Torino. C’era una leggenda


Trovato il fantasma del castello: c’è il suo scheletro e quello del cavallo

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE ITO DE ROLANDIS

TORINO – Per chi va in autostrada da Torino a Savona il castello della Rotta appare sulla sinistra, poco oltre Moncalieri. Un antico maniero oggi semidiroccato, con una grande torre angolare merlata ed un massiccio edificio centrale in mattoni rosso cupo. Gli abitanti della vicina fattoria, che fanno anche da custodi, raccontano che a mezzanotte in punto talvolta vengono svegliati dal rumore del galoppo di un cavallo.

Qualcuno ha avuto il coraggio di entrare a quell’ora nell’interno del maniero e racconta di aver visto lo scheletro di un uomo, con una grossa croce di ferro sul petto, armato di una lunga spada cavalcare un destriero per le sale deserte del castello. Una leggenda che si è tramanda da di padre in figlio, raccontata con molti particolari da brivido nelle lunghe sere invernali. Per la favola del castello della Rotta il colpo di scena si è avuto qualche giorno fa, quando una pala meccanica, scavando ai piedi della torre ha portato alla luce lo scheletro di un uomo accanto a quello di un cavallo. Inutile aggiungere che l’uomo aveva sul petto una grossa croce di ferro e al fianco una spada con gli stessi particolari descritti dalla leggenda. Una vicenda che sarebbe piaciuta ad Edgar Allan Poe quella che ha portato alla ribalta della cronaca un piccolo borgo medioevale alla periferia di Torino. Uno di quei fatti che sconfinano tra l’incredibile ed il suggestivo e lasciano ampio spazio alla fantasia e ai commenti della gente. La leggenda del «frate della Rotta» viene raccontata da almeno quattro secoli. Narra le vicende di un bel giovane che si era follemente innamorato di una principessina bella come un raggio di luna nella foresta. Quando fu annunciato il fidanzamento ci fu grande festa al castello e gli invitati giunsero da tutta la contea. Mentre si intrecciavano danze e balli il maniero fu assalito dai saraceni. La principessa si rifugiò sulla cima della torre, e per sfuggire ai barbari si lanciò nel vuoto. Il signorotto combatté tutta la notte e al mattino, quando riuscì a sconfiggere gli invasori, scoprì accanto al ponte levatoio il corpo senza vita della sua promessa sposa. Sconvolto dal dolore si fece frate e andò a combattere gli infedeli in Terrasanta. L’ultimo ad aver intravisto il fantasma del frate è il proprietario del castello, Augusto Olivero, professionista a Torino. «Nei primi tempi avevo un certo timore, poi ci siamo abituati tutti agli scricchiolii, ai rumori sinistri che si accompagnano alle grida delle civette e all’ululare dei gufi. La corsa sfrenata di un cavallo per i saloni ha un fracasso agghiacciante, e gli zoccoli del cavallo rimbombano per le volte antiche. Suggestione, ipnosi? Non so, tutto può essere, ma l’ombra di quello scheletro a cavallo con la spada in mano e la grande croce al petto era inconfutabile…». La storia racconta che il castello fu donato nel 1196 dal vescovo Arduino di Torino ai Templari insieme alle altre proprietà dell’ ospedale Santo Spirito, e qui i Templari eressero una loro fortificazione. Tracce di questo trascorso storico si trovano nei disegni e nelle scritte. In un grande salone ci sono riferimenti satanici, di riti occulti e disegni che si riferiscono al periodo delle crociate. Augusto Olivero ora ha iniziato alcune opere di restauro ed è proprio per il consolidamento di un muro che la pala meccanica ha portato alla luce gli scheletri, la spada e la croce. Le ossa ora sono finite al cimitero generale, il resto in casa del proprietario: si trattava del fantasma rimasto rinchiuso nella nicchia? Lo si saprà se riapparirà o meno.

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