Schwartzreport 11 dic.2008

Traduzione a cura di Paola M.

LiveScience Staff – LiveScience

zucNiente di nuovo, ma è un’ulteriore conferma a quanto già scoperto. Considerando i livelli di obesità dei nostri bambini e l’insorgere precoce del Diabete di tipo II, ci accorgiamo di quanto sia fatale l’utilizzo dello zucchero per la nostra cultura.

Uno studio sui topi ha rivelato che essi mostrano i segni della dipendenza da zucchero. La scoperta potrebbe aiutare a comprendere meglio i disordini alimentari che affliggono gli umani.

Il professor Bart Hoebel assieme al suo staff del Dipartimento di Psicologia e il Neuroscience Institute di Priceton hanno studiato per anni i sintomi che, nei topi, sono correlati alla dipendenza dagli zuccheri, rilevando prima il comportamento standard che consegue all’incremento di assunzione degli zuccheri, e poi i sintomi dell’astinenza.

Per completare il quadro, i nuovi esperimenti si sono soffermati sulla voglia smodata di zuccheri e sulla conseguente ricaduta.

“Se il consumo eccessivo di zuccheri rappresenta una vera e propria forma di dipendenza, nel cervello delle persone dipendenti dovrebbero manifestarsi effetti di lunga durata”, ha detto Hoebel. “Il desiderio eccessivo e la ricaduta sono componenti critiche della dipendenza, e noi siamo stati in grado di rilevarle in diversi modi nei topi con un introito eccessivo di zuccheri.”

Le scoperte sono state illustrate questa settimana alla conferenza annuale dell’American College of Neuropsychopharmacology di Scottsdale, Arizona. “Abbiamo la prima serie di studi completa che mostra le conseguenze di dipendenza dagli zuccheri nei topi e il meccanismo che potrebbe essere alla base”, ha detto Hoebel.

L’organismo dei topi ha molte funzioni in comune con quello umano, ecco perché essi vengono utilizzati come soggetti dei test di sperimentazione.

I topi a cui era stato tolto lo zucchero per un periodo prolungato, dopo che ne avevano assunto dosi massicce, hanno poi avuto maggiori difficoltà nel reintegrarlo nella loro alimentazione. Ne hanno infatti consumato una quantità maggiore di quanto avessero mai fatto, il che indica il comportamento derivante da un desiderio smodato della sostanza e quello da astinenza. La loro voglia di zuccheri era aumentata.

“In questo caso, l’astinenza ha fatto aumentare il desiderio”, ha detto Hoebel.

I topi hanno ingerito una quantità di alcol maggiore dopo che la loro riserva di zuccheri era stata sospesa, dimostrando che l’eccesso di assunzione di zuccheri aveva provocato dei cambiamenti nel funzionamento del loro cervello. Queste funzioni rappresentano dei veri e propri “cancelli” per altri sentieri che conducono al comportamento distruttivo, come l’incremento di assunzione di alcol, ha osservato il gruppo di Hoebel.

Inoltre, dopo aver ricevuto una dose di anfetamina normalmente talmente minima da non sortire alcun effetto, i topi sono invece diventati notevolmente iperattivi. L’incremento di sensibilità agli psicostimolanti è un effetto a lungo termine che rappresenta una delle possibili componenti della dipendenza, ha dichiarato Hoebel.

Ulteriori ricerche getteranno luce sulle implicazioni negli esseri umani.

“Sembra sia possibile che gli adattamenti del cervello e i segni comportamentali osservati nei topi possano ricorrere anche in alcuni individui afflitti da disordini alimentari o dalla bulimia”, ha detto Hoebel. “Il nostro lavoro fornisce collegamenti tra i tradizionali disordini da uso di sostanze, ad esempio la dipendenza dalle droghe, e lo sviluppo di desideri abnormi di sostanze naturali. Questa conoscenza potrebbe aiutarci a escogitare nuove tecniche di diagnosi e a trattare le dipendenze negli esseri umani.”

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