SchwartzReport, 29 marzo 2009

International Herald-Tribune/The Associated Press

Traduzione a cura di Paola M.

Finalmente, abbiamo una leadership sui cambiamenti climatici.

BONN, Germania – A livello nazionale, il presidente Barack Obama ha predisposto un programma particolarmente efficace per combattere i cambiamenti del clima. Ora il resto del mondo è in attesa di sapere se farà confluire questi suoi obbiettivi in un accordo globale.

L’amministrazione di Obama ha esordito alla conferenza sul clima a cui hanno partecipato 190 Paesi. Il meeting di due settimane è l’ultimo round di una serie di tentativi di organizzare un accordo per la disciplina delle emissioni di diossido di carbonio e altri gas, che gli scienziati ritengono pericolosamente responsabili del surriscaldamento del pianeta.

Il patto che dovrebbe concludersi a dicembre a Copenhagen, in Danimarca, è finalizzato a garantire la realizzazione degli obbiettivi stabiliti dal Protocollo di Kyoto nel 1997, secondo il quale entro il 2012, 37 nazioni industrializzate dovrebbero ridurre le emissioni dei gas serra del 5% rispetto ai livelli del 1990.

Gli USA giocarono un ruolo determinante nelle negoziazioni di Kyoto, ma non ottennero un consenso sufficiente per portare le loro proposte al voto.

I negoziati dell’ONU hanno subito un rallentamento dopo il rifiuto dell’amministrazione di Bush di impegnarsi nella riduzione delle emissioni di carbonio e a causa della sua mancanza di interesse generale per un accordo internazionale.

Ai 2000 delegati presenti a Bonn, Obama ha inviato un segnale positivo attraverso il negoziatore Todd Stern che ha riportato il messaggio: “Siamo tornati”.

I negoziati hanno ripreso slancio dopo l’elezione di Obama. Tutti sono in attesa che il nuovo team chiarisca la sua posizione su una serie di questioni, dagli obbiettivi relativi alle emissioni al finanziamento dei paesi poveri minacciati dall’incremento di cataclismi, siccità e raccolti distrutti.

“Non vogliamo accelerare i tempi fin quando non avremo saputo cosa dicono in merito gli USA”, ha detto Harald Dovland, presidente di uno dei due forum principali dei negoziati.

Quest’anno sono in programma altri tre meeting, sei settimane effettive di negoziati. Secondo i dirigenti sarà aggiunta almeno una se non due sessioni straordinarie, vista la complessità della negoziazione e il ritardo nella partecipazione degli americani.

Obbiettivo della conferenza di Bonn è stabilire come recuperare i miliardi di dollari necessari ogni anno per aiutare le nazioni povere ad adattarsi ai cambiamenti climatici – soprattutto l’Africa e le isole che rischiano di essere inghiottite dall’innalzamento del livello dei mari – e come fornire le tecnologie necessarie alle economie in rapida espansione, come la Cina e l’India, per limitare la crescita delle loro emissioni.

Dalla delegazione statunitense ci si aspetta un atteggiamento moderato, seguito dalla proposta di idee concrete solo al tavolo della sessione successiva di giugno.

I diplomatici si chiedono quanto potranno essere flessibili le nuove negoziazioni e se gli USA sono rimasti talmente indietro da non riuscire a recuperare il terreno perduto.

Mentre l’Unione Europea mira a ridurre le sue emissioni di carbonio dell’8% rispetto ai livelli del 1990, le emissioni degli USA da allora sono cresciute almeno del 16%.

Obama ha promesso di tornare ai livelli del 1990 entro il 2020. Ma altre nazioni insistono che, se si vuole evitare un riscaldamento potenzialmente catastrofico della temperatura media della Terra, entro quel termine il mondo industrializzato dovrebbe aver raggiunto una riduzione del 25-40% rispetto ai livelli del 1990.

“Quello che ci chiediamo è in che misura l’America sia disposta a negoziare”, ha detto Michael Zammit Cutajar, presidente del secondo forum, al “The Associated Press”. Gli USA si impegneranno in uno scambio con le altre nazioni, o l’amministrazione cercherà il miglior accordo possibile col Congresso per poi avanzare nuove richieste?

Secondo il negoziatore degli USA Stern, l’amministrazione vuole evitare un ripetersi del fallimento di Kyoto e la sua politica sarà orientata a un accordo con il Congresso.

“Questo richiederà un notevole impegno nella politica interna del nostro Paese” ha detto ai giornalisti venerdì. Una volta che il Congresso approva un pacchetto, ha dichiarato, l’amministrazione non può tornare sui suoi passi.

Secondo Alden Meyer, dell’Union of Concerned Scientists di Washington, Obama non può ignorare la scena internazionale. Stern deve riuscire a portare “nelle discussioni di politica interna del suo paese l’impatto che gli obbiettivi degli USA avranno a livello globale”, ha detto a tutti i giornalisti durante una conferenza.

Ciò che il mondo ha bisogno di sentirsi dire da Obama è che “si impegnerà a firmare un accordo internazionale sul clima, come ha fatto a livello nazionale”, ha detto Meyer.

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