dallo SchwartzReport del 14 agosto 2011

Traduzione a cura della redazione di coscienza.org – Erica Dellago

Se sei depressa, o conosci donne che lo sono, per favore suggerisci loro di adottare la pratica della meditazione quotidiana. Fa davvero la differenza. Ora i militari la insegnano con notevole successo alle truppe che soffrono di PTSD (Post Traumatic Stress Disorder – disturbo post traumatico da stress) quasi sempre accompagnato da profonda depressione (vedi archivi dello SchwartzReport, ricerca su meditazione.)
Stephan A. Schwartz

CHRISTIAN NORDQVIST – Medical News Today

Le femmine adulte affette da depressione clinica hanno il 29% di probabilità in più di subire un ictus rispetto alle altre donne della stessa età non in depressione, secondo un articolo pubblicato sulla rivista Stroke.

Gli autori, della Harvard Medical School, hanno aggiunto che il rischio sale al 39% per quelle in terapia con SSRI (Selective Serotonin Reuptake Inhibitors – inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina). Esempi di SSRI comprendono Prozac, Celexa e Zoloft.

Per sei anni i ricercatori hanno eseguito un seguito del Nurses’ Health Study (Studio sulla Salute delle Infermiere), che comprendeva 80.574 donne di età dai 54 ai 79 anni. Lo studio è stato realizzato dal 2000 al 2006. Nessuna delle donne aveva storie di ictus.

La Dottoressa Kathryn Rexrode, autrice senior, ha spiegato che l’uso di farmaci antidepressivi potrebbe essere un indicatore della gravità della depressione.

La Rexrode ha scritto:

“Non penso che i farmaci in sé siano la causa primaria del rischio. Questo studio non indica alla gente di smettere di assumere i propri farmaci per ridurre il rischio di ictus”.

I ricercatori hanno accertato i sintomi depressivi in varie occasioni. Hanno usato un Indice di Salute Mentale. A partire dal 1996, ogni due anni è stato rilevato l’uso di anti-depressivi da parte dei pazienti. Nel 2000 ha avuto inizio la rilevazione della depressione diagnosticata dai medici.

In questo studio, per “depressione” si intende sia la diagnosi della situazione attuale sia una storia di depressione.

Alla base, il 22% delle persone esaminate soffriva di depressione. Ci sono stati 1.033 casi di ictus durante i sei anni di follow-up dello studio.

Gli autori hanno riportato che le donne depresse erano tendenzialmente meno attive fisicamente, avevano un BMI più alto (indice di massa corporea), erano single, più giovani e fumatrici abituali, rispetto alle altre donne (senza depressione attuale o storica).

Un numero superiore alla media di donne aveva anche condizioni coesistenti, come malattie cardiache, diabete e pressione alta (ipertensione).

La Rexrode ha scritto:

“La depressione può impedire agli individui di controllare altri problemi medici come il diabete e l’ipertensione, di prendere i farmaci regolarmente o di perseguire altri provvedimenti di stile di vita sano come l’esercizio fisico. Tutti questi fattori potrebbero contribuire all’aumento del rischio.”

L’autore senior An Pan, Dottorato di Ricerca, ha detto che potrebbero essere coinvolti diversi meccanismi nell’aumento del rischio di ictus, inclusa una patologia vascolare di base al cervello o un’infiammazione.

An Pan ha dichiarato:

“Indipendentemente dal meccanismo, il riconoscere che le persone depresse possono essere a più alto rischio di ictus può aiutare il medico a concentrarsi non solo sul curare la depressione, ma anche i fattori di rischio di ictus come l’ipertensione, il diabete e il colesterolo alto nonché a indirizzare comportamenti dello stile di vita come il fumo e l’esercizio fisico. Non possiamo desumere le cause o escludere completamente la possibilità che i risultati possano essere spiegati da altri non misurati e non conosciuti fattori. Sebbene i meccanismi alla base rimangano poco chiari, riconoscere che le donne depresse possano essere a più alto rischio di ictus merita ulteriori ricerche delle strategie di prevenzione in questo gruppo”.

I ricercatori hanno concluso:

“I nostri risultati indicano che la depressione è associata ad un moderatamente aumentato rischio di ictus successivi”.