Ogni riflesso condizionato è immerso in una specie di viaggio nel tempo.

Quando il campanello suonava i cani di Pavlov salivavano perché stavano rivivendo l’ultimo momento in cui il campanello aveva suonato ed era immediatamente seguito dal cibo. Molti animali imparano a funzionare in questo modo, perché le loro vite sono specializzate e confinate entro confini dove un certo tipo di stimolo è immancabilmente seguito dall’altro. Il riflesso ha un valore di sopravvivenza per molte specie, ma nell’uomo le cose cambiano.

Noi siamo esploratori per natura e ci mettiamo continuamente in nuove situazioni, reagendo talvolta a esse con superstizioni basate su esperienze simili nelle quali non abbiamo incontrato dolore.

I soldati spesso conservano gelosamente un certo capo di vestiario o di equipaggiamento che è strettamente associato a un’esperienza passata di scampato pericolo. Ma nella maggior parte dei casi reagiamo all’incertezza con strutture comportamentali che sembrano diminuire il dubbio col rendere il futuro prevedibile. Allora mettiamo in piedi un qualche sistema di profezia o di divinazione. Questi sistemi assumono una forma e, in modo sorprendente, alcuni di essi finiscono col funzionare.

Un antropologo americano dal nome magnifico di Omar Khayyam Moore ha esaminato le tecniche divinatorie usate dagli indiani del Labrador. Queste popolazioni sono dedite alla caccia, e se non trovano il cibo vanno incontro alla fame e forse alla morte, cosi quando hanno poca carne consultano un oracolo per determinare in quale direzione essi dovrebbero andare a cacciare. Essi tengono in mano l’osso della spalla di un caribù sopra i carboni ardenti, e il crepitio e le macchie provocati dal calore vengono interpretati come una mappa.

Le direzioni indicate da questo oracolo sono casuali, ma il sistema continua a essere usato in quanto funziona. Moore pensa che se non usassero l’osso dell’oracolo, gli indiani tornerebbero al luogo dove ultimamente hanno cacciato con successo o dove avevano trovato buoni rifugi e acqua in abbondanza.

Questo porterebbe a un eccesso di caccia in certe regioni ma l’uso dell’oracolo significa che le loro scorrerie sono state rese casuali; la struttura regolare è spezzata, ed essi fanno un uso migliore e più equilibrato della loro terra, il che comporta che, in ultima analisi, essi avranno maggior fortuna.

Alcuni tipi di magia funzionano. Il fatto stesso che essi continuano ad essere usati in comunità la cui esistenza dipende da questo, mostra che la divinazione di questo tipo funziona abbastanza speso da acquistare un valore per la sopravvivenza. Come dice Moore, «alcune pratiche che sono state classificate come magiche possono essere direttamente efficaci come tecniche per raggiungere gli scopi voluti da coloro che le praticano» (216).

Noi sopravviviamo controllando il nostro ambiente circostante, e il controllo è reso possibile dall’informazione. Cosi la mancanza di informazione porta subito alla mancanza di sicurezza, e a una situazione in cui ogni informazione viene considerata meglio che niente. Anche i topi bianchi sembrano pensarla allo stesso modo.
Un elegante esperimento venne organizzato, in cui l’inevitabile labirinto, che portava al cibo in uno dei due recipienti, veniva modificato in modo tale che su una delle due strade il topo riceveva informazioni sulla possibilità di trovare il cibo nella scatola al termine del percorso (259). C’erano uguali possibilità che il cibo fosse nell’una o nell’altra scatola, ma dopo alcuni giorni di addestramento tutti i topi svilupparono una chiara preferenza per il percorso in cui ottenevano informazioni preventive, anche se le possibilità di ottenere cibo non aumentavano.

Gli uomini mostrano la stessa preferenza quando si tratta di conoscere la scadenza incerta di un evento inevitabile. Anche qui è chiaro che, qualunque sia la natura della notizia e malgrado che non ne ricaviamo alcun vantaggio a parte il fatto di sapere ciò che in ogni caso sarebbe dovuto avvenire, noi preferiamo essere al corrente in modo da ridurre il nostro sentimento di insicurezza.

Questa ansietà a proposito del futuro può essere cosi grande che una cattiva notizia è preferibile all’assenza di informazioni; può anche giungere come un sollievo, perché ci libera dall’obbligo di adeguarci a una certa situazione (162).

Gli studi condotti sui carcerati hanno provato che coloro che hanno la possibilità di ottenere la libertà condizionata sono sottoposti a una tensio­ne assai maggiore di coloro che si sono rassegnati al fatto di dover scontare un ergastolo. È difficile immaginare una massima più sbagliata di quella che afferma: « Nessuna nuova, buona nuova ».

Eppure noi non vogliamo uno stato di completa certezza. Una buona parte del nostro successo, come specie è basato sulla nostra capacità ad affrontare le variazioni ambientali e sulla nostra tendenza a cercare nuove fonti di stimolo. La popolarità dei passatempi rischiosi come l’alpinismo e le gare automobilistiche è una prova del bisogno di una certa quantità di incertezza e di rischio, una certa quantità, di adrenalina nel sistema. Ma questo può essere troppo, e c’è un forte desiderio sia di informazione che di qualche forma di controllo. Qualsiasi attività che richieda un senso di partecipazione agli eventi viene bene accolta, e questo bisogno di sapere quello che c’è in riserva può spiegare l’attuale successo dei sistemi che insegnano l’arte divinatoria e profetica a domicilio.

Precognizione significa «sapere in anticipo» e i sistemi di sapere coprono ogni possibile varietà. Fra questi, l’aeromanzia (la divinazione attraverso la forma delle nuvole), l’apantomanzia (incontri casuali con animali), la capnomanzia (le forme che il fumo assume alzandosi dal fuoco), la causimomanzia (lo studio degli oggetti posti nel fuoco), la cromniomanzia (trovare un significato nei germogli di cipolla), l’ippomanzia (basata sulle impronte di cavallo), l’onicomanzia (i disegni sulle unghie delle dita), la fillorodomanzia (consiste nel suono fatto dai petali di rosa premuti contro la mano), e la tiromanzia (un sistema di divinazione a base di formaggio). Nessuno di questi sistemi va preso molto seriamente, perché il fenomeno coinvolge avvenimenti che si producono a caso e non riflettono assolutamente un principio biologico, benché io debba ammettere di avere una debolezza per il sistema incantevole dei petali di rosa, che dobbiamo a quei magnifici greci antichi.

Alcuni dei più complessi sistemi di divinazione non possono essere rifiutati così facilmente.

Certo il più impressionante è il Libro dei Cambiamenti o I Ching. Questo cominciò come una se­rie di oracoli scritti più di tremila anni fa, che è stata aumentata e annotata in modo da costruire oggi un corpo formidabile di materiale, completo di commentari, Ma il valore de l Ching risiede nella sua semplicità. Si tratta praticamente di un sistema binario basato su una serie di semplici alternative. Per formare ognuna delle tradizionali strutture, la persona che consulta l’oracolo divide un certo numero di gambi di millefoglie oppure getta una monetina onde ottenere ciò che equivale a una risposta positiva o negativa. Questo viene fatto sei volte in fila, così che il risultato finale è un esagramma, ovvero disegno composto di sei linee orizzontali, che sono sia intatte che spezzate, secondo i risultati del disegno.

Ci sono sessantaquattro possibili combinazioni dei due tipi di linee, e ognuno di questi esagrammi ha un nome e una interpretazione tradizionale. Nel gettare i gambi o la monetina il carattere di ogni linea viene determinato su una base di maggioranza, ma se tutti i gambi o tutte le monetine indicano la stessa scelta, allora a questa linea nell’esagramma viene dato un significato speciale e si apre la via a ulteriori possibilità di interpretazione.

Come con tutti i metodi di divinazione, molto dipende dalla persona che interpreta i risultati. In molti sistemi il successo è possibile soltanto per l’intuizione e la consapevolezza psicologica del «veggente», il quale letteralmente vede ciò di cui la gente ha bisogno o ciò che la gente vuol sapere solo con l’osservarla attentamente. Ma l Ching ha un carattere suo proprio, una specie di interna consistenza che sfida quasi ogni descrizione. Carl Jung osservò questo e, penso, andò assai vicino alla risposta. A quell’epoca egli si interessava alla sua idea di sincronicità e alla teoria delle coincidenze, e sospettava che l’inconscio potesse avere qualcosa a che fare con il modo in cui i disegni venivano fuori. Sono certo che aveva ragione e che il potere di psicocinetica ha molto a che fare con la bizzarra precisione de l Ching.

Così anche i più popolari sistemi di divinazione si interessano molto a espandere il potenziale attuale e sembrano avere molto poco a che fare con una vera previsione del futuro. I sistemi meccanici come questi vengano spesso manipolati dai professionisti per i loro clienti, o vengono abbandonati in favore di profezie puramente mentali che sono date con o senza sostegni del tipo palla di cristallo. Ma in qualsiasi modo la profezia avvenga, il metodo d’operazione è lo stesso. I simboli sano usati per svelare il presente o il passato in modo tale da pater gettare un’occhiata al futuro. Un cliente è indotto a dare informazioni su se stesso che finiscono col sembrar provenire dal veggente. Non c’è bisogno di ipnosi, ma la tecnica è molta simile.

Il soggetto è indotto a fare caso a se stesso, sotto l’impressione che qualcun altro è responsabile e deve quindi far uso di poteri supernaturali. Anche i più celebri profeti fanno una mediocre figura quando vengono privati di queste impressioni soggettive. Il gioco mentale di prestigio, di solito praticato da noi verso noi stessi, nasconde il limitato successo, ottenuta dalla maggior parte degli indovini.

Il discorso oracolare ambiguo è vecchio come Delfi. Se qualcuno fosse davvero in grado di predire il futuro con un minimo di precisione, gli basterebbe un anno o due per diventare il padrone del mondo. Ha osservato attentamente i curriculum di alcune fra le persone più ricche e più influenti del mondo, e non ho potuto trovare traccia di abilità sovrannaturali. Essi raggiungono il loro successa attraversa lo sforzo e un pò di fortuna, ma tutti fanno errori, spesso malto elementari, e nessuno si è assunto rischi non largamente giustificati da successi precedenti.
Una vera precognizione sembra non esistere, ma esiste qualche prova che alcuni, di tanto in tanto, hanno accesso a frammenti di informazione che non possono essere spiegati in altro modo.

William Cox, un matematico, americano, ha recentemente completato uno studio interessante nello sforzo di scoprire se la gente davvero evita di viaggiare in treni che sono stati coinvolti in un incidente.

Cox ha raccolto informazioni sul numero totale di persone su ogni treno al momento dell’incidente e lo ha paragonato, al numero di passeggeri che avevano viaggiato sullo stesso treno per ognuno dei precedenti sette giorni e nel quattordicesimo, ventunesimo e ventottesimo giorno prima dell’incidente (309). I suoi risultati, che coprono sette anni di inchieste con la stessa gente nella stessa stazione, mostrano che effettivamente la gente evita i treni che sono destinati ad avere un incidente. C’erano sempre meno passeggeri nei vagoni danneggiati e deragliati di quanto ci si sarebbe aspettato a quell’ora e in quel treno. La differenza fra il numero atteso e il numero effettivo dei passeggeri era così grande che la cosa sarebbe potuta avvenire per cosa in un calcolo probabilistico di cento contro uno.

Sarebbe affascinante fare maggiori ricerche di questo tipo.

Tanta parte del materiale che ha a che fare con le predizioni è aneddotica e impossibile da analizzare in modo, oggettivo, ma gli studi statistici potrebbero mostrare che qualche altro «presentimento» cosi famoso nelle leggende è di fatto una realtà matematica e che esiste qualche tipo di consapevolezza collettiva intorno alle cose che devono avvenire. La sopravvivenza, in termini biologici, dipende quasi interamente dall’evitare il disastro vedendolo giungere.

Un’antilope si allontana dalla pozza d’acqua dove giace un leone in attesa, perché afferra una traccia di odore nel vento e ode un uccello fare dei versi che mostrano il suo spavento. Una lontra fugge dal suo torrente perché un minimo cambiamento di vibrazione l’ha avvertita che un’inondazione sta arrivando.

Quando valutiamo gli esempi di apparente precognizione, dobbiamo essere consapevoli della ricettività della vita agli stimoli molto sottili che ci avvertono che il futuro è già incominciato. Essi consentono a un organismo vivente di anticipare il futuro con l’espandere il presente.

Nelle zone inconscie che reagiscono ai segnali subliminari da parte dell’ambiente, il futuro esiste già. Non passiamo cambiarlo; se potessimo, non sarebbe più futuro; ma possiamo alterare l’estensione del nostro coinvolgimento. In un senso molto reale, questo interferisce col tempo, ma è reso possibile da estensioni del tutto naturali dei nostri sensi normali, che ci danno una vista più che acuta delle cose lontane.

In termini biologici la precognizione significa quindi conoscere non quello che avverrà ma quello che potrebbe accadere se…

fonte: (pag. 268 del libro Supernatura di Lyall Watson)

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