di Umberto Di Grazia


C’è un legame invisibile che ci unisce alle persone, agli animali e a tutto ciò che vive.

Per percepirlo basta essere più attenti nell’osservare.

mioAntenatoNel mio studio di casa ho la foto di un mio antenato con il suo cane pastore maremmano. E’ atipica rispetto alla moda di allora di farsi ritrarre: infatti sono stretti in un tenero abbraccio ed il mio antenato, in divisa da ufficiale del regio esercito, tiene in mano, oltre al guinzaglio, un piccolo mazzo di fiori di campagna. Bene, quella è l’ultima foto che li trova uniti nel visibile, ma altri sottili fili, indistruttibili, evidentemente li legavano. Infatti nel momento stesso in cui, in una delle battaglie del Piave della prima guerra mondiale, il mio parente morì per un proiettile di mortaio, il cane, che si trovava a Messina, emise un urlo di dolore e cadde privo di vita.

Casi come questo se ne trovano all’infinito e solo la stupidità e la paura degli uomini ha impedito di dire ufficialmente che ci sono altri mezzi di comunicazione oltre ai sensi classici e conosciuti. Lord Carnorvon, quattro mesi dopo aver scoperto la tomba di Tutankhamen, moriva al Cairo e nella sua tenuta a Highclere in Inghilterra, a più di 2000 chilometri di distanza, il suo cane smise di respirare nel medesimo istante. Negli Stati Uniti anni fa il cane Winston rimase, per tutti gli anni che gli rimasero da vivere, nell’incrocio dove vide per l’ultima volta il suo padrone e Fido, italiano, visse per 13 anni sulla tomba del suo padrone e ricevette, durante una pomposa cerimonia, una medaglia dalle autorità per la sua fedeltà!

Abbiamo poi animali domestici che fanno di tutto per raggiungere, se abbandonati, i loro padroni. Il primato, se così vogliamo chiamarlo, spetta a Bobby. Nel 1923, dopo aver perso i suoi padroni in una cittadina dell’Indiana, percorse, con avventure di tutti i tipi, ben 5000 chilometri per ritrovarli. Li raggiunse, infatti, stremato e con i cuscinetti delle sue zampe così consumati da far vedere le ossa. Aveva attraversato, in inverno, le Montagne Rocciose, guadato fiumi ghiacciati come il Missouri e la sua storia fu attentamente, ricostruita, dopo aver intervistato centinaia di testimoni, dal presidente della Oregon Humane Society.

Ma è anche vero che le emozioni hanno altri percorsi per essere riconosciute ed anche in questo caso gli esempi sono infiniti (ricordo un testo del grande Leo Talamonti sui poteri psichici degli animali ed il classico di Bill Schul “I poteri psichici degli animali). Una studentessa, Silvia Fisher, abitante in Virginia, mentre stava facendo la spesa si sentì, improvvisamente, presa da un attacco di panico e di soffocamento, corse a casa e giusto in tempo per salvare il suo cane che stava per soffocare a causa del guinzaglio che si era impigliato in una cassapanca. E poi abbiamo cani che hanno “letto” il pensiero in esperimenti molto ben congegnati, e specie di animali che hanno ampiamente dimostrato di possedere precognizione e ben altro. Oggi, se ancora non lo sapete, i cani vengono usati in certi ospedali per fare diagnosi, per abbassare la tensione e la solitudine di molti.

Sul piano privato e personale posso dire che sin dalla nascita ho avu­to con me ogni tipo di animale ed ultimamente sono stato “adottato” da tre gatti. Mi hanno accettato nel loro gruppo e vivendo con me in casa si è stabilito un ritmo di scambio altamente istruttivo. Vi sollecito a fare un piccolo ed importante esperimento. Come sapete, i gatti, ogni tanto, chiudono le palpebre degli occhi. Bene, ricordando un esercizio da me usato nella meditazione e concentrazione sulla fiamma di una candela accesa, ho ipotizzato, oltre a quello che dicono gli studiosi di tutto il mondo, che quello poteva anche essere una forma di “linguaggio”.

Infatti se uno dei miei gatti fa quel­l’azione, io faccio lo stesso e cerco di ricordarmi mentalmente, ed il più possibile, la sua immagine per­cepita ad occhi aperti. Dopo alcuni tentativi senza risultato, quando sono riuscito a trattenere dentro di me e con gli occhi chiusi l’immagi­ne per un tempo maggiore, il gatto Momo, il capo del gruppo, con un particolare miagolio mi ha fatto ca­pire che aveva percepito da me un qualche cosa di diverso! Ho aperto gli occhi e guardando la sua testa leggermente piegata ed il suo sguardo incuriosito, capii che qualche cosa di nuovo si era creato tra Momo e me. Non scorderò mai il suo sguardo fortemente incuriosito e la sua sorpresa nel guardarmi. Ora è un continuo contatto e scambio di suoni reciproci attraverso i quali riusciamo a ca­pirci oltre, come si suole dire, le “parole” e chi viene a casa mia ne rimane a volte turbato. Mah… co­me siamo strani noi esseri umani.

Non ci credete…? Provate con il vostro gatto domestico e capirete.

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