Il fumo di marijuana, a differenza di quello del tabacco, sembra non essere correlato a un aumento del rischio di cancro al polmone. (Il dato riguarda soggetti che fumavano esclusivamente foglie di marijuana, e non hashish, che per essere assunto viene solitamente miscelato a tabacco.) È questo il risultato di una ricerca condotta da ricercatori dell’Università della California di Los Angeles (UCLA).

Il dato, che ha sorpreso gli stessi ricercatori, riguarda sia i consumatori “medi” – ossia, secondo la classificazione assunta dai ricercatori, quelli che negli anni precedenti hanno fumato almeno 11.000 “canne” – sia i forti consumatori (oltre le 22.000).

La sorpresa è legata al fatto che precedenti studi avevano già dimostrato che nel catrame di marijuana la concentrazione di sostanze cancerogene è del 50 per cento superio a quella che si ha nel catrame di tabacco.

Inoltre, il fumo di una sigaretta di marijuana lascia in media nei polmoni un deposito di catrame quattro volte superiore a quello lasciato da una sigaretta di tabacco. Ciò sia perché il tabacco e il ‘filtro” di una sigaretta di marijuana sono meno compatti, sia perché il fumatore di marijuana tipicamente trattiene il fumo nei polmoni per un periodo di tempo più lungo.

La spiegazione dello strano fenomeno avanzata, in via d’ipotesi, dai ricercatori è che esso sia legato alla capacità del THC, il principale principio psicoattivo presente nella droga, di stimolare l’autodistruzione delle cellule senescenti, rendendo così più improbabile una loro degenerazione in senso tumorale.

La ricerca è stata presentata al convegno della American Thoracic Society in corso in questi giorni.

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