Infodemia

di Marisa Menna e Sanja Vujosevic Facchini

Sanja Vujosevic Facchini

L’uomo post moderno sa cosa avviene, quasi in tempo reale, nei più remoti luoghi del mondo e deve conoscere infiniti argomenti. Per gestire le nuove e inaspettate situazioni che si pongono all’ improvviso è necessaria una grande quantità di informazioni e conoscenze. Queste, nella società contemporanea, tendono ad essere prevalentemente di fonte mediatica da quali ne derivano immediati non facili problemi di gestione del tipo:
A) Distinguere tra rilevante e insignificante (tra notizie e chiacchiericcio, tra informazione e spettacolo);
B) Decodificare una grande quantità di messaggi che arrivano sinteticamente e in tempi brevi(e, quindi con scarso spazio per l’elaborazione);
C) Considerare le dimensione emozionale e simbolica di questi prodotti-contenuti.

Cosi all’aumentare delle informazioni ricevute può avvenire che entri in crisi la capacità interpretativa del ricevente – attore sociale in preda a troppi messaggi spesso contrastanti o ricevuti in un ordine caotico del tutto casuale.
L’informazione è potere!!! Ma siamo veramente sicuri ché proprio cosi? Se l’informazione è giusta (esplicita) e ci manda dei buoni segnali ci potrebbe portare degli ottimi risultati, ma se le informazioni sono false, messaggi nascosti, fakenews, potrebbe provocare un grande danno sociale. (es. basta disinfettare con alcol e candeggina la bocca per stare tranquilli al coronavirus. Medicina fa da te!!!). In uno dei primi articoli che avevo scritto “La vita durante il Covid-19” dove spiegavo quali fossero le misure comportamentali adottate durante la quarantena in Italia, avevo sottolineato proprio il fatto come consiglio ai lettori di seguire le informazioni dai siti qualificati, ufficiali (il Ministero della Salute…) perché su internet giravano già troppe fakenews ed eravamo solo alla terza settimana di quarantena, ora siamo nella undicesima! Questa infodemia colpisce proprio quelli che non hanno la possibilità ad accedere ai canali ufficiali di comunicazione che sono gli strumenti di veridicità della notizia.
Questo non orientamento della persona sulla informazione attuale (oppure chi non capisce) è più fragile e vulnerabile ha portato alle persone delle azioni disorientate che hanno causato panico e paura. Insultare le madri vedendole passeggiare con il proprio figlio, urlare dal balcone ad un runner (corridore) del proprio quartiere perché correva, litigare stando in fila al supermercato perché non indossi la mascherina (quando ancora non erano obbligatorie). Vedevamo quei atteggiamenti di non fiducia che sarà l’altro aspetto molto importante è difficile da ricostruire dopo questa emergenza sanitaria. Per salvarsi dalla Pandemia siamo caduti nell’“Infodemia”.

Ma che cosa è l’Infodemia? “Circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili”. Per sconfiggere il nostro nemico invisibile abbiamo bisogno dei fatti non di voci.
Siamo dentro un Matrix informativo e performativo, in cui le notizie viaggiano liberamente è non puntano solo alla verità ma alla viralità. In questo modo si diffonde una infodemia, oppure (epidemia di informazioni) che non rende più consapevoli e razionali di fronte alla realtà ma anzi orienta i comportamenti a partire da percezioni falsate. “Forse il maggiore pericolo della società globale nell’era dei social media è la deformazione della realtà nel rimbombo degli echi e dei commenti della globale su fatti reali o spesso inventati.” (Leonardo Bechetti, Avvenire.it,5 febbraio 2020, Opinioni)
La nostra epoca passerà alla storia come quella dell’informazione h24. Le notizie sono veloci grazie anche al web e ai social network. Tutte le info fanno il giro del mondo in pochi minuti. Raggiungiamo qualunque contenuto e documento prima raggiungibile da pochi. Paradossalmente è l’epoca del proliferarsi incontrollato di informazioni false che una volta entrate nel circuito della rete e dei media tradizionali è impossibile bloccare. Già nel 2013 il World Economic Forum ha inserito la disinformazione digitale (casuale o costruita ad arte) nella lista dei “rischi globali”, capace di avere risvolti manipolativi, geopolitici, politici, terroristici. I social network sono il terreno fertile per la diffusione perfetta di questo virus della disinformazione, con conseguenze che vanno oltre il mondo digitale. Evidente il deficit culturale da parte di molti fruitori della rete.


Marisa Menna

Tutto quel che ci resta è la possibilità di comunicare
Capitano Jean-Luc Picard

“Nella nostra era di fake news e disinformazione, è più che mai necessario che l’OMS offra scienza ed evidenza per supportare le decisioni che prendiamo sulla salute” a lanciare l’allarme sulla qualità delle informazioni il 2 febbraio scorso, è proprio il Direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, durante lo svolgimento della quattordicesima sessione dell’Executive Board. Lo stesso giorno è stato pubblicato dall’OMS il documento “Situation Report numero 13 sul Nuovo Coronavirus 2019-nCoV”, che contiene un focus tecnico sui rischi comunicativi e il coinvolgimento delle comunità riguardo alla pandemia che stiamo vivendo.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’istituzione che si occupa della salute degli esseri umani, si è preoccupata di un fenomeno che esula dalle proprie competenze. Per farlo vuol dire che sicuramente il rischio è elevato ed possibile un danno reale per l’intera società. L’Oms quindi non ha solo messo in guardia il mondo dalla pandemia Covid19, ma anche da una pandemia intangibile che potrebbe e può condizionare la nostra mente, la nostra attenzione, la nostra capacità di comprensione, di elaborare le informazioni che riceviamo e di ricodificare.
L’Infodemia viene definita in questo rapporto come “una sovrabbondanza di informazioni, alcune accurate altre no, che rende difficile alle persone trovare fonti attendibili e indicazioni affidabili quando ne hanno bisogno”.
Vista la domanda di informazioni sempre più incalzante da parte di tutta la popolazione, l’OMS ha ritenuto prioritario impegnarsi a scongiurare il rischio di un’errata comunicazione che potrebbe favorire comportamenti di salute e sociali inappropriati o addirittura dannosi.

In questa nostra epoca l’opinione pubblica non è mai stata cosi pubblica.
Internet, giornali, tv. Social media, siti, giornalisti veri e presunti, divulgatori scientifici veri e presunti, agenzie stampa, agenzie social media (eticamente corrette e non con i rispettivi profili deontologicamente corretti e non), per non parlare di tutti i canali di comunicazione personali.
Il problema non sono solamente le “fake news” ma la sovrabbondanza di informazioni vere, presunte, pilotate, monitorate. L’Infodemia e le informazioni non corrette danneggiano la nostra comunità, il nostro pensiero critico e deformano la percezione della realtà.
Le tipologie di lettori sono variegate e tutti riceviamo informazioni attraverso i molteplici canali.
Assistiamo a un flusso informativo eccessivo di informazioni contraddittorie e non verificate. Medici e scienziati divulgatori ovunque che trasmettono informazioni vere, possibili e presunte, pareri personali, probabili cure, probabili vaccini.
Credere invece di sapere. Confondere l’informazione con il contenuto. Tutto questo conduce ad un paradosso piuttosto preoccupante: la nostra società attribuisce un enorme significato all’informazione persino quando questa non ci comunica nulla.
La parola tanto udita “fake news” domina il discorso mediatico. Ma in realtà fakenews è un termine non appropriato perchè parte dal presupposto una notizia possa essere solo vera o solo falsa, ma come sappiamo non è così.
La qualità delle notizie circolanti sui social non è la caratteristica più importante. Stiamo selezionando sempre di più notizie e informazioni che confermano le nostre opinioni. Seguiamo e condividiamo le informazioni in base alla nostra indole, il nostro carattere, quello che ci compiace, che ci soddisfa. A volte sono anche loro che trovano noi. Trascuriamo tutto ciò che è contrario alle nostre convinzioni e preferiamo scegliere le notizie anche se false.
Nei social media è più importante l’emozione che la riflessione costruttiva di argomentazioni.

Il vero campanello d’allarme, secondo Walter Quattrociocchi, è l’aumento della polarizzazione, ovvero l’estremizzazione delle opinioni degli utenti. Cambiando il modo di accesso alle informazioni e alla conoscenza, cambia tutto. “Siamo passati da un paradigma di mediazione (di giornalisti ed esperti) a un processo molto più diretto. Con la diffusione dei social media, ci si aspettava che avendo accesso a molte più informazioni le persone si sarebbero aperte a nuove prospettive e nuovi punti di vista. Ma gli studi e le analisi condotti finora ci dicono l’opposto: davanti a tante fonti di informazione possibili ognuno cerca quella più vicina alla propria visione del mondo. Questo è il confirmation bias”.

Inoltre all’interno di alcuni gruppi, reali e virtuali, chi ha un’opinione comunemente condivisa la esprime liberamente, mentre coloro che sanno di avere idee impopolari tendono a ridursi al silenzio. Questo processo di libera espressione e di silenzio agisce come una spirale, di conseguenza certi aspetti di una questione sono ampiamente trattati e altri rimangono inespressi. La premessa di base dell’intera teoria della Spirale del Silenzio teorizzata da Elisabeth Noelle-Neumann è che alcuni individui hanno un profondo timore di venire emarginati, per cui sono disposti a tutto pur di evitare ogni forma di isolamento sociale.
I media svolgono un ruolo fondamentale in questo processo, aiutando le persone a percepire un dato clima di opinione su una certa questione ma non sempre riflettono la reale opinione generale, in quanto spesso si concentrano su un aspetto piuttosto che su un altro, distorcendo così la realtà, a cascata gli individui esprimono la loro opinione a seconda della percezione del clima di opinione creato dai media e i media e a loro volta, riportano l’opinione più popolare, e così la spirale continua all’infinito.
Questo aspetto insieme ad altri portano ad avvicinarsi e rinchiudersi nelle cosiddette “echo chambers”, gruppi di persone che hanno gli stessi nostri interessi, valori e orientamenti. Non c’è più scambio (costruttivo) con chi la pensa diversamente da noi. A causa di questa chiusura abbiamo un’attenzione frammentata. E intanto le informazioni avanzano.
La propagazione accidentale o intenzionale di informazioni false è strettamente collegata a una “perdita di disintermediazione” (Jenkins, 2006). Secondo questa teoria, uno degli effetti più importanti della comunicazione webmediated è la perdita di tracciabilità delle fonti di informazione ufficiali. In effetti, fenomeni come Wikipedia, i siti di social media o le notizie sui blog producono la cultura della conoscenza non ufficiale, creando un circolo virtuoso di fonti gratuite, da un lato, e un circolo vizioso di informazioni fuorvianti, dall’altro.

La Cura.

Siamo cittadini del mondo grazie al web e per convivere al suo interno dobbiamo rispettare l’altro e la propria cultura.
L’empatia, l’impegno e il rispetto sono la cura. L’impegno da parte di ogni singola persona e dello Stato per creare conoscenza e senso critico.
Occorre sicuramente un inasprimento della normativa specifica sulla diffusione di notizie non vere o manipolate, l’individuazione della loro provenienza con strumentazioni tecnologiche avanzate.
Bisogna ritornare a essere liberi pensatori, a riflettere, sviluppando un pensiero critico.
Verificare sempre le fonti. Cercare e leggere sempre da fonti certe, vere ed oneste.
Dobbiamo uscire dalla bolla disinformativa, leggere le informazioni che condividono le proprie convinzioni ma anche quelle che hanno altri punti di vista perché possono essere stimolanti.
Equilibrare il reale e il virtuale. Saper ascoltare senza invadere l’altro con la nostra opinione. Il dubbio (quello personale) può aiutarci ad aprire verso l’altro.
I cittadini devono essere anche aiutati a riscoprire la conoscenza e recuperare un vero senso critico. Amplificare le iniziative culturali andando incontro alle disponibilità economiche di tutti (musei, cinema, eventi, rassegne), creazione di programmi televisivi culturali ad hoc (pensiamo al programma “Non è mai troppo tardi” con Alberto Manzi, ma in una versione attuale e rinnovata), ma soprattutto ripartire dai nostri ragazzi con uno studio vero e dinamico della storia e della storiografia.

«Una cultura partecipativa è una cultura con barriere relativamente basse per l’espressione artistica e l’impegno civico, che dà un forte sostegno alle attività di produzione e condivisione delle creazioni e prevede una qualche forma di mentorship informale, secondo la quale i partecipanti più esperti condividono conoscenza con i principianti. All’interno di una cultura partecipativa, i soggetti sono convinti dell’importanza del loro contributo e si sentono in qualche modo connessi gli uni con gli altri (o, perlomeno, i partecipanti sono interessati alle opinioni che gli altri hanno delle loro creazioni).»

Henry Jenkins.

Ringraziamo il giornalista Antonio Emanuele Piedimonte per l’utile riflessione proposta.

Riferimenti Marisa Menna:

Cyberdémocratie. Essai de philosophie politique, Lévy P. (2002) Paris: O. Jacob;

Culture partecipative e competenze digitali: media education per il XXI secolo, Henry Jenkins;

Misleading information in online propaganda networks, in JADT’18, proceeding of the 14th International conference on statistical Analisys of textual data, di Vanessa Russo, Mara Maretti, Lara Fontanella, Alice Tontodimamma, Universitalia, Roma;

MISINFORMATION. Guida alla società dell’informazione e della credulità, Walter Quattrociocchi, Antonella Vicini, Franco Angeli;

Techgnosis. Miti, magia e misticismo nell’era dell’informazione. Erik Davis, Ipermedium libri;

Walter Quattrociocchi: come ti prevedo le fake news. Intervista di Giulia Bona www.scienzainrete.it

Ars Toscana www.ars.toscana.it

Businesscommunity.it-Serve una guida razionale nella lettura della rete. Franco Angeli www.francoangeli.it/Recensioni/666p9_R7.pdf

Corriere della sera, Salute, di Ruggiero Corcella, 9 maggio 2020;

F.n.o.p.i. Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche: https://www.fnopi.it/2020/02/03/coronavirus-infodemia-informazioni-fake-situazione-contagio/

Il Sole24Ore, Corona Virus. L’OMS ora è allarme infodemia

La comunicazione.it – La spirale del silenzio. Lacomunicazione.it

Repubblica.it, Tecnologia, di Simone Cosimi, 2 febbraio 2020;

World Health Organization, Novel Coronavirus (2019-nCoV) Situation Report – 13, www.who.int

Riferimenti Sanja Vujosevic Facchini:

Enciclopedia Treccani;

Leonardo Bechetti, Avvenire.it,5 febbraio 2020, Opinioni;

Sociologia della comunicazione, Marino Livolsi.

Immagini: Pixabay

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