Chieti, 3 giugno

Ricavare energia nucleare dal ferro? Secondo il sito web Newsbox, “potrebbe rappresentare una svolta epocale”.
Tutto nasce dalla scoperta di un ricercatore abruzzese del Consiglio nazionale delle ricerche, il professor Fabio Cardone, presentata a Chieti nell’ambito del forum su “Energia e ambiente, sostenibilità del sistema”.

La reazione nucleare attraverso il ferro, ha spiegato il professor Cardone, “avviene con un processo a ultrasuoni. La materia utilizzata nell’esperimento è stata il cloruro di ferro. Poche centinaia di grammi hanno prodotto energia nucleare equivalente a diversi chili di uranio”. Sorprendente, secondo il sito, è anche l’esito della reazione nucleare: l’energia prodotta è stata di altissima qualità e le scorie sono residui di ferro, assolutamente prive di radioattività.

Cardone a Chieti ha presentato i dati scientifici relativi all’esperimento, perché di esperimento si tratta, come ha detto: “finora non esiste un prototipo per la produzione su scala di questa forma di energia nucleare, ma solo strumenti di tipo scientifico”.

Il professore ha poi spiegato che la produzione di energia nucleare dal ferro, attraverso gli ultrasuoni, è un fenomeno presente in natura, conosciuto come cavitazione, nome che deriva dalle cavità notate sulle eliche dei transatlantici nelle lunghe traversate. Queste cavità, spiega Newsbox, “venivano generate dalla combinazione di ultrasuoni e acqua. È bastato riprodurre tutto in laboratorio per avere la produzione di energia nucleare pulita, senza scorie radioattive”.

L’esperimento è tutto italiano, realizzato con tecnologia italiana ed è di proprietà dello Stato italiano.

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