Aperta denunzia contro l’immobilismo accettato della Soprintendenza all’Etruria Meridionale

di Umberto Di Grazia

Dopo circa “otto” anni di interventi per far conoscere e far tutelare le mie scoperte archeologiche nel territorio di Capranica (Viterbo) e vista la quasi totale indifferenza delle autorità competenti sono costretto a denunciare “i fatti” all’opinione pubblica nazionale ed internazionale. Ho iniziato presentando “il mio caso” al “First world Congress of the New Age” tenutosi a Firenze dal 17 al 26 febbraio 1978. Quanto da me detto sarà allegato agli atti del congresso e presentato in tutto il mondo in quanto gli atti stessi saranno tradotti in ben dodici lingue.
Tengo a precisare che la posizione della Soprintendenza per l’Etruria Meridionale è indefinibile alla luce dei fatti. Infatti, nonostante che molti giornali abbiano parlato delle mie scoperte archeologiche, tra i quali L’Osservatore Romano, e più volte la radio e la televisione di Stato – ricordo la testimonianza dell’allora soprintendente Mario Moretti data al telegiornale della seconda rete in un servizio che parlava delle scoperte archeologiche nella zona di Trò Spadì (Torre Spadina) – ho sentito delle “voci” provenire dalla Soprintendenza per l’Etruria Meridionale definire le scoperte di Trò Spadì …”Fantasiose”. Dato che mi risulta che nessuna persona qualificata della soprintendenza sia andata in zona, vorrei capire in base a cosa prendono forma queste voci.
Da parte mia, invece, ho la testimonianza di circa una ventina di archeologi, tra i quali Von Hase e Tram Tham Tin dell’Università del Quèbec e se vogliamo lo stesso Mario Moretti, che hanno definito la zona di un interesse particolare. Per questo allego alcune foto della zona di Trò Spadì (Torre Spadina); sono visibili “il tempio”, la “fossa votiva” dove la soprintendenza ha effettuato uno scavo (che chiama sondaggio !!!), un cunicolo, e delle nicchie, per far vedere come si può fotografare “una fantasia”.
Faccio presente che se la situazione attuale dovesse perdurare prenderò tutti i provvedimenti del caso per tutelare sia la zona, sia le mie ricerche effettuate con grande dispendio di tempo e di capitali. Inoltre ,dovendo ulteriormente danneggiarsi “il tempio ” senza almeno uno studio sereno da parte della Soprintendenza, non farà altro che aggravare la responsabilità di chi è preposto alla tutela del nostro patrimonio archeologico. Dichiaro inoltre che la zona è stata ed è interessata da “scavi clandestini”.  Tempo fa un contadino – del quale posso dare tutte le generalità – è stato costretto a sparare dei colpi di fucile per fare allontanare degli scavatori clandestini dal “Tempio ” di Trò Spadì (Torre Spadina) i quali fuggendo hanno lasciato sul posto delle pale e dei picconi.
Il Tempio delle Y dove si vede la parte destra con la fossa votiva. Si suppone sia uno dei rari siti del “popolo venuto dal mare”, resti simili sono presenti sull’isola di Ischia coperti da un muro romano.  Altra foto del tempio delle Y

Articolo pubblicato su “Il Torchio Artistico e Letterario” anno 1 N°3 maggio 1978

Iscriviti alla Newsletter