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(SchwartzReport del 06.09.2007)

Tradotto da Daniela Rita Mazzella

L’articolo è pubblicato nella rivista Nature Science.

Speranze per coloro che soffrono di malattie mentali giungono dal primo esperimento sugli esseri umani di un nuovo medicinale per la schizofrenia.

Sono tanti i medicinali utilizzati per trattare questa patologia ma quest’ultimo si differenzia per il fatto che diversamente dagli altri antipsicotici esso concentra nel cervello i ricevitori del glutammato piuttosto che la dopamina.

Gli scienziati sostengono che i pazienti a cui è stato somministrato il nuovo medicinale “LY2140023” hanno mostrato miglioramenti oltre che una minore quantità di effetti collaterali.

La schizofrenia colpisce l’1% circa della popolazione ed è una malattia mentale cronica. I sintomi principali sono allucinazioni (voci), manie (un ferma convinzione in qualcosa non vera) e alterazioni della personalità.

La schizofrenia può manifestarsi attraverso sintomi positivi (allucinazioni, manie e disordini del pensiero) e sintomi negativi come isolamento, apatia e debolezza emotiva con sintomi come ritardo psicomotorio, lentezza di riflessi, scarsa attenzione e controllo degli impulsi.

I medicinali antipsicotici attualmente utilizzati per alleviare questi sintomi possono avere gravi effetti collaterali come violenti tremori, paragonabili a quelli dei soggetti affetti dal Morbo di Parkinson; per alcuni soggetti gli effetti collaterali sono così dolorosi che essi preferiscono interrompere la cura farmacologica, correndo così il rischio di ricadute.

Per decenni le alterazioni nella neurotrasmissione del glutammato sono state collegate alla schizofrenia, ma tutti gli antipsicotici comunemente prescritti agiscono sui ricevitori della dopamina.

Il Dr. Sandeep Patil e i suoi colleghi ritengono che una possibile alternativa potrebbe essere rappresentata dall’uso di un medicinale che agisce direttamente sul glutammato chimico e il suo ricevitore NMDA.

Dai primi esperimenti sui ratti condotti dall’equipe del Dr. Patil emerse che medicinali agenti su questi sintomi, come LY2140023, erano in grado di agire come antipsicotici; sulla base di tali conclusioni, condussero un esperimento su 97 pazienti insieme a gruppi minori a cui furono sottoposti placebi o olanzapine, una cura antipsicotica comunemente prescritta.

Con il passare delle settimane, si scoprì che i pazienti trattati con la medicina sperimentale reagivano esattamente come quelli a cui veniva somministrata la tradizionale olanzapine.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità la schizofrenia colpisce all’incirca 1 persona su 250, si manifesta negli uomini nella tarda adolescenza e circa un decennio nelle donne; attualmente non si conoscono cure per la malattia cronica.

Ad ogni modo i ricercatori sostengono che le ricerche sono appena agli inizi e occorrono ancora molti anni e esperimenti per dimostrare l’efficacia del LY2140023 rispetto ad altri medicinali.

Gli esperti sono fiduciosi e pongono l’accento sulla necessità di ulteriori esperimenti che potrebbero portare allo sviluppo della terza generazione dei trattamenti medici contro la schizofrenia.

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