Schwartzreport 4 dicembre 2008

Da: “LiveScience”

Traduzione a cura di Paola M.

I medici potrebbero prescrivere alle donne di avere un corpo imperfetto, dato che sarebbe una delle chiavi del loro pussuccesso in campo economico, ha dichiarato di recente un’antropologa.

Mentre la cultura pop continua a osannare la donna a clessidra, con una vita sottile, seni prosperosi e fianchi curvilinei alla Marilyn Monroe, questa potrebbe non essere la conformazione ideale, afferma Elizabeth Cashdan dell’Università dello Utah.

Gli ormoni che rendono le donne fisicamente più forti, più competitive e più capaci nell’affrontare gli stati di stress tendono infatti a ridistribuire il grasso dai fianchi al punto vita.

Così, nelle società e nelle situazioni in cui le donne vivono sotto pressione per procurare le risorse necessarie e sono loro a portare a casa la pagnotta, esse avranno meno probabilità di avere una conformazione a clessidra, ipotizza Cashdan nel numero di dicembre della rivista “Current Anthropology”.

Tutti pazzi per le curve.

Finora gli scienziati (e a quanto sembra anche la società occidentale) pensavano che la conformazione curvilinea fosse la migliore.

L’idea si basava su ricerche mediche, secondo le quali un rapporto vita/fianchi pari a 0,7 o inferiore (il che significa che la vita è significativamente più stretta dei fianchi) è indice di una maggiore fertilità e di un rischio inferiore di sviluppare malattie croniche.

Inoltre, secondo la ricerca del passato gli uomini preferiscono le donne con un rapporto pari a 0,7 o inferiore. Questa preferenza ha un senso, secondo gli psicologi evolutivi, perché un rapporto basso è segno affidabile di buona salute e di fertilità. Cashdan ha scoperto che è su questa stessa linea che le conigliette di Playboy tendono ad avere un rapporto vita/fianchi di 0,68.

Tuttavia, le donne nel mondo tendono ad avere rapporti vita/fianchi superiori (che danno vita a conformazioni cilindriche invece che a clessidra) rispetto a quelli considerati come ottimali dai medici e dagli standard sociali.

Nello specifico, Cashdan ha redatto una serie di dati che riguardano 33 popolazioni non occidentali e 4 europee, scoprendo che il rapporto medio vita/fianchi del gentil sesso supera lo 0,8. Si è quindi chiesta come mai, se il numero magico sia in termini di salute sia nella scelta del maschio di una donna con cui accoppiarsi è 0,7, la maggior parte delle donne presenti un rapporto maggiore.

È qui che entrano in gioco gli ormoni.

Un pò di testosterone

Gli androgeni, una classe di ormoni che comprende il testosterone, incrementano il rapporto vita/fianchi nelle donne aumentando il grasso viscerale, che viene trasportato attorno alla vita.

Ma livelli di androgeni più alti si associano a un potenziamento della forza, della resistenza e della competitività. Anche il cortisolo, un ormone che aiuta il corpo ad affrontare le situazioni di stress, aumenta l’accumulo di grasso attorno alla vita.

Secondo Cashdan, livelli di ormoni derivanti da un rapporto vita/fianchi alto apporterebbero alla salute dei benefici particolarmente utili nei periodi di stress, che potrebbero superare quelli derivanti dall’avere una vita sottile e una conformazione a clessidra.

Le differenze tra le conformazioni predominanti di alcune società hanno forse a che fare con l’uguaglianza sessuale, ha affermato la ricercatrice.

In Giappone, Grecia e Portogallo, dove le donne tendono a essere meno indipendenti dal punto di vista economico, nella scelta della donna con cui accoppiarsi gli uomini danno un’importanza alla vita sottile maggiore rispetto a quanto avviene in Gran Bretagna o in Danimarca, dove la parità dei sessi è maggiore. E in alcune società non occidentali, dove il cibo scarseggia e la donna ha la responsabilità di reperirlo, gli uomini preferirebbero effettivamente donne con rapporti vita/fianchi più alti.

“Il rapporto vita/fianchi può essere quindi un segnale utile per gli uomini, ma il fatto che essi preferiscano conformazioni derivanti da un rapporto androgeni/estrogeni inferiore o superiore (o che lo valutino in egual modo) dipenderebbe dal grado di forza, tenacia, indipendenza economica e competitività politica che desiderano abbia la loro donna”, ha scritto Cashdan.

La studiosa ha infine aggiunto: “Ma da una prospettiva femminile, le preferenze degli uomini non sono l’unica cosa che conta”.

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