Dallo Schwartzreport del 05 gennaio 2009

JIM AL-KHALILI, docente dell’Università del Surrey – BBC News (U.K.)

Traduzione a carico di Paola M.

alhazenIsaac Newton è considerato come il più grande fisico di tutti i tempi.
Egli è ritenuto il padre indiscusso dell’ottica moderna, o almeno questo è quello che ci è stato insegnato a scuola, dove i libri di testo riportano i suoi famosi esperimenti con le lenti e i prismi e gli studi sulla natura della luce e sul suo riflesso, la rifrazione e la scomposizione nei colori dell’arcobaleno.

La verità, non molto nota, è invece un’altra: è infatti importante ricordare che, nel campo dell’ottica, lo scienziato fu preceduto da un gigante vissuto 700 anni prima.

Si tratta di un grande fisico iracheno, degno di nota alla stregua di Newton, nato nel 965 d.C. e conosciuto con il nome di al-Hassan Ibn al-Haytham.

La maggior parte degli occidentali non ne ha mai sentito parlare.

In quanto fisico, devo invece molto al contributo che quest’uomo ha apportato al mio settore d’indagine. Recentemente, in occasione delle riprese per una serie in tre parti mandata in onda dalla BBC Four e dedicata agli scienziati islamici del Medioevo, ho avuto la fortuna di scavare un po’ nella sua vita e in quello che fu il suo lavoro.

Metodi moderni

Secondo alcuni racconti popolari sulla storia della scienza, i progressi scientifici più importanti non ebbero affatto luogo nell’antica Grecia né durante il Rinascimento europeo.

Se durante i Secoli Bui l’Europa occidentale fu afflitta dalla stagnazione, altrove non accadde la stessa cosa. Il periodo che va dal IX al XIII secolo ha infatti segnato l’età d’oro della scienza araba, che fece notevoli passi in avanti nel campo della matematica, dell’astronomia, della medicina, della fisica, della chimica e della filosofia. Tra le menti geniali dell’epoca, Ibn al-Haytham fu figura di spicco.

Egli sarebbe il padre del metodo scientifico moderno.

Per definizione, questo consiste in un’indagine dei fenomeni attraverso l’acquisizione di nuove conoscenze, o la correzione e successiva integrazione di quelle pregresse: si parte dai dati raccolti attraverso l’osservazione e la misurazione, e si prosegue nella formulazione e nel controllo della veridicità delle ipotesi per spiegare i dati stessi.

Questo è il nostro modo di fare scienza ed ecco perché ripongo fiducia nei progressi fatti in campo scientifico.

Eppure, ancor oggi, si pensa che il metodo scientifico moderno sia stato introdotto agli inizi del XVII secolo da Francis Bacon e René Descartes.

Non vi è invece alcun dubbio che Ibn al-Haytham sia arrivato prima di loro.

Avendo egli posto l’accento sull’importanza dei dati sperimentali e sulla riproducibilità dei risultati, potremmo infatti considerarlo come “il primo vero scienziato del mondo”.

Comprendere la luce

Ibn al-Haytham è stato il primo a fornire una spiegazione corretta di come vediamo gli oggetti.

Ad esempio, ha dimostrato per via sperimentale che la cosiddetta teoria dell’emissione (secondo la quale vedremmo gli oggetti perché colpiti dalla luce emessa dai nostri occhi), a cui aderirono grandi pensatori come Platone, Euclide e Tolomeo, è sbagliata, e ha introdotto la tesi moderna per la quale siamo in grado di vedere poiché la luce entra nei nostri occhi. Nessun altro scienziato aveva utilizzato la matematica per descrivere e provare tale processo.

Per questo Ibn al-Haytham può essere considerato anche come il primo fisico teorico, per quanto sia più noto per l’invenzione della macchina pinhole, ed è a lui che si dovrebbe attribuire la scoperta delle leggi di rifrazione.

Inoltre, egli eseguì i primi esperimenti sulla scomposizione della luce nei colori e studiò le ombre, gli arcobaleni e le eclissi; osservando il modo in cui la luce solare si diffrangeva attraverso l’atmosfera, riuscì a elaborare una stima piuttosto esatta dell’altezza dell’atmosfera, definendola come di circa 100 km.

Studi obbligati

Come molti studiosi moderni, Ibn al-Haytham ebbe bisogno di tempo e di isolamento per dedicarsi alla stesura dei suoi numerosi trattati, tra cui spicca la sua grande opera sull’ottica.

Tuttavia l’occasione, non proprio piacevole, gli si presentò quando fu incarcerato in Egitto tra il 1011 e il 1021 per non essere riuscito ad assolvere un compito assegnatogli al Cairo da un califfo che, in vista delle inondazioni del Nilo, gli aveva chiesto di risolvere il problema della regolamentazione della portata d’acqua del fiume.

Quando si trovava ancora a Bassora, Ibn al-Haytham aveva infatti sostenuto che le alluvioni autunnali del Nilo potevano essere arginate grazie a un sistema di dighe e canali; il che avrebbe permesso di risolvere anche il problema della siccità estiva, attraverso la raccolta dell’acqua in serbatoi.

Ma al suo arrivo al Cairo, lo scienziato capì immediatamente che il suo progetto era assolutamente irrealizzabile dal punto di vista ingegneristico.

Piuttosto che confessare il suo errore al temibile e feroce califfo, decise però di fingersi folle per sfuggire alla punizione.

Questo lo condusse agli arresti domiciliari, che gli garantirono 10 anni di isolamento durante i quali poté dedicarsi al suo lavoro.

Movimento planetario

Lo scienziato fu rilasciato solo dopo la morte del califfo. Rientrato in Iraq, compose più di 100 trattati di fisica e matematica.

Quando ho viaggiato attraverso il Medio Oriente in occasione delle mie riprese, ho avuto modo di intervistare ad Alessandria un esperto, che mi ha mostrato un trattato di Ibn al-Haytham sull’astronomia, scoperto di recente.

Sembra che egli avesse sviluppato quella che viene definita la meccanica celeste, descrivendo le orbite dei pianeti e aprendo il varco al lavoro futuro di fisici europei quali Copernico, Galileo, Keplero e Newton.

È incredibile, quindi, ma solo oggi scopriamo il debito che i fisici moderni hanno verso quest’arabo vissuto 1000 anni fa.

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