News del 6/11/2018

Un nuovo studio ha dimostrato quali sono i meccanismi che allontanano il declino mentale bevendo alcune varietà di caffè. Alcuni scienziati hanno dimostrato infatti che può apportare benefici alla salute del cervello.

Ogni anno vengono bevute 500 miliardi di tazzine di caffè. Uno studio del 2016 dell’Università dell’Ulster, a Coleraine, conclude che i benefici di un’assunzione moderata di caffè, in termini di salute, superano chiaramente i potenziali rischi. Infatti, sembra che il caffè protegga il cervello da danneggiamenti cognitivi e stimola il pensiero.

Come accade ciò? E che cosa nel caffè apporta benefici alle nostre facoltà cognitive? Queste sono alcune domande a cui una parte del Krembili Brain Institute di Toronto sta cercando di rispondere.

“L’assunzione di caffè sembra essere correlata ad una diminuzione del rischio di incombere in malattie come Alzheimer e Parkinson” nota il Dott. Donald Weaver, codirettore del Krambil Brain Intitute, e aggiunge: “Noi vogliamo indagare sul perché, scoprire quali composti sono coinvolti e come agiscono sui declini cognitivi legati all’età.”

Il Dott. Weaver e il team di ricerca hanno spiegato, in un articolo sul giornale Frontiers in Neuroscience, che la chiave dei fattori che proteggono il cervello non risiede nella caffeina, ma in sostanze rilasciate al momento della tostatura del chicco di caffè.

Tutto dipende dalla tostatura

I ricercatori sono entrati più nel dettaglio osservando gli effetti di tre tipi di caffè: caffè tostato scuro, caffè tostato chiaro e caffè tostato scuro decaffeinato.

“La tostatura scura, sia normale che di caffè decaffeinato, nei nostri test sperimentali iniziali hanno entrambe le stesse identiche potenzialità. Perciò abbiamo notato subito che l’effetto protettivo del caffè non risiede nella caffeina” afferma il Dott. Ross Mancini, ricercatore in chimica medica.

Nella ricerca tutto prende ordine quando ci si inizia a concentrare su dei composti chiamati fenilindani, che si formano durante il processo di tostatura dei chicchi offrendo il gusto amaro al caffè.
I fenilindani sono unici in quanto sono l’unico composto tra quelli analizzati nello studio a prevenire o impedire l’ammassamento di beta-amiloidi e tau. Questi sono frammenti proteici tossici la cui formazione eccessiva nel cervello è un fattore chiave in malattie quali l’Alzheimer e il Parkinson.

Sembra che più la tostatura dei chicchi è prolungata e maggiore è il rilascio di fenilindani. Ciò significa che il caffè ottenuto con una tostatura scura, sia normale che decaffeinato, ha effetti protettivi maggiori di quello chiaro.

“Il prossimo step sarà anche quello di scoprire se questi composti hanno la capacità di entrare nella circolazione sanguigna o se attraversano la barriera emato-encefalica”, aggiunge il Dr. Mancini.

Un altro aspetto eccitante della ricerca è che questi composti sono naturali e non richiedono alcuna sintesi in laboratorio, il che li rende più facili da produrre.

“Madre Natura è un chimico migliore di quello che crediamo ed è in grado di generare questi composti” ha dichiarato il dott. Ross Mancini, “Ci sono componenti all’interno del caffè che sono benefici contro i deficit cognitivi”. Prima di poter considerare le fenilindani come un possibile trattamento terapeutico, bisogna tener presente che molte ricerche devono essere ancora essere condotte.

Fonte:

https://www.medicalnewstoday.com/articles/323594.php

http://www.meteoweb.eu/2018/11/bere-caffe-alzheimer-parkinson/1177136/

foto: Pixabay

Traduzione a cura di Ida Crocco e Marisa Menna

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