vede un ciclope che vince un titano e rivela che una forza naturale sottomette l’altra nella vicissitudine eterna su cui l’uomo saggio deve sapersi elevare.
Per molti rappresenta la lotta di Ercole contro Caco.
I capelli del vinto sono volutamente sparsi a raggiera simboleggiando le fiamme e questa rappresentazione potrebbe far riferimento agli elementi alchemici: il fisso e il volatile. Questo emblema è uno dei più noti in Alchimia. I capelli del soggetto che Ercole tiene per gli arti inferiori, a testa in giù, sembrano fiamme e potrebbero indicare il ‘Fuoco segreto’ degli Alchimisti senza il quale nessuna operazione darebbe risultati. Fulcanelli scrive che questo è il segreto più alto dell’Opera, che lo costrinse a rimanere fermo per oltre vent’anni dalla sua realizzazione. “E’ un mistero che dipende dal Padre della Luce e, ancora, la scintilla vitale comunicata dal Creatore alla materia inerte”. E’ chiamato anche con vari nomi come Fuoco Sacro, Spirito, Raggio Igneo.

Aumentare il campo delle energie

Per aumentare il campo delle energie che ci circondano, amalgamarci meglio con gli ambienti possiamo e metterci in comunicazione con ciò che non cade sotto una percezione diretta dei sensi primari possiamo svolgere un’utile tecnica. Nelle nostre tecniche si inspira sempre con il naso e si fa uscire l’aria dalla bocca. In piedi con le gambe leggermente divaricate, le braccia abbandonate e le mani rivolte con i palmi verso il corpo. Ad occhi chiusi, dopo aver espirato tutta l’aria, piegate le braccia tenendo i gomiti aderenti al corpo irrigidendo tutti i muscoli e inspirando intensamente. Il movimento delle braccia deve avvenire in sinergia con l’ispirazione. Rimanete in questa posizione per qualche secondo e poi scaricate rilassando i muscoli e abbassando le braccia.
È importante che non ci sia tensione nei polsi e le mani siano naturalmente abbassate verso la terra. Ripete questo esercizio almeno tre volte.
Quando avrete finito continuate a scendere piano piano lungo il percorso.
Il Bosco ci mostra ora un gruppo di statue posizionate nel punto più basso di questo luogo.

9. La Tartaruga e il Cetaceo

Nelle vicinanze osserviamo una Tartaruga che è la forza nascosta dentro ognuno di noi ed è in grado di proteggersi da ogni attacco grazie alla sua corazza.
In alchimia è la madre dell’opera. I disegni sul carapace sono molto interessanti: le 13 forme più grandi sono le 13 lune dell’anno. Creatura antica è il legame tra terra e acqua per la vita che svolge, non a caso depone le sue uova in sincronia con al luna e le maree.
E’ silenzio, lentezza, previdenza e longevità. Ha il potere di isolarsi se l’ambiente che la ospita le risulta ostile.
Porta con sé il motto “festina lente” ovvero “affrettati con lentezza” che si interpretava nel Rinascimento ermetico come medita a lungo ed agisci senza riflessione.
La Tartaruga rappresenta l’Iniziato attaccato dal Cetaceo sottostante che affiora dalle acque. E’ a bocca aperta, pronto ad aggredirlo e a farlo suo.
Per comprendere la figura del Cetaceo dobbiamo pensare e immaginare il regno in cui vive, acque buie e profonde dove al suo interno si trovano le paure più intime. Sono le emozioni e la parte profonda di ognuno di noi a uscire fuori nella potenza assoluta ma senza controllo. La bestia dell’Oceano primordiale è il nostro guardiano della soglia.
E’ necessario non farsi prendere dalle forti emozioni dell’agire ma mantenere una propria centralità o, nel caso in cui siamo vittima del Cetaceo, morire per rinascere.
Qui la figura presente sulla tartaruga ci avvisa della vittoria sul cetaceo, il saper fare della testuggine ha avuto la meglio.
Questo è il luogo ideale per eseguire la Tecnica della Stella

10. Pegaso
In questo gruppo di statue troviamo anche Pegaso che è situato al centro della fonte Elicona, pronto a spiccare il volo.
La mitologia greca ci racconta che Pegaso, cavallo alato, volò sul monte Elicona e lo colpì con uno suo zoccolo procurando zampilli di acqua. Dal monte nacquero così due fiumi e secondo la leggenda erano in grado di donare ispirazione poetica a chiunque si dissetasse a quelle acque.
Pegaso ha il potere di sentire e conoscere i cammini sotterranei dell’acqua, per questo motivo riesce a far scaturire sorgenti con un colpo del suo zoccolo.
L’iniziato deve riuscire a possedere lo stesso forte slancio che ha Pegaso nello spiccare il volo e la stessa forza di far sgorgare acqua dalle rocce, per far questo deve necessariamente rovesciare le inclinazioni umane. Solo così potrà spiccare il volo e colpire la sua Chimera, solo così potrà essere finalmente libero e ispirato dalla creatività della Vita.

11. Seduti sulla Macina del mulino della fortuna e del tempo
Dopo essere sopravvissuti alla violenza di Ciclope e Titano e aver avuto la meglio sul nostro Guardiano della Soglia con il Cetaceo, ci si siede sulla Macina del mulino della fortuna e del tempo accanto alla fontana prima di continuare il sentiero. Ci si siede, perché meritiamo riposo. Ci si siede perché è necessario anche guardare attentamente dinanzi a noi. La macina della fortuna e del tempo è simile a una torretta di un carro armato ed è inclinata, dobbiamo assolutamente apprendere che è necessario mantenere sempre un diverso punto di vista, creativo, oggettivo e asettico per poter continuare il nostro percorso.

12. Il Ninfeo
Varchiamo ora l’accesso a una piacevole spazio: il Ninfeo alla cui entrata troviamo due leoncini, segni rappresentativi della saggezza.
Le fontane sormontate da delfini, animali salvatori provvidenziali, proteggono le numerose nicchie.
Nelle nicchie sono raffigurate le Tre Grazie unite tra loro. La loro unione sta a significare che dando amore si riceve bellezza e diletto. Secondo Ficino le tre figure rappresentano la necessaria sintesi di animo, corpo e fortuna. La triade è un tratto caratteristico del mondo ideale dell’antichità, fatto di bellezza e festosità. E’ il richiamo al triplice ritmo. Dobbiamo guardare senza alcuna preoccupazione alla fonte d’ogni oscuro pensier (come dice una scritta sulla parete del ninfeo). Le tre grazie sono abbracciate tra loro, una è di spalle e le altre due sono di faccia. Potrebbe essere un’allusione all’unione dei tre Principi (Zolfo, Mercurio e Sale), oppure alla ripetizione per tre volte del processo alchemico. A destra, si presenta quello che poteva essere un secondo ninfeo, con ai piedi due tritoni. Vicino c’è una grande vasca, in cui un tempo vi arrivava l’acqua dalla bocca di due delfini in pietra.
Questo è un luogo di ristoro, un luogo dove possiamo riprenderci dalle fatiche delle prove che abbiamo superato. Qui possiamo assaporare il silenzio ristoratore necessario per affrontare nuove ed elevate prove. Riempiamo la nostra anima di questa tenue e amabile energia. Ma non sostiamo troppo a lungo, fermiamoci il tempo necessario e non abusiamo dell’ospitalità del luogo. L’ego della bellezza e della vanità è sempre in agguato e potrebbe dare la falsa percezione di farci sentire già arrivati alla fine del percorso e commettere l’errore di sentirci dei “quasi maestri”.

13. Giani bifronti e quadrifronti
Lasciamo questo luogo intriso di ombra e di umidità, proseguiamo il nostro cammino. Ci ritroviamo in uno spazio aperto e ampio dove alte colonne hanno in cima dei Giani bifronti e quadrifronti, simbolo di quelle anime capaci di guardare provvedendo sia alle cose materiali che alle spirituali, e di avere sott’occhio le quattro direzioni della rosa dei venti e quindi uno sguardo completo su ogni cosa. Giano è il dio dal doppio volto, simbolo dell’entrata e dell’uscita e come alcuni sanno anche guardiano delle porte e dell’ingresso di casa, il suo nome in latino infatti è Janua. All’origine di questa parola è strettamente collegato l’origine della parola Janare e delle Janas, entrambe sciamane della nostra tradizione.
Giano è anche il guardiano della semina e dei raccolti, del passato e del futuro. Si dice che il volto di Giano non sia né quello del passato e né quello del futuro; il suo volto è invisibile poiché il presente è un istante inafferrabile. Il suo sguardo oltre ogni orizzonte ci raccomanda di fare un ulteriore sforzo e andare oltre le nostre aspettative e cercare di migliorarci oltre quello che crediamo.

14. Venere, la Stella del Mattino
Proseguendo sulla nostra sinistra troviamo, nascosta ad occhi distratti, Venere. La Dea della bellezza, del fascino e del desiderio sensuale regge tra le sue mani una conchiglia da cui versa acqua per riempire la vasca sottostante a forma di drago o di arpia che distrugge i beni terrestri.
L’iniziato deve assolutamente imparare a vedere la bellezza in tutto ciò che è immateriale, non attaccarsi a nulla che sia terreno. La vera bellezza è oltre il toccare e possedere un qualcosa. Venere nasce dalla spuma del mare e all’elemento acqua è strettamente legata.
La conchiglia che è tra le sue mani è direttamente collegata alla nascita, Venere infatti sboccia dalla spuma delle acque come una perla dalla sua conchiglia.
Qui la Mente ha raggiunto la vera nobiltà e la Via Umida.
Secondo l’alchimia se le tre ripetizioni della prima fusione sono andate bene, si vedrà apparire, sopra il composto alchemico un segno chiamato ‘stella del mattino’, simbolo di Venere appunto.
Fulcanelli scrive: “Dal combattimento che il cavaliere, o zolfo segreto, ingaggia con lo zolfo arsenicale del vecchio drago, nasce la pietra astrale bianca, pesante, brillante come puro argento e che appare segnata, infatti porta l’insegna della sua nobiltà, l’ ‘artiglio’, tradotto esotericamente col ‘grifone’, sicuro inizio di unione e di pace tra il fuoco e l’acqua, tra l’aria e la terra”.

15. Il Teatro
Eccoci ora protagonisti della scena. Si, siamo noi gli attori di questo prezioso percorso e in tutte le prove precedenti abbiamo anche imparato a gestire le emozioni e possiamo affacciarci al mondo vivendo i nostri mutamenti interpretativi e i sentimenti in base a ciò che arriva nella nostra vita e in rapporto con il nostro pubblico in maniera onesta. Abbiamo compreso come trasformare noi stessi e il flusso di emozioni e parti da interpretare. Alla chiusura del sipario abbandoniamo la maschera e ritorniamo nei nostri panni, quello dell’iniziato che non deve mai smettere di imparare e apprendere.
Avanzando nel nostro cammino vediamo una Casa pendente a due piani.
Qui è il punto giusto per eseguire la Tecnica della Piramide.

16. La Casa
L’energia cambia in questo passaggio poiché dall’elemento acqua passiamo all’elemento terra, dove non c’è riposo, nemmeno per i nostri sensi. La pendenza della casa da fastidio e malessere. Camminando e osservando le mura del primo piano della casa troviamo due targhe: una che decreta Animus quiescendo fit prudentior, ergo. — Darsi requie affinché l’animo cresca in prudenza e l’altra che dedica l’edificio al cardinale Mandruzio. Dinanzi a noi ci troviamo quindi alla prova che dovremo affrontare: entrare nella casa e allenare il nostro animo a mantenere la calma nonostante l’inquietudine che potremmo provare. La materia alchemica, il composto a cui facevamo riferimento prima, ha necessità di quiete e calma per divenire perfetta.
La Casa è il centro vitale dell’uomo ma in questa in particolare non bisogna cercare rifugio o quiete. La nostra Casa deve essere ovunque, in qualunque luogo del mondo abituandoci a essere nomadi nel mondo. Entrando nelle due stanze del primo piano peneremo. Ai più deboli girerà la testa e soffriranno con lo stomaco appena varcheranno la soglia. E’ necessario vincere la vertigine della logica per passare oltre e raggiungere la fine del nostro percorso.
Questa costruzione ci spinge a tenere la testa alta e guardare il cielo, poiché è l’unico modo per non affogare e farsi ingannare dalla nostra logica.
“Prudenza”, dice Macrobio, “sta nel disprezzare questo mondo e tutto ciò che in esso si trova, in grazia della contemplazione delle cose divine.”
Nelle nostre escursioni abbiamo fatto entrare sempre le persone nella casa preparandole con una giusta espirazione per aiutarle con il distacco dal terreno piano. Una volta all’interno è importante distendersi sulla parete di fondo, rilassarsi, chiudere gli occhi e fare una giusta respirazione (5×5) e concentrarsi sulle sensazioni che naturalmente saranno diverse da persona a persona. Sentiamo che una parte di noi è richiamata verso la finestra.
Quando sentiremo di aver terminato, lentamente usciremo dalla casa.

17. Le Sfingi
In origine uscendo dalla casa potevano vedersi le Sfingi che attualmente si trovano all’entrata del Parco, subito oltrepassando l’ingresso.
Sul piedestallo di una di queste è scritto: — Chi con ciglia inarcate e labbra strette non va per questo loco manco ammira le famose del mondo moli sette. — Chi cammina nel percorso senza provare stupore, e non lo fa in religioso silenzio, non sarà in grado nemmeno di ammirare le famose sette meraviglie del mondo.
Il religioso silenzio, il rispetto per i luoghi storici e l’imparare a percepire ciò che il luogo vuole donarci è alla base di ogni cosa. Il riferimento alle sette meraviglie del mondo antico, richiama il trattato ermetico di Della Riviera del 1602: sono i sette metalli trasmutabili. Il Sette è tra i più importanti dei numeri sacri della tradizione. Lo ritroviamo ad esempio anche nel famoso candelabro ebraico a sette braccia (Menorah).
La Sfinge nella sua simbologia si apposta lungo la strada e pone enigmi ai suoi passanti divorando chi non sa rispondere. Le sfingi sono le guardiane delle città sacre e della soglia proibita che unisce i due mondi.
Sotto l’altra troviamo scritto:
Tu ch’entri qua pon mente parte a parte e dimmi poi se tante meraviglie sien fatte per inganno o pur per arte – Fai attenzione ad ogni statua a come è disposta a ogni particolare, e capirai che nulla è lasciato al caso, ma ha uno scopo ben preciso.
Nella mitologia greca le sfingi erano dotate di ali che poste dinanzi alla città di Tebe ripetevano un indovinello a chi voleva entrare nella città. Chi non riusciva a risolverlo, veniva ucciso.
L’indovinello consisteva nell’individuare quale fosse l’animale che al mattino camminava su quattro zampe, a mezzogiorno su due e alla sera con tre. Solo Edipo rispose correttamente: l’uomo che da bambino cammina carponi; divenuto maturo cammina ritto su due piedi, e da vecchio per camminare deve servirsi di un bastone come sostegno. La sfinge, sconfitta, si gettò dalla rupe e morì. Edipo divenne l’eroe di Tebe per averla liberata e fu fatto re.

18. Le Urne e Nettuno
Uscendo dalla Casa ci ritroviamo circondati da Urne e al cospetto dell’imponente Nettuno. Posizioniamoci al centro di questo piazzale. Immaginiamolo come era una volta, ricco di acqua in movimento che scorre dalla bocca del delfino che il dio dei mari tiene ben fermo dominandolo, così come governa l’acqua stessa.
I vasi intorno simulano la terra cotta, l’incrocio e l’unione tra terra e fuoco. Questi vasi, figli del dio Nettuno, contengono la verità, l’elisir di lunga vita, a cui potremmo avere accesso solamente governando l’elemento acqua e proteggendo da ogni ingiuria o pregiudizio questa preziosa fonte. Siamo nel luogo più sacro del Bosco.
Chi si avvicinerà a questa fonte senza rispetto e senza comprendere la potenza di questa antica forza verrà respinto e privato di ogni forza.
Nettuno, che i greci chiamavano Poseidone era il Padrone del mare e delle onde, di umore mutevole, poteva donare giornate miti come causare maremoti. Questa figura potente e affascinante, governa tutte le acque, non solo quelle che conosciamo come mari o oceani.
Governa il segno zodiacale dei pesci donando spiritualità e creatività.
Rappresenta l’inconscio e la nostra parte più profonda, i sentimenti e le emozioni intime che la logica tende a isolare e che puntualmente la nostra parte profonda ci ripropone facendole riaffiorare e rischiando di travolgerci con la forza di un maremoto.
Tutto ciò che è presente nella nostre profondità è rappresentato da Nettuno, umorale ed irascibile.
Il suo invito è di spingersi oltre tutti i limiti possibili poiché uno stile di vita in cui si seguono solamente delle regole e si controlla ogni cosa durerà fino a un certo punto. Presto o tardi Nettuno si farà sentire spingendoci oltre verso nuove terre, anche violentemente.
Nettuno può distruggerci, regalarci incubi e paure, oppure spingerci a una apertura al mondo senza confini.
Da questa posizione, se ci guardiamo intorno, possiamo vedere il prossimo gruppo di statue che incontreremo. Le sensazioni e le percezioni aumentano, è necessario proseguire e non avere paura di questi imponenti personaggi.

19. La donna dormiente
Proseguendo alla sinistra del dio Nettuno incontriamo una statua che alcuni definiscono Delfino, altri, Balena e altri ancora Giove. Poca importa definirlo con la nostra logica. Come in tutte le statue che si incontrano in questo Bosco è importante il messaggio che vogliono donarci. Questa creatura dalla cui bocca sgorgava acqua vuole comunicarci che in questo luogo è imperativo imparare a saper ascoltare tutto ciò che ci viene riferito anche senza parole. Passando oltre emerge quasi all’improvviso una donna dormiente. Questa donna si è fermata e sta sognando invece di andare avanti e migliorare. Osserviamo la posizione della sua mano destra. Occorre non arrendersi e cercare di non interrompere il cammino dalla stanchezza. Dobbiamo tornare indietro se non vogliamo disperdere ciò che finora abbiamo acquisito. Risvegliamo la nostra coscienza.

20. Cerere
Riposizioniamoci di nuovo davanti a Nettuno. La figura che fronteggia il dio degli Oceani è Cerere, Dea imponente e forte e sorella di Nettuno. Avviciniamoci a lei.
Questa Dea è identificata anche con la dea greca Demetra, Dea dell’agricoltura, della fertilità dei campi, dall’animo affettuoso e semplice proprio come i suoi contadini che lavoravano la terra. Proteggeva il raccolto e tutto ciò che concepiva la terra. Cerere è una figura strettamente correlata agli inferi poiché la figlia Persefone venne rapita (con il consenso di Zeus) da Ade, dio dell’oltretomba e signore dei morti, perché innamorato di lei.
Per vendicarsi Cerere abbandonò l’Olimpo e decise di provocare una forte carestia fermando la terra dal produrre i suoi frutti al fine di estinguere la razza umana. In questo modo gli dèi non avrebbero più potuto ricevere i sacrifici votivi degli uomini di cui erano tanto orgogliosi.
Alla fine Zeus cedette alle richieste degli dei e degli uomini di riportare il tutto come era prima e inviò Ermes, il messaggero degli dèi, da Ade, per ordinargli di liberare Persefone e riconsegnarla alla madre. Ade si sottomise alla richiesta di Zeus ma prima che la sua amata lasciasse il regno dei morti fece mangiare un seme di melograno compiendo in questo modo l’incantesimo che le avrebbe impedito di rimanere in pianta stabile nel regno degli dèi.
Persefone era costretta quindi a far ritorno ogni anno per un lungo periodo nel regno dell’oltretomba e Demetra decise che nei mesi che sua figlia fosse stata nel regno dei morti, nel mondo sarebbe calato il freddo e la natura si sarebbe addormentata, dando origine all’autunno e all’inverno, mentre nei restanti mesi la terra sarebbe rifiorita, dando origine alla primavera e all’estate.
Sulla testa di Cerere troviamo un vaso che secondo Macrobio è il cratere attraverso il quale lo spirito divino passa nel mondo. Per contemplarla è necessario dare le spalle ad Oceano e girare intorno alla statua.
Terra e Acqua si fronteggiano l’una di fronte all’altra. Siamo tra due elementi ed è necessario mantenere la giusta distanza tra i due per essere parte integrante nella realizzazione della vera unione degli apparenti opposti.

21. L’Elefante
La prossima statua vede protagonista un elefante, animale simbolo di grande intelligenza, longevità, antica saggezza e forza.
Questi animali vivono nel loro habitat con grande maestosità dei loro movimenti e sono sempre sintonizzati con le vibrazioni della terra, assorbendo mille indizi olfattivi e tattili con la loro robusta pelle e le loro enormi zampe. Si muovono sinergicamente tra loro in branco verso una meta e riescono a rimuovere gli ostacoli davanti al loro cammino per aprire nuove strade. La simbologia dell’elefante è strettamente correlata alla sua fermezza, alla sua calma, alla sua forza interiore e alla sua memoria.
La solidarietà e il supporto per questi animali sono sentimenti fondamentali. Ad esempio, se una madre muore ci sono sempre sorelle maggiori che si prendono cura dei fratellini e l’adozione può avvenire anche nei confronti di orfani del tutto estrani a quel branco.
In questa statua vi è un guerriero che viene piegato dalla proboscide perché si è accostato alla fonte della saggezza impreparato.
E’ qui presente in questo angolo del Bosco per manifestarci che non dobbiamo mai cessare di imparare poiché siamo capaci di sopportare il peso della sapienza. Chi ha davvero l’umiltà di prepararsi e affrontare il viaggio staccandosi dalla vita materiale troverà in lui il grande aiuto che lo solleverà per essere adagiato nella torre su in alto. Troveremo in lui un grande aiuto e alleato.

22. Il Drago
Questo gruppo di statue si chiude con un Drago dalle ali spiegate e ricoperte di mezzelune e di fiamme. La sua natura di creatura vulcanica e sublunare è soggetta infatti al movimento della luna.
Simbolo di potente forza nell’immaginario di molti popoli, nelle fiabe e nelle storie sconfiggere questo essere rappresenta sempre la prova centrale che il protagonista deve superare per liberare un regno, salvare una principessa o conquistare qualcosa di estremamente importante.
Il drago incarna anche la fortuna ed è in grado di produrre l’elisir dell’immortalità e non a caso è uno degli emblemi più antichi dell’alchimia. Esprime l’armonia primordiale tra le dimensioni sotterranee e aeree. Come immagine dell’inconscio, si muove dentro e fuori dall’oscurità della psiche dentro di sé possiede il segreto della rigenerazione.
E’ il serpente auto-fecondante e auto-divorante, che esprime la tendenza dell’inconscio a iniziare e portare avanti l’opera di rinnovamento sulla propria materia.
La sua forma mitica richiama molti elementi tra cui: acqua, aria, terra, fuoco, luce, vento, tempesta e elettricità.
L’alchimia descrive il suo drago mercuriale come attivo, infuocato, sulfureo, corrosivo, leggero e scuro, ma è anche al tempo stesso veleno e medicamentoso. Alla fine del faticoso percorso il Drago fa intravedere la perla della saggezza.
I leoncini sotto di lui rappresentano il fuoco terreno e secondo il modello alchemico rappresenta la lotta tra il volatile e il fisso.
Oramai stiamo sfiorando la vera potenza, non è più tempo di farci governare dagli istinti.

23. L’Orco
Procedendo ci inoltriamo verso l’opera più famosa del bosco e più sacra. Ci appare una bocca mostruosa sul cui labbro superiore è scolpita la frase “Ogni pensiero vola”. Non sono presenti denti nell’arcata inferiore della sua bocca, per cui ci invita ad entrare.
Addentriamoci dentro la sua bocca lentamente, salendo ogni scalino senza fretta, percependo cosa cambia man mano che ci introduciamo al suo interno. Scopriamo una stanza nella roccia al cui interno entra luce dall’alto dei due occhi, ci offre la possibilità di accomodarci al suo interno sulla lunga panca che corre intorno al muro. Il tavolo è disposto in maniera che tutti gli iniziati possano condividere questo momento sacro. Qui non ci è possibile pensare, la vera serenità infatti è al di là del pensabile, oltre la nostra logica.
All’interno è possibile eseguire la Tecnica del Silenzio.

24. Il Vaso gigante
Uscendo lentamente dalla bocca dell’Orco incontriamo un Vaso Gigante solitario che raccoglie in sé tutto ciò che abbiamo conquistato, tutta la nostra essenza e il risultato del procedimento alchemico che abbiamo realizzato. E’ il vaso alchemico e se tutte le fasi sono state eseguite alla perfezione la trasmutazione degli elementi è avvenuta.
Non dobbiamo aver timore delle quattro facce mostruose che compaiono alla base, ci avvertono che il cammino non è terminato e che dobbiamo tener sempre presente che ci sono disegni molto più grandi di noi che non possiamo comprendere completamente e conoscere. Tenere a bada l’ego è il principio fondamentale per proseguire.
Molti simboli che incontriamo nella nostra ricerca sono universali ed eterni. Li ritroviamo nel passato e ritroveremo la similitudine con essi anche nel futuro.
Sono simboli antichi così come è antico il loro significato e non ben compreso nella sua completezza.

25. La Panca etrusca
La Panca che ci troviamo di fronte ha una forma quasi obliqua. Vi è scritto: “Voi che pel mondo gite errando vaghi di veder meraviglie alte e stupende, venite qua dove son facce orrende elefanti leoni orsi orchi et draghi.”
Qui possiamo sederci e rammentare il cammino finora fatto. Possiamo rilassarci ma ricordare che è necessario, ora che abbiamo quasi concluso il nostro percorso iniziatico, di avere sempre un punto di vista differente. Qualcosa in noi, rispetto da quando siamo entrati, è sicuramente cambiato. Portiamo con noi questa sensazione, memorizziamola e riportiamola a noi quando saremo presi dalla vita quotidiana. Oggettivare e osservare dall’alto le nostre situazioni potrà sicuramente aiutarci a prendere la giusta decisione o comprendere quale comportamento attuare.
Quando ci sentiamo pronti, rialziamoci. A Est troviamo una scalinata che ci riporterà nel viale delle Pigne e delle Ghiande. Proseguendo incontriamo una delle tre facce del Cerbero che ci osserva.
Prima di ritornare al Tempio, dove tutto ha avuto origine, possiamo posizionarci davanti Persefone. Ora che abbiamo compreso quanto il tempo sia prezioso e allo stesso tempo grazie ai suoi cicli vuole spingerci oltre il suo stesso ritmo e la sua forza attrattiva, possiamo sederci al cospetto di questa Dea che è pronta ad abbracciarci.
Possiamo ritornare al Tempio, ora siamo Esseri Nuovi.
Comprendiamo che non c’è vita senza morte e dunque per rinascere davvero è necessario “morire” a se stessi.

Questo Bosco delle Meraviglie, ci ricorda Elemire Zolla, ha dentro di sé molte forme ottagonali, l’otto simboleggia la resurrezione, la rinascita (non a caso molte fonti battesimali hanno la pianta ottagonale), dopo il settimo mese il feto è pronto alla nuova vita e la rosa dei venti. E’ un numero la cui forma richiama un ciclo continuo, l’infinito dove nulla può finire ma può finire per ricominciare. “L’’arterco tra il piacevole e l’orrido permea tutto il boschetto (il ribrezzo dei mostri ma di fattura gentile). Il Bosco è un sogno e come tale ignora il no; ammette sempre tutti i contrari.”

Bibliografia:

Enciclopedia dei Simboli, Garzanti Editore;
Il Bosco Sacro, dispensa di Manfredi Nicoletti e Elemire Zolla
Sacro Bosco di Bomarzo, Dino Garcia Duranti, Lighthouse Ed.;
Simboli della Scienza sacra, René Guénon, Adelphi Edizioni;
Tecniche dell’Unione e del Risveglio, Umberto Di Grazia;
The Book of symbol. Reflections on archetypal images. Versione inglese. Ed. Taschen GmbH.

Le foto del Bosco Sacro sono di Antonio Gavini

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